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Conquista del Pacifico

4 febbraio 2007

Gorge Vancouver
George Vancouver (1757-1798), aveva imparato l’arte del rilievo idrografico fin dal 1772 quando ancora adolescente, all’inizio della sua carriera nella Royal Navy, aveva accompagnato James Cook e William Bligh negli ultimi due viaggi di esplorazione nel Pacifico. Agli inizi degli anni Ottanta fu assegnato al servizio idrografico nelle Indie Occidentali e, nel 1791, effettuò il suo memorabile viaggio di circumnavigazione e di ricerca, lungo le coste americane nord-occidentali, del passaggio di Nord-Est.Nel 1791 si recò pertanto in America settentrionale a prendere possesso di Nootka, nell’odierna isola di Vancouver, concessa all’Inghilterra dagli Spagnoli, allo stesso tempo effettuando una ricognizione della costa, in cerca di un passaggio verso la Baia di Hudson. Lasciata pertanto l’Inghilterra il 1° aprile 1791, le navi  Chatman  e  Discovery  doppiarono il Capo di Buona Speranza e poi visitarono la Nuova Zelanda e le Hawaii. Un anno dopo erano sulla costa nord-occidentale americana, che esplorarono accuratamente nella sua intricata morfologia, da circa 39°N fino a 52°N, e poi fecero sosta nello stretto di Nootka nel settembre 1792 per formalizzare le trattative di cessione da parte degli Spagnoli.Nel 1788, pertanto, egli si trovava in Jamaica, al comando della nave  Europe  di cui era Secondo Joshua Whidbey. In quell’occasione fu approntata una dettagliata carta di Kingston, disegnata da J. Baker. Vi compaiono numerose informazioni nautiche e fitti scandagli, minuziose vedute di costa, corredate di legenda in alto a destra, che di ciascuna descrive fortificazioni, difese costiere e altri punti cospicui. Nella legenda a sinistra compaiono invece annotazioni esplicative sulla natura dei rilievi perché – scrive l’Autore sulla carta –  When a survey of a Coast or Harbour is made it is necessary to mention on what principles that Survey is taken, that the Mariner may be a Judge, what Confidence he can repose in its Authority .Successivamente, in due diverse occasioni, Vancouver e i suoi compagni effettuarono anche una ricognizione delle Hawaii di cui sembra che ottenessero la sottomissione alla Corona inglese, da quest’ultima peraltro mai rivendicata. Rientrati a Nootka, nel 1793 completarono l’esplorazione dell’isola, che venne dedicata a George Vancouver quasi un secolo dopo: dopo la sua memorabile impresa, infatti quelle terre furono dimenticate dagli Europei fino alla metà dell’Ottocento, quando vennero date in concessione alla Hudson’s Bay Company, per essere poi integrate nella Columbia britannica nel 1866.Nel 1793, dunque, la Spedizione esplorò e navigò i fitti stretti canali che frastagliano le coste dell’isola. Accertata l’inesistenza di una via d’acqua dal Pacifico alla Baia di Hudson, la Spedizione prese la rotta del ritorno, per Capo Horn e Sant’Elena, e fece rientro in patria alla fine del mese di ottobre 1794.Prima di completare il resoconto di quello che fu un viaggio di circumnavigazione tra i più arditi del tempo, Vancouver morì nel maggio 1798, e la pubblicazione fu portata a compimento dal fratello John con la collaborazione di Peter Puget – comandante della  Chatman  – nel 1798 a Londra, con il titolo di A voyage of discovery to the North Pacific Ocean…”
Alessandro Malaspina di Mulazzo
La grande spedizione con cui si concluse il Secolo dei Lumi fu quella di Alessandro Malaspina: nato a Mulazzo in Lunigiana nel 1754 e morto a Pontremoli nel 1810, egli seguì studi adeguati al suo rango a Palermo, e poi entrò nella Real Armada spagnola dove compì una rapida carriera.Dopo aver effettuato una circumnavigazione del globo a bordo della fregata  Astrea  nel 1786-88 per conto della Compagnia delle Filippine, convinse il Governo spagnolo ad allestire una spedizione scientifica intorno al mondo, alla stregua delle analoghe imprese francesi e inglesi.Partì da Cadice il 30 luglio 1789 con la  Descubierta  e la  Atrevida , appositamente costruite, e fece vela per le Canarie, Trinidad e l’Argentina, dove effettuò il rilievo delle principali città, dell’estuario della Plata e della Patagonia. Doppiato il Capo Horn, raggiunse il Cile e il Perù per costeggiare fino all’America centrale e al Messico, dovunque eseguendo osservazioni scientifiche e rilievi che si tradussero in ben 94 carte e disegni a vista. Dopo aver raggiunto ed esplorato l’Oceania tornò in Perù, e fece poi ritorno in Patria nel 1794, dopo cinque anni di navigazione, venendo di lì a poco imprigionato per ragioni di natura politica.Fu liberato nel 1802 per interessamento di Napoleone, ma i risultati scientifici della spedizione andarono in gran parte perduti, e furono parzialmente pubblicati solo nella seconda metà del 1800. Parimenti andarono disperse le carte con i relativi disegni, di cui un numero modesto fu riunito da M. Fernández de Navarrete a Madrid, negli archivi della Dirección de Hidrografía prima e, successivamente, nel Museo Naval.
Il XIX secolo
Avendo perduto le colonie americane, l’Inghilterra cercava nuove aree di conquista e, dopo i resoconti favorevoli di James Cook, nel 1788 inviò i primi coloni che, in questo caso, furono deportati d’ambo i sessi, ai quali si proponeva quell’avventura in alternativa alla prigionia in Patria. Nel 1795 Matthew Flinders fu designato a completare la ricognizione del New Galles, a bordo della  Reliance , e vi tornò nel 1801 con l’ Investigator  – sulla quale era al suo primo imbarco John Franklin – portando a termine il rilevamento dell’isola ed effettuandone l’intera circumnavigazione. A Flinders si attribuisce il merito di avere scoperto il metodo per correggere la deviazione della bussola sulle navi in ferro, peraltro fenomeno già noto sin dal XVII secolo. Nel 1803 alle isole Mauritius fu imprigionato dai Francesi, in guerra con l’Inghilterra, e non fece ritorno in Patria che nel 1810, pubblicando il resoconto della sua navigazione “ A voyage to Terra Australis “ nel 1814.La Gran Bretagna aveva avviato un programma di esplorazione oceanica sistematica fin dal 1868, prima con la nave  Lightning  e poi con la  Porcupine  nel 1870, che avevano effettuato crociere brevi eppur tanto dense di preziose osservazioni scientifiche, da indurre il Governo britannico a varare un progetto di ricerca multidisciplinare molto più ambizioso.Fu pertanto allestita la celeberrima spedizione pluriennale della Corvetta  Challenger  di 2000 tonn., appositamente attrezzata con laboratori e strumentazione la più sofisticata. La nave fu posta sotto il comando del capitano di vascello George S. Nares mentre la direzione scientifica venne affidata al prof. Wyville Thomson, ed effettuò un viaggio intorno al mondo – iniziato a Sheerness il 15 novembre 1872 e concluso quattro anni più tardi – che attraversò gli oceani dalle isole atlantiche all’Africa, dalle Americhe all’Asia, dall’Oceania fino all’Antartide, ovunque effettuando scandagliamenti, campionature, osservazioni oceanografiche, climatologiche e naturalistiche.Tra le numerose avventure narrate, ricordiamo un episodio che ci riporta alle letture giovanili; Cumberland Bay, nella solitaria isola di Juan Fernandez del Cile, venne raggiunta nel novembre 1875. Selkirk fu sbarcato sull’isola dalla nave su cui serviva come pilota. Quattro anni dopo fu raccolto dal  Topaze , che per caso incrociava in quelle acque; al ritorno in Inghilterra, raccontò le proprie peripezie al celebre romanziere Daniel Defoe, che da esse trasse spunto per scrivere il romanzo Robinson Crusoe.Tra i numerosi resoconti della Spedizione Challenger (consultabili presso la Biblioteca dell’ Istituto Idrografico della Marina), avvincente nell’ incalzante descrizione di storia, costume e caratteristiche ambientali è la narrazione di W. J. J. Spry, ufficiale della Royal Navy, intitolata Cruise of Her Majesty’s Ship  Challenger . Voyages over many seas, scenes in many lands, pubblicato a Londra nel 1877.Le navi della M.M. venivano in passato sistematicamente inviate – nell’ambito della loro attività di addestramento – a mostrare la bandiera in luoghi remoti a tutela delle comunità italiane, soprattutto dove non esistevano rappresentanze diplomatiche nazionali, e ad aprire la strada a successive iniziative di ordine politico-coloniale e commerciale.La spedizione della  Governolo  alla quale partecipò anche Giacomo Bove, fu tra le prime rivolte a questi fini nell’Estremo Oriente; è ampiamente documentata nel 1° volume della Storia della campagne oceaniche della Marina Militare, edita in 4 volumi dall’ Ufficio Storico della Marina tra il 1936 e il 1960, e ristampata nel 1992. Il prof. Puddinu, dell’Università di Sassari, ha recentemente rinvenuto e pubblicato il diario scritto di pugno da Giacomo Bove, che racconta le vicende della  Governolo  nell’Estremo Oriente.

Fonti:
Istituto Idrografico della Marina
Biblioteca iim

reportages e bibliografia
Vie Oceani
La rotte del Pacifico
Geo Oceania
Etno Oceania
Reportages Oceania

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