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Puglia itinerari

30 settembre 2006

Castelli
Nei pressi del borgo antico di Bari , a pochi metri dalla cattedrale romanica dedicata a San Sabino, é situato il Castello normanno-svevo, la maggiore opera fortificata posta in passato a difesa della cittá. Fu costruito nell’XI sec. dai Normanni, che promossero una intensa riorganizzazione civile e religiosa della cittá, dando grande impulso ai traffici marittimi e risollevandola dal periodo vissuto sotto la precedente dominazione bizantina. Questi ultimi si vendicarono nel 1156 d.C., guidati da Guglielmo il Malo, misero a ferro e a fuoco la cittá distruggendo anche il castello, che era stato edificato su un’antica rocca di difesa greca o romana di cui e ancora possibile intravedere resti di mura ciclopiche alla base di una delle torri. La fortezza venne poi ricostruita ed ampliata da Federico II, in attuazione del suo vasto programma difensivo contro nemici interni ed esterni.Risale dunque al XIII sec. il nucleo primitivo del castello di forma quadrangolare, e protetto da quattro torri angolari delle quali solo due sono in buono stato; nel decennio scorso sono state scoperte a sud e ad ovest, le fondamenta di altre due torri poligonali.Il castello subí notevoli restauri nel periodo angioino, e fu poi ulteriormente ingrandito dagli Spagnoli, con la poderosa  incamiciatura  bastionata con torrioni angolari a forma di lancia, piú piccoli sul lato del mare, giá difeso dall’acqua, e di dimensioni imponenti verso la cittá, costruiti per adeguare la fortezza a nuove esigenze belliche dominate dalle armi da fuoco.E’ questo il periodo (XVI sec.) in cui Isabella d’Aragona si stabilí, insieme alla figlia Bona Sforza, nel castello, trasformandolo in ricca dimora rinascimentale e regalandogli l’ultimo periodo di splendore. Dopo il ‘500 infatti la fortificazione decadde velocemente, diventando sotto i Borboni, prima carcere e poi caserma (una delle torri sulla sinistra, é detta  dei minorenni  perché dal 1832 in poi vi rinchiudevano i minori d’etá che avevano commesso reati. Oggi il castello é sede della Sovrintendenza Archeologica e della Gipsoteca Provinciale ed ospita spesso manifestazioni culturali e mostre.Varcato il ponte sul fossato ed entrati nell’androne attraverso un arco ribassato inquadrato, si accede al cortile che é situato tra il nucleo svevo e i bastioni cinquecenteschi e ci si avvicina alla torre  del semaforo , cosí denominata perché fino a pochi anni fa, ospitava l’impianto semaforico della marina militare.Aggirando a sinistra l’altra torre, quella dei minorenni, si ammirerá un portale ogivale del XIII sec. con un grandioso arco lunettato scolpito con varie figure; attraversato l’atrio con volte a crociera, si passa nel cortile interno in cui é situata la loggia a due archi poggianti su colonna, e due mezze colonne con bellissimi capitelli ad aquile (di Melo di Stigliano) e a foglie d’acanto. In un salone sul lato sinistro del cortile c’é la Gipsoteca con un’interessante raccolta di sculture e di pezzi architettonici di antichi monumenti pugliesi. Accedendo ai piani superiori dalla scala scoperta a doppia rampa, sul lato nord, un tempo lambito dal mare, ci accolgono belle finestre a bifore ed un portale gotico, risalenti al restauro di Carlo d’Angió (1276). In queste sale c’é un museo con frammenti di affreschi del XV sec. e resti di una probabile raffigurazione in pietra di Federico II. Esiste inoltre una lapide che ricorda la visita alla cittá di San Francesco d’Assisi.Spostandoci a Nord di Bari sulla S.S. 16, dopo 42 Km. giungiamo a Trani, signorile cittadina sede del capoluogo di provincia fino al 1808; di fronte alla famosa cattedrale sul mare, in piazzale Manfredi, sorge il Castello Svevo, fatto costruire nel 1233 da Federico II e fatto rafforzare nel 1249 ad opera del barese Stefano di Romualdo, come testimonia l’iscrizione sul lato del mare. Nel 1259 vi si tenne la festa nuziale del figlio di Federico, Manfredi, che dobbiamo immaginare svolta nel mastio con le torri angolari e la cortina sul mare. L’attuale aspetto del castello é dato infatti da interventi successivi che hanno deturpato l’aspetto originario; e del ‘500 il baluardo verso la cittá.A 13 Km da Trani  dietro il Duomo, il quadrangolare Castello svevo di Barletta, costruito dal 1233 al 1239 su una precedente fortezza normanna, i cui resti sono venuti alla luce nel corso di restauri negli anni ‘70. Nel 1259 divenne residenza di Manfredi e fu poi successivamente rafforzato da Carlo d’Angió (1282-91), che vi fece costruire all’interno un sontuoso palazzo.I quattro bastioni angolari a lancia che lo caratterizzano, furono aggiunti nel 1535-’37 su progetto dell’Evangelista Menga, commissionati dal re spagnolo Carlo V che lo rese cosí uno dei castelli piú muniti d’Italia, contro la minaccia dei cannoni (era infatti il momento della grande artiglieria); suo é lo stemma con epigrafe del 1537, che ritroviamo sul portale. Gli spagnoli lo utilizzarono come deposito d’armi.Interessante é il cortile interno quadrato, con numerosi ambienti, su cui si affacciano tre finestre ogivali con aquile nei timpani, appartenenti alla costruzione sveva; da qui si innalza una rampa di accesso agli spalti ed una scala di notevolissima forma al piano superiore.Questo itinerario alla scoperta dei castelli federiciani in provincia di Bari, non poteva tralasciare il piú bel castello d’Europa, Castel del Monte. Posto a 18 Km da Andria, su un colle 540 m. che domina una vasta distesa, é famoso per la sua ottagonale (ogni lato é di 16.50 m.), anch’esse ottagonali.Fu fatto costruire tra il 1229 e il 1249, molto probabilmente come residenza di caccia, da Federico II di Svevia (appassionato di caccia con falcone). in proposito c’é da segnalare che gli Hoenstaufen, la famiglia d’origine degli Svevi, aveva usato la pianta ottagonale per alcune costruzioni, tanto che alcuni studiosi ritengono che il castello di Egisheim, in Alsazia, debba ritenersi il prototipo di Castel del Monte. E’ situato su una collina su cui prima vi era un monastero benedettino con la chiesa dedicata a Santa Maria del Monte, ed é in un punto intermedio tra il castello di Melfi e la reggia di Foggia, dove si svolgeva l’attivitá politica e amministrativa di Federico II.Nel 1249 vi si festeggiarono le nozze della figlia naturale del re, Violanta, ma con la caduta degli Svevi, rimase per lo piú adibito a carcere (si pensi che i muri perimetrali esterni hanno uno spessore di 2,55 m. e quelli interni di 2,41 m.). I primi ad esservi imprigionati pare che siano stati i nipoti di Federico (figli di Manfredi) Enrico, Federico e Azzolino, rinchiusi da Carlo I d’Angió nel 1265. Nobili famiglie di Andria si rifugiarono nel castello durante la pestilenza del 1665 e, rimasto incustodito dal XVII sec. in poi, fu spogliato di marmi e sculture, diventando dimora di pastori e briganti. Riscattato dallo Stato nel 1876, fu oggetto finalmente di lavori di restauro. Stilisticamente appartiene ai primordi dell’architettura gotica nell’Italia meridionale, anche se sono presenti le culture del romanico e dell’arabo-normanno.Le otto torri angolari assolvono innanzitutto ad una funzione statica, ammortizzando le cosiddette  forze di spinta  e sono utilizzate anche per accedere al piano superiore mediante scale a chiocciola o per servizi igienici e di deposito. Il ripetersi del numero otto nella struttura ha fatto supporre ad alcuni che tale ossessione nascondesse un significato magico: nella dottrina esoterica l’8 é il simbolo dell’infinito orizzontale e verticale, il numero della rosa dei venti ed il numero cardine dell’autoritá universale. Nella simbologia cristiana l’8 rappresenta l’unione dell’infinito (Dio) con il finito (l’uomo), tanto che nel IV sec. il vescovo di Milano Ambrogio introdusse la forma dell’ottagono per i battisteri, per sottolineare il significato del battesimo. Che ideando questa struttura Federico II intendesse legare l’Infinito al Finito, e simbolicamente l’Oriente all’Occidente, é solo un’interpretazione possibile che ciascuno potrá o meno sposare. Inseguendo i castelli a sud di Bari, il primo lo incontriamo a 21 Km., a Mola di Bari, cittadina molto frequentata al tempo delle cro
ciate a causa del porto.Dopo essere stata distrutta, fu ricostruita da Carlo d’Angió che la dotó del Castello nel 1278. Incontriamo il castello costeggiando a sinistra il promontorio dove é situato il nucleo medioevale della cittá: progettato da Pierre d’Agicourt come fortezza inespugnabile, fu riadattato alle nuove esigenze di difesa nel 1530 da Evangelista Menga che, su commissione di Carlo V, lo racchiuse nelle nuove mura a scarpata molto inclinata, con baluardi angolari.Proseguendo sulla S.S. 16, suggestivo è il Castello di Monopoli, che sorge in riva al mare e che continua a sud la linea di difesa sul mare voluta da Federico II. Fu poi fortificato dagli Angioini e nel 1552 nuovamente rafforzato da Carlo V che fece inglobare la precedente fortezza aragonese e l’antico torrione cilindrico.Nell’interno, a 18 Km da Monopoli c’é Conversano, antico centro peuceta che sembra identificarsi con l’antica Norba. Subito dopo la Villa Garibaldi, si sbocca nella piazza del Castello, dominata dalla grandiosa costruzione trapezoidale costruita dai Normanni come fortezza difensiva. I successivi rimaneggiamenti la trasformarono in fastosa dimora: i tre massicci torrioni quadrati risalgono al sec. XII, mentre il torrione cilindrico angolare, quasi intatto, risale al sec. XIV. Nel 1460 fu aggiunto un bastione centrale, mentre l’ultimo rifacimento, ad opera della contessa Dorotea Acquaviva (1710), arricchí la struttura della porta d’ingresso, del muro di cinta, del cortile e della galleria che gira all’interno dell’atrio. Leggiadro é il cortile a portici e a logge.All’interno del castello vi é una raccolta di quadri di scuola napoletana del ‘500 e stanze con magnifici affreschi. In Agosto, per la festa di S. Rocco, vi si svolge una cavalcata in costume.Imboccando la S.S. 100 giungiamo a Gioia del Colle e subito, entrando da Corso Vittorio Emanuele, in Piazza dei Martiri si prospetta il magnifico Castello fondato alla fine dell’XI sec. dal normanno Riccardo Siniscalco, fratello di Roberto il Guiscardo.La facciata di questo superbo edificio (il lato maggiore misura 49 m.) rimaneggiato da Federico II, presenta altissime mura rivestite di grosse bugne (pietre sporgenti), disposte con effetto decorativo quando incorniciano porte e finestre. Due possenti torri angolari (24 m.) denotano la facciata sud, dove si puó notare una bifora con due lunette ogivali tagliate nell’architrave e l’ingresso protetto (come quello ad ovest) da un piombatoio. Sulla torre a destra, un rosone decorato a raggi ed archetti di reminiscenza araba. Entrando dal portale ovest, nell’androne con volta leggermente ogivale, vi sono due colonne con capitelli romanici attribuiti a Melo da Stigliano e Finarro da Canosa. Il cortile é illegiadrito da bellissime finestre tra cui sul lato sud, una notevole trifora ogivale chiusa in un archivolto su colonne pensili, e da una scala scoperta che porta ad un’elegante loggia.L’interno, restaurato insieme a tutta la struttura nel 1909 e nel 1975, consta in quattro grandi saloni nei quattro lati dell’edificio e di vani minori nelle torri, con scale interne. La cosiddetta sala del trono ospita un trono in pietra, fantasiosamente restaurato nel 1909.

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