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Erodoto

1 febbraio 2007

Erodoto nacque ad Alicarnasso, una delle principali città dell’Asia Minore, tra il 490 e il 480 a.C., un un periodo cruciale per la Grecia cosi come per le città della Ionia, impegnate a fronteggiare l’offensiva persiana di Serse e Mardonio in occidente. Non è forse un caso che Erodoto nasca proprio a cavallo tra l’epica battaglia di Maratona (490 a.C.) e quella di Salamina (480 a.C.), in cui le armate greche scacceranno i fantasmi dell’invasione persiana e Atene in particolare getterà le basi per il futuro dominio su quasi tutta la Grecia. Rampollo di una delle famiglie più influenti di Alicarnasso, Erodoto dovette abbandonare la città in seguito all’ascesa al potere del tiranno Ligdami II, che costrinse molte famiglie aristocratiche all’esilio forzato. Riparò a Samo, isola del Mar Egeo da cui partì per compiere i suoi primi viaggi: esule in una terra che non sentiva del tutto sua, esplorò l’intero litorale dell’Egeo prima di ritornare ad Alicarnasso, allorché Ligdami II fu cacciato dopo una sollevazione popolare. Ma il destino di Erodoto era già scritto, il viaggio e l’indagine storica erano ormai entrati a far parte della sua vita. Fu così che tra il 454 e il 447 si recò in Tracia, sul Mar Nero (fino alle foci dell’odierno Dnepr e alla Crimea), in Scizia, a Babilonia, in Siria, in Egitto e in Libia. Dopo un breve ritorno in patria, riprese a viaggiare: questa volta l’obiettivo fu la Grecia, che esplorò tra il 447 e il 444. Passò dalla democratica Atene (dove strinse amicizia con Pericle e Sofocle) alla conservatrice Sparta, da Delfi alle Cicladi, dal Peloponneso alle Termopili. Al termine dei primi viaggi ritornò ad Alicarnasso giusto in tempo per riconoscere che l’invidia aveva lavorato contro di lui e che non era più ben accetto tra i suoi concittadini. Ripartì e partecipò personalmente nel 443 alla fondazione della colonia panellenica di Turi nell’odierna Calabria, aggregandosi alla schiera di coloni venuti da tutta la Grecia sotto la spinta esortatrice di Pericle. Ma non si fermò molto, riprendendo i suoi viaggi e giungendo dapprima in Sicilia, poi probabilmente nel Nordafrica. Qui si fermano le notizie certe: forse tornò ad Atene, forse ad Alicarnasso, forse viaggiò ancora. Morì a Turi in data incerta, collocabile verosimilmente tra il 430 e il 420 a.C.Erodoto conobbe così, con i propri occhi, la maggior parte del mondo antico allora conosciuto: fu proprio dall’indagine sul campo, dalla presa diretta di conoscenza di usanze e costumi, che egli fondò il proprio metodo, un metodo accurato, quasi  scientifico , che gli valse l’appellativo ciceroniano di pater historiae. Prima di lui infatti si erano susseguite le esplorazioni dei  logografi , che spinti più dalla curiosità e dall’attrazione verso il meraviglioso che dal rigore dell’indagine storica, mescolavano con ingenua semplicità miti e racconti, cerimonie religiose e miracoli, eventi e favole. Egli, per primo, distinse accuratamente ciò che vide con i propri occhi e ciò che gli veniva raccontato, ponendo tutto al vaglio delle proprie riflessioni ed esperienze: questi criteri di obiettività fecero sì che Erodoto fosse considerato non a torto il  padre della storia , colui che precedette Tucidide, il più grande degli storici greci e forse uno dei più grandi di tutti i tempi.

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