Home » G.Reportages, Geo Asia M.O.

Yemen

5 settembre 2006

Un viaggio nella storia
Il sole radente di un tramonto levantino accentua il bianco e l’ ocra dei mìnareti e degli antichi palazzi, penetra nelle strette stradine della medina e illummina la merce accatastata sulle bancarelle del suq. Gli altoparlanti delle moschee cantilenano Allah Akbar chiamando i fedeli alla preghiera del maghrib, la gente si avvia verso casa o la più vicina moschea: le donne velate cariche delle loro cose, gli uomini con le gote gonfie dal bolo di qat masticato tutto il giorno e l’ inseparabile jambiah alla cintola. E’ la fine di una qualsiasi giornata a San’a, la capitale di un paese ancora indeciso tra medioevo e terzo millennio, ‘’unico da ogni punto di vista in tutto il mondo arabo. Fino a non molti anni fa era tutta compresa nelle mura medioevali, dopo il tramonto le porte venivano chìuse e i viaggiatori che arrivavano a quell’ora dovevano accamparsi all’ esterno in attesa dell’alba. Stesa ai piedi del djebel Nogiúm, dove la tradizione vuole che si sia fermata l’ arca di Noé, si dice che la città sia stata fondata da suo figlio Sem, di cui gli yemeniti si vantano di essere i discendenti. Il poeta arabo Ibn’ Abd el Megid la cantò come la più bella città dell’ Islam e tale rimane tutt’ ora con la sua affascinante atmosfera da Mille e una Notte che si stende sulla città vecchia divisa in tre zone distinte: la medina araba, il quartiere turco Bir el Azab e quello ebreo Qáa el Yahoud abbandonato dagli abitanti, che erano i più abili artigiani d’ Arabia, nel 1950 durante l’ esodo ad Israele. Il centro vitale é il suq che si stende attorno alla grande moschea Jamia el Kabir, una delle più antiche dell’ Islam, un dedalo di strette stradine animatissime tutto il giorno da mercanti, acquirenti e vagabondi. Ai lati si aprono le minuscole botteghe alimentari, spezie, tessuti, artigianato, cianfrusaglie, gioielli e tutto ciò che si può vendere o acquistare in questo paese. I mercanti, distesi tra mucchi di merci fumano íl narghilé e masticano il qat, quasi indifferenti alle richieste degli acquirenti e per niente disposti a qualsiasi tipo di contrattazione: un atteggiamento assai singolare per degli arabi. Gli yemeniti si considerano molto diversi dai loro fratelli In Allah ed, effettivamente, lo sono, in modo particolare per alcuni aspetti della vita quotidiana, i costumi, le usanze e i rapporti umani, ancora modellati da un sistema medioevale dal quale qualcuno a San’ a cerca faticosamente di uscire, ma la maggiorparte senza troppa convinzione.La caratteristica più nota di San’ a é la straordinaria architettura della città vecchia con le sue cinquanta moschee, tra le più belle d’ Arabia, gli eleganti minareti e, soprattutto, le alte case a più piani dalle facciate finemente decorate dagli artigiani ebrei con disegni geometrici bianchi che contrastano con l’ ocra dei mattoni, a volte con stelle di David, sigilli di Salomone e altri simboli biblici ben accetti dall’ Islam. Le finestre spesso possiedono delicate grate di legno intarsiato, sormontate sempre da finestrelle più piccole dai vetri colorati, le case con la facciata rivolta a ponente hanno le finestrelle chiuse dai qamayat, sottili lastre di alabastro che filtrano i raggi del tramonto. Ogni casa possiede varie stanze ognuna adibita ad un’ uso specifico, ma la più grande ed importante é la mafráj, dove si riuniscono gli uomini a bere the, fumare, conversare e, soprattutto, masticare il qat. Intorno vi é un giardino con una fontana dove si trova refrigerio nelle giornate più calde, secondo il migliore stile arabo. Solo da poco la viva voce del muezzin é stata sostituita dagli altoparlanti, ma la giornata inizia ancora all’ alba svegliati dalla chiamata alla subhl, la prima preghiera del giorno; le finestre si illuminano, si prega rapidamente e poi le donne accendono il fuoco. I primi a scendere in strada sono gli akhadam, i discendenti degli schiavi negri ai quali sono affidati i lavori più umili, quando il sole illumina completamente la città, inizia il carosello indescrivibile delle automobili, taxi, furgoni, camioncini e motociclette con il loro uso paranoico del clakson. In tutto lo Yemen, dalle montagne del nord alle regioni meridionali dell’ Hadramauth, gli uomini si recano al lavoro con l’inseparabile jambiah, il pugnale ricurvo che ogni adulto porta alla vita, la testa avvolta nel turbante e gli abiti tradizionali sempre più corredati da capi occidentali. La mattinata scorre veloce fino a mezzogiorno quando, dopo la preghiera dello Zuhrll, gli uomini si precipitano al mercato del qat per fare la loro scorta quotidiana di foglie da masticare. Un pasto veloce, poi gli amici si riuniscono nelle mafraj a masticare il qat e a conversare per gran parte del pomeriggio. Qualsiasi cosa si stia facendo, all’ ora del qat lo Yemen si ferma: lavoratori, commercianti, impiegati, notabli, ministri e lo stesso Presidente, consacrano il pomeriggio alla masticazione delle tenere foglioline vagamente inebrianti che, ormai, condizionano l’ intera vita del paese.Il qat sembra essere uno dei pochi elementi in comune tra la vita a San’ a e quella nel resto dello Yemen, dove le istanze moderniste della capitale non hanno una grande rispondenza. Fino alla riunificazione del Paese il governo controllava la zona tra San’ a, il porto di Hodeydah e Taizz, le altre regioni erano sotto l’autorità del le confederazioni tribali guidate dagli cheick, spesso in contrasto con l’ amministrazione centrale.Le più importanti sono la Hashida e la Bakil che dominano su gran parte delle zone rurali degli altipiani settentrionali; tutti sono suddivisi in qabile, unità tribali più o meno grandi le cui caratteristiche sono diverse da quelle del resto d’ Arabia tradizionalmente nomadi.

Foto reportages:
Yemen Arabia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati

Pages: 1 2