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Esplorazioni e colonie

4 febbraio 2007

Ambienti
Savana
La savana è l’ambiente tipico della fascia di transizione tra la lussureggiante foresta equatoriale e l’arido deserto tropicale. Si presenta come un’immensa distesa di erbe alte, punteggiata di alberi che in prossimità del deserto cedono il posto a cespugli spinosi e rade boscaglie. Anche il suo clima segna il passaggio del caldo umido della fascia equatoriale al caldo secco dei tropici. Le temperature sono in genere molto elevate in ogni stagione tanto che si aggirano mediamente attorno ai 27o ; l’escursione termica annua si fa più sensibile man mano che ci spostiamo dalle zone più vicine all’equatore a quelle che precedono i deserti. Nell’emisfero settentrionale le temperature meno elevate si registrano in dicembre e gennaio e il mese più caldo è maggio; nell’emisfero meridionale, per l’inversione delle stagioni, novembre è il mese più caldo, giugno e luglio quelli più freschi. Ma nella savana molto più importante delle temperature è il regime delle piogge che determina la vita vegetale e influisce su quella animale. A differenza della regione equatoriale, dove le precipitazioni sono distribuite uniformemente durante tutti i mesi dell’anno, in questo ambiente le piogge sono concentrate nei mesi più caldi, mentre nei mesi più freschi piove raramente. Queste due stagioni però non anno la stessa durata in ogni regione della savana: infatti, man mano che ci si allontana dalla fascia equatoriale, le piogge si concentrano in un periodo di tempo sempre più breve e diminuiscono in quantità. La vegetazione stessa riflette nel suo aspetto questa maggiore o minore piovosità. La vegetazione arborea, più fitta ai margini della foresta equatoriale, va via via diradandosi fino a lasciare il posto a radure erbose sempre più vaste che alla fine prevalgono sulle macchie boschive: ci troviamo allora nella vera savana, una sterminata distesa di erbe alte dove gli alberi prima emergono isolati, o a piccoli gruppi, poi si diradano sempre più fino a spartire del tutto. In prossimità della fascia predesertica il manto erboso si fa sempre più povero fino a diventare un’arida steppa di ciuffi d’erba e cespugli spinosi.
Foresta Equatoriale
Il clima equatoriale caratterizza le coste del Golfo di Guinea e buona parte del bacino del Congo. Le differenze di temperatura sono minime nel corso dell’anno: fa sempre caldo. L’inesistenza delle stagioni è confermata anche dalla costanza delle piogge, frequenti e abbondanti ( per lo più in forme temporalesche) in ogni momento dell’anno. La grande piovosità favorisce lo sviluppo della foresta equatoriale, che è l’ambiente più tipico di questa fascia climatica. Si tratta di una foresta densa, a più piani: un fitto e buio sottobosco in basso, poi alberi più elevati, infine veri e propri giganti alti fino a 60 metri.La varietà della vegetazione è incredibile: banani, palme, alberi dal legno pregiato, come l’ebano e il palissandro, liane lunghe fino a 150 metri che contribuiscono a creare un intrico impenetrabile. È questo, fra tutti gli ambienti africani, il più ostile all’ uomo: non solo per la pesantezza del clima caldo-umido, ma anche per la presenza di molti insetti e microbi portatori di malattie, malaria, malattia del sonno. Dalla foresta rifuggono gli animali grandi e veloci, amanti dei larghi spazi: vi abbandonano invece i rettili e le scimmie.
Fauna
Attualmente fra i guasti spesso irreparabili provocati nell’ambiente naturale c’è la grave riduzione nel numero degli animali selvatici. Vittime dell’invadenza umana nei loro territori, della caccia, del commercio e del contrabbando di trofei, molte specie selvagge si assotigliano paurosamente, e rischiano davvero la scomparsa. Le misure protettive sono ancora insufficienti, e spesso sono violate… Gli elefanti africani hanno subito all’inizio del secolo stragi paragonabili a quelle che hanno sterminato il bisonte d’America. E ancora oggi se ne uccidono, pare, 70.000 all’anno. Anche se sono circa un milione e 200 mila circa, poiché si riproducono ad un ritmo assai basso, non passerà molto tempo prima che siano ridotti all’estinzione… Nella Repubblica Centrafricana, per fare un esempio, in meno di dieci anni gli elefanti sono passati da 40 mila a 10 mila… Fra le specie minacciate di estinzione c’è anche, purtroppo, la più grande delle scimmie antropomorfe, il gorilla. A torto famigerato, fin dall’antichità, il gorilla è pacifico, paziente, curioso e riservato. Vive in gruppi famigliari di 10-20 individui, guidati dall’autorità del vecchio maschio. I piccoli, partoriti dopo un po’ più di otto mesi di gravidanza, vengono allattati per 2-4 anni, e diventano indipendenti verso i 7-8 anni. A minacciare tutte le sottospecie di gorilla, quelli della montagna, insediati nella zona protetta a cavallo fra la Ruanda, lo Zaire e l’Uganda, e quelli delle foreste, alcune migliaia di esemplari in tutto, sono le solite cause: la riduzione progressiva delle foreste, la caccia di frodo, per scopi alimentari, o per la cattura e la vendita di contrabbando agli zoo.Il corno è il principale responsabile del massacro di un altro grande animale, il rinoceronte: o meglio, l’avidità che il corno suscita negli uomini. L’Africa ospita il rinoceronte nero (Diceros bicornis) e il bianco: la loro strage più accanita è cominciata all’inizio degli anni 70, quando il prezzo dei corni ha avuto una forte impennata. Così, in un decennio, gli animali, valutati a 15.000 neri e 3.000 bianchi, sarebbero stati dimezzati, arrivando pressoché ad estinguersi in Kenya (da 13.000 a 700 in meno di 10 anni), Uganda e Tanzania, mentre è migliore la situazione dello Zaire. Tradizionalmente, il corno di rinoceronte era richiesto in Asia, in Cina, Giappone e Corea soprattutto per curare la febbre e per altri scopi farmaceutici: in qualche località anche come afrodisiaco, cioè per stimolare l’attività sessuale degli uomini. Uno studioso ha fornito una spiegazione singolare del brusco aumento del prezzo dei corni: essi vengono apprezzati più di ogni altra materia per fare impugnature di pugnali per le cerimonie in cui i giovani diventano adulti nello Yemen del Nord.L’aumento dei redditi di molti yemeniti, andati a lavorare nei campi di petrolio dei paesi vicini, avrebbe improvvisamente moltiplicato gli acquirenti di pugnali di corno di rinoceronte, elevandone prezzo e domanda. In effetti, lo Yemen del Nord importa il 40% dell’intera produzione di corni di rinoceronte. Se le cose continuassero così, il rinoceronte africano andrebbe presto incontro all’estinzione, che è già toccata, salvo pochi esemplari, alle specie di rinoceronte asiatico, indiano, giavanese e di Sumatra. Si spera che si riveli efficace la Convenzione di Washington, o accordo per il controllo dei commerci e delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione. Nel 1982 il Giappone, importatore dell’80% dell’avorio africano e dell’imponente quota di 800 kg di corni di rinoceronte all’anno, ha aderito all’applicazione della Convenzione. La Convenzione, sottoscritta da 75 stati nel 1973, è arrivata certo in ritardo.Gli scienziati hanno documentato su circa 13.200 specie di mammiferi e uccelli esistenti tre secoli fa, più di 130 si sono estinte, e altre 250 sono minacciate di imminente estinzione. Ancora più scoraggiante è la situazione di rettili, anfibi, pesci e invertebrati, e delle specie vegetali. Caccia, e riduzione degli ambienti naturali ad opera dell’uomo sono le cause principali; ma oltre ad esse, una terza causa non ha fatto che accrescersi negli ultimi anni: il commercio di animali esotici, o di prodotti da essi derivati. Un commercio diretto soprattutto dai paesi de terzo mondo a quelli industrializzati. Purtroppo, l’accordo è una cosa, la sua applicazione è un’altra: alcuni stati l’ hanno approvato con riserve, che riguardano gli animali ai quali essi hanno interesse economico; inoltre, contrabbando, falsificazione dei certificati e corruzione dei funzionari frustrano gran parte della finalità della Convenzione. Ignare e apparentemente innocenti abitudini, dal piccolo soprammobile in avorio al pappagallino domestico, alimentano consistentemente questo micidiale traffico. Per non parlare delle cifre grosse, dei 15 milioni al kg (nel 1982) per il corno di rinoceronte, o della quindicina di milioni per un giovane scimpanzé, o le decine di milioni per una pelliccia di tigre.

Fonti:
G. Bacchi – A. Londrillo, La geografia oggi, vol.3°, Bulgarini 1987
G. Sofri, Corso di geografia. I continenti extraeuropei, Zanichelli 1989

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