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	<title>Commenti a: Congo</title>
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	<description>Avventure, Popoli, Viaggi, Esplorazioni</description>
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		<title>Di: Silver and Spice &#187; Blog Archive &#187; Discovering Along With Making Donations To The Respectable Charity</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-599</link>
		<dc:creator>Silver and Spice &#187; Blog Archive &#187; Discovering Along With Making Donations To The Respectable Charity</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 00:00:20 +0000</pubDate>
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		<description>[...] * How can I evaluate charities? More information: more news [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] * How can I evaluate charities? More information: more news [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le Vie della Fede</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-587</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le Vie della Fede</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 15:25:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...] tra loro. Dalle elaborate concezioni cosmologiche dell’ Africa Occidentale e la complessa cultura Bantu alle tradizioni dei popoli Nilocamiti, dalla ritualità sciamanica e lo spiritualismo panteista di [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] tra loro. Dalle elaborate concezioni cosmologiche dell’ Africa Occidentale e la complessa cultura Bantu alle tradizioni dei popoli Nilocamiti, dalla ritualità sciamanica e lo spiritualismo panteista di [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; TG mese</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-11</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; TG mese</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 11:22:58 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Salento Antica Sardegna Normandia Scozia Africa Vudù Congo Anatolia Yemen Indocina Borneo Tasmania Nuova Guinea  Argentina [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Congo Pigmei</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-9</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Congo Pigmei</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2006 13:31:19 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Articoli (RSS)        &#171; Geo Africa: Congo   Geo Africa: Uganda &#187; [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Occhi di bambini</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-10</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Occhi di bambini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2006 19:48:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] In Africa settentrionale la popolazione soffre delle frange estreme dell’ integralismo islamico, fino alle e folli stragi compiute dagli estremisti della Jihad in Algeria, dove la furia sanguinaria si è scatenata sui più deboli donne e bambini. Dal Marocco all’ Egitto sono oggetto di mariti e padri padroni che sottomettono e costringono a duri lavori anche i più piccoli. Al contrario le popolazioni berbere e del Sahara non hanno rigidità nella gerarchia famigliare e comunitaria, così come i Tuareg e le popolazioni nomadi del Sahel più sensibili a libertà e solidarietà nell’ ambito tribale. Popoli ormai emarginati da condizioni sociali ed ambientali dei paesi che li accolgono, tra conflitti e calamità naturali. Il deserto che avanza e la siccità hanno sconvolto l’ esistenza dei nomadi del sahel, malattie e carestie li hanno decimati a cominciare dai più deboli bambini. Per la gran parte delle popolazioni dell’ Africa Occidentale donne e bambini sono al livello più basso della società, la famiglia è patriarcale con mariti e padri padroni indiscussi. Tuttavia, tra le varie etnie, sono sempre i piccoli protagonisti della quotidianità, appesi alle spalle delle madri, tenuti per mano o liberi tra loro. Sono loro a vivacizzare quotidianità, mercati, feste e cerimonie, mentre traggono l’ educazione da tutto ciò che avviene attorno a loro, una grande scuola di vita che tiene le sue lezioni in ogni sua manifestazione. Assistono a cerimonie e danze attenti a cogliere ogni movimento per apprendere storie, miti e leggende, mentre sorridono felici a un’ altro grande gioco che li rende partecipi di tutta la collettività.Non chiedono altro che di vivere da bambini senza essere costretti a crescere in fretta. Qui come dappertutto ne hanno il diritto e spesso gli è negato. L’ Africa orientale è popolata dai grandi gruppi ca­mito-nilotici di allevatori, come i Suk,Turkana, Masai, Nandi e una gran varietà di sottogruppi.L’ esistenza di queste popolazioni è stata travolta da carestie e guerre che si trascinano da decenni in Sudan, Eritrea, Somalia, Etiopia, malattie e miseria in Uganda, Kenya, Tanzania. Tra le popolazioni Bantu del Congo,Rwanda, Burundi, Sierra Leone, Liberia e altrove conflitti tribali, guerre, genocidi si consumano da anni.Un olocausto le cui vittime sacrificali più numerose sono i bambini consumati da fame e malattie, falciati da guerre assurde, mutilati, umiliati nella negazione del loro diritto di esistere.In gran parte dell’ Africa Australe, la popolazione più povera sopravvive nella miseria, violenza e la piaga dell’ Aids. Un flagello in Zambia, Botswana, Namibia, Zimbabwe, Sud Africa che consuma uomini, donne e soprattutto il loro figli. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] In Africa settentrionale la popolazione soffre delle frange estreme dell’ integralismo islamico, fino alle e folli stragi compiute dagli estremisti della Jihad in Algeria, dove la furia sanguinaria si è scatenata sui più deboli donne e bambini. Dal Marocco all’ Egitto sono oggetto di mariti e padri padroni che sottomettono e costringono a duri lavori anche i più piccoli. Al contrario le popolazioni berbere e del Sahara non hanno rigidità nella gerarchia famigliare e comunitaria, così come i Tuareg e le popolazioni nomadi del Sahel più sensibili a libertà e solidarietà nell’ ambito tribale. Popoli ormai emarginati da condizioni sociali ed ambientali dei paesi che li accolgono, tra conflitti e calamità naturali. Il deserto che avanza e la siccità hanno sconvolto l’ esistenza dei nomadi del sahel, malattie e carestie li hanno decimati a cominciare dai più deboli bambini. Per la gran parte delle popolazioni dell’ Africa Occidentale donne e bambini sono al livello più basso della società, la famiglia è patriarcale con mariti e padri padroni indiscussi. Tuttavia, tra le varie etnie, sono sempre i piccoli protagonisti della quotidianità, appesi alle spalle delle madri, tenuti per mano o liberi tra loro. Sono loro a vivacizzare quotidianità, mercati, feste e cerimonie, mentre traggono l’ educazione da tutto ciò che avviene attorno a loro, una grande scuola di vita che tiene le sue lezioni in ogni sua manifestazione. Assistono a cerimonie e danze attenti a cogliere ogni movimento per apprendere storie, miti e leggende, mentre sorridono felici a un’ altro grande gioco che li rende partecipi di tutta la collettività.Non chiedono altro che di vivere da bambini senza essere costretti a crescere in fretta. Qui come dappertutto ne hanno il diritto e spesso gli è negato. L’ Africa orientale è popolata dai grandi gruppi ca­mito-nilotici di allevatori, come i Suk,Turkana, Masai, Nandi e una gran varietà di sottogruppi.L’ esistenza di queste popolazioni è stata travolta da carestie e guerre che si trascinano da decenni in Sudan, Eritrea, Somalia, Etiopia, malattie e miseria in Uganda, Kenya, Tanzania. Tra le popolazioni Bantu del Congo,Rwanda, Burundi, Sierra Leone, Liberia e altrove conflitti tribali, guerre, genocidi si consumano da anni.Un olocausto le cui vittime sacrificali più numerose sono i bambini consumati da fame e malattie, falciati da guerre assurde, mutilati, umiliati nella negazione del loro diritto di esistere.In gran parte dell’ Africa Australe, la popolazione più povera sopravvive nella miseria, violenza e la piaga dell’ Aids. Un flagello in Zambia, Botswana, Namibia, Zimbabwe, Sud Africa che consuma uomini, donne e soprattutto il loro figli. [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Musica africana</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-8</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Musica africana</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2006 14:08:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Gli stili Gli stili della musica africana tradizionale sono diversi, ma hanno tratti comuni essenziali, primo tra tutti la caratterizzazione polifonica che combina diversi elementi in un’ unica rappresentazione, dal ritmo degli strumenti al canto, dal battito delle mani agli interventi di voci soliste che interloquiscono con il coro, traducendosi spesso in alti livelli di creatività e improvvisazione.Le regioni occidentali dell’ Africa subsahariana sono quelle che maggiormente hanno sviluppato modelli culturali ed artistici, musicalmente la forma più creativa di tali capacità è costituita dalle percussioni eseguite in modo completamente diverso tra i suonatori di tamburi, campane, sonagli e xilofoni, che riescono ad armonizzarsi perfettamente creando una straordinaria varietà ritmica.In Africa centrale la diffusione dello xilofono ha contribuito a sviluppare tale forma comune di “unità nella diversità” nell’ esecuzione, come tra i Ba Ganda dell’ Uganda dove tre suonatori eseguono un ritmo costante e altri tre si inseriscono con ritmi variabili creando un efficace effetto armonico.In Africa orientale, sono diffusi strumenti a fiato come flauti, tra i quali i &#8220;valiha&#8221; del Madagascar, trombe che producono suoni diversi, ma la particolarità dell’ esecuzione è costituita dall’ emissione di una singola nota da ciascuno strumento in successione rapidissima che produce una notevole suggestione polifonica.Nella parte più meridionale del Continente domina la vocalità seguendo sempre una costruzione polifonica affidata ad un’ esecuzione corale tematica ed uniforme nella quale intervengono singole voci che si esprimono diversamente l’ una dall’ altra in un complesso di richiami e sovrapposizioni di grande effetto. Sistema nel quale sono eccellenti le esecuzioni degli Zulu che adoperano particolari cinture musicali che emettono suoni nelle danze.Altro esempio di tale caratteristica può essere individuato nelle esecuzioni che gli Shona dello Zimbabwe chiamano Mbira, adoperando anche percussioni dei &#8220;magavhu&#8220;,dove anche il pubblico crea un sistema ritmico battendo le mani e nel quale si inseriscono interventi strumentali e voci soliste in una grande improvvisazione creativa, tra le altre popolazioni dell&#8217; Africa australe spesso accompagnate dai tradizionali tamburi Ngoma. Gli strumenti Gli strumenti musicali africani sono molto diversi tra le varie regioni del continente, nella fascia subaharina che va dalla Mauritania all’ Etiopia, passando per Mali, Niger, Ciad , Sudan e Somalia , l’ islamizzazione di gran parte dell’ area ha introdotto fin dal medioevo strumenti di origine araba con conseguente integrazione e sviluppo ritmico dei canoni tradizionali, con alcune particolarità negli strumenti dei Luo.Nel resto dell’ Africa, a parte influenze regionali, dominano gli strumenti legati alle tradizioni più antiche e particolarmente “creativi” nella loro apparente modestia, come le sonagliere e la chitarrina a due corde &#8220;rabab&#8221; del Nord Africa e le cavigliere in Africa occidentale.Oltre che dei tamburi, le percussioni sono eseguite con strumenti dai materiali più vari, quali zucche svuotate ed essiccate, pelli tese, vasi di argilla, fibre vegetali, lamelle, gusci di tartaruga, bacchette e quanto la creatività degli artigiani locali riescono a produrre da percuotere per creare suoni.Secondo autorevoli studi sulla strumentazione musicale tradizionale africana si possono individuare quattro grandi gruppi dalla varia distribuzione nel continente.Quelli definiti membranofoni sono costituiti da tutti i tipi di tamburi che possono avere forma cilindrica, conica , a clessidra, simili a botti, quelli a calici sono diffusi in Senegal, Ciad e Mali e il &#8220;likuti&#8221; del Mozambico. Spesso semplici tronchi , sui quali sono tese pelli o membrane, come i &#8220;tamburi parlanti&#8221; in Africa Australe e di altri materiali sulle quali si eseguono percussioni di vario genere con mani o bacchette e sfregamenti. A tale gruppo appartengono i tamburi a calice “darabukk” di origine araba diffusi in Africa Occidentale, quelli a clessidra “dundu” degli Yoruba della Nigeria, i tamburi a calice “sabar” diffusi in Senegal, quelli “atumpan” degli Ashanti del Ghana e i &#8220;tamburi a fessura&#8221; del Congo. Gli strumenti definiti aerofoni sono quelli a fiato, dove la creatività artigiana si manifesta con i più diversi materiali, da semplici conchiglie a specie di trombe, flauti e fischietti di metallo o legno, flauti di canne che producono suoni e toni diversi anche determinati dalla lunghezza e dai fori inseriti. Più complessi gli strumenti a fiato tradizionali di zone dell’ Africa occidentale che furono sede di antichi regni, come trombe, diffuse anche in Uganda,clarinetti, flauti ed oboe.I cordofoni sono strumenti che producono suoni attraverso la tensione di un numero variabile di corde, come i nostri violini, chitarre e simili. Gli strumenti a corda più diffusi sono le chitarre &#8220;Kora&#8221; diffuse in Africa occidentale, le arpe, come la &#8220;Adungu&#8221; meridionale l’ “enanga” in Africa Occidentale e la &#8220;kundi&#8221; del Congo, la cetra come la “mvet” tipica della regione dal Gabon al Camerun, la lira , diffusa in Africa orientale come &#8220;nagfa&#8220;, il liuto, molto usato dai cantastorie Griot in tutta l’ Africa Occidentale, spesso costituito da una cassa ottenuta da una zucca vuota essiccata con ventuno corde tese che producono una notevole varietà di suoni Infine gli strumenti idrofoni realizzati in legno o metallo che producono suoni con percussione, sfregamento, raschiamento, pizzico, i cui esempi più complessi sono il djembe e lo xilofono di varia fattura, tra i più noti il Balafon tipico dell’ Africa Occidentale e il Marimba diffuso tra le popolazioni Bantu di quella centrale. Quindi i più semplici costituiti da lamelle di metallo o legno duro chiamati Mbira e Sanza in Africa Centrale, dei quali una varietà è diffusa presso i Pigmei del Congo. In Africa settentrionale gli idrofoni più diffusi sono costituiti da semplici tamburelli, sonagli, campane di varia dimensione. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Gli stili Gli stili della musica africana tradizionale sono diversi, ma hanno tratti comuni essenziali, primo tra tutti la caratterizzazione polifonica che combina diversi elementi in un’ unica rappresentazione, dal ritmo degli strumenti al canto, dal battito delle mani agli interventi di voci soliste che interloquiscono con il coro, traducendosi spesso in alti livelli di creatività e improvvisazione.Le regioni occidentali dell’ Africa subsahariana sono quelle che maggiormente hanno sviluppato modelli culturali ed artistici, musicalmente la forma più creativa di tali capacità è costituita dalle percussioni eseguite in modo completamente diverso tra i suonatori di tamburi, campane, sonagli e xilofoni, che riescono ad armonizzarsi perfettamente creando una straordinaria varietà ritmica.In Africa centrale la diffusione dello xilofono ha contribuito a sviluppare tale forma comune di “unità nella diversità” nell’ esecuzione, come tra i Ba Ganda dell’ Uganda dove tre suonatori eseguono un ritmo costante e altri tre si inseriscono con ritmi variabili creando un efficace effetto armonico.In Africa orientale, sono diffusi strumenti a fiato come flauti, tra i quali i &#8220;valiha&#8221; del Madagascar, trombe che producono suoni diversi, ma la particolarità dell’ esecuzione è costituita dall’ emissione di una singola nota da ciascuno strumento in successione rapidissima che produce una notevole suggestione polifonica.Nella parte più meridionale del Continente domina la vocalità seguendo sempre una costruzione polifonica affidata ad un’ esecuzione corale tematica ed uniforme nella quale intervengono singole voci che si esprimono diversamente l’ una dall’ altra in un complesso di richiami e sovrapposizioni di grande effetto. Sistema nel quale sono eccellenti le esecuzioni degli Zulu che adoperano particolari cinture musicali che emettono suoni nelle danze.Altro esempio di tale caratteristica può essere individuato nelle esecuzioni che gli Shona dello Zimbabwe chiamano Mbira, adoperando anche percussioni dei &#8220;magavhu&#8220;,dove anche il pubblico crea un sistema ritmico battendo le mani e nel quale si inseriscono interventi strumentali e voci soliste in una grande improvvisazione creativa, tra le altre popolazioni dell&#8217; Africa australe spesso accompagnate dai tradizionali tamburi Ngoma. Gli strumenti Gli strumenti musicali africani sono molto diversi tra le varie regioni del continente, nella fascia subaharina che va dalla Mauritania all’ Etiopia, passando per Mali, Niger, Ciad , Sudan e Somalia , l’ islamizzazione di gran parte dell’ area ha introdotto fin dal medioevo strumenti di origine araba con conseguente integrazione e sviluppo ritmico dei canoni tradizionali, con alcune particolarità negli strumenti dei Luo.Nel resto dell’ Africa, a parte influenze regionali, dominano gli strumenti legati alle tradizioni più antiche e particolarmente “creativi” nella loro apparente modestia, come le sonagliere e la chitarrina a due corde &#8220;rabab&#8221; del Nord Africa e le cavigliere in Africa occidentale.Oltre che dei tamburi, le percussioni sono eseguite con strumenti dai materiali più vari, quali zucche svuotate ed essiccate, pelli tese, vasi di argilla, fibre vegetali, lamelle, gusci di tartaruga, bacchette e quanto la creatività degli artigiani locali riescono a produrre da percuotere per creare suoni.Secondo autorevoli studi sulla strumentazione musicale tradizionale africana si possono individuare quattro grandi gruppi dalla varia distribuzione nel continente.Quelli definiti membranofoni sono costituiti da tutti i tipi di tamburi che possono avere forma cilindrica, conica , a clessidra, simili a botti, quelli a calici sono diffusi in Senegal, Ciad e Mali e il &#8220;likuti&#8221; del Mozambico. Spesso semplici tronchi , sui quali sono tese pelli o membrane, come i &#8220;tamburi parlanti&#8221; in Africa Australe e di altri materiali sulle quali si eseguono percussioni di vario genere con mani o bacchette e sfregamenti. A tale gruppo appartengono i tamburi a calice “darabukk” di origine araba diffusi in Africa Occidentale, quelli a clessidra “dundu” degli Yoruba della Nigeria, i tamburi a calice “sabar” diffusi in Senegal, quelli “atumpan” degli Ashanti del Ghana e i &#8220;tamburi a fessura&#8221; del Congo. Gli strumenti definiti aerofoni sono quelli a fiato, dove la creatività artigiana si manifesta con i più diversi materiali, da semplici conchiglie a specie di trombe, flauti e fischietti di metallo o legno, flauti di canne che producono suoni e toni diversi anche determinati dalla lunghezza e dai fori inseriti. Più complessi gli strumenti a fiato tradizionali di zone dell’ Africa occidentale che furono sede di antichi regni, come trombe, diffuse anche in Uganda,clarinetti, flauti ed oboe.I cordofoni sono strumenti che producono suoni attraverso la tensione di un numero variabile di corde, come i nostri violini, chitarre e simili. Gli strumenti a corda più diffusi sono le chitarre &#8220;Kora&#8221; diffuse in Africa occidentale, le arpe, come la &#8220;Adungu&#8221; meridionale l’ “enanga” in Africa Occidentale e la &#8220;kundi&#8221; del Congo, la cetra come la “mvet” tipica della regione dal Gabon al Camerun, la lira , diffusa in Africa orientale come &#8220;nagfa&#8220;, il liuto, molto usato dai cantastorie Griot in tutta l’ Africa Occidentale, spesso costituito da una cassa ottenuta da una zucca vuota essiccata con ventuno corde tese che producono una notevole varietà di suoni Infine gli strumenti idrofoni realizzati in legno o metallo che producono suoni con percussione, sfregamento, raschiamento, pizzico, i cui esempi più complessi sono il djembe e lo xilofono di varia fattura, tra i più noti il Balafon tipico dell’ Africa Occidentale e il Marimba diffuso tra le popolazioni Bantu di quella centrale. Quindi i più semplici costituiti da lamelle di metallo o legno duro chiamati Mbira e Sanza in Africa Centrale, dei quali una varietà è diffusa presso i Pigmei del Congo. In Africa settentrionale gli idrofoni più diffusi sono costituiti da semplici tamburelli, sonagli, campane di varia dimensione. [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Vie del&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-7</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Vie del&#8217;Africa</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2006 13:48:48 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Fin dall&#8217;antichità l&#8217;Africa fu tema di storie, leggende e racconti di viaggiatori seppur fantastici, la geografia antica aveva delimitato immaginari confini ad est ed ovest del continente e i fiumi che l&#8217; attraversavano.Gli immensi territori australi rimasero sempre fuori da ogni geografia o leggenda, essi erano oltre i confini di tutto, anche di ciò che era tenebrosamente indicato con hic sunt leones. Mentre i portoghesi avanzavano sulla costa atlantica, gli arabi da tempo avevano fondato i loro porti su quella orientale e il più meridionale era Sofala, vi arrivava avorio e oro in gran quantità che un popolo evoluto sapeva estrarre e lavorare, dove regnava il &#8220;Signore delle Miniere&#8221; Monomotapa. Si trovava negli sconosciuti territori tra i fiumi Limpopo e Zambezi che si gettavano nell&#8217; Oceano Indiano, dal il corso e l&#8217;origine ignoti ,le tradizioni locali parlavano di grandi città di pietra cinte da possenti mura nelle terre di Zimbabwe e miniere ricchissime di rame, stagno ed oro, vi regnavano potenti sovrani, circondati da grandi corti e complicati cerimoniali.All&#8217;inizio del XVI secolo i portoghesi superarono il Capo delle Tempeste cercando le rotte per l&#8217; oriente e dall&#8217; Atlantico entrarono nell&#8217;Oceano Indiano risalendo le coste meridionali dell&#8217; Africa fino a Sofala, dove nel 1506 Dom Diego de Alcacova seppe del leggendario regno di Monomotapa e ne descrisse le ricchezze di cui aveva sentito parlare..Poco più tardi la corte del Signore delle Miniere era frequentata da mercanti portoghesi, dopo altene vicissitudini e qualche scontro armato, una diecina di anni dopo il secolare regno di Monomotapa era conquistato.I portoghesi erano più interessati al protettorato e i suoi vantaggi commerciali che non all&#8217;esplorazione dei territori limitrofi e l&#8217;Africa australe rimase ignota per tutto il successivo periodo dell&#8217;impero Monomotapa fino all&#8217;inizio del XIX secolo.Nel frattempo gli olandesi avevano cominciato ad interessarsi a quei territori incogniti dell&#8217; Africa meridionale e nel 1621 fondarono la Compagnia delle Indie Occidentali per contendere il dominio portoghese nell&#8217;Atlantico e le coste africane, si impossessarono delle loro basi in Guinea e in Ghana per la tratta degli schiavi e fondarono nuovi centri in Angola, procedendo sulle coste dell&#8217;Oceano Indiano in Mozambico per aprire la rotta del Capo sfruttando i monsoni verso l&#8217; antica Via delle Spezie in oriente. Nel 1652 furono inviati tre vascelli di coloni in Sud Africa che fondarono la Città del Capo, ne giunsero altri che si spinsero nei territori sconosciuti dell&#8217; interno contendendoli ai popoli Bantu e Zulu che erano migrati negli antichi territori tribali degli Ottentotti e dei nomadi Boscimani, iniziò l&#8217;epopea della &#8220;transumanza&#8221; che i boeri definirono il Grande Trek. Per oltre un secolo i coloni avanzarono con il bestiame spingendosi oltre il fiume Kei nella regione Fish River occupando i pascoli delle tribù Xosa e dilagando ad oriente nel territorio degli Herero, con i quali iniziarono un lunghissimo e sanguinoso conflitto che decimò le tribù fino al 1880, quando si sottomisero al protettorato tedesco per sfuggire alle persecuzioni dei &#8220;contadini&#8221; boeri.Sulle antiche rotte delle grandi migrazioni Bantu e Zulu, delle vie commerciali dei grandi Regni Neri del Congo e di Monomotapa e le più recenti vie della penetrazione Boera, i primi esploratori cercarono di raggiungere le zone ignote dell&#8217; Africa Australe dal bacino del Congo al leggendario Zimbabwe, dalle savane dello Zambia al deserto di Kalahari e il Delta Okavango in Botswana, dalla costa desertica di Namibia fino alle regioni più remote del Sud Africa.Grandiosi ambienti naturali, fiumi maestosi, laghi, foreste, savane, deserti, una straordinaria varietà di fauna e flora, popolazioni dalle tradizioni e costumi uniche, l&#8217; immenso teatro delle Vie dell&#8217; Africa Australis. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Fin dall&#8217;antichità l&#8217;Africa fu tema di storie, leggende e racconti di viaggiatori seppur fantastici, la geografia antica aveva delimitato immaginari confini ad est ed ovest del continente e i fiumi che l&#8217; attraversavano.Gli immensi territori australi rimasero sempre fuori da ogni geografia o leggenda, essi erano oltre i confini di tutto, anche di ciò che era tenebrosamente indicato con hic sunt leones. Mentre i portoghesi avanzavano sulla costa atlantica, gli arabi da tempo avevano fondato i loro porti su quella orientale e il più meridionale era Sofala, vi arrivava avorio e oro in gran quantità che un popolo evoluto sapeva estrarre e lavorare, dove regnava il &#8220;Signore delle Miniere&#8221; Monomotapa. Si trovava negli sconosciuti territori tra i fiumi Limpopo e Zambezi che si gettavano nell&#8217; Oceano Indiano, dal il corso e l&#8217;origine ignoti ,le tradizioni locali parlavano di grandi città di pietra cinte da possenti mura nelle terre di Zimbabwe e miniere ricchissime di rame, stagno ed oro, vi regnavano potenti sovrani, circondati da grandi corti e complicati cerimoniali.All&#8217;inizio del XVI secolo i portoghesi superarono il Capo delle Tempeste cercando le rotte per l&#8217; oriente e dall&#8217; Atlantico entrarono nell&#8217;Oceano Indiano risalendo le coste meridionali dell&#8217; Africa fino a Sofala, dove nel 1506 Dom Diego de Alcacova seppe del leggendario regno di Monomotapa e ne descrisse le ricchezze di cui aveva sentito parlare..Poco più tardi la corte del Signore delle Miniere era frequentata da mercanti portoghesi, dopo altene vicissitudini e qualche scontro armato, una diecina di anni dopo il secolare regno di Monomotapa era conquistato.I portoghesi erano più interessati al protettorato e i suoi vantaggi commerciali che non all&#8217;esplorazione dei territori limitrofi e l&#8217;Africa australe rimase ignota per tutto il successivo periodo dell&#8217;impero Monomotapa fino all&#8217;inizio del XIX secolo.Nel frattempo gli olandesi avevano cominciato ad interessarsi a quei territori incogniti dell&#8217; Africa meridionale e nel 1621 fondarono la Compagnia delle Indie Occidentali per contendere il dominio portoghese nell&#8217;Atlantico e le coste africane, si impossessarono delle loro basi in Guinea e in Ghana per la tratta degli schiavi e fondarono nuovi centri in Angola, procedendo sulle coste dell&#8217;Oceano Indiano in Mozambico per aprire la rotta del Capo sfruttando i monsoni verso l&#8217; antica Via delle Spezie in oriente. Nel 1652 furono inviati tre vascelli di coloni in Sud Africa che fondarono la Città del Capo, ne giunsero altri che si spinsero nei territori sconosciuti dell&#8217; interno contendendoli ai popoli Bantu e Zulu che erano migrati negli antichi territori tribali degli Ottentotti e dei nomadi Boscimani, iniziò l&#8217;epopea della &#8220;transumanza&#8221; che i boeri definirono il Grande Trek. Per oltre un secolo i coloni avanzarono con il bestiame spingendosi oltre il fiume Kei nella regione Fish River occupando i pascoli delle tribù Xosa e dilagando ad oriente nel territorio degli Herero, con i quali iniziarono un lunghissimo e sanguinoso conflitto che decimò le tribù fino al 1880, quando si sottomisero al protettorato tedesco per sfuggire alle persecuzioni dei &#8220;contadini&#8221; boeri.Sulle antiche rotte delle grandi migrazioni Bantu e Zulu, delle vie commerciali dei grandi Regni Neri del Congo e di Monomotapa e le più recenti vie della penetrazione Boera, i primi esploratori cercarono di raggiungere le zone ignote dell&#8217; Africa Australe dal bacino del Congo al leggendario Zimbabwe, dalle savane dello Zambia al deserto di Kalahari e il Delta Okavango in Botswana, dalla costa desertica di Namibia fino alle regioni più remote del Sud Africa.Grandiosi ambienti naturali, fiumi maestosi, laghi, foreste, savane, deserti, una straordinaria varietà di fauna e flora, popolazioni dalle tradizioni e costumi uniche, l&#8217; immenso teatro delle Vie dell&#8217; Africa Australis. [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Via del Congo</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-6</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Via del Congo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2006 13:13:14 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Congo [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Uganda</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/06/19/congo/#comment-5</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Uganda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Aug 2006 12:06:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...]    Articoli: UgandaCongo PigmeiCongo BantuCongoparchiCongo [...]</description>
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