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Vie della Seta

10 maggio 2010

Fin dall’antichità l’unica via commerciale terrestre tra l’Asia centrale e l’India è stata quella diramazione della Via della Seta che partiva dal regno di Bactriana in Afghanistan proseguendo per Taxila e la valle dell’Indo dove era nata una delle prime “culle”della civiltà, la stessa percorsa da Alessandro il Grande. Uno degli accessi passava attraverso il Baluchistan pakistano, l’altro costeggiava il Laghman tra le montagne del Kafristan provenendo dall’  Afghanistan e scendeva verso la pianura del Punjab per procedere nell’India settentrionale, diramandosi ad ovest verso l’antico porto di Barygaza vicino a Bombay dove giungeva la rotta marina della Via delle Spezie, ad est verso il Bengala. Dopo la decadenza dell’antica civiltà dell’Indo, in Pakistan rimasero solo piccoli centri carovanieri, in seguito migrarono i turco tartarici e iraniani, seguiti dalle tribù di Pathani e gruppi indo ariani e dravidici e il territorio divenne un crogiuolo di razze e culture amalgamate solo con la penetrazione dell’ Islam.La diramazione principale  della Via della Seta passava per il Baluchistan, l’altra lungo i contrafforti dell’Hindo Kush e Karakorum entrando nelle valli del Kunar e Kafristan procedendo per quella dello Swat, una regione ancora popolata da tribù ariane indipendenti come i Dardi e i Guagir e divisa in distretti “tehsil” diretti da capi tribù “tehsildar”. Più a nord si stende il territorio montuoso di Chitral e degli “infedeli” Kafir, in una splendida regione selvaggia di vallate, foreste, torrenti e laghi, dove sono vissuti completamente isolati e mai islamizzati, sarebbero i discendenti dei militi greci al seguito di  Alessandro il Grande, più probilmente da  tribù russe caucasoidi, perfettamente integrate al magnifico ambiente naturale, che ha fatto identificare le valli con la mitica “Shangri-La” delle antiche leggente diffuse tra la Cina e la Persia. La via del nord procedeva nella valle dello Swat che fiorì con il buddismo indiano le cui iscrizioni sulle pietre lungo l’ Indo raccontano in sanscrito le storie dell’”Illuminato” e dell’ imperatore Ashoka. Taxila, santuario occidentale del buddismo e della straordinaria arte Gahandara, crocevia della Via della Seta per la Valle dell’Indo a sud e per il Turkestan cinese a nord attraverso il passo di Kunjeerab. Da qui la via entrava  in Turkestan lungo il massiccio del Mutzaga arrivando a Kashgar che collegava l e  piste dell’Asia centrale ai confini occidentali del Celeste Impero. La catena del Tianshan divide la regione del Xinjiang nel bacino del Tarim, i deserti Takla Makan e a  Zungaria, la popolazione di origine turca è divisa in undici grandi gruppi tra i quali domina quello Uygur. Da Kashgar una rotta si collegava al sistema carovaniero del Karakorum-Himalaya che univa le “alte valli” tra Kashmir, Ladakh, Nepal,Tibet e Sikkim, l’altra proseguiva lungo il Takla Makan occidentale verso i monti Tianshan e il Kazakistan e a Urumqi si ricongiungeva con la diramazione proveniente dall’Uzbekistan e la maggioranza Uygur convive con gli Uzbeki, i discendenti del Khan “Ozbeg” che introdusse l’Islam nel Turkestan conTamerlano.  Qui la via si collegava alla rotta di Samarkanda attraverso le “Montagne Celesti” Tieashan tra magnifici boschi e praterie verso il lago Tianchi con gli accampamenti estivi dei nomadi Kazhaki, divisi tra nobili “Ak-Sujek” o “ossa bianche” e dai sudditi “Kara-Sujek” o “ossa nere”.  Scendendo dai Tienshan verso il Takla Makan si incrocia la “Peilu Passava”che giungeva ai monti Kunlun dove passava la  rotta “Nulu” per Kothan e  Kashgar procedendo per i passi del Pamir, la Bactriana e l’ Uzbekistan verso l’ Iran.  Nella Zungaria si trovano i Kirghisi, discendenti dalle tribù “Qara Qirgiz” che invasero l’antico regno Uygur nel IX secolo provenendo dalle steppe del nord, subirono la conquista dei mongoli, e poi tra i primi a convertirsi all’islamismo nel Turkestan, ma  conservando le antiche tradizioni degli antenati siberiani e gli sciamani “baski” hanno più autorità dei “mullah”musulmani, le tribù sono divise in ala sinistra “Sol” e ala destra “On” secondo come erano inquadrate nell’esercito di Gengiz Khan, con clan diretti dai consigli  “manop”. Attraverso il Takla Makhan la carovaniera giungeva nell’infuocata depressione di Turpan con l’ oasi che fu centro della civiltà Tokhariana e nel deserto sono disseminate le rovine delle antiche culture della regione, nella pianura di Qarachar vi sono centinaia di tombe e poco distante le rovine di Goacheng centro di un regno sino-indoeuropeo descritto dalle cronache T’ang del IX secolo.  Procedendo a est la via giungeva a Liuyan e Dunhuang, nota come Shazhou nellle cronache dinastiche Han del II secolo a.C., la “porta occidentale dell’impero” con i passi fortificati di  Yumen e Yangguan vicino ai resti più occidentale della Grande Muraglia edificata dagli Han per proteggere l’impero dai barbari del nord e dell’ovest. Le vicine grotte di Mogaku reppresentano mirabilmente tutto il pantheon buddista capolavoro della pittura rupestre cinese e contenente cinquantamila documenti e testi redatti in sanscrito, cinese, uygur, tibetano e lingue locali per sette dinastie. La rotta continua entrando nel “corridoio del Gansu” che collega i deserti dell’ovest al fertile bacino dello Huang Ho e il Fiume Giallo, dominato da una fortezza che chiudeva il passo di Jayaguan dove terminavano gli oltre seimila chilometri della Grande Muraglia, procedendo fino a Lanzhou sullo Yang-tse-Kiang e la capitale X’ ian.In Pakistan dallo Swat l’antica pista scende ad ovest per riconguingersi  con quella principale del Baluchistan e l’altra aperta successivamente proveniente dall’ Afghanistan attraverso il leggendario Khyber  Pass e sulla quale sorse Peshwar nel territorio delle tribù guerriere  Pashtu.Da Peshwar l’antica Via dell’India proseguiva a sud, vi sono sorte Rawalpindi e la moderna capitale Islamabad, poi inizia l’India a Lahore con la sua splendida città vecchia Moghul che ostenta le magnifica “Moschea d’oro” e la Badshani Masjid , la favolosa residenza dei sultani Maharaja Ranjit Singh Samahada, il fantastico “Palazzo degli Specchi” Schi sh’ Mahal e la poderosa cittadella in arenaria rossa che proteggeva il centro Moghul del leggendario imperatore Jahangir il cui mausoleo ne veglia i resti. L’altro Gran Moghul Shan-Jahan arricchì la “Porta dell’India” .

© Paolo Del Papa

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