Home » Africa, v.esplorazioni

Colonialismo Africa

3 febbraio 2007

Le nazioni europee giustificarono le loro pretese sul continente africano in nome di una presunta “missione civilizzatrice”. L’importanza economica dei territori africani, sia in termini di risorse naturali che di sbocchi per le merci europee fu spesso molto esagerata dai promotori delle imprese coloniali. In definitiva tuttavia l’effetto maggiore della dominazione europea fu quello di destabilizzare il continente. Molto spesso l’azione degli europei si limitò al saccheggio della risorse naturali e non vennero create strutture utili ad un’economia moderna. Nei paesi in cui si stabilirono comunità di origine europea si crearono tensioni con la popolazione locale, discriminata politicamente ed economicamente. L’ interpretazione della corsa all’ Africa  più propriamente economica fu avanzata da Hobson per la prima volta e ripresa dalle tesu marxiste, quella culturale ed ideologica si basava invece sul presunto diritto degli europei a soggiogare gli altri popoli ,africani in particolare,in nome di una missione civilizzatrice o di una superiorità di razza, un’ altra storica per la rivalità fra le grandi potenze e desiderio di procurarsi un impero coloniale che potesse rivaleggiare con l’Impero britannico. Lo scramble fu innescato dalla conquista informale dell’Egitto da parte della Gran Bretagna, dalle mire del re belga Leopoldo II sul bacino del Congo, che misero in allarme Francia e Gran Bretagna , dalla richiesta di merci per il “commercio legittimo” da parte dei mercanti europei che commerciavano con l’Africa dopo la fine della tratta degli schiavi particolarmente per l’Africa occidentale.In generale possiamo dire che i benefici economici che le nazioni europee trassero dai loro possedimenti coloniali africani furono sempre molto minori di quelli che i promotori delle imprese coloniali si aspettavano se non proprio assent). La conquista dell’Africa fu accompagnata da una buona dose di improvvisazione e di suggestioni quasi mitiche (l’accesissima rivalità fra Francia e Gran Bretagna per mettere le mani sulle sorgenti del Nilo che sfociò nel confronto di Fashioda. Questo non toglie ogni validità alla spiegazione economica ,ma spinge a rivalutare i fattori politici,spiega inoltre perché le potenze europee si siano rassegnate con relativa facilità a rinunciare ai loro imperi coloniali dopo la Seconda Guerra Mondiale.Il canale di Suez costituiva per la Gran Bretagna una via di comunicazione strategica di vitale importanza, considerati i rapporti commerciali che intratteneva con l’India sottoposta già alla sua dominazione coloniale e con la Cina. Dall’Egitto le truppe inglesi sarebbero state in grado di controllare l’accesso all’Africa, all’Asia e al Medio Oriente. Nel 1869, per la costruzione del canale, il sovrano dell’Egitto Ismail aveva preso in prestito un’enorme somma dai banchieri francesi ed inglesi. Nel 1875 il governo inglese riuscì ad appropriarsi delle azioni del Canale di proprietà di Ismail. Quando nel 1879 Ismail annunciò che non avrebbe rimborsato il debito Gran Bretagna e Francia assunsero insieme il controllo sulle finanze del paese e lo costrinsero ad abdicare. Nel 1882 scoppiò una rivolta nel paese. La Gran Bretagna la represse e inaugurò la sua dominazione informale (solo nel 1914 il paese fu dichiarato protettorato. Alla popolazione locale fu lasciata la sua autonomia amministrativa obbligandola però a dipendere dai conquistatori per tutte le questioni economiche. La conquista inglese allarmò la Francia, mentre la Germania intervenne come mediatrice, nella speranza di guadagnare a sua volta compensi territoriali. Intanto Leopoldo II, sovrano del Belgio, stava progettando di trasformare il bacino del fiume Congo in una colonia sotto il suo diretto controllo e a questo scopo aveva mandato in Africa il celebre esploratore Henry Morton Stanley. La Francia rispose inviando il proprio agente Pietro Savorgnan di Brazzà, italiano naturalizzato francese, nella regione del Congo. Il risultato fu una complessa spartizione dell’Africa che prese le mosse nel 1885 con la Conferenza di Berlino che sancì la creazione dello Stato Libero del Congo, colonia personale di Leopoldo II e stabilì che da quel momento in poi un paese europeo che accampasse diritti sulle coste africane doveva dimostrare di poter avere un controllo effettivo del territorio.Le popolazioni indigene spesso accettavano spontaneamente di firmare i “trattati” con cui cedevano la loro sovranità alle potenze europee, non rendendosi conto di cosa stavano facendo o di quale sarebbe stata la portata dell’occupazione europea. Quando le gravi conseguenze si fecero sentire spesso si ribellarono, ma non riuscirono a contrastare gli europei che portavano con sé armi ed equipaggiamento moderno.In un caso lo scontro tra una potenza colonialista e l’unica popolazione bianca di origine europea che si considerava africana a tutti gli effetti diede vita a una guerra. Si tratta del conflitto che oppose gli Inglesi ai Boeri o Afrikaner dal 1899 al 1902. I boeri discendevano da coloni olandesi stanziatisi presso il Capo di Buona Speranza fin dalla metà del XVII secolo. Un secolo e mezzo più tardi, ai tempi di Napoleone la colonia del capo era passata agli inglesi. Non sopportandone il dominio i boeri si erano spostati verso l’interno, dove avevano proclamato, due repubbliche indipendenti, il Transvaal e l’Orange. La situazione divenne incandescente quando si scoprì che quelle terre erano ricche d’oro e di diamanti. Quei beni allettarono gli inglesi, che incominciarono a giungere numerosi nelle terre dei boeri. Ne nacque un conflitto sanguinoso passato alla storia come la Guerra Boera nella quale i boeri furono sconfitti. Sotto il controllo economico inglese fu allora fondata l’Unione sudafricana, che riuniva l’inglese colonia del capo alle due repubbliche Boere. Dopo la seconda guerra mondiale la Repubblica Sudafricana indipendente avrebbe dato vita al regime dell’ apartheid. L’Italia, in questa situazione ebbe, per lo più, un ruolo rappresentativo. Le mire espansionistiche del governo italiano si indirizzarono verso una zona dell’Africa orientale nella quale l’insediamento coloniale appariva più agevole, sia perché esploratori e missionari avevano aperto un varco in quella regione, sia perché la concorrenza degli altri Paesi nella zona era meno agguerrita. Dopo aver acquistato nel giugno del
1882 la baia di Assab, sulla costa meridionale del Mar Rosso, nel febbraio del 1885 il governo italiano inviò i primi contingenti dell’esercito in quella che avrebbe formato la futura colonia di Eritrea, stanziandosi poi in Somalia e ponendo le basi per la successiva avanzata in Abissinia ; ma la pronta reazione delle truppe abissine costrinse inizialmente alla resa. Dopo questa prima sconfitta l’Italia subì, il 1 marzo 1896, la pesante disfatta di Adua, nella quale caddero sul campo circa 7.000 uomini. Il 26 ottobre 1896 fu conclusa la pace di Addis Abeba, con la quale l’Italia rinunciava alle sue mire espansionistiche in Abissinia. La disfatta provocò forti reazioni in tutta Italia, dove vi fu chi propose un immediato rilancio del progetto coloniale e chi, come una parte del partito socialista, propose di abbandonare immediatamente queste imprese. Il colonialismo italiano sarebbe stato rilanciato dal regime fascista.Il termine Africa Orientale Italiana fu attribuito alle colonie di Abissinia, Eritrea e Somalia Italiana, dopo la conquista dell’Etiopia a seguito della Seconda guerra Italo-Abissina. Tale termine venne abbandonato dopo la perdita delle colonie, nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale.Potenzialmente l’AOI costituiva una minaccia gravissima per le vie di collegamento e dell’unità economica e militare dell’Impero britannico, dal momento che le sue forze potevano essere in grado di spezzare l’asse tra Il Cairo e Città del Capo, nel caso le forze italiane fossero riuscite ad occupare Khartum e a realizzare un collegamento con la Pirenaica, tutto ciò avrebbe di fatto accerchiato l’Egitto e la nevralgica zona del Canale di Suez.In pratica una situazione del genere era inconcepibile dato che nel 1940 l’Africa Orientale Italiana era di fatto isolata, in quanto impossibilitata a ricevere rifornimenti diretti dall’Italia, e circondata completamente da colonie britanniche.All’inizio del conflitto le forze italiane presenti ammontavano a 91.000 uomini tra Esercito, Marina, Aeronautica e Finanza, e circa 200.000 soldati coloniali Áscari. Sebbene si trattasse di una forza ragguardevole, le truppe italiane erano distribuite su diversi e sterminati scacchieri operativi, da ciascuno dei quali era impossibile intervenire in aiuto di altri settori in difficoltà a causa della assoluta inesistenza di collegamenti.Il 27 marzo 1941 dopo la caduta della piazzaforte di Cheren strenauamente difesa del Generale Orlando Lorenzini e i suoi uomini e dopo la resa di Massaua, l’8 aprile, l’Eritrea era di fatto perduta. Il 19 maggio, dopo un tentativo di resistenza sull’Amba Alagi, il viceré Amedeo d’Aosta si arrese, mentre la guerra si sarebbe definitivamente conclusa soltanto il 28 novembre successivo, con la resa del generale Guglielmo Nasi al comando degli ultimi difensori di Gondar.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Post correlati

Pages: 1 2