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I Fenici

4 febbraio 2007

Alla scoperta dell’ Ignoto
Annone
Nel V secolo avanti Cristo Erodoto parlò per primo degli ignoti territori oltre il deserto del Sahara e raccontò che cento anni prima il faraone Neco II inviò una spedizioni di navi fenice dal Mar Rosso che fece rotta lungo le coste del continente e in tre anni vi girò attorno fino alle Colonne d’Ercole tornando nel Mediterraneo.Mentre Erodoto raccontava le sue storie e inaugurava la geografia dell’Africa,l’ammiraglio cartaginese Annone partì con sessanta navi e trentamila uomini lungo la costa mediterranea del continente per rinvigorirne le colonie fondate da oltre un secolo,poi fece rotta oltre le Colonne d’Ercole e navigò lungo il Marocco dove fondò la prima colonia sulla foce del fiume Sebu,lasciate navi e uomini proseguì per il Capo Cantin e vi eresse un tempio consacrato al dio del mare Poseidon per propiziare la sua spedizione verso le ignote coste del continente.Poco oltre i cartaginesi trovarono la palude del Tensift popolata da animali selvatici ed elefanti e la spedizione proseguì fondando le colonie di Karikon Teichos,Gytte,Akra,Melitta e Arambys lasciandovi uominie navi,scoprì la foce dello ouadi Draa che chiamò Lisso,prese alcuni indigeni berberi e continuò oltre il capo Bojador,osservando la costa trasformata nel deserto che affacciva nell’oceano.Vi scoprì una baia con una piccola isola che chiamò Cerne e vi fondò l’ultima e più meridionale colonia sul desertico litorale di quello che poi fu il Rio de Oro.Lasciati altri uomini e navi,decise di proseguire più a sud con due vascelli e scoprì la foce del Senegal popolato da coccodrilli ed ippopotami che chiamò Crene e lo risalì incontrando popolazioni ostili che impedivano lo sbarco,ma forse raggiunse i giacimenti auriferi del Bambuk e,normalmente prodigo di notizie,Annone descrive vagamente ciò che scoprì nella risalita del fiume per tenere segreta la scoperta.Riprese il mare superando Capo Verde e in due settimane i cartaginesi arrivarono alla foce del fiume Gambia proveniente dalla foresta popolata da villaggi che nella notte accendevano grandi fuochi intimorendo i marinai,trovarono la foce del fiume Geba davanti alla quale scoprirono le isole Bijiagos.Le isole e la costa erano anch’esse abitate da popolazioni che nella notte accendevano grandi fuochi e suonavano tamburi impressionando i cartaginesi che ripresero subito il mare nel timore di essere attaccati,continuando il costeggiamento della Guinea Annone annotò lo spettacolo delll’eruzione del vulcano Kakulima che chiamò il Carro degli Dei,poi raggiunse la baia di Sherboro che descrisse come il Corno del Sud abitata da selvaggi interamente coperti di lunghi peli chiamati gorilla,ma essi erano forti e aggressivi e riuscirono ad ucciderne tre per riportarne indietro le pelli e mostrare quali strane creature popolavano quei territori ignoti.La spedizione era giunta sul Golfo di Guinea e per mancanza di scorte tornò indietro,consegnando alla storia la descrizione della prima grande esplorazione della costa occidentale africana nel Periplo di Annone. Cartagine difese le colonie fondate da Annone e i territori che aveva esplorato sbarranndo le Colonne d’Ercole con le sue navi da guerra e per oltre un secolo nessuno vi si avventurò,poi il greco Eutiminio riuscì a navigare lungo quelle coste fino al fiume Senegal lasciando pochi frammenti di notizie e per altri cento anni lo stretto non fu superato.Lo fece lo storico Polibio, che descrisse luoghi e popolazioni lungo la costa esplorata da Annone fino alla foce del Gambia infestata da coccodrilli chiamati bambo dalle tribù del luogo e il fiume divenne Bambotus nelle sue note.Si dice che poi l’altro greco Eudosio di Cizico ripetè la leggendaria impresa della spedizione inviata dal faraone Necao II partendo dall’Arabia Sabea per seguire le coste orientali dell’Africa fino alla punta estrema del continente che superò per entrare nell’Atlantico e costeggiare Angola,Congo e Guinea,continuando a largo del litorale occidentale per le Colonne d’Ercole ed entrare nel Mediterraneo.

Tra storia e leggenda
Il testo di Paraibo
”Io mi volsi a man destra, e puosi mente/ all’altro polo, e vidi quattro stelle/non viste mai fuor ch’alla prima gente./Goder pareva il ciel di loro fiammelle:/ho settentrional vedovo sito/poichè privato se’ di mirar quelle!.. Com’io dal loro sguardo fui partito,/ Un poco me volgendo all’altro polo,/Là onde il Carro già era sparito,/ Vidi presso di me un veglio solo…”I versi dal significato incomprensibile di Dante nel Primo canto del Purgatorio, molti secoli dopo hanno fatto pensare ad una sua conoscenza di una qualche storia, dalle origini antiche e misteriose, tramandata fino al medioevo che narrava di un viaggio attraverso l’ Atlantico verso ovest.Si è a lungo discussa l’ ipotesi che fossero stati i Fenici a compiere nell’ antichità un’ impresa del genere e, aldilà delle prove storiche, essa rimane un affascinante racconto di viaggi ed avventure di questo straordinario popolo di navigatori.La Fenicia si stendeva sulla costa libanese, un passaggio tra Africa e Asia, sul Mediterraneo sorgevano Byblos, Sidone e Tiro. Circa nel 2.600 a.C. il territorio subì una grande emigrazione di popoli semiti provenienti dalla Siria e nel secondo millennio Byblos era città vassalla dell’Egitto. A questo periodo risale un testo che recita:« Noi siamo figli di Canaan, veniamo da Sidone, la città del re. Il commercio ci ha gettati su questo lido remoto, in una terra di montagne. Abbiamo sacrificato un giovane agli dei e alle dee, nel diciannovesimo anno di Hiram, nostro potente sovrano. Partiti da Ezion-geber nel Mar Rosso, abbiamo viaggiato con dieci navi. Siamo rimasti assieme per due anni attorno alla terra di Cam , ma la tempesta ci ha separato dai nostri compagni. Così siamo arrivati qui, dodici uomini e tre donne, su una spiaggia che io, capitano, governo. Che gli dei e le dee possano benevolmente soccorrerci ». Da tale testo alcuni studiosi hanno dedotto l’ ipotesi che i Fenici giunsero per primi in America, ma molti ne hanno negata l’autenticità considerando il documento, contenuto in un incisione, un falso.Nel 1872 nel Nord Est del Brasile fu rinvenuta una pietra incisa da una scrittura incomprensibile che fu portata al Museo Nazionale di Rio de Janeiro, dove venne catalogata come « testo di Paraibo ». Anni dopo l’ archeologo americano Cyrus H. Gordon studò attentamente il documento afermandone l’ autenticità, sia linguistica che storica, data la sua concordanza con quanto riferisce Erodoto circa la spedizione voluta dal faraone Necho nel VI secolo a.C. con una flotta fenicia, che partì da di Ezion-geber, sul Mar Rosso, riuscendo a circumnavigare l’ Africa in tre anni.Al ritorno i fenici raccontarono che a lungo avevano navigato con il sole a destra, che proverebbe un rotta sull’ Atlantico verso ovest, così come fecero probabilmente i Vikinghi molti secoli dopo e quindi Colombo.Storicamente è noto che il primo a navigare nell’ Atlantico oltre i 20 gradi a sud fu il portoghese Diego Cao nel 1488, poi Bartolomeo Diaz e quindi Vasco de Gama che riuscì a circumnavigare l’ Africa, ma l’ accenno evidente alla Croce del Sud che troviamo nei versi di Dante e, in parte, nei documenti fenici, risulta particolarmente interessante, dato che essa è visibile solo a partire dai 30 gradi sud, con la costellazione dell’Orsa maggiore che scende sull’orizzonte procedendo a meridione.Da qui l’ ipotesi di Gordon, e altri studiosi poi, che la flotta fenicia inviata dal faraone Necho fosse stata spinta molto a ovest dalle correnti, fino alla regione del nord-est brasiliano che si protende nell’ Atlantico verso oriente. Il grande archeologo italiano Sabatino Moscati negò categoricamente l’ autenticità del « testo di Paraibo » per la sua eccessiva perfezione linguistica, assolutamente impossibile a un marinaio fenicio dell’ epoca .

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