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Meraviglie d’Egitto

1 settembre 2006

“Quelli che edificarono nel granito….deserte sono le loro are,come quelli che trovano la morte sul molo senza lasciare discendenti” (Iscrizione funeraria del Medio Regno)
Plutarco racconta che il più erudito dei Sette Savi di Atene Solone, si recò in Egitto alla corte del faraone Apries che regnava nel VI secolo avanti Cristo e si intrattenne a lungo con i dotti Sonqi di Sais e Psenofis di Heliopolis che lo informarono sulla leggendaria Atlantide e sulle antiche costruzioni degli antenati,ed egli fu il primo a descrivere le piramidi,la sfinge e i templi lungo la Valle del Nilo. Il secolo dopo Ecateo di Mileto visitò il fiume e il suo delta e ne descrisse l’ambiente naturale,poi vi giunse Erodoto di Alicarnasso che viaggiò nel mondo conosciuto per descriverne i paesi, le genti e i grandi monumenti nelle sue Storie.Quattrocento anni dopo Diodoro Siculo raccontò di aver viaggiato a lungo e avventurosamente in oriente e in Egitto per scrivere i quaranta libri della sua monumentale Biblioteca Storica, dopo la conquista romana,nel 25 avanti Cristo il geografo greco Strabone risalì il Nilo fino alla prima cateratta con il prefetto Elio Gallo descrivendone ampiamente ambiente, popolazione, città e monumenti nel XVII libro della sua monumentale Geografia, ma le iscrizioni nei misteriosi segni geroglifici li trovò incomprensibili.Nel IV secolo la Valle del Nilo fu visitata dal greco Orapollo che tentò di decifrare i geroglifici e affermò essere figure simboliche, poi Sant’Antonio, San Paconio, San Paolo di Tebe e altri missionari vi portarono il cristianesimo, molti templi pagani vennero distrutti, con altri vennero costruite chiese e dopo altri ancora vennero trasformati in luogo di culto dai cristiani copti.L’ Islam fece altrettanto per edificare moschee e lasciarono le millenarie costruzioni degli antichi egizi alle sabbie del deserto che li ricoprirono in gran parte, dimenticandoli nelle descrizioni dei visitatori arabi e nei nei racconti di viaggio mirabilia, solo nel XII secolo l’arabo andaluso Ibn Giubair, dopo aver visitato l’Arabia e la Mesopotamia, viaggiò lungo la Valle del Nilo e raccontò nella sua Rihla le meraviglie che vi aveva visto.Quasi due secoli dopo il grande viaggiatore Ibn Battuta visitò e descrisse con ammirazione le piramidi e i grandi monumenti di Faraone il Tiranno che emergevano dal deserto e lungo la Valle del Nilo.Tra il XIV secolo all’ inizio del XIX mercanti e viaggiatori raccontavano di quelle antichissime rovine che emergevano come montagne di pietra dal deserto e hanno lasciato testimonianze il nobile francese d’ Anglure sulla fine del 1300, l’erudito viaggiatore Johannes Helffrich nel 1565, il contemporaneo Filippo Pigafetta che nel 1585 presentò una vasta relazione dei suoi viaggi in Terra Santa e il Vicino Oriente al papa Sisto V con dotti prologomeni geografici e storici alle descrizioni di luoghi e genti visitate, ma più d’ogni altro paese affascinato dall’Egitto e del suo millenario fiume.

Il Gigante delle Piramidi
Dopo le guerre napoleoniche la vittoriosa Gran Bretagna si occupò dell’ Egitto e un italiano dalla figura imponente, visitando le piramidi incontrò lo studioso di antiche civiltà Burckhardt e rimase incantato dalle storie di viaggi ed esplorazioni sul Nilo, Belzoni non aveva l’erudizione né l’organizzazione dei primi europei che sondavano le sabbie del Sahara per scoprire monumenti e tesori, era solo un avventuriero affascinato dal Nilo e dal deserto, ma la sua grande tenacia e desiderio di svelare le “Meraviglie d’ Egitto” ne fecero il leggendario “Gigante delle Piramidi” Avventuriero di grande intuizione riuscì ad individuare i misteriosi accessi alle piramidi, cercò e trovò templi nascosti e scavò varie tombe liberandole dalle masse di pietre, terra e sabbia accumulate dai millenni, spesso da solo e continuamente ostacolato dai sedicenti egittologi francesi e britannici, perseguitato dai gendarmi egiziani e da sicari prezzolati dai concorrenti. Comprese che la dimenticata Valle dei Re era una necropoli ben più vasta ed importante di quanto si era pensato e vi dovevano essere i sepolcri dei faraoni delle più grandi dinastie. Dopo un’ ultima spedizione all’ oasi El Fayoum e al vicino lago Meride, il primo grande scopritore di siti lungo il Nilo decise di lasciare l’ Egitto, ostacolato dai funzionari corrotti, sabotato e perseguitato dai trafficanti antiquari e dal direttore del Louvre che aveva usurpato le sue scoperte. Belzoni non era tipo da vita sedentaria, lasciati i miti d’ Egitto che tanto aveva contribuito a svelare, si interessò ad un altro grande mistero dell’epoca che attendeva in Africa lungo le rive del Niger nella leggendaria Timboctu, l’ ultima impresa dove trovò la morte e fu sepolto sulla costa a Gato dalla piccola guarnigione inglese.

©Paolo Del Papa
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