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Puglia itinerari

30 settembre 2006

Le più antiche testimonianze della preistoria pugliese sono state rinvenute nella varie grotte naturali situate in varie parti della regione, oltre le raffigurazioni femminili in osso databili al XIII millennio a.C. note come “Veneri di Parabita” in osso, i cui calchi sono conservati nel conservat Museo di Paleontologia e Paletnologia di Maglie.Puglia Ostuni9La caverna che ha svelato i resti più numerosi e imponenti è Grotta dei Cervi a Porto Badisco che contiene circa tremila dipinti neolitici raffiguranti scene di caccia e riti sciamanici, di rilievo la Grotta Romanelli a Castro, con graffiti magico religiosi, quindi la Grotta Zinzulusa con resti preistorici tra la suggestiva architettura narurale di stalattiti e di stalagmiti. Nell’ estremità meridionale del Salento a Capoi Leuca, si trovano la Grotta Tre Porte, dove sono stati rinvenuti resti dell’uomo di Neanderthal e di fauna africana, la Grotta del Diavolo,con numerosi manufatti e ceramiche neolitiche , la Grotta dell’Elefante e la Grotta dei Giganti, con resti di pachidermi. Continuando lungo la costa e l’ immediato entroterra si trovano Grotta del Cavallo e la Grotta di Uluzzo, con depositi e manufatti paleo-litici e resti di grandi mammiferi, che hanno fornito con i loro eccezionali reperti fossili ai paleontologi di tutto il mondo nuove chiavi di lettura e nuove direttrici di ricerca, a suggello di una radice primordiale e oscura nei tempi che rende il Salento, a pieno titolo, un giacimento a cielo aperto, liberamente accessibile da parte dei turisti, di inestimabile valore documentario della preistoria e della protostoria del Continente europeo. Se dichiaratamente propiziatorio è il primo totem salentino, la «Venere» scoperta trent’anni fa a Parabita, maestosa essenza della femminilità e della fertilità al pari della più famosa Venere austriaca di Willendorf, più enigmatico è il significato per non dire la destinazione dei megaliti salentini. Diffusi in tutta la provincia, e databili forse all’età del Bronzo e quindi cronologicamente posteriori all’analogo e imponente fenomeno del megalitismo sviluppatosi lungo le coste dell’Europa atlantica, menhir, dolmen e specchie rappresentano uno dei momenti più spettacolari, ma anche più misteriosi, della storia antica salentina, posti come sono in bilico tra leggende e supposizioni, nella più mortificante assenza di notizie certe. Nel territorio pugliese sono stati portati alla luce reperti archeologici che attestano la presenza di gruppi di raccoglitori e cacciatori paleolitici. Sono diffuse le asce chelleane. I gruppi umani che vivevano nei pressi del lago di Monticchio, allora un vulcano, erano dediti alla caccia dei pachidermi con asce senza manicatura. La Puglia assunse l’aspetto geomorfologico odierno verso la fine dell’era quaternaria.Il passaggio dal Paleolitico inferiore a quello superiore è segnato dalla presenza dell’ “Uomo di Neandertal”: naso schiacciato, fronte sfuggente, arcate sopraccigliari accentuate, stazione semieretta. Sulla via che porta da Bisceglie a Corato è stato ritrovato un femore risalente all’uomo di Neandertal. Gli abitanti che popolano questa zona avevano cognizioni litotecniche e potevano fabbricare arnesi ed utensili per le loro necessità. Nella grotta Romanelli tra S. Cesarea Terme e Castro Marina sono stati rinvenuti manufatti silicei ed ossei. A quell’epoca la grotta non era raggiunta dell’acqua. Attualmente si può osservare la sequenza delle stratificazioni. Su di un cornicione della volta possibile ammirare la figura di un toro con un’arma infitta al garrese. Disegni sulla roccia sono stati rinvenuti anche presso Rignano Garganico, “Caverna Paglicci”. Sono stati rappresentati in rosso campito i cavalli dell’epoca ed in nero le stampe di mani con valore apotropaico. Il colore veniva applicato direttamente sulla roccia. Dopo il periodo preistorico il popolamento della Puglia si deve a gruppi di origine illirica come i Japigli, Dauni e Messiapi, quindi dai Greci che si insediarono con colonie parte del territorio noto come Magna Grecia. In seguito alla conquista romana sorsero le città di Brundisium , Troia, Canosa, Ruvo, Bitonto, Egnazia, Lucera, Venosa e Siponto.In età imperiale la Puglia ebbe un grande sviluppo per la grande produzione agricola, commerci e i porti, particolarmente Brindisi, sulla florida rotta commerciale con l’ oriente., collegati a Roma con la Via Traiana e la Via Appia, che terminava a Brindisi.La guerra bizantino-gotica del VI secolo segnò l’inizio dell’età più buia del Medioevo Pugliese: i Bizantini integrarono i vari centri della Puglia nell’impero e introdussero un pesante fiscalismo. Tra il VII e l’VIII secolo seguì la lenta invasione longobarda e saracena, cosicché i bizantini persero le località principali mantenendo solo il Salento (Otranto e Gallipoli). Solo Bari, destreggiandosi fra Greci, Longobardi e Saraceni e con l’aiuto della Repubblica di Venezia, riuscì a mantenere una certa autonomia.Nel IX secolo, con la ripresa dell’impero d’Oriente sotto Basilio I°, venne riacquistato il tema longobardo. Tornarono ad essere bizantini, fra gli altri, i porti di Bari e Taranto – che godettero a Costantinopoli di privilegi pari a quelli di Venezia e Amalfi – mentre Lecce divenne un notevole centro culturale e religioso. Si intensificarono così i traffici commerciali con l’oriente bizantino e mussulmano e le città videro sorgere autonome istituzioni comunali, espressione della rinascita delle popolazione indigene. Questa maggiore autonomia comportò anche l’affermarsi di rivolte antibizantine che trovarono un capo nel nobile Melo di Bari che, con Enrico II, tenne testa ai bizantini servendosi di mercenari normanni tra il 1009 e il 1016. Per alcuni anni la regione fu teatro di lotte intestine che si conclusero poi con la vittoria degli Altavilla. Roberto il Guiscardo, nel 1059, diventò duca di Puglia e Calabria, realizzando l’unificazione del territorio della regione.La dominazione normanna segnò un sostanziale progresso culturale e materiale della regione istruzione, ponti, cattedrali, strutture urbane e un grande rigoglio commerciale per i rapporti con Oriente e Africa settentrionale. Per non parlare poi, dal punto di vista artistico, della fioritura delle splendide cattedrali romaniche che fino all’età sveva sorsero nelle città episcopali pugliesi. Ulteriore sviluppo civile si ebbe poi con Guglielmo II che agevolò i commercianti pugliesi favorendo i contatti con i mercanti veneziani e Federico II, con il quale ebbe inizio uno dei periodi più fecondi della storia pugliese durante il quale i suoi abitanti manifestarono vitalità senza eguali.Favorì la vita economica e artistica del paese, si preoccupò di proteggere i ceti medi e rurali, di creare pace interna con una severa amministrazione, di fondare e restaurare città, costruzioni, cattedrali, residenze e castelli, tra i più celebri ilCastel del Monte, simbolo architettonico di quel periodo di splendore. Dopo di che la decadenza.Dal 1264 al 1435 la Puglia fu sotto la dominazione angioina che determinò gravi pregiudiziali per tutta la regione. Dilagò l’anarchia baronale e ci fu una sensibile diminuzione dei traffici. I commerci furono così pian piano monopolizzati da mercanti stranieri genovesi, fiorentini e soprattutto veneziani. Proprio Venezia cominciò ad essere sempre più presente con appalti di dogane e privilegi e con finanziamenti.Già in quest’epoca, poi, ma ancora di più con gli aragonesi, si aggravò il processo di feudalizzazione, per cui si svilupparono: la piaga del latifondismo, il disordine giudiziario e amministrativo e la mancanza di sicurezza. In definitiva, angioini e aragonesi, consideravano la re gione come terra di sfruttamento.Dal 1503 al 1707 vi fu dominazione spagnola che malgovernò la regione considerandola consideravano baluardo militare, non ebbero scrupoli a piegare l’agricoltura ed a impoverire i terreni con il loro fiscalismo vessatorio. Fu il punto più basso della decadenza della regione: ponti abband
onati o insabbiati, coste impaludate, regresso agricolo, inaridimento commerciale, manomorta ecclesiastica, amministrazione della giustizia insufficiente, feudalità tiranneggiante, diffondersi del brigantaggio per l’incuria degli spagnoli nei confronti del sistema stradale e impoverimento demografico per la leva forzata a favore delle guerre spagnole. Qualche giovamento si ebbe solo col riformismo illuminato dei borboni e con le riforme del periodo napoleonico che comportarono l’abolizione della feudalità, la ristrutturazione di latifondi e terre pubbliche e sostanziali progressi in campo giudiziario. Durante la restaurazione, però, il governo borbonico non seppe reagire efficacemente al brigantaggio come non fu in gradi di continuare l’opera di Murat, il quale aveva cercato di liberare la Puglia dai retaggi medioevali , con la caduta dei borboni, la fu annessa al regno di Italia nel 1860 e divisa nelle province di Bari, Foggia e Lecce, in seguito si aggiunsero Taranto e Brindisi che erano parte della provincia di Lecce.

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