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America “scoperta”

20 ottobre 2006

Le civiltà americane
Gli Aztechi erano caratterizzati da una monarchia elettiva molto forte. Il re aveva poteri assoluti, in qualità di capo dello Stato e dell’esercito, nonché sommo sacerdote. Egli era affiancato da un notevole apparato amministrativo. Le cariche civili e religiose erano riservate a una casta ereditaria: la nobiltà, la quale era anche l’unica a possedere privatamente la terra; i contadini invece la ricevevano in usufrutto dalla comunità. Mercanti e artigiani erano un ceto intermedio di privilegiati che si trasmettevano il mestiere di padre in figlio. Alla base della piramide sociale stavano i servi e gli schiavi (prigionieri di guerra o colpevoli di gravi delitti). Non conoscevano l’applicazione pratica della ruota né gli utensili di metallo, nonostante conoscessero oro e rame. Molto considerate erano l’architettura, la scultura, la musica, la danza e la religione. Celebravano sacrifici umani. Ritenevano che la vita di ogni uomo fosse rigorosamente predestinata, giorno dopo giorno, in ogni particolare. La loro capitale aveva 300.000 ab. ed era tra le più grandi città del mondo.I Maya erano organizzati in città-stato dotate di completa autonomia. Non erano però centri urbani abitati da una popolazione stabile, ma luoghi di culto, dove avevano sede i templi e le abitazioni del clero. La popolazione viveva nelle campagne e si recava in città per il mercato e le cerimonie religiose. Capo della città era il sommo sacerdote, che deteneva anche i poteri politici e giudiziari. Il clero era affiancato da un potente ceto nobiliare che aveva il privilegio della proprietà privata della terra. I contadini lavoravano la terra in comune. La scrittura maya è ideografica e molto complessa. Avevano conoscenze astronomiche superiori a quelle occidentali: calcolavano l’anno solare in 365 giorni. Architettura, scultura, pittura e ceramiche erano molto evolute.Gli Incas avevano l’impero più vasto, controllato da un esercito agguerrito e da una struttura amministrativa efficiente. Non erano tuttavia bellicosi perché non schiavizzavano i popoli vinti ma li associavano, fornendo loro ciò di cui avevano bisogno. Bene organizzata era la rete stradale. L’impero era suddiviso in circoscrizioni rette da governatori. Capo supremo era l’imperatore, con poteri politici, militari e religiosi. Egli era coadiuvato da 4 alti funzionari e dalla potente aristocrazia. Si serviva anche di un corpo di ispettori per controllare tutto l’impero. L’economia era soprattutto agricola. La proprietà individuale non esisteva. La terra era divisa in tre categorie: terra del sovrano (per mantenere i nobili, i funzionari e gli inabili al lavoro), terra dei sacerdoti e terra della comunità (per i contadini). Si coltivava in maniera intensiva: mais, patate, cereali. Conoscevano l’anestesia e una tecnica chirurgica molto avanzata. Praticavano concimazioni e irrigazioni artificiali, allevano i lama. Tessitura e ceramica erano molto sviluppate. Grande importanza attribuivano alla divinazione. Praticavano sacrifici umani. L’agricoltura si basava sulla conoscenza d’importanti piante alimentari: mais, patate, fagioli, pomodori, peperoni… Non esistevano animali domestici: sconosciuti bue cavallo, asino e cane. Sconosciuto l’uso della ruota, della moneta e del ferro. Mancavano contatti e conoscenze tra loro (parlavano più di 100 lingue). Religioni politeistiche con culto delle forze naturali, presenza di una divinità suprema circondata da divinità minori. Concezione del mondo molto pessimistica. Quando vennero distrutte erano all’apice della loro potenza.L’impero Portoghese risultò costituito da una grande rete di minuscole colonie commerciali e militari, situate lungo le coste occidentali e orientali dell’Africa, nei pressi del Mar Rosso e del Golfo Persico (che controllavano completamente), e in quei passaggi obbligati del commercio asiatico: Birmania, Malacca… In tal modo il Portogallo poteva controllare tutto il commercio con l’Estremo Oriente. Essi avevano distrutto l’intera flotta degli arabi d’Egitto. L’unica colonia in cui il loro dominio si estese anche nell’entroterra fu il Brasile.L’impero spagnolo nacque non secondo piani preordinati, ma dalle feroci imprese dei conquistadores che la febbre dell’oro spinse ad addentrarsi nei territori a nord e a sud dell’America. Il loro impero era immenso: dal Messico all’Argentina. Le popolazioni indigene vennero costrette ai lavori forzati nelle miniere e nei campi, e ad accettare la religione cattolica. Per regolare le rispettive sfere di espansione, evitando di ricorrere all’uso della forza, Spagna e Portogallo firmarono il trattato di Tordesillas (1494), secondo cui alla Spagna sarebbero toccate tutte le terre a occidente del meridiano che divideva l’Artico dall’Antartico, distante 370 leghe dalle isole di Capoverde; al Portogallo quelle a oriente. I più famosi conquistatori spagnoli furono Cortés e Pizarro. La facilità con cui il Nuovo Mondo cadde nelle mani dei conquistatori trova la sua spiegazione in una serie di ragioni: 1) armamento superiore (armi da fuoco leggere e pesanti, spade d’acciaio, balestre, cavalli…), 2) buona parte delle popolazioni sottomesse da aztechi e maya passarono dalla parte degli europei, 3) le conquiste furono mantenute per mezzo di massacri militari e decimazioni attraverso il lavoro forzato e le epidemie (ad es. in 120 anni la popolazione messicana passò da 25 a 2 milioni).I conquistatori portoghesi e spagnoli trasferirono nelle Americhe forme di organizzazione politico-sociale simili al sistema feudale ancora diffuso, anche se morente, in quasi tutta Europa. Nelle Americhe il modello feudale risultava molto più oppressivo: agli indigeni venivano richieste prestazioni di lavoro illimitate e nessuna legge o consuetudine poteva tutelarli. I villaggi indigeni venivano affidati a quei capi militari che si erano distinti in guerra. L’attività economica più integrata all’economia europea era l’industria mineraria.Si sottraevano risorse (poi esportate in Europa, che in cambio forniva beni di consumo e di lusso per i dominatori locali) senza creare investimenti.La sovrabbondanza di argento e oro svaluta il potere d’acquisto delle monete tradizionali e fa aumentare il costo della vita. Le classi borghesi ci guadagnano, ma quelle a reddito fisso ci rimettono. L’intero sistema mondiale dei rapporti commerciali si concentra rapidamente attorno all’Atlantico e al Pacifico. Il Mediterraneo si avvia a inesorabile declino e così pure l’economia italiana, asservita peraltro allo straniero. Dal Nuovo Mondo giunsero in Europa oro, argento, schiavi, spezie, zucchero, tabacco e molti prodotti alimentari sconosciuti. Quando gli indios furono decimati dalle guerre, dai lavori forzati e dalle epidemie, gli europei pensarono di sostituirli trasferendo i neri dall’Africa all’America. Per oltre tre secoli i neri che venivano schiavizzati in Africa, vennero esportati attraverso l’Atlantico, vero i mercati di schiavi d’America. La tratta dei negri fu iniziata dalla Spagna e dal Portogallo, e divenne subito una fonte di profitto per gli Stati, che vendevano licenze ai trafficanti e imponevano delle imposte. Il monopolio ispano-portoghese venne spezzato ben presto dalla concorrenza di Olanda, Inghilterra e Francia.

Fonti:
Enrico Galavotti “Le scoperte geografiche””
Umanesimo Laico

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