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Puglia itinerari

30 settembre 2006

Itinerari archeologici
La millenaria storia della Puglia puó essere ricostruita oltre che grazie ai rinvenimenti archeologici, attraverso testimonianze che sono giunte a noi praticamente intatte: tale é il caso del Dolmen di Chianca, a 5 Km. da Bisceglie, sulla strada per Corato: si tratta di uno dei grandi e famosi monumenti preistorici del genere in Italia. Il dolmen, orientato ad est, fungeva da tomba collettiva nell’epoca del bronzo (un millennio prima di Cristo), ed é costituito da due grandi lastre di pietra infisse nel terreno ricoperte da un grande lastrone di m. 3,85 x 2,40, che forma una camera di sepoltura alta al centro m. 1,80. In questa cella quando fu fatto il ritrovamento (1909), si rinvennero scheletri in posizione ranicchiata, altri scheletri di adulti e giovani alla rinfusa, frammenti di vasi e coltelli di pietra, ed infine ossa di animali che si suppone fossero avanzi di banchetti funebri.Il lastrone verticale a sinistra ha in alto due piccole aperture, tipiche dei dolmen, che i piú interpretano come colatoi sangue delle vittime sacrificate. Davanti alla cella vi é il corridoio scoperto (dromos), cinto da lastre verticali e lungo m. 7,60. Gli altri dolmen conosciuti sono quelli della masseria di Frisari e (originariamente molto imponente), quello di Albarosa, esempio di tumulo-dolmen, entrambi sulla strada per Ruvo: proseguendo invece sulla strada per Corato, sorpassata l’autostrada, per un viottolo a destra si puó giungere al Dolmen dei Paladini, composto da sette lastroni di notevole spessore (3 della cella e 4 del dromos) e di un grande lastrone di copertura.Sempre nei dintorni di Bisceglie, si trova la Grotta di Santa Croce che rappresenta uno dei piú antichi insediamenti preistorici rinvenuti in Puglia: era abitata giá 80.000 anni fa, intorno al paleolitico medio. Molto importante fu il ritrovamento del femore destro di un uomo della razza di Neandertal.Gli altri materiali rinvenuti, risalenti al Musteriano, al Neolitico ed all’Etá del bronzo (selci, raschiatoi, punte, ceramiche grossolane dipinte ed incise) sono conservate nel Museo Archeologico di Bisceglie.Poco fuori da Molfetta, verso Ruvo, sorge il Pulo di Molfetta, una cavitá nel terreno calcareo simile alle doline carsiche che si é formata per azione dell’erosione delle acque esterne, convogliate da fratturazioni nella massa dei calcari compatti. A ció si é aggiunto il cedimento delle teste sporgenti degli strati rocciosi nella parte di nord-est, dove si sono formate ripidissime pareti. Esso ha la forma di un cono rovesciato e può essere definito uno sprofondamento di origine carsica avente dimensioni di 170m. di larghezza e 30m. di profondità.Lungo le pareti, in parte coperte dalla lussureggiante vegetazione, si aprono numerose grotte di varie dimensioni e spesso intercomunicanti. Alcune di tali grotte furono denominate Grotta Ferdinando e Grotta Carolina in omaggio ai regnanti napoletani. Oltre che destare interesse dal punto di vista geofisico il Pulo offre al visitatore motivi di interesse storico-archeologico. Infatti gli scavi effettuati nel corso degli anni portarono al rinvenimento di interessanti manufatti: stoviglie di argilla, coltelli di pietra focaia e vari fossili.Nella cittá di Canne, famosa per la celebre battaglia (216 a.c.) in cui i Cartaginesi, guidati da Annibale sconfissero i Romani, diventando cosí (temporaneamente) padroni dell’Italia meridionale. Fu uno dei maggiori scontri dell’antichitá in cui perirono secondo i diversi calcoli, 25-50 mila Romani (tra cui il console Paolo Emilio) divenuto esemplare nella storia per la famosa manovra a tenaglia con cui Annibale, nonostante l’inferioritá numerica (50 mila Cartaginesi contro 50-80 mila Romani), intrappoló gli avversari, attirandoli contro il centro del suo schieramento in modo che i Romani, incuneandosi tra le ali della forte milizia africana, rimanessero accerchiati al sopraggiungere delle legioni a cavallo avversarie. Oltre 10.000 Romani caddero prigionieri, 4000 si rifugiarono nella cittá di Canosa, e le poche migliaia di superstiti furono ricondotti a Roma dall’altro console che aveva il comando dell’esercito, Varrone; tra questi vi era Publio Scipione dicianovenne, che anni dopo avrebbe vendicato i Romani nella battaglia di Zama. Lo scontro degli opposti eserciti avrebbe avuto inizio nella piana dell’Ofanto (in quel tempo con un corso diverso) e si sarebbe poi spostato tra le alture di Canne e di San Mercurio (presso l’odierna stazione F.S.), dove alcuni studiosi collocano l’accampamento di Annibale. La scoperta negli anni trenta di un sepolcreto cosparso di resti umani per centinaia di metri quadrati, fece inizialmente localizzare la battaglia in quel sito (localitá Fontanella), ma successivamente si accertó che il sepolcreto é di etá medievale.Canne non é importante solo per la Battaglia, in quanto gli scavi hanno messo in luce un eccezionale complesso archeologico costituito da testimonianze dell’etá neolitica, del rame e del bronzo, della civiltá apula, dell’epoca romana e di quella medioevale: oltre che oggetti rinvenuti sul campo di battaglia carte topografiche e plastici illustrativi degli schieramenti l’antiquarium conserva corredi di tombe del villaggio apulo della zona del grande sepulcreto (dal VI al III sec. a.c.), neolitici dipinti a colori con disegni geometrici, elementi architettonici dell’etá medievale. Dall’Antiquarium saliamo sul vicino colle ove sorgeva la cittá di Canne, abitata giá in etá preistorica, e distrutta quasi completamente nella battaglia. Divenne importante centro nel medioevo e fu nuovamente distrutta da Robert Guiscardo nel 1083. Di essa gli scavi hanno rimesso in luce tracce di mura romane (a grossi blocchi quadrati) e medioevali (con blocchetti piú regolari), situate prima della porta d’accesso alla cittá, sulla destra, dove sono anche una macina di pietra, un pozzetto e una grossa cisterna, che testimoniano che Canne nel periodo romano fosse un centro di rifornimento. Lungo la via principale, da cui si diramano stradette minori, sono i resti di pavimentazioni di strade e di case romane, resti di edifici, di botteghe (tabernae), grandi colonne in granito, cippi miliari e funerari.A Sud-ovest della collina sono le Basiliche cristiane: la Basilica minore, ad una sola navata con abside sul lato minore, con all’interno un bel pulvino ornato di una croce.Ad Ovest la Basilica maggiore, con in pavimento a mosaico a grosse tessere sotto il quale sono state trovate tombe cristiane piú antiche, resti del IV sec. a.C. e frammenti di epoca preistorica. Ad un piano inferiore, prima comunicante con una scala, la cripta, a tre navate con resti di colonne. Ripartendo dall’Antiquarium e percorrendo il viale principale ci rechiamo nel Villaggio Apulo (VI-III sec. a.C.) scoperto nel 1959-60. Vi si sono ritrovati numerosi elementi di etá anteriore che fanno supporre, nella medesima zona, insediamenti eneolitici e del bronzo. Nella zona nord sono visitabili un’interessante fornace a pianta circolare e alcune tombe. I muri delle abitazioni del villaggio formano ambienti rettangolari, con numerosi pozzi e cisterne per liquidi. Distrutto nel 46 a.C., divenne poi cimitero cristiano. Uscendo dalla zona archeologica di Canne, a 100 m. sulla via che porta alla Statale Barletta-Canosa, é visibile un Menhir alto 3 m. risalente all’etá del bronzo.Continuando sulla S.S. 93, dopo 13 km. c’é Canosa antica cittá della Daunia, fondata secondo la tradizione da Diomede e governata da un’aristocrazia ricca e potente che per circa 2000 anni (dal VII sec. a.C. al IX sec. d.C., momento della crisi irreversibile) ne ha fatto una cittá dal passato glorioso. Nell’etá del bronzo, con forte anticipo rispetto all’Europa centrale vi si sviluppó il rito funebre dell’incenerizione; nel corso del VI sec. a.C. si manifestó l’arte insuperabile dei primi vasai di Canosa che si imposero con i loro manufatti dal disegno geometrico.La piú antica testimonianza della conquista romana avvenuta nel 318 a.C. sono gli Ipogei Lagrasta, ambienti funerari romani che, costruiti alla fine del IV sec. a.C. furono poi adoperati piú volte. Il maggiore comprende ben 9 ambienti scavati ne
lla roccia a cui si accede oltrepassando un atrio, ornato da colonne ioniche, dal quale s’aprono dei passaggi che si restringono alla sommitá. La roccia costituente il soffitto é talora tagliata a forma di travi, e le pareti anticamente recavano decorazioni ad affresco oggi perdute. Analoghi sono gli altri due ipogei, con un numero minore di stanze. Quando nel 1843 si entró per la prima volta nei sepolcri, si trovarono scheletri deposti su letti di bronzo dorato adorni di statuette d’avorio: le donne recavano ancora tracce delle vesti ricamate d’oro e anelli, bracciali, orecchini e diademi. Piatti, bacili, coppe, vetri e soprattutto vasi, anche di grandissime dimensioni, erano poggiati su tavole di marmo ed a terra. Lo sviluppo economico di Canosa si consolidó nel periodo della Roma imperiale, quando da municipio diventó colonia per volontá dell’imperatore Antonino Pio, e venne interessata da un grosso intervento urbanistico. Importanti resti d’epoca romana si trovano lungo la S.S. 10 in direzione Cerignola a 35 Km troviamo l’arco Romano, detto anche Porta Varrone (II sec. d.C.) e proseguendo per la via traiana c’é un sepolcro a pianta quadrata, la Torre Casieri, del II sec. a cui segue un grande Mausoleo dell’etá augustea. Sulla strada per Andria, deviando a destra in corrispondenza di una stazione di servizio, dopo 400 m. raggiungiamo la Basilica di S. Leucio, scoperta nel 1937, uno dei piú notevoli templi paleocristiani del Mezzogiorno. Sorto su un tempio probabilmente dedicato alla dea Minerva, nel VI sec. d.C. fonde la tradizione romana con i primi influssi dell’arte bizantina: é a pianta centrale, con quattro absidi semicircolari contrapposte e originariamente coperte da imponenti cupole. notevoli i capitelli ellenistici, finemente lavorati, con protomi di teste femminili; la pavimentazione a mosaico, ora a piccoli tasselli, ora a tessere piú grosse, ora ad acciotolato policromo, é databile tra la fine del VII sec. e l’inizio dell’VIII sec. d.C.Altri interessanti resti di architettura paleocristiana sono il Battistero di S. Giovanni con pregevoli mosaici pavimentali e ad 1 Km sulla S.S. 13 per Barletta la piccola Basilica di S. Sofia del V-VI sec.

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