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Antarktikòs

4 febbraio 2007

l nome Antarktikòs fu coniato dai filosofi greci nel VI secolo a.C. e, a partire da Erodoto, fu imposto all’emisfero australe. L’aggettivo Arktikòs ,dal greco arktos, che significa orso, veniva usato per indicare l’emisfero boreale della Terra, dominato dalla Stella Polare, appartenente appunto alla costellazione dell’Orsa Minore, individuata da Talete di Mileto. Per opposizione l’emisfero opposto era chiamato Antarktikòs: la terra opposta a quella che si trova sotto la stella dell’Orsa . Ai filosofi greci spetta il merito di avere diviso il cielo in cinque fasce o zone; una torrida presso l’equatore, due zone temperate poste rispettivamente sul tropico estivo ed invernale, e due zone polari, inabitabili per il freddo: quella artica era sempre visibile, mentre quella antartica invisibile. Questo concetto di corrispondenza simmetrica nei due emisferi, tra zone geografiche e caratteristiche climatiche presupponeva la sfericità della Terra.La sfericità della terra fu sostenuta fin dall’ antichità da Pitagora ed Eudosso tentò di misurarne il diametro, immaginando per l’emisfero australe, condizioni climatiche simili a quello boreale, non escludendo l’esistenza di terre all’estremo sud del mondo. In epoca alessandrina Eratostene calcolò con buona approssimazione la lunghezza del meridiano.Nel Medio Evo questa visione del globo terrestre fu dimenticata a lungo, fino a quando Cristoforo Colombo, influenzato dalle teorie del Toscanelli e i successivi viaggi oceanici la fecero tornare prepotentemente di attualità. Riavvicinandosi al pensiero greco, l’esistenza di una Terra Australis Incognita si supponeva per amor di simmetria e come naturale contrappeso meccanico al continente euroasiatico, come suggerito da Aristotele.La divisione del cielo in cinque zone si fissò definitivamente con lo stoicismo: concetto fondamentale di questa scuola era l’omologhia, che si rispecchiava perfettamente nella simmetria delle fasce climatiche, concetto che era a sua volta il risultato della precedente teoria sull’equilibrio tra mari e terre nei due emisferi. Questa prevedeva l’esistenza di un continente australe per equilibrare le masse continentali esistenti nell’emisfero boreale: non ci sarebbe stata stabilità dei movimenti della sfera terrestre negli spazi se le terre emerse dell’emisfero settentrionale non avessero avuto un adeguato contrappeso nell’emisfero opposto, e viceversa.I filosofi romani ripresero le teorie classiche della Grecia senza modificarle sensibilmente: Cicerone sviluppò il concetto di regioni polari fredde e inabitabili; Gemino sottolineò che se le affermazioni sugli antipodi erano teoriche, perchè non esistevano informazioni dirette, erano però dimostrabili su basi geometriche: la sfericità della Terra provava che il Sole riscaldava meno le regioni polari, e che la loro abitabilità non era necessariamente compromessa. Teopompo predilisse la dimensione fantastica, descrivendo un continente australe dove gli uomini e gli animali erano grandi il doppio, e vivevano in perfetta armonia.Il concetto di sfericità della Terra, che era stato seppellito durante il medioevo assieme alle conoscenze dei filosofi greci, riapparve nel ‘300 e successivamente diede il via alle grandi esplorazioni. Per tutti quei secoli l’Antartide era rimasta indicata sulle carte geografiche come Terra Australis Incognita. Più tardi le regioni immaginarie che la componevano erano denominate con i nomi più strani, che derivavano dalle relazioni di grandi esploratori quali Marco Polo, Magellano, Varthema, o da caratteristiche peculiari delle nuove terre scoperte.Il continente australe esisteva quindi sulle carte geografiche già prima di essere scoperto. Così è avvenuto che l’Antartide, inventata prima che trovata dalla pulsione precorritrice che spinge gli uomini all’esplorazione, avesse già ricevuto anteriormente alla sua scoperta l’attributo che ne simboleggia la nascita alla cultura umana: il nome . Anche dopo che la regione polare fu raggiunta, l’apposizione di nomi, azione essenzialmente simbolica, continuò ad essere più importante dell’esplorazione effettiva e dello stesso possesso. Questa era anzitutto una azione opportunistica, poichè i primi esploratori difficilmente riuscivano a sbarcare sulle terre e sulle isole avvistate e quindi si limitavano alla proclamazione di possesso semplicemente imponendo un nome, compiendo un gesto simbolico di forte valenza politica. Imporre un nome alle zone geografiche è un modo per appropriarsi dei luoghi, l’esorcizzazione del vuoto e dell’ignoto, e l’occasione per lasciare memoria di sè ai posteri.Nel ‘500 il termine Antartide non designava propriamente il continente antartico, bensì tutte le terre dell’emisfero meridionale in generale. Sembra che la parola Antartide sia apparsa per la prima volta su un documento scritto nel 1505. Si tratta di una lettera di Amerigo Vespucci indirizzata a Lorenzo de’ Medici. La lettera si riferisce al viaggio di Vespucci da Lisbona alle coste orientali dell’America meridionale e nell’Atlantico meridionale. Il frontespizio della lettera riporta la seguente scritta in latino: De ora antarctica per regem Portugallie pridem inventa . Beltramino osserva come … curiously then, by one of these strange coincidences of history, the name of Vespucci seems related not only to the name of America but to the name of Antarctica as well .

Le esplorazioni antartiche
Con la scoperta dell’America e l’inizio dell’era moderna l’esistenza dell’Antartide divenne una questione geografica concreta, che cercava di svincolarsi il più possibile dalle speculazioni filosofiche. Le esplorazioni australi si fanno cominciare nel 1501, anno in cui Vespucci accettò il comando della spedizione portoghese che doveva esplorare i possedimenti della corona nell’America del sud. La spedizione si diresse verso il Brasile, ma una burrasca la spinse molto più a sud, tanto che nel 1502 Vespucci presumibilmente avvistava la Nuova Georgia Australe. Di questo avviso sono Hugues e Faustini.Nel 1520 Magellano, alla ricerca di un passaggio tra l’Atlantico e il Pacifico, scoprì in Sud-America lo stretto che prende il suo nome, e credette di vedere nella costa meridionale dello stretto, su cui brillavano fuochi di accampamenti indigeni e che perciò chiamò Terra del Fuoco, le estreme propaggini di un nuovo continente. Ma con la scoperta di Capo Horn ad opera di F.Drake, nel 1578, e il suo successivo doppiaggio ad opera di Le Maire e Schouten, nel 1616, l’esistenza del continente australe tornò a venir ritenuta improbabile per molto tempo.Sir Francis Drake, inglese, capitano a 22 anni, combattè una lunga guerra corsara contro le colonie spagnole d’America, per conto della regina Elisabetta. Nel 1577 partì per un lungo viaggio di tre anni, che lo porterà a compiere la prima circumnavigazione del globo dopo la spedizione di Magellano Partito con cinque navi, depredando tutte le imbarcazioni spagnole che incontrava, Drake identificò nel 1578 Capo Horn, sull’isola omonima. Il vasto braccio di mare che separa il Sudamerica dall’Antartide prenderà così il suo nome. Bisognerà però attendere il 1616 perchè Capo Horn venga doppiato da due olandesi, J. Le Maire e W.C.Schouten, nato nei Paesi Bassi a Hoorn, da qui il nome della propaggine sudamericana.Le più alte latitudini australi furono raggiunte dagli olandesi e dagli inglesi che, per evitare l’incontro dei portoghesi e degli spagnoli, padroni delle vie commerciali con le Indie, erano costretti a rotte più meridionali. Infatti nel 1642 l’olandese Abel Tasman navigò a sud della Tasmania e della Nuova Olanda, l’attuale Australia, stabilendo che queste terre non appartenevano al mitico continente. Praticamente tutti i nostri autori descrivono o almeno riassumono le numerose spedizioni effettuate nei mari australi dal ‘500 alla fine del ‘700. Questi tre secoli d’esplorazione dimostrarono da un lato l’enorme difficoltà di percorrere i mari polari, ma dall’altro scoprirono le risorse che quei mari offrivano per la grande ricchezza di fauna, risorse che avrebbero dato vita ad importanti attività di caccia che avrebbero continuato a fiorire per quasi due secoli. Le rotte commerciali per l’oriente che avessero attraversato le regioni polari australi sarebbero risultate troppo lunghe e quindi poco economiche. Nonostante ciò i governi non rinunciarono all’esplorazione, all’occupazione concreta, allo sfruttamento ed al controllo delle terre australi appena scoperte. Ma una volta sperimentate le condizioni climatiche proibitive delle alte latitudini, i viaggi delle compagnie commerciali diminuirono.
Nel ‘700 l’esplorazione della regione australe progredì anche grazie alle spedizioni dei cacciatori di foche e dei balenieri. Gli inglesi e gli olandesi si contendevano continuamente il diritto di sfruttamento dei vari settori marittimi e il diritto di navigazione dei mari australi, fondando le proprie rivendicazioni sulla priorità delle scoperte. Il progresso della scienza fu trascurato di fronte all’interesse commerciale. Il ruolo dei cacciatori di foche e dei balenieri non deve essere sottovalutato. Le loro navigazioni furono importanti per l’esplorazione della regione polare antartica, ma è evidente che la conoscenza geografica non fu mai il loro interesse prioritario. Considerazioni strettamente commerciali influirono sulla precisione dei resoconti dei loro viaggi; infatti l’esigenza di ottenere forti guadagni spinse questi navigatori a mantenere riservate le informazioni e le scoperte che avrebbero potuto avvantaggiare i concorrenti, e quindi i dati di queste fonti sono scarsi e spesso volutamente imprecisi.Nel tardo ‘700 gli stessi imperi europei offrirono una nuova ipotesi commerciale per finanziare le esplorazioni australi. E’ vero che per suscitare le voglie dei mercanti fu detto e ripetuto dover essere in quel mare il semenzaio o, se vuolsi, il brefotrofio delle balene, le quali tennero finora nascosti agli occhi de’cacciatori i loro talami e le loro culle . La geografia veniva di nuovo usata per scopi politici, in quanto la ricerca delle rotte aveva chiare finalità di controllo strategico dei mari. Numerose navi baleniere partirono da Buenos Aires, da Valparaiso e da altri porti dell’Atlantico e del Pacifico posti ancora più a sud, dirette alle Shetland australi alla ricerca di balene e di foche da pelliccia.James Cook compì tra il 1772 ed il 1775 le prime circumnavigazioni dell’Antartide. Egli superò due volte il circolo polare ma, pur essendo penetrato oltre il 71° parallelo, ed avendo navigato nelle alte latitudini, non si imbattè nel continente australe. L’approdo più meridionale di Cook fu la Georgia australe; i ghiacci marini gli impedirono di spingersi più a sud. L’ampiezza e la durata della navigazione dell’esploratore britannico gli fecero dubitare che la supposta Terra Australis esistesse, e comunque annullarono per sempre la possibilitˆ che l’eventuale continente fosse enorme come lo si era immaginato fino ad allora. Le sue dimensioni dovevano essere fortemente ridotte, e la sua superficie doveva essere ricoperta dai ghiacci e priva di vita. Inoltre, le notizie sui rigori del clima e sull’inabilitˆ di quelle regioni scoraggiarono l’interesse per la terra australe; l’attenzione passò nuovamente alla regione boreale.I rapporti dei viaggi di Cook riportavano però notizie positive sulla popolazione delle foche nei mari australi, e quindi spinsero subito molto più a sud l’assalto dei cacciatori di foche e di balene. Ma questa fase fu presto interrotta: Le guerre napoleoniche interruppero questo slancio di investigazione. Soltanto dopo il congresso di Parigi la questione del Passaggio del N.O. fu ripresa , e con essa le grandi spedizioni. esplorative.Dopo la scoperta di nuove isole ad opera dei francesi Bouvet de Lozier ,isola Bouvet, Kerguelen ,arcipelago Kerguelen e Dufresne ,isole Crozet e Prince Edward, tra il 1772 e il 1775 James Cook, agli ordini dell’Ammiragliato Britannico e su incarico della Royal Society, superò più di una volta il circolo polare antartico, durante la prima circumnavigazione australe. Cercando invano un collegamento tra il Sud-America e la Nuova Zelanda, portò la sua Resolution fino a 71° 10′ S, arrivando senza saperlo a soli 240 Km dal continente, fermato dalla banchisa. Ma nonostante la scoperta delle Sandwich Australi, l’estremo sud appariva il regno incontrastato del gelo e dei ghiacci, e quindi di nessuna importanza per gli interessi nazionali. Cook potè così sostenere che il continente australe non esisteva, o aveva dimensioni molto minori di quanto fino ad allora sospettato. Le operazioni di avvicinamento proseguirono quindi, per i decenni successivi, quasi esclusivamente ad opera delle baleniere inglesi e americane, con scoperte casuali, non raramente mantenute segrete. Il comandante T.F.von Bellinshausen, ufficiale russo di origine tedesca, scoprì e battezzò, durante la sua circumnavigazione antartica compiuta tra il 1819 e il 1821, le isole Pietro I e Alessandro I, prime terre avvistate oltre il circolo polare.Nel 1820 il capitano N.Palmer, un cacciatore di foche, scorse la punta estrema della penisola antartica, senza poter dichiarare che si trattava di un nuovo continente.
Tra il 1823 e il 1839 la Compagnia mercantile londinese dei fratelli Enderby patrocinò numerose missioni esplorative, sull’onda di un rinnovato interesse politico per le aree dell’estremo sud. Per suo conto navigarono Weddel, che raggiunse i 74° 15′ S nel mare omonimo, Biscoe che scoprì e battezzò l’isola Adelaide, in nome della regina d’Inghilterra, Kemp, Balleny.La Francia, nel 1836 con Dumont d’Urville, scoprì la costa rocciosa della Terra di Graham. Gli Stati Uniti, nel 1838 con C.Wilkes, avvistarono una lunghissima linea costiera . Le spedizioni navali, con fini scientifici come lo studio del magnetismo, avevano anche lo scopo di giustificare future rivendicazioni territoriali. Tra il 1830 e il ‘40 ci si era ormai convinti che il continente esisteva. Nel 1839-1843 la spedizione J.K.Ross confermò il primato britannico, avvistando la Terra Victoria e, proseguendo, la grande insenatura che si spinge verso il polo e che da Ross prende il nome. Da qui osservò numerose montagne e addirittura due vulcani , l’Erebus e il Terror , chiamati come le due navi della spedizione, nonché il profilarsi della spettacolare barriera di ghiaccio. Raggiunti i 78° 9′ S ,si spostò poi ad oriente oltre la penisola antartica, navigando nel mare di Weddell, la grande insenatura opposta a quella di Ross.Tuttavia solo nel 1895 vi fu il primo sbarco sul continente, ad opera del norvegese C.Borchgrevink, che tornerà anche a svernare sulla terraferma nel 1899, durante una spedizione anglo-norvegese.

Le carte australi
Prima dei viaggi di Cook erano state scoperte quasi tutte le isole australi, che apparivano ormai sulle nuove carte, ma ancora nessun navigatore aveva raggiunto il circolo polare. La geografia al di là del circolo antartico era del tutto ignota. A riempire la lacuna avevano pensato però i teorici; e per un falso concetto di pretesi equilibrii morfologici, che era un retaggio dell’antichità, una Terra Australis incognita, con contorni fantastici, che l’uno copiava dall’altro, e con nomi tolti da’ libri del Polo e del Vartema, si era disegnata nella maggior parte delle carte. Veramente essa non si trovava nelle antiche carte spagnuole .Le prime rappresentazioni cartografiche dell’era moderna, puramente immaginarie, del continente antartico risalgono al globo di Schoner del 1520, ed alle carte di Oronce Finè (o Finaeus). Nel 1515 Schoner descrisse il continente australe in un volumetto intitolato Luculentissima quaeam terrae totus descriptio. In tutte le rappresentazioni cartografiche a sud dell’America meridionale viene rappresentata una regione del continente antartico denominata Brasilie regio o Brasilia inferior.Nella rappresentazione di Finè del 1531, con proiezione cordiforme, l’Asia è unita completamente all’America settentrionale. La Terra Australis recenter inventa sed non plene cognita ha quasi la forma di un cuore, e la Regio Patalis, che si trova sotto la Terra del Fuoco, giunge fino al tropico. Nella carta del 1536 la Terra Australis naper inventa sed non plene examinata è di dimensioni leggermente ridotte: la Regio Patalis è collegata alla Terra del Fuoco, mentre ad est del Madagascar si trova la Brasilie regio.Gli atlanti e le carte successive sono numerosi. Uno degli atlanti più importanti di Ortelius, il Theatrum Orbis Terrarum del 1570, rappresenta un enorme continente australe, da lui definito Terra Australis Nondum Cognita, al quale il testo si riferisce con il nome di Magellanica.Anche nella carta di Mercator del 1587 la Terra Australis o Magellanica ha dimensioni enormi, tanto da abbracciare gran parte degli oceani Pacifico e Indiano settentrionali; a sud di Giava il continente supera il tropico del Capricorno e giunge quasi fino all’equatore. Mercator aggiunge al continente alcune denominazioni geografiche tratte dalla relazione di Marco Polo, ad esempio Psittacorum regio (terra dei pappagalli), Terra de’piccinacoli (nani, pigmei), Maletur, Beoch e Locach. Nel 1571 l’italiano Bartoli disegnò una carta geografica dell’Antartide, sulla quale segnò perfino i nomi di alcuni luoghi immaginari situati sul continente, … come se veramente l’autore fosse stato informato anche intorno alla legittimità di essi . L’italiano Piero Todeschi, bolognese, curò nel 1673 una splendida carta murale, stampata su iuta e acquarellata, dei quattro continenti. Entrambi i poli sono disegnati con cura. La Terra australis incognita è vastissima: partendo dalla Terra del Fuoco, che non è chiaramente separata dal continente australe, si estende verso est lungo il tropico del Capricorno. Il mare d’India non è considerato un oceano, ma secondo le cognizioni di allora è un mare isolato e separato dagli altri oceani, ed è chiuso a sud dalla Psittacorum regio; nell’oceano Pacifico invece si trova la costa denominata Magellanica. Nel Pacifico il continente non supera il tropico, se non con una penisola denominata Boach Provincia, che si trova appena sotto la Nuova Guinea. Attorno al continente si estende un grande mare-oceano australe, il Mar del Zur.Seguendo l’invenzione dei cartografi molti navigatori si proposero di cercare il presunto continente australe: nel ‘700 partirono tra gli altri i francesi Beauchesne, Bouvet, de Kerguèlen, Crozet, Dufresne. La geografia fantastica influenzava le esplorazioni. Quest’errore, insomma, durò molto tempo, sebbene il De-Witt, ed in generale i cartografi olandesi posteriori al Tasman l’avessero tolto dalle loro carte, ed il Cluvier, il Frezier ed altri ne avessero messo in dubbio, o negato, l’esistenza . Per tre secoli l’ampiezza del territorio attribuito al continente antartico variò continuamente, sia in base alle conoscenze geografiche riportate dalle spedizioni, sia in base alle personali convinzioni dei cartografi, che spesso non avevano fondamento. L’idea, o piuttosto il mito di un territorio australe di dimensioni enormi venne definitivamente confutata dalle navigazioni di Cook. Pochi anni dopo, nel 1780, apparve a Genova una mappa del mondo di Raynal in diversi volumi, dalla quale il continente australe era del tutto sparito.

Fonti:
Istituto Idrografico della Marina
Biblioteca iim
Storia dell’Antartide
Antarctica
Alla scoperta dell’Antartide

Antartide Maurizio Cavini

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