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animismo

20 maggio 2008

Animismo è un termine che classifica antropologicamente credenze e culti che attribuiscono o a luoghi, cose, persone o esseri di varia natura caratteristiche soprannaturali e non concepiscono divinità puramente trascendenti, assegnando qualità spirituali a realtà materiali. E’ l’ identificazione tra spiritualità e realtà presente nelle concezioni religiose più antiche che si è evoluta storicamente nelle filosofie definite panpsichiche . In antropologia definisce l’assegnazione di qualità sovrannaturali ad oggetti, luoghi, fenomeni naturali ed esseri viventi che condizionano l’ esistenza di popolazioni con società ed economia arcaica basata su caccia, raccolta o agricoltura essenziale. Ciò che è riconosciuto come animatio diventano oggetto di culto e determinano influenze benefiche sulla vita quotidiana individuale e collettiva della comunità. Secondo l’ antropologia culturale inaugurata da Taylor nel 1871 e consolidata da James Frazer nel 1890 con il celebre studio Il Ramo d’ Oro, tale forma di spiritualità intimamente legata alla realtà fondata sull’ esperienza costituisce il fondamento evolutivo delle concezioni religiose più articolate ed organizzate che hanno condotto all’ idea dell’ Essere Creatore e quindi a tutte le grandi religioni. In realtà queste concezioni assegnano all’ animismo caratteristiche di spiritualità primitiva, ma le ricerche di Leo Frobenius e le sue pubblicazioni nel 1903 portarono alla Teoria dell’area culturale, che sottolinea come le antiche mitologie non hanno avuto evoluzioni indipendenti ma hanno avuto origini africane diffuse poi progressivamente dalle civiltà egiziana e mesopotamica fino al quelle orientali, quindi proseguita nelle aree del Pacifico ed America. Anche Sigmund Freud nel suo Totem e tabù considera l’ animismo nucleo originario dell’ evoluzione sociale e successivamente esso fu oggetto di dibattito tra determinismo, universo soggetto a leggi causali senza fine o progetto e finalismo che al contrario concepiva l’ esistente così perfetto da non poter essere stato prodotto da pura casualità. La scienza moderna con la fisica è intervenuta stabilendo la casualità nei fenomeni naturali e con la biologia definendo l’ imperfezione dato la vita è soggetta a malattia, decadenza e morte. Le concezioni animiste non antropomorfe furono alla base delle più antiche religioni orientali fino alla filosofia greca. Platone concepiva l’anima quale principio vitale all’ opposto delle teorie atomiste di Democrito per le quali gli esseri viventi erano solo aggregazione di atomi. Il Platonismo e le sue evoluzioni filosofiche hanno contribuito all’evoluzione teologica concependo l’anima come principio semplice che determina la molteplicità dell’ essere. La materia nasce quando si produce l’ aggregazione di atomi e muore quando essa si disgrega, mentre l’anima che ne è il fondamento negli esseri viventi è indistruttibile e rimane eterna anche dopo tale disgregazione. Alla base di ciò vi è un’ origine unica eterna ed immanente che genera ogni essere, ma non volontariamente, per cui l’ universo possiede un’ anima comune. Tale concezione platonica dell’ anima è presente nelle religioni orientali, nel neoplatonismo filosofico e nel pensiero moderno inaugurato dal concetto dello Slancio Vitale di Bergson, per cui la vita sorge da infinite potenzialità che hanno corsi diversi e quindi anche l’ evoluzione stessa è creatrice derivando da quello slancio vitale non determinato ed inesauribile. Una costruzione filosofica estremamente articolata che ha la sua origine in quelle prodotte da popolazioni a lungo considerate primitive.

Sciamanesimo

Il termine sciamano sarebbe entrata nell’italiano dall’inglese shaman, questo attraverso lingue slave e germaniche dal tunguso šaman, a sua volta dal pali samana, derivato dal sanscrito sramana che significa “saggio”. Da notare la radice indoeuropea sa di “sapere”.Nelle concezioni spritiuali riconducibili allo sciamanesimo, gli spiriti ultraterreni a decidere le sorti e ciò che accade sulla terra, quindi i problemi potevano essere risolti solo da un proprio simile che avesse la capacità ed i mezzi per entrare in contatto con questi spiriti, per affrontare quindi un “viaggio” ultraterreno nel mondo degli spiriti, che potesse quindi trovare lì la soluzione ai problemi. Questo era lo sciamano, un “ponte” quindi tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Secondo la cultura sciamanica, non si può diventare sciamani per scelta o per semplice iniziazione, ma si deve ricevere una “chiamata” da parte degli “spiriti” e a questa chiamata non si può rispondere negativamente. Dopo di ciò, in alcune culture, può esservi l’iniziazione. Il ricevimento della “chaimata” è spesso per chi la riceve un dramma, uno sconvolgimento della propria vita, un minare seriamente le proprie stabilità ed integrità fisica e psichicha, al quale farebbe volentieri a meno, ma il non accettare, sempre secondo la tradizione sciamanica, avrebbe conseguenze molto più gravi, che potrebbero portarlo fino alla follia e alla morte.Generalmente nello sciamanesimo classico, gli sciamani sono di sesso maschile, ma esistono anche sciamani di sesso femminile ed il loro numero aumenta man mano che ci si avvicina ai gruppi sedentari, soprattutto nelle società agricole e contadine come quelli Uzbeki e Tagiki, ma anche Estremo Oriente e Sudest asiatico. Il loro ruolo però è generalmente più marginale rispetto a quello degli sciamani maschi perché, sempre secondo la tradizione sciamanica, il “viaggio” dello sciamano di sesso maschile sarebbe di ben più ampio respiro, avrebbe un raggio d’azione molto più vasto e la sua azione sarebbe molto più potente. Le sciamane (dove esistono) sarebbero invece generalmente più “specializzate” in quelle cure che prevedono l’uso dell’erboristeria. Lo sciamano, diversamente a quanto succede per il sacerdote o il re, non deriva da una istituzione ma ha base empirica, possiede facoltà innate o trasmesse e, a differenza invece dello stregone-medico, ha un comportamento di carattere estatico, in trance è ponte fra le energie spirituali e quelle terrene, un canale della volontà divina e delle forze della natura che mette a disposizione dell’umanità attraverso l’amore e la comprensione. Durante l’estasi si impadronisce di lui una forza che può essere concepita sia come impersonale che come spirito o demone, con questo aiuto lo sciamano influisce sulla vita dei compagni. Il legame fra lo sciamano e il potere che lo invade è molto stretto, perde la sua personalità e diventa temporaneamente l’”altro”. Sciamani dell’America settentrionale e della Groenlandia portano maschere proprio per sottolineare questo significato. Non sempre tutto questo viene sentito come un dono ma anche temuto come la morte, per la sua potenza. Alcune culture sciamaniche fanno risalire le loro origini alle donne, per esempio lo sciamanesimo che opera tramite l’aquila oppure in Cile, dove le sciamane Mapuche da 25.000 anni praticano guarigioni seguendo la luna. Addirittura presso i Ciukci dell’Asia settentrionale o i Daiak delle coste della Malesia, lo sciamano si “trasforma” a volte in donna e come tale si sposa.Gli Sciamani sono protettori della mitologia dei raccoglitori cacciatori,la cui vita era basata sull’economia di sussistenza, sulla predizione e sul rapporto diretto con la natura e un ruolo fondamentale sull’evoluzione delle società di cui facevano parte. Le regole fondamentali della pratica sciamanica sono il rispetto dell’individualità e della libertà di ogni singolo individuo; divieto per lo sciamano è nuocere a sé e agli altri, mancare di rispetto alla Madre Terra e a qualsiasi espressione di vita, nonché ricevere compensi in denaro. Aspetto significativo della “cura” nella credenza sciamanica è che la guarigione è sia fisica che psichica.Parte della psichiatria moderna attribuisce le eventuali guarigioni ad ipnosi o autoipnotismo o anche ad ipnotismo collettivo. Gli strumenti musicali, per esempio, con il frastuono violento che spesso accompagna queste pratiche, “strappano” il guaritore ed il paziente dalla loro solita esistenza, con funzione terapeutica.Può essere fonte di riflessione il rilevare che lo Sciamanesimo non è apprendimento intellettuale, ma un modo di imparare a conoscere attraverso un approccio unicamente esperienziale. Lo sciamanesimo, originariamente legato alle culture di cacciatori-raccoglitori, appare diffuso quasi ovunque nel mondo, dall’Australia alle Americhe con carateristiche comuni. Lo sciamanesimo non è presente nel continente africano, né presso le società di coltivatori di Melanesia Nuove Ebridi, Nuova Caledonia e Nuova Guinea e neppure nelle zone delle grandi civiltà dell’antichità, come quella cinese, le grandi civiltà del Mediterraneo, quelle mesoamericane e andine. Presso le grandi civiltà è possibile che sia originariamete esistito, ma che poi sia stato rimosso. In Africa, invece, dove è presente un’altra figura, quella dello stregone, non vi è alcuna traccia di sciamanesimo, nemmeno le più antiche pitture rupestri forniscono alcuna indicazione in proposito . Sepolture in caverne del nord dell’Iraq, a Shanidar, datate 150.000 anni fa, come petroglifi di 7000 anni fa del Nord America, recano tracce di riti sciamanici. Particolarmente radicato appare invece in Asia, specialmente in Siberia, dove non c’è o è stata minima la sovrapposizione di altre culture; lo sciamanesimo siberiano è pertanto considerato dagli studiosi quello classico, il più puro. Sappiamo che lo Stretto di Bering, spesso ghiacciato, era l’itinerario seguito dai cacciatori homo sapiens sapiens del paleolitico per penetrare nel continente americano; dal sud-est dell’Asia penetrano fino in Australia, 53.000 anni prima della nostra era e gli attuali aborigeni sono i diretti discendenti.Pratiche sciamaniche si ritrovano quasi ovunque: presso i Ciukci, gli Inuit, gli Yupik, i Samoiedi, i Tartari e i Mongoli, i Buriati, i Daiak del Borneo, in Oceania, nel Sud-Est Asiatico, in India, Tibet, Giappone e nel continente americano ma si hanno anche forme più “raffinate” come presso gli Yoag Indiani, oppure i Berserkr germanici che infuriano durante le battaglie o addirittura gli eroi invasati dallo spirito di Jahvè nell’antico Testamento Gedeone e Saul che è poi messo fra i profeti.Esistono diverse teorie per spiegare la diffusione quasi globale dello sciamanesimo, le principali sono la cosiddetta teoria diffusionista, ipotizza che il fenomeno, nato presso un popolo, si sia diffuso da un popolo all’altro, da un luogo all’altro, la teoria della derivazione da una fonte comune e la cosiddetta teoria strutturalista, ipotizza che il fenomeno sia sorto contemporaneamente in vari luoghi e presso varie popolazioni perché innato nella struttura mentale umana. Gli elementi comuni dello sciamanesimo sono che lo sciamano asserisce di ricevere una “chiamata” da parte degli “spiriti”, alla quale, non può rifiutarsi di rispondere positivamente, quindi un “viaggio” mentale, onirico nel “mondo degli spiriti”con modalità differenti ,ad ogni suo intervento volto a risolvere problemi propri, della comunità o di singoli. Le fasi caratteristiche del “viaggio” sono la trance , stato psichico alterato che in alcuni casi viene raggiunto tramite l’uso di allucinogeni , la metamorfosi con la quale si trasforma durante il viaggio in sogno nell’animale protettore, il combattimento contro gli spiriti ed altri sciamani ed infine il rientro dal viaggio con la soluzione al problema.

Fonti:wikipedia

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