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Ricordo di Enzo Baldoni

3 settembre 2006

Quando riesco a starmene alla tv a volte vado su AlJazeera, spesso le immagini raccontano più di tante chiacchiere, anche se l’ emittente del Qatar è ormai una vetrina voyeuristica sugli orrori della guerra più stupida, inutile e tristemente tragica degli ultimi decenni.Un urto di sgomento e rabbia più di tanti altri presi a raccogliere notizie, foto e storie di quello che accade nel mondo, appena la conduttrice del notiziario arabo ha cominciato a dire dell’ ultimo video ricevuto, che a vederlo faceva orrore e quindi non sarebbe andato in onda.Lo ammazzarono come un cane il povero Enzo, che non era militare, né guardia del corpo, nemmeno un politico o uno che andava a intrigare affari in Iraq.Non faceva la spia per nessuno e da nessuno era protetto, preda facile per quei cialtroni assassini che dicono di essere un “esercito islamico”, ma non si sa a chi servono e che ne pensano del mondo se non affogarlo nel sangue di inermi per i loro orrendi spettacoli in video.“Hanno preso uno che vive come te”, mi ha detto qualcuno quando lo hanno rapito, mi ci sono riconosciuto in tanti anni in giro per il mondo e qualche volta la pelle strappata a fatica dagli eventi.A vedere le immagini di Enzo Baldoni, mi scorrevano come un film veloce quelle mie in tutti i continenti a cercare storie da raccontare e immagini da far vedere: Sudan, Etiopia, Congo, Guatemala, Bolivia, Iran, Afghanistan, Kashmir, Timor e tanti altri posti dove capitavo a cercare di capire e fotografare la gente che, guerre, conflitti, carestie e tutto il resto, le subiva e cercava di sopravvivere.Facce di militari incarogniti, poliziotti che sbavavano potere, predoni camuffati da ribelli, cialtroni che si sentivano forti con le armi in mano e tutti i protagonisti di violenze, sopraffazioni e umiliazioni che popolano gli angoli del mondo e lo rendono insopportabile.Li ho incontrati tante volte come Enzo e come lui ho sempre cercato di venirne fuori con le capacità che si imparano solo viaggiando per capire, ma questa volta non ci è riuscito.Lo immagino a cercare il dialogo con quella gente, a spiegare che lì ci era andato per vedere e raccontare una guerra assurda, per aiutare come poteva, solidale e pacifista come milioni qui da noi e nel resto del mondo.Lo immagino come avrei fatto anch’ io nella sua situazione, ma lì quelli non lo stavano a sentire e qui non credo che si siano precipitati più di tanto a trattare adeguatamente, non so se agenti speciali o simili abbiano attivato intrighi e riempito borse di dollari per salvarlo, come era stato per altri rapiti.Basterebbe dare una passata alla stampa del boss in bandana per capire cosa ne pensavano di questo tipo che “se le andava a cercare”, indipendente, libero, avventuriero e pure pacifista, mica un “italiano vero” che sarebbe tanto piaciuto agli spettacolini in tv pre e post mortem.“Un colpo in testa al giornalista in cerca di brividi”, titolava uno di quei fogliacci, non importa che diceva poi l’ articolo, ma il brivido ce lo avevi datu tu, scribacchino del “Tempo” .I brividi ce li date voi pennivendoli unti e bisunti di servilismo che solo un attimo della vita di Enzo Baldoni e di quelli come lui, vale tutta la vostra ridicola esistenza tra scrivanie e finte cronache sprofondati negli alberghi superprotetti della stampa accreditata.I brividi li dava quel governo Berlusconi, fortunatamente mandato a casa, che raccontava “missioni di pace”, slinguazzatore di un disturbato psichico a nome Bush, che purtroppo sta ancora lì,con la sua cricca di squali guerrafondai e affaristi, che ha deciso di fare il padrone nel modo seminando morte, disperazione e odio.I brividi li danno i dibattiti televisivi tra cialtroni esperti di tutto, li danno i comunicati di bombardamenti e gente sgozzata tra una cronaca di calcio e un servizio di come hanno passato le vacanze gli italiani.I brividi li danno anche tutti quelli che fingevano cordoglio, sdegno e tutto il resto per la fine di Enzo Baldoni, ma non ci hanno raccontato cosa avevano intenzione di fare per salvare un “giornalista in cerca di brividi”, uno fuori dai clan, libero e pure pacifista.Come me, cercavi di vivere con l’ umiltà della conoscenza, la voglia di capire, il desiderio di raccontare, la libertà di “essere”. Chissà se potevamo incrociarci in qualche parte del mondo, o a casa nostra, o in qualsiasi altro posto, sarebbe stato piacevole raccontarci le nostre storie. La tua è stata bella ed intensa e onora tutti noi che cerchiamo di fare le stesse cose, che viaggiano cercando di capire e raccontare, onora quelli che riescono ad abbandonarsi a quei racconti e tutti coloro che cercano un mondo migliore. Riposa in pace

Paolo Del Papa

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