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	<title>Commenti a: La via dell&#8217; incenso</title>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le Vie della Fede</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-581</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le Vie della Fede</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 12:54:56 +0000</pubDate>
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		<description>[...] molto più tardi adoperate dalla diffusione del cristianesimo e islamismo, particolarmente in Arabia e Medio Oriente, a cominciare dalla più antica Via dei Re, tra Palestina e Giordania, dell’ [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Bibliografia e fonti</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-35</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Bibliografia e fonti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2007 14:41:35 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Paolo del Papa “Sahara” Rev. de Geografia Universal,Mexico,1982 “Por la rutas de los exploradores” Ed.Televisa, Mexico,1996 “Rescubriendo el  Nilo”,  Geomundo,Mexico, 1996 “Giordania”, Seminario Archeo, Firenze, 1985 “Yemen”, Seminario Archeo, Firenze, 1985 “Yemen” ,Ed.Altromondo, Firenze, 1985 “Arabia Felix”, Cvv, Firenze, 1987 “Deserto Arabia” GV,Rusconi, Milano 1986 “Archeologia Arabia”, Seminario Archeo, Firenze, 1986 “Arabia”, Ed.Americas, Miami, 1987 “La Via dell’ Incenso ”, L’ Universo,Firenze, 1988 “Il sistema carovaniero arabico”,  Ed.IGM,Firenze, 1988 “La Via dell’ Incenso ”, Ed Web,Firenze, 1997 “Arabia Felix”, Ed Web,Firenze, 1997 “Rutas de Arabia” Ed. Televisa sa Mexico, 1999 “Islam”, TG magazine 1999 “Rutas de Arabia”, Geomundo,Mexico, 1999 “Caravanas de Arabia”, Ed.America, Mexico,1999 “Arabia Felix”, TG, 2002 “Spedizione sulla Via della Seta”,Firenze, I.G.M., 1984 “Attraverso la Cina” , Universo, Firenze, 1984 “Sulle  Vie della Seta”, Cvv, Firenze,1986 “Asia Centrale” , Seminario Archeo, Firenze, 1986 “Le vie carovaniere dell’ Asia Centrale”,L’Universo,Fi, 1992 “Carovane d’ Oriente”, Ed. IGM,Firenze, 1992 “Ibn Battuta”, Mexico, Ed.America, 1994 “Antiguas rutas de Oriente” , Ed.Televisa, Mexico, 1996 “Caravanas de Asia”, Ed. Televisa sa Mexico, 1999 vie storia Vie Africa vie ovest Le rotte dei Vikinghi Le vie dell&#8217; Asia La via dell&#8217; incenso La via della Persia La via delle spezie La via dell&#8217;India Vie della Fede Via Romea Via di Santiago [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Paolo del Papa “Sahara” Rev. de Geografia Universal,Mexico,1982 “Por la rutas de los exploradores” Ed.Televisa, Mexico,1996 “Rescubriendo el  Nilo”,  Geomundo,Mexico, 1996 “Giordania”, Seminario Archeo, Firenze, 1985 “Yemen”, Seminario Archeo, Firenze, 1985 “Yemen” ,Ed.Altromondo, Firenze, 1985 “Arabia Felix”, Cvv, Firenze, 1987 “Deserto Arabia” GV,Rusconi, Milano 1986 “Archeologia Arabia”, Seminario Archeo, Firenze, 1986 “Arabia”, Ed.Americas, Miami, 1987 “La Via dell’ Incenso ”, L’ Universo,Firenze, 1988 “Il sistema carovaniero arabico”,  Ed.IGM,Firenze, 1988 “La Via dell’ Incenso ”, Ed Web,Firenze, 1997 “Arabia Felix”, Ed Web,Firenze, 1997 “Rutas de Arabia” Ed. Televisa sa Mexico, 1999 “Islam”, TG magazine 1999 “Rutas de Arabia”, Geomundo,Mexico, 1999 “Caravanas de Arabia”, Ed.America, Mexico,1999 “Arabia Felix”, TG, 2002 “Spedizione sulla Via della Seta”,Firenze, I.G.M., 1984 “Attraverso la Cina” , Universo, Firenze, 1984 “Sulle  Vie della Seta”, Cvv, Firenze,1986 “Asia Centrale” , Seminario Archeo, Firenze, 1986 “Le vie carovaniere dell’ Asia Centrale”,L’Universo,Fi, 1992 “Carovane d’ Oriente”, Ed. IGM,Firenze, 1992 “Ibn Battuta”, Mexico, Ed.America, 1994 “Antiguas rutas de Oriente” , Ed.Televisa, Mexico, 1996 “Caravanas de Asia”, Ed. Televisa sa Mexico, 1999 vie storia Vie Africa vie ovest Le rotte dei Vikinghi Le vie dell&#8217; Asia La via dell&#8217; incenso La via della Persia La via delle spezie La via dell&#8217;India Vie della Fede Via Romea Via di Santiago [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Gli Arabi</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-34</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Gli Arabi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 16:10:58 +0000</pubDate>
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		<description>[...] vie storia Vie Africa La via dell&#8217; incenso Le vie dell&#8217; Asia La via della Persia La via delle spezie La via dell&#8217;India [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Yemen</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-33</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Yemen</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2006 14:00:50 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Un viaggio nella storia Il sole radente di un tramonto levantino accentua il bianco e l&#8217; ocra dei mìnareti e degli antichi palazzi, penetra nelle strette stradine della medina e illummina la merce accatastata sulle bancarelle del suq. Gli altoparlanti delle moschee cantilenano Allah Akbar chiamando i fedeli alla preghiera del maghrib, la gente si avvia verso casa o la più vicina moschea: le donne velate cariche delle loro cose, gli uomini con le gote gonfie dal bolo di qat masticato tutto il giorno e l&#8217; inseparabile jambiah alla cintola. E&#8217; la fine di una qualsiasi giornata a San’a, la capitale di un paese ancora indeciso tra medioevo e terzo millennio, ‘&#8217;unico da ogni punto di vista in tutto il mondo arabo. Fino a non molti anni fa era tutta compresa nelle mura medioevali, dopo il tramonto le porte venivano chìuse e i viaggiatori che arrivavano a quell&#8217;ora dovevano accamparsi all&#8217; esterno in attesa dell&#8217;alba. Stesa ai piedi del djebel Nogiúm, dove la tradizione vuole che si sia fermata l&#8217; arca di Noé, si dice che la città sia stata fondata da suo figlio Sem, di cui gli yemeniti si vantano di essere i discendenti. Il poeta arabo Ibn&#8217; Abd el Megid la cantò come la più bella città dell&#8217; Islam e tale rimane tutt&#8217; ora con la sua affascinante atmosfera da Mille e una Notte che si stende sulla città vecchia divisa in tre zone distinte: la medina araba, il quartiere turco Bir el Azab e quello ebreo Qáa el Yahoud abbandonato dagli abitanti, che erano i più abili artigiani d&#8217; Arabia, nel 1950 durante l&#8217; esodo ad Israele. Il centro vitale é il suq che si stende attorno alla grande moschea Jamia el Kabir, una delle più antiche dell&#8217; Islam, un dedalo di strette stradine animatissime tutto il giorno da mercanti, acquirenti e vagabondi. Ai lati si aprono le minuscole botteghe alimentari, spezie, tessuti, artigianato, cianfrusaglie, gioielli e tutto ciò che si può vendere o acquistare in questo paese. I mercanti, distesi tra mucchi di merci fumano íl narghilé e masticano il qat, quasi indifferenti alle richieste degli acquirenti e per niente disposti a qualsiasi tipo di contrattazione: un atteggiamento assai singolare per degli arabi. Gli yemeniti si considerano molto diversi dai loro fratelli In Allah ed, effettivamente, lo sono, in modo particolare per alcuni aspetti della vita quotidiana, i costumi, le usanze e i rapporti umani, ancora modellati da un sistema medioevale dal quale qualcuno a San’ a cerca faticosamente di uscire, ma la maggiorparte senza troppa convinzione.La caratteristica più nota di San’ a é la straordinaria architettura della città vecchia con le sue cinquanta moschee, tra le più belle d&#8217; Arabia, gli eleganti minareti e, soprattutto, le alte case a più piani dalle facciate finemente decorate dagli artigiani ebrei con disegni geometrici bianchi che contrastano con l&#8217; ocra dei mattoni, a volte con stelle di David, sigilli di Salomone e altri simboli biblici ben accetti dall&#8217; Islam. Le finestre spesso possiedono delicate grate di legno intarsiato, sormontate sempre da finestrelle più piccole dai vetri colorati, le case con la facciata rivolta a ponente hanno le finestrelle chiuse dai qamayat, sottili lastre di alabastro che filtrano i raggi del tramonto. Ogni casa possiede varie stanze ognuna adibita ad un&#8217; uso specifico, ma la più grande ed importante é la mafráj, dove si riuniscono gli uomini a bere the, fumare, conversare e, soprattutto, masticare il qat. Intorno vi é un giardino con una fontana dove si trova refrigerio nelle giornate più calde, secondo il migliore stile arabo. Solo da poco la viva voce del muezzin é stata sostituita dagli altoparlanti, ma la giornata inizia ancora all&#8217; alba svegliati dalla chiamata alla subhl, la prima preghiera del giorno; le finestre si illuminano, si prega rapidamente e poi le donne accendono il fuoco. I primi a scendere in strada sono gli akhadam, i discendenti degli schiavi negri ai quali sono affidati i lavori più umili, quando il sole illumina completamente la città, inizia il carosello indescrivibile delle automobili, taxi, furgoni, camioncini e motociclette con il loro uso paranoico del clakson. In tutto lo Yemen, dalle montagne del nord alle regioni meridionali dell’ Hadramauth, gli uomini si recano al lavoro con l&#8217;inseparabile jambiah, il pugnale ricurvo che ogni adulto porta alla vita, la testa avvolta nel turbante e gli abiti tradizionali sempre più corredati da capi occidentali. La mattinata scorre veloce fino a mezzogiorno quando, dopo la preghiera dello Zuhrll, gli uomini si precipitano al mercato del qat per fare la loro scorta quotidiana di foglie da masticare. Un pasto veloce, poi gli amici si riuniscono nelle mafraj a masticare il qat e a conversare per gran parte del pomeriggio. Qualsiasi cosa si stia facendo, all&#8217; ora del qat lo Yemen si ferma: lavoratori, commercianti, impiegati, notabli, ministri e lo stesso Presidente, consacrano il pomeriggio alla masticazione delle tenere foglioline vagamente inebrianti che, ormai, condizionano l&#8217; intera vita del paese.Il qat sembra essere uno dei pochi elementi in comune tra la vita a San’ a e quella nel resto dello Yemen, dove le istanze moderniste della capitale non hanno una grande rispondenza. Fino alla riunificazione del Paese il governo controllava la zona tra San’ a, il porto di Hodeydah e Taizz, le altre regioni erano sotto l&#8217;autorità del le confederazioni tribali guidate dagli cheick, spesso in contrasto con l&#8217; amministrazione centrale.Le più importanti sono la Hashida e la Bakil che dominano su gran parte delle zone rurali degli altipiani settentrionali; tutti sono suddivisi in qabile, unità tribali più o meno grandi le cui caratteristiche sono diverse da quelle del resto d&#8217; Arabia tradizionalmente nomadi.Indubbiamente quello yemenita é il popolo più armato del mondo e non certamente solo per motivi di costume come anche le più recenti vicende storiche e tutta una serie di avvenimenti attuali dimostrano. Prima della riunificazione le armi rappresentavano la vera forza del potere tribale conservatore, ogni cheick poteva radunare centinaia o migliaia di combattenti fedelissimi equipaggiati con le armi leggere più moderne, imbattibili tra le montagne, per esercitare pressioni politiche, risolvere controversie o faide, aumentare il proprio potere: veri e propri armigeri dì feudatari che hanno sostituito i kalashinikov alle alabarde e scimitarre.La strada che dalla regione di San’ a scende verso quella di Taizz é magnifica: si arrampica tra le montagne il cui colore ocra e spesso contrastato dalle strisce di verde delle coltivazioni a terrazza nei pressi dei villaggi fortificati, veri e propri nidi d&#8217; aquila che dominano le vallate da posizioni imprendibili.Superato il passo di Yislah si incrocia la carovaniera che collegava il porto di Hodeydah agli altipiani, poi é un susseguirsi di villaggi in alcuni dei quali, come Mawiahid e Dhàftìar, veri e propri reperti archeologia sono stati utilizzati nella costruzione degli edifici. Dal passo di Sumarah si raggiunge Ibb, uno dei migliori esempi della architettura classica yemenita, poi si comincia a scendere verso la Valle verde, la regione più fertile del paese, cantata dai poeti arabi, uno dei quali scrisse che gli uccelli danzano di gioia nell&#8217;attraversare il cielo per la sua bellezza e ricchezza. La città é cresciuta negli ultimi anni, era la residenza preferita dell&#8217; Imam Ahmed, tenace oppositore di ogni novità che proveniva da fuori del suo regno teocratico, ma é anche il centro politico dei progressisti yemeniti, poco distante dal villaggio medioevale di Turbah nelle giornate più chiare si vede il golfo di Aden.Tra Taizz e Manakha si stendono le piantagioni di caffé, di cui per molto tempo lo Yemen fu il maggiore produttore del mondo: fin dal XVIII sec. le grandi carovane di cammelli portavano il prodotto al porto di Mokha sul mar Rosso, dove veniva caricato sulle navi arabe ed europee verso i ricchi mercati oc
cidentali. Si scende rapidamente dall&#8217; altipiano verso est e la strada si immette in una vasta pianura arida dove si osserva un repentino mutamento ambientale che annuncia la vicinanza del grande deserto arabico, la popolazione appare diversa dal resto del paese, meno disponibile a rapporti con glì stranieri, abituata da millenni a convivere con un ambiente grandioso e difficile , ai grandi spazi e al silenzio rotto solo dal vento che trasporta la sabbia modellando continuamente le dune del deserto. La strada termina a Marib che, come tutti gli insediamenti umani ai margini di grandi ambienti ostili, appare come una cittadina di frontiera dove tutto é condizionato dalle caratteristiche naturali con ritmi e modi di vita conseguenti. La luce del sole si riflette sugli edifici, alcuni dei quali diroccati dopo un terremoto e mai restaurati, poche persone sulla strada, gli uomini armatí, e vi é l&#8217; impressione della mancanza di ogni attività, quasi di una città morta, in netto contrasto con l&#8217; animazione dei centri urbanì in altre regioni del paese. La pista del deserto conduce alle rovine dell&#8217;antica capitale sabea, i fuoristrada arrancano sulla pista dove la sabbia penetra dappertutto, qualche tenda di beduini accampati provvisoriamente vicino ai pozzi rompe l&#8217; uniformità del deserto. Si attraversano gli wadi asciutti da secoli dove il perfetto sistema idrico dell&#8217; antica Marib riusciva a convogliare le scarsissime acque piovane per l&#8217; irrigazione dei campi, dando la vita alla regione fin dal I millennio a.C.Sull’ antica carovaniera verso il sud spuntano villaggi, dove il tempo si è fermato a quell’ epoca come incantesimo della storia, poi fantastiche città che si annunciano con case alte come torri preziosamente decorate che hanno resistito per secoli al clima e alla storia, sembrano uscite da miniature arabe che illustravano le immaginarie mirabilia medioevali.In questa armonia di natura e architettura che è lo Yemen meridionale nasceva la leggendaria Via dell’ Incenso attraverso il deserto arabico dalla costa tra Aden e il Dharfur, che fecedello Yemen l’ Arabia Felix e il Paese delle Mille e una Notte. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Un viaggio nella storia Il sole radente di un tramonto levantino accentua il bianco e l&#8217; ocra dei mìnareti e degli antichi palazzi, penetra nelle strette stradine della medina e illummina la merce accatastata sulle bancarelle del suq. Gli altoparlanti delle moschee cantilenano Allah Akbar chiamando i fedeli alla preghiera del maghrib, la gente si avvia verso casa o la più vicina moschea: le donne velate cariche delle loro cose, gli uomini con le gote gonfie dal bolo di qat masticato tutto il giorno e l&#8217; inseparabile jambiah alla cintola. E&#8217; la fine di una qualsiasi giornata a San’a, la capitale di un paese ancora indeciso tra medioevo e terzo millennio, ‘&#8217;unico da ogni punto di vista in tutto il mondo arabo. Fino a non molti anni fa era tutta compresa nelle mura medioevali, dopo il tramonto le porte venivano chìuse e i viaggiatori che arrivavano a quell&#8217;ora dovevano accamparsi all&#8217; esterno in attesa dell&#8217;alba. Stesa ai piedi del djebel Nogiúm, dove la tradizione vuole che si sia fermata l&#8217; arca di Noé, si dice che la città sia stata fondata da suo figlio Sem, di cui gli yemeniti si vantano di essere i discendenti. Il poeta arabo Ibn&#8217; Abd el Megid la cantò come la più bella città dell&#8217; Islam e tale rimane tutt&#8217; ora con la sua affascinante atmosfera da Mille e una Notte che si stende sulla città vecchia divisa in tre zone distinte: la medina araba, il quartiere turco Bir el Azab e quello ebreo Qáa el Yahoud abbandonato dagli abitanti, che erano i più abili artigiani d&#8217; Arabia, nel 1950 durante l&#8217; esodo ad Israele. Il centro vitale é il suq che si stende attorno alla grande moschea Jamia el Kabir, una delle più antiche dell&#8217; Islam, un dedalo di strette stradine animatissime tutto il giorno da mercanti, acquirenti e vagabondi. Ai lati si aprono le minuscole botteghe alimentari, spezie, tessuti, artigianato, cianfrusaglie, gioielli e tutto ciò che si può vendere o acquistare in questo paese. I mercanti, distesi tra mucchi di merci fumano íl narghilé e masticano il qat, quasi indifferenti alle richieste degli acquirenti e per niente disposti a qualsiasi tipo di contrattazione: un atteggiamento assai singolare per degli arabi. Gli yemeniti si considerano molto diversi dai loro fratelli In Allah ed, effettivamente, lo sono, in modo particolare per alcuni aspetti della vita quotidiana, i costumi, le usanze e i rapporti umani, ancora modellati da un sistema medioevale dal quale qualcuno a San’ a cerca faticosamente di uscire, ma la maggiorparte senza troppa convinzione.La caratteristica più nota di San’ a é la straordinaria architettura della città vecchia con le sue cinquanta moschee, tra le più belle d&#8217; Arabia, gli eleganti minareti e, soprattutto, le alte case a più piani dalle facciate finemente decorate dagli artigiani ebrei con disegni geometrici bianchi che contrastano con l&#8217; ocra dei mattoni, a volte con stelle di David, sigilli di Salomone e altri simboli biblici ben accetti dall&#8217; Islam. Le finestre spesso possiedono delicate grate di legno intarsiato, sormontate sempre da finestrelle più piccole dai vetri colorati, le case con la facciata rivolta a ponente hanno le finestrelle chiuse dai qamayat, sottili lastre di alabastro che filtrano i raggi del tramonto. Ogni casa possiede varie stanze ognuna adibita ad un&#8217; uso specifico, ma la più grande ed importante é la mafráj, dove si riuniscono gli uomini a bere the, fumare, conversare e, soprattutto, masticare il qat. Intorno vi é un giardino con una fontana dove si trova refrigerio nelle giornate più calde, secondo il migliore stile arabo. Solo da poco la viva voce del muezzin é stata sostituita dagli altoparlanti, ma la giornata inizia ancora all&#8217; alba svegliati dalla chiamata alla subhl, la prima preghiera del giorno; le finestre si illuminano, si prega rapidamente e poi le donne accendono il fuoco. I primi a scendere in strada sono gli akhadam, i discendenti degli schiavi negri ai quali sono affidati i lavori più umili, quando il sole illumina completamente la città, inizia il carosello indescrivibile delle automobili, taxi, furgoni, camioncini e motociclette con il loro uso paranoico del clakson. In tutto lo Yemen, dalle montagne del nord alle regioni meridionali dell’ Hadramauth, gli uomini si recano al lavoro con l&#8217;inseparabile jambiah, il pugnale ricurvo che ogni adulto porta alla vita, la testa avvolta nel turbante e gli abiti tradizionali sempre più corredati da capi occidentali. La mattinata scorre veloce fino a mezzogiorno quando, dopo la preghiera dello Zuhrll, gli uomini si precipitano al mercato del qat per fare la loro scorta quotidiana di foglie da masticare. Un pasto veloce, poi gli amici si riuniscono nelle mafraj a masticare il qat e a conversare per gran parte del pomeriggio. Qualsiasi cosa si stia facendo, all&#8217; ora del qat lo Yemen si ferma: lavoratori, commercianti, impiegati, notabli, ministri e lo stesso Presidente, consacrano il pomeriggio alla masticazione delle tenere foglioline vagamente inebrianti che, ormai, condizionano l&#8217; intera vita del paese.Il qat sembra essere uno dei pochi elementi in comune tra la vita a San’ a e quella nel resto dello Yemen, dove le istanze moderniste della capitale non hanno una grande rispondenza. Fino alla riunificazione del Paese il governo controllava la zona tra San’ a, il porto di Hodeydah e Taizz, le altre regioni erano sotto l&#8217;autorità del le confederazioni tribali guidate dagli cheick, spesso in contrasto con l&#8217; amministrazione centrale.Le più importanti sono la Hashida e la Bakil che dominano su gran parte delle zone rurali degli altipiani settentrionali; tutti sono suddivisi in qabile, unità tribali più o meno grandi le cui caratteristiche sono diverse da quelle del resto d&#8217; Arabia tradizionalmente nomadi.Indubbiamente quello yemenita é il popolo più armato del mondo e non certamente solo per motivi di costume come anche le più recenti vicende storiche e tutta una serie di avvenimenti attuali dimostrano. Prima della riunificazione le armi rappresentavano la vera forza del potere tribale conservatore, ogni cheick poteva radunare centinaia o migliaia di combattenti fedelissimi equipaggiati con le armi leggere più moderne, imbattibili tra le montagne, per esercitare pressioni politiche, risolvere controversie o faide, aumentare il proprio potere: veri e propri armigeri dì feudatari che hanno sostituito i kalashinikov alle alabarde e scimitarre.La strada che dalla regione di San’ a scende verso quella di Taizz é magnifica: si arrampica tra le montagne il cui colore ocra e spesso contrastato dalle strisce di verde delle coltivazioni a terrazza nei pressi dei villaggi fortificati, veri e propri nidi d&#8217; aquila che dominano le vallate da posizioni imprendibili.Superato il passo di Yislah si incrocia la carovaniera che collegava il porto di Hodeydah agli altipiani, poi é un susseguirsi di villaggi in alcuni dei quali, come Mawiahid e Dhàftìar, veri e propri reperti archeologia sono stati utilizzati nella costruzione degli edifici. Dal passo di Sumarah si raggiunge Ibb, uno dei migliori esempi della architettura classica yemenita, poi si comincia a scendere verso la Valle verde, la regione più fertile del paese, cantata dai poeti arabi, uno dei quali scrisse che gli uccelli danzano di gioia nell&#8217;attraversare il cielo per la sua bellezza e ricchezza. La città é cresciuta negli ultimi anni, era la residenza preferita dell&#8217; Imam Ahmed, tenace oppositore di ogni novità che proveniva da fuori del suo regno teocratico, ma é anche il centro politico dei progressisti yemeniti, poco distante dal villaggio medioevale di Turbah nelle giornate più chiare si vede il golfo di Aden.Tra Taizz e Manakha si stendono le piantagioni di caffé, di cui per molto tempo lo Yemen fu il maggiore produttore del mondo: fin dal XVIII sec. le grandi carovane di cammelli portavano il prodotto al porto di Mokha sul mar Rosso, dove veniva caricato sulle navi arabe ed europee verso i ricchi mercati oc<br />
cidentali. Si scende rapidamente dall&#8217; altipiano verso est e la strada si immette in una vasta pianura arida dove si osserva un repentino mutamento ambientale che annuncia la vicinanza del grande deserto arabico, la popolazione appare diversa dal resto del paese, meno disponibile a rapporti con glì stranieri, abituata da millenni a convivere con un ambiente grandioso e difficile , ai grandi spazi e al silenzio rotto solo dal vento che trasporta la sabbia modellando continuamente le dune del deserto. La strada termina a Marib che, come tutti gli insediamenti umani ai margini di grandi ambienti ostili, appare come una cittadina di frontiera dove tutto é condizionato dalle caratteristiche naturali con ritmi e modi di vita conseguenti. La luce del sole si riflette sugli edifici, alcuni dei quali diroccati dopo un terremoto e mai restaurati, poche persone sulla strada, gli uomini armatí, e vi é l&#8217; impressione della mancanza di ogni attività, quasi di una città morta, in netto contrasto con l&#8217; animazione dei centri urbanì in altre regioni del paese. La pista del deserto conduce alle rovine dell&#8217;antica capitale sabea, i fuoristrada arrancano sulla pista dove la sabbia penetra dappertutto, qualche tenda di beduini accampati provvisoriamente vicino ai pozzi rompe l&#8217; uniformità del deserto. Si attraversano gli wadi asciutti da secoli dove il perfetto sistema idrico dell&#8217; antica Marib riusciva a convogliare le scarsissime acque piovane per l&#8217; irrigazione dei campi, dando la vita alla regione fin dal I millennio a.C.Sull’ antica carovaniera verso il sud spuntano villaggi, dove il tempo si è fermato a quell’ epoca come incantesimo della storia, poi fantastiche città che si annunciano con case alte come torri preziosamente decorate che hanno resistito per secoli al clima e alla storia, sembrano uscite da miniature arabe che illustravano le immaginarie mirabilia medioevali.In questa armonia di natura e architettura che è lo Yemen meridionale nasceva la leggendaria Via dell’ Incenso attraverso il deserto arabico dalla costa tra Aden e il Dharfur, che fecedello Yemen l’ Arabia Felix e il Paese delle Mille e una Notte. [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; La via delle spezie</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-32</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; La via delle spezie</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2006 13:30:30 +0000</pubDate>
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		<description>[...] CongoLa via degli schiaviLa via del NiloLe vie del SaharaLe rotte dei VikinghiLa via della PersiaLa via delle spezieLa via dell&#039;IndiaVie HimalayaLa via dell&#039; incensoLe vie dell&#039;Asia [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; La via della Persia</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-31</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; La via della Persia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2006 13:08:03 +0000</pubDate>
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		<description>[...] dell&#039;AfricaVia del CongoLa via degli schiaviLa via del NiloLe vie del SaharaLe rotte dei VikinghiLa via della PersiaLa via delle spezieLa via dell&#039;IndiaVie HimalayaLa via dell&#039; incensoLe vie dell&#039;Asia [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Medio Oriente</title>
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		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Medio Oriente</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 16:58:31 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Reportages Asia ovest Via dell’ Incenso [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Reportages Asia ovest Via dell’ Incenso [...]</p>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Oman</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-29</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Oman</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 11:03:08 +0000</pubDate>
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		<description>[...]    Articoli: OmanPakistanLa via della PersiaLa via dell&#039; incensoLe vie dell&#039; AsiaTurchia orientaleTurchiaAnatolia [...]</description>
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		<title>Di: Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le vie dell&#8217; Asia</title>
		<link>http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dell-incenso/#comment-28</link>
		<dc:creator>Travelgeo &#187; Blog Archive &#187; Le vie dell&#8217; Asia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2006 12:50:46 +0000</pubDate>
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