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Messico Chiapas

5 febbraio 2007

Il Chiapas è il maggior produttore dell’intero Messico di caffè e mais, è al secondo posto nell’allevamento di bestiame, produce miele, cacao e legname pregiato. Ciononostante il 54 per cento della popolazione soffre di denutrizione. Tra le ricchezze chiapaneche vanno annoverate le risorse naturali quali petrolio, gas, uranio ed energia idroelettrica. La maggior parte di queste risorse vengono esportate e in cambio il sud-est messicano importa i principali prodotti della produzione capitalista: morte e miseria: il 60 per cento dei chiapanechi è sotto la soglia di povertà estrema: si calcola che ogni anno 15 mila persone muoiano di denutrizione, diarrea e altre malattie curabili. Un milione e mezzo non dispone di alcun servizio medico. L’istruzione è appannaggio di pochi: su 100 bambini 72 non terminano il primo anno della scuola primaria, sia per la carenza di strutture che per la necessità dei bambini di contribuire quanto prima al sostentamento delle famiglie. Non meno negativa è la situazione del lavoro: il 19 per cento delle persone occupate non guadagna niente (esiste ancora un manodopera di tipo servile) e il 39,9 per cento rimane al di sotto del salario minimo.Il grido di “terra e libertà” è stato da sempre la bandiera delle lotte popolari messicane, dato che il 60 per cento della popolazione si dedica al lavoro agricolo. Il problema della terra si è aggiunto a quello atavico della povertà con l’acutizzarsi della pressione demografica e con la forte immigrazione guatemalteca. In Chiapas seimila famiglie possiedono quasi la metà della superficie dello Stato, la stessa estensione che sono costretti a dividersi duecentomila famiglie di contadini negli ejidos (le terre in comune di proprietà della comunità indigena, capisaldi della rivoluzione del 1910 di Pancho Villa ed Emiliano Zapata). Gravi costi sociali sono stati la conseguenza negativa delle politiche economiche volute dal governo di Salina de Gortari (Presidente del Messico, 1988-1994), atte a gettare le basi della via nordamericana della modernizzazione e del neoliberismo. La spinta alle privatizzazioni, privilegiando il consolidamento dei capitali privati in prevalenza stranieri, ha portato a favorire l’economia finanziaria speculativa e non produttiva con una sempre maggior influenza politica ed economica estera, soprattutto nordamericana.
Altre iniziative del governo di Salinas quali  la modifica dell’art.27 della Costituzione al fine di incentivare il libero mercato della proprietà terriera a favore dell’oligarchia agraria; la riforma agraria che impone dei minimi di produzione sotto i quali gli appezzamenti possono essere espropriati e privatizzati,   manifestarono l’evidente intenzione del governo di favorire e legittimare sempre gli interessi di una ristretta classe di cittadini a discapito delle comunità agrarie. L’entrata in vigore del NAFTA (North American Free Trade Agreement, gennaio 1994) “trattato di libero commercio” che tutela gli investimenti dei partner Canada-Usa-Messico, favorendo la libera circolazione delle merci e dei capitali a discapito del diritto al lavoro e della tutela ambientale, ha segnato la condanna a morte soprattutto dei campesinos. Il NAFTA tende a una sempre maggior concentrazione del potere nel potere, della miseria nella miseria, di esclusione delle minoranze, dalle quali si può prescindere. I piccoli coltivatori privi di finanziamenti da investire nello sviluppo delle proprie coltivazioni e quindi impossibilitati a competere sul mercato agricolo (soprattutto nei confronti dei propri omologhi americani), saranno costretti a vendere i propri prodotti sottocosto (una tonnellata di mais viene pagata al corrispondente di circa 230.000 lire italiane), fino a cedere le terre per pochi soldi, o venire espropriati con la forza dalle guardie bianche, mercenari al soldo dei latifondisti.
Nel 1994. “Capodanno a San Cristòbal. Entra in vigore il Nafta, il Messico sta per essere ammesso al club dei paesi ricchi del Nord America. Alle ore 0,30 un gruppo di ribelli appartenenti al fino ad allora sconosciuto Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) occupa contemporaneamente vari comuni dell’altopiano chiapaneco: Margheritas, Altamirano, Rancho Nuevo, Chanal, Ocosingo, San Cristòbal. I ribelli si impadroniscono della radio locale Xeoch, da cui diffondono proclami rivoluzionari. L’esercito messicano, in stato di allerta, attende ordini. Il Subcomandante Marcos, portavoce dell’EZLN, dichiara: “Per secoli siamo stati sfruttati, disprezzati e discriminati. Abbiamo detto BASTA!” EZLN è la voce delle masse e di tutti gli oppressi che si arma per farsi ascoltare e che ripropone in una forma tra le più avanzate e spettacolari il problema del secolare intreccio fra questione india e questione agraria, riportando alla memoria il grido di Tierra y Libertad di Emiliano Zapata, che nel 1910 diede inizio al movimento rivoluzionario indigeno e contadino del sud del Messico. EZLN nasce nel 1983 per iniziativa di un piccolo gruppo di meticci che si stabiliscono nella Selva Lacandona, e insieme a pochi indigeni della zona politicizzati, formano l’EZ (Esercito Zapatista). Superato il difficile adattamento all’ambiente e l’ostilità delle popolazioni autoctone, diventa un movimento di massa, costituito in prevalenza da campesinos indios. L’organizzazione dell’EZLN trova la sua matrice nella cultura indigena di “democrazia formale e diretta” (voto e discussione assembleare). Mandar obedeciendo (comandare obbedendo) è la parola d’ordine che disciplina l’azione politica e militare. Lo stesso Subcomandante Marcos è subordinato al comando direttivo formato da indios tzotzil-tzeltal-chol-tojolabal ecc., di cui è l’interprete, il traduttore, il ponte tra diverse culture. Attraverso la sua voce è possibile ascoltare gli indigeni delle diverse etnie che compongono l’Esercito Zapatista. Il loro obiettivo non è la presa del potere, ma un reale cambiamento democratico dell’intero paese. Il dialogo nazionale è attuato attraverso la “Convenzione Nazionale Democratica” dell’agosto del ‘94 e la “Consulta Nazionale” dell’agosto del ‘95, dove le forze sociali, i sindacati, i partiti politici interessati e le organizzazioni di base affermano la volontà popolare messicana di dire ¡YA BASTA! (ORA BASTA!).  EZLN individua nelle politiche neoliberiste la causa principale dei problemi della società non solo messicana, ma mondiale. La sua critica non è puramente teorica, ma si basa sui danni sociali e ambientali che esso arreca a tutti i paesi. La lotta zapatista assume carattere internazionale e questo dibattito planetario avviene presso le cinque aguascalientes (accampamenti per assemblee popolari costruite presso comunità indigene) durante il “Primo Incontro Intercontinentale per l’Umanità e contro il Neoliberismo” tenutosi nell’estate del 1996 in Chiapas, al quale hanno partecipato circa 3000 persone provenienti dai cinque continenti. Dalle montagne del sud-est messicano l’EZLN lancia l’idea di costruire una rete collettiva di resistenza al neoliberismo e per l’umanità, una rete intercontinentale di comunicazione alternativa per poter costruire un mondo dove ci siano tutti i mondi.Gli indios del Chiapas, uno degli stati più poveri del Paese, videro nel trattato NAFTA  l’ennesima restrizione dei loro diritti che li avrebbe obbligati a vendere la terra e a trasferirsi nelle fatiscenti periferie urbane.  Il 1°  gennaio 1994, nei pressi di San Cristóbal de las Casas, un gruppo di indios dell’EZNL (Esercito zapatista di Liberazione Nazionale) insorse contro le autorità locali e nazionali. Il movimento del Chiapas si ispira a Emiliano Zapata, il leader rivoluzionario d’inizio secolo: l’EZLN rivendica le grandi conquiste della rivoluzione messicana (terra per tutti i contadini, autonomia per gli indios, democratizzazione dello stato) di cui le classi popolari beneficiarono solo per un breve periodo. Le fiamme che quel 1° gennaio 1994 incendiarono il municipio di San Cristobál sono state il frutto di anni di rabbia di generazioni di indios a causa della discriminazione economica e politica imposta loro dai governi che si sono succeduti in Messico. Gli zapatisti presero il controllo di città e fattorie.  L’EZLN, dopo un referendum al suo interno, si è dotato di un proprio organismo politico, l’FZLN, che ha avviato trattative, spesso interrotte da ambo le parti, con il governo.  L’insurrezione contadina era ed è guidata dal Subcomandante Marcos, il quale ha acquisito vasta popolarità nel mondo anche grazie all’utilizzo di Internet quale mezzo di diffusione di proclami e programmi rivoluzionari: egli è divenuto il simbolo della lotta dei poveri.  La lotta tra i guerriglieri zapatisti e il governo messicano si è intensificata all’inizio del 1995, quando le istituzioni, avendo perso autorità sociale agli occhi del paese e credibilità economica a quelli degli investitori stranieri, decisero di inviare nel Chiapas l’esercito federale per schiacciare definitivamente il movimento dei ribelli; l’imponente campagna militare, pur avendo permesso di riprendere il controllo di alcune piccole città precedentemente conquistate dagli zapatisti e di far retrocedere le basi dei guerriglieri nelle campagne e nelle foreste dell’estremo sud, non è riuscita nell’impresa di catturare i capi del movimento rivoluzionario e di sedare la guerriglia. Da allora sono stati avviati i negoziati con il governo federale, e nel febbraio 1996 è stato siglato il primo di sei accordi di pace, inteso a proteggere la cultura autoctona e a conferire alla popolazione indigena maggior peso politico. La situazione nella regione, però, non si è placata e la repressione delle popolazioni del Chiapas con squadroni della morte e anche con lo stesso esercito federale è continuata: il 22  dicembre 1997, con la complicità dell’esercito federale e della polizia, una banda paramilitare è intervenuti in Chiapas compiendo una vera e propria strage ad Acteal.

Fonti:
Kollettivo Estrella Roja

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