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	<title>Travelgeo &#187; Adventure</title>
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	<description>Avventure, Popoli, Viaggi, Esplorazioni</description>
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		<title>Brasile Transamazzonia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 20:24:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gran parte dell’area amazzonica é compresa nel territorio brasiliano di cui ne occupa ben 3.579.991 Km.2 suddivisi tra gli stati di Roraima, Parà, Amazonas, Acre e Rondonia, oltre il 40% dell’intero Paese..pochissimo popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabi­li o lungo la pista “Transamazzonica”. Questa titanica opera di collegamento stradale, conferma L’ Amazzonia come “terra di primati”; venne iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran parte dell’area amazzonica é compresa nel territorio brasiliano di cui ne occupa ben 3.579.991 Km.2 suddivisi tra gli stati di Roraima, Parà, Amazonas, Acre e Rondonia, oltre il 40% dell’intero Paese..pochissimo popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabi­li o lungo la pista “Transamazzonica”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Branco Cablocos.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz Rio Branco Cablocos" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Branco Cablocos.jpg" alt="Brasile amazz Rio Branco Cablocos" /></a>Questa titanica opera di collegamento stradale, conferma L’ Amazzonia come “terra di primati”; venne iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà incredibili, una strada taglia in due la foresta da Recife, sull’Atlantico, al confine con il Perù.Negli ultimi tempi sono stati costruiti anche tronconi trasversali che collegano tra loro zone prima completamente isolate, destinate ad accogliere centri di colonizzazione e di sfruttamento della jungla La “perimetrale norte”, che unisce il Venezuela al Brasile, rende possibile un sogno preseguito per anni: passare per via terra dal grande bacino dell’Orinoco a quello dell’Amazonas fino a Manaus e, da qui, con il troncone meridionale, fino alla Bolivia e le Ande. Un itinerario del genere presenta ancora aspetti da “grande tra­versata”, possiede quel fascino dell’”avventura”,  piena di difficoltà ed incognite, che molti vanno cercando nelle zone più “difficili” del mondo,  ma soprattutto dà un’idea globale su cosa rappresenti la colonizzazione dell’ Amazzonia, di questa ultima “frontiera” dove si sta ripetendo un’epopea paragonabile a quella del­la “conquista del west”, forse superiore date le maggiori difficoltà.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz pop vill1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Brasile amazz pop vill1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz pop vill1.jpg" alt="Brasile amazz pop vill1" /></a>Gli elementi ci sono tutti: piccoli centri frequentati da mercan­ti, avventurieri, immigrati, meticci, esploratori, una natura ancora selvaggia ed ostile, indios che cercano disperatamente di difen­dersi dall’ avanzata drammatica e violenta della cosiddetta “civiltà”. Sono stato tra i primi dei pochi che hanno  percorso intera­mente le piste “Transamazzoniche”, da nord a sud, da est ad ovest, e non posso che confermare questa idea di una nuova “grande epopea”. Tuttavia posso anche confermare che tale vasto progetto ha avuto i suoi spaventosi costi di vite umane, il mostruoso sterminio degli indios della foresta, le vittime di un progetto tanto grandioso quanto spietato e violento. La popolazione originaria dell’Amazzonia brasiliana é rappresentata da cinque grandi gruppi linguistici, ognuno dei quali costituito da varie tribù: i Pano, i Caribi, i Ges, i Tupi e gli Arawak, in buona parte sterminati dai colonizzatori bianchi.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile solimoes navig1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Amazz Brasile solimoes navig1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile solimoes navig1.jpg" alt="Amazz Brasile solimoes navig1" /></a>Fin dalle prime esplorazioni e per tutto il periodo di colonizzazione ancora in atto, gli indios hanno imparato a temere la ferocia dei bianchi, molti sono stati sterminati o rinchiusi in “riserve”, altri si sono assoggettati, altri ancora si sono rifugiati nelle zone più inaccessibili ed é molto più pericoloso oggi che un tempo attraversare alcune di queste zone, i sopravvissuti hanno il terrore degli stranieri e si difendono come possono. Nel 1669 Francisco Falco, un’intraprendente esploratore portoghese, raggiunse la confluenza del Rio Negro con il Rio Solimoes, dove le acque scure del primo corrono parallelamente con quelle giallastre del secondo, che gli spagnoli avevano battezzato Amazonas, per oltre ottanta chilometri senza mescolarsi tra loro. Rimase talmente impressionato da questo spettacolo, lo stesso che qualsiasi visitatore a Manaus può godere oggi, che decise di stabilirsi sul posto e fondò un avamposto che chiamò Forte Sào José nel quale vivacchiarono per anni pochi coloni che ne cambiarono il nome in Bara e poi in Manaus.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile Manaus port.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Amazz Brasile Manaus port" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile Manaus port.jpg" alt="Amazz Brasile Manaus port" /></a>Per circa due secoli la capitale dell’Amazonas fu Belem, il porto sull’immenso estuario del fiume, nel 1850 Manaus contava circa seimila abitanti completamente al di fuori della vita economica e commerciale del Brasile che si svolgeva tutta sulla costa a ben 1250 Km. di distanza.Verso la fine del XVIII<sup>0 </sup>secolo il naturalista francese La Condomine, portò in Europa una sostanza densissima e lattiginosa ricavata dall’ Havea Brasilensis, un albero diffusissimo nella jungla amaz­zonica, le cui proprietà vennero studiate a lungo dagli scienzia­ti europei prima di interessare la nascente industria moderna, era il cauccìu.Nel 1854 due importantissimi eventi determinarono l’inizio del boom industriale ed economico del caucciù: lo sviluppo della navigazione a vapore che rendeva trasporti fluviali e marittimi più rapidi e le idee di impiego del caucciù di due industriali.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz pop vill2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz pop vill2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz pop vill2.jpg" alt="Brasile amazz pop vill2" /></a> L’inglese Mac Kintosh pensò di utilizzare la gomma ricavata dal caucciù per far ne impermeabili, l’americano Goodyear per fabbricare scarpe a buon mercato e resistenti. Tuttavia la gomma risultava troppo pesante, maleodorante e poco elastica, ma fu ancora Goodyear, il vero “padre” della gomma, che ebbe l’idea generale di mescolare il caucciù allo zolfo per far diventare la gomma più leggera ed elasticissima. Goodyear aveva inventato il procedimento di “vulcanizzazione” che segnò la nascita del grande impiego in­dustriale del caucciù e dell’ ”era della gomma” che venne impiegata per la fabbricazione di una innumerevole serie di prodotti. Comonciò l’ ”età d’oro” di Manaus, vi fu una grande immigrazione di mano d’opera, la città crebbe a dismisura, giunsero imprendi tori da tutto il mondo e nacque la leggenda del “Nuovo Eldorado. Gli imprenditori accumularono in pochissimo tempo fortune colossali sui loro “imperi del caucciù” e, in piena jungla, vollero edificare una città monumento alla ricchezza e opulenza.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile rio negro cablocos2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Amazz Brasile rio negro cablocos2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile rio negro cablocos2.jpg" alt="Amazz Brasile rio negro cablocos2" /></a>Fecero lastricare le strade, costruirono fognature e serbatoi di acqua potabile, dotarono la città di illuminazione a gas e una rete tranviaria, ingrandirono il porto, costruirono chiese e palazzi principeschi, un teatro con ben 1400 posti, tutto costruito in Europa con i materiali più costosi, “smontato” e’ “rimontato” a Manaus. I più esigenti arrivarono a spendere cifre incredibi per inviare la loro biancheria nelle migliori lavanderie di Londra con un apposito piroscafo dal “servizio celere”! Le bizzarrie dei ricchissimi magnati di Manaus entrarono ben presto nella leggenda, ma il loro sogno fu quello di avere Sara Berhard e Caruso ad esibirsi nel loro teatro, offrirono cifre favolose, ma non furono mai esauditi.Nel frattempo gli inglesi tentavano di strappare all’ Amazzonia primato del caucciù e, dopo alcuni tentativi falliti, un certo Wichkham esportò 70 mila semi di halvea che piantò in Malesia, Indonesia e Ceylon: fu l’inizio della fine. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasilia1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasilia1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasilia1.jpg" alt="Brasilia1" /></a>Le piantagioni in Estremo Oriente si moltiplicarono con costi produttivi molto inferiori, Wichkham fu fatto lord e Manaus, dopo l’apogeo del periodo tra il 1900 e il 1911, vide calare vertiginosamente la domanda e la produzione di caucciù. Il declino continuò rapido e progressivo fino a che Manaus non diventò quasi una “città fantasma”, abbandonata dalla fortuna. Vi fu un bre­ve periodo di risollevamento durante l’occupazione giapponese dei possedimenti britanici orientali, ma dopo la seconda guerra mondiale Manaus e i centri di Boa Vista, Porto Velho ed altri sorti lungo le rotte del Rio Branco e Rio Negro, ripiombarono nella crisi. Chi soffrì maggiormente delle vicende del caucciù amazzonico furono i poveri “seringueros” i raccoglitori emigrati nella foresta nella speranza di un avveni­re, i cui discendenti ancora vivono in misere capanne sul Rio Negro, Solimoes e affluenti. Minati dal clima; dalle malattie e, spesso, dall’ostilità degli indios che essi stessi contribuirono a stermi­nare, sono le ultime testimonianze viventi dell’”epopea del caucciù”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Branco1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb    alignleft" title="Brasile amazz Rio Branco1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Branco1.jpg" alt="Brasile amazz Rio Branco1" /></a>Nel 1970 il progetto della “transamazzonica” diventò realtà e Manaus ancora una volta, risorse per tornare ad essere il centro commercia­le più importante dell’Amazzonia, collegata dalla nuova strada con tutti gli altri centri della foresta e con la costa, tuttavia tra i nuovi imprenditori non si parla più di caucciù ma di petrolio, minerali, pietre preziose, uranio, commercio.La creazione della “zona franca” nel centro cittadino nel 1967 ha richiamato affaristi e acquirenti da tutto il mondo,  oltre duemila nuovi grandi magazzini che vendono di tutto all’ingrosso e al minuto senza imposte, creazione di nuove fabbri­che, sviluppo del porto fluviale e introduzione sempre maggiore di capitali ed investimenti. Le grandi navi da carico provenienti dall ‘Atlantico sono ricomparse nel porto, ma le merci e i prodotti ora arrivano anche via terra con i grossi camions che percorrono la transamazzonica della frontiera con il Venezuela e Boa Vista a sud per Porto Velho e i confini con la Bolivia che ho percorso per oltre un mese.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros.jpg" alt="Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros" /></a> Anche il turismo sta acquistando importanza, sono sorte agenzie di viaggi, ristrutturati i vecchi alberghie creati di nuovi “ per tutte le borse”, sono nati bar, ristoranti, , teatri, cinema, locali notturni con  entraineuses e spettacoli di strip. Tuttavia sono i quartieri popolari, con le loro “favelas”, che offro no gli aspetti più pittoreschi di questa città: non bisogna perde­re assolutamente la visita del quartiere Cachoeririirinha quando gioca la nazionale di calcio, durante il carnevale o qualche festa cittadina, tutte occasioni per “scatenarsi” in festa e danze.Si dice che sulla Transamazzonica tra Boa Vista e Porto Velho vi siano quattro donne per ogni uomo, elemento che con la disnvoltura e libertà fem­minile brasiliane, disorienta piacevolmente gli stranieri, non é infatti raro essere fermati per la strada da bellissime ragazze creole che invitano a ballare o fissano un appuntamento. Molto più che a Rio e altre città brasiliane, ormai troppo turistizzate ed “europeizzate”, a Boa Vista, Manaus, Porto Velho e gli altri centri cresciuti sulla “Transamazzonica”. si riscopre la “vera anima” dei brasialiani, per i quali ritmo, disponibilità e umanità pro rompente, sono una risposta “culturale”, oltre che esistenziale, ad una società problematica e contradditoria. “Risposta” difficile da decifrare e sulla quale si é equivocato troppo spesso</p>
<p>© <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>Foto reportages</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Brasile amazz Manaus port1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Manaus port1.jpg" alt="Brasile amazz Manaus port1" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Amazz Brasile solimoes cablocos1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile solimoes cablocos1.jpg" alt="Amazz Brasile solimoes cablocos1" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2006/09/29/america-amazzonia/">Amazzonia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2006/08/29/le-vie-dellamazzonia/">vie Amazzonia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-america/">geo america </a> </strong></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/"><strong>i reportages</strong></a><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeoweb.com/">travelgeoweb</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/travelgeo-services/">travelEditions</a></strong><strong> </strong></p>
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		<title>Sikkim</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 12:00:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una strada tortuosa che si arrampica tra le montagne coperte di vegetazione rappresenta l’unico collegamento tra il Bengala settentrionale e la regione di Darjeeling da cui si può accedere all’antico regno himalayano del Sikkim, entrato a far parte dell’Unione Indiana nel 1975, dopo secoli di indipendenza ed isolamento. E’ la stagione dei monsoni e le piogge rendono difficile il transito provocando continue frane ed interruzioni, a tratti la nebbia si dirada e scopre scorci di risaie, vallate, fiumi e villaggi sparsi tra la fittissima vegetazione, un paesaggio magnifico e completamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Una strada tortuosa che si arrampica tra le montagne coperte di vegetazione rappresenta l’unico collegamento tra il Bengala settentrionale e la regione di Darjeeling da cui si può accedere all’antico regno <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">himalayano</a> del Sikkim, entrato a far parte dell’Unione Indiana nel 1975, dopo secoli di indipendenza ed isolamento. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mts vill1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb    alignleft" title="Sikkim mts vill1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mts vill1.jpg" alt="Sikkim mts vill1" /></a>E’ la stagione dei monsoni e le piogge rendono difficile il transito provocando continue frane ed interruzioni, a tratti la nebbia si dirada e scopre scorci di risaie, vallate, fiumi e villaggi sparsi tra la fittissima vegetazione, un paesaggio magnifico e completamente diverso da quello del Bengala che ho la­sciato solo con un paio d’ore di auto. Una fila di automezzi rivela una ennesima frana con enormi massi che ostruisco no completamente la strada, qualcuno torna indietro a Bagdoyra rassegnato, altri si adoperano invano per rimuovere i macigni, ma solo i militari di un vicino presidio risolvono drasticamente la situazione e un violento boato provocato da una carica di plastico si propaga tra le valli facendo fuggire spaventati migliaia di uccelli, si é aperto un piccolo varco dove possono passare faticosamente solo le jeep e riesco a raggiungere Darjeeling a sera inoltrata.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim  bus.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="sikkim  bus" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim  bus.jpg" alt="sikkim  bus" /></a>Durante il periodo coloniale gli ufficiali britannici avevano eletto la cittadina a centro di riposo durante le licenze per sfuggire al caldo opprimente di Calcutta e del Bengala e all’epoca l’amministrazione pensò bene di costruire una curiosa ferrovia a scartamento ridotto che per alcuni tratti corre parallelamente alla più recente camionabile. Nel frattempo la regione di Darjeeling era diventata produttrice del migliore the dell’impero ed occorreva una via per assicurare il trasporto del prodotto necessario all’irrinunciabile bevanda dei pomeriggi britannici, fu più o meno così che nacque la celebre ferrovia e il centro urbani di Darjeeling.Nella stagione migliore i vecchi <em>tourist lodges</em> coloniali accolgono il tu­rismo interno indiano attratto dal clima mite e dagli stupendi paesaggi della regione dominati dagli “ottomilacinquecento” del Kanchenjunga o, più suggestivamente, la <em>Dimora dei Cinque Tesori</em> per le popolazioni locali, la cui inconfondibile sagoma é visibile da ogni angolo dei 7298 Kmq del vicino Sikkim.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikk Kanchejunga2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Sikk Kanchejunga2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikk Kanchejunga2.jpg" alt="Sikk Kanchejunga2" /></a>L’ ex regno himalayano é attualmente considerato “restrict area”, dalle autorità indiane per la sua funzione di “cuscinetto” tra il Bengala e la <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina/">Cina</a> un’ importanza strategica che sottopone il visitatore straniero a tutta una serie di permessi, visti, speciali, pratiche burocratiche e controlli lungo la strada disseminata da presidi militari,contrastando con la secolare pace dell’ambiente naturale, dei villaggi e dei monasteri <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddisti </a>della regione.Secondo le antiche leggende dei Lepcha, il <em>Nye Mae El</em> o “Paradiso”, come chiamano il loro territorio, in tempi remoti era abitato dalle tre gran di tribù dei <em>Naong</em>, <em>Mon</em> e <em>Chang</em> quando vi giunsero i loro antenati da un non precisato paese dell’est, probabilmente la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/31/birmania/">Birmania</a> o l’Assam settentrio nale. Una volta assimilata le tre mitiche tribù, gli altrettanto misteriosi antenati dei Lepcha rimasero per molti secoli gli unici abitanti della regione e vissero completamente isolati, fino alla grande migrazione delle tribù tibetane all’inizio del XVII<sup>0 </sup>secolo, tra le quali la più numerosa era quel la dei <em>Bhota</em> che si stabilì nella valle di Chimbi. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikk Kanchejunga1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikk Kanchejunga1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikk Kanchejunga1.jpg" alt="Sikk Kanchejunga1" /></a>La tradizione orale vuole che il capo di tutte le tribù <em>Lepcha</em> Thekongtek si accordò con il sovrano Khye Bumida della dinastia tibetana dei <em>Namgyal</em> con un patto che sancì l’eterna amicizia e convivenza pacifica tra i due popoli, segnando la nascita di quello che fu poi il più florido dei <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">regni himalayani</a>. Il grande lama Tibetano Lhatsun Chendo e i suoi discepoli introdussero tra i Lepcha il <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> nella forma delle setta <em>Nyingmapa</em>, alla quale appartiene la maggiorparte degli attuali monostari della regione, la popolazione convertita tuttavia non abbandonò le antiche pratiche magico-religiose intengrandole nella nuova dot­trina, favorita anche dal fatto che il lamaismo ammette alcune forme di magia e astrologia che si adattarono perfettamente alle tradizioni Lepcha. Il regno era governato da un <em>Chogyal</em>, sovrano e capo spirituale allo stesso tempo, la cui dinastia si é perpetuata ininterrottamente fino al 1975, quando l’ultimo <em>Chogyal</em>, Palden Thondut, completò l’assimilazione del regno all’Unione Indiana dopo alcuni anni di tensioni e contrasti interni seguiti all’invasione cinese del <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a> e alla massiccia migrazione dei nepalesi <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/induismo/">hindu</a>, ormai l’antica armonia era irreversibilmente compromessa e con essa l’equili ìbrio dello stato indipendente.In pochi anni i nepalesi si sono insediati in gran parte del territorio del Sikkim e costituiscono attualmente la stragrande maggioranza della popolazione con circa 200mila individui, sopratutto <em>Gurka</em>, di fede hindu, seguono circa 6Omila <em>Bhotia</em> e poco più di 3Omila <em>Lepcha</em> che, da unici abitanti della regione, ne costituiscono una minoranza.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop bhota2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim pop bhota2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop bhota2.jpg" alt="sikkim pop bhota2" /></a>Mentre Bhotia e Lepcha possiedono una secolare tradizione di convivenza, saldata dalla religione comune, i nuovi arrivati nepalesi sono completamente estranei a tutto ciò per cultura, tradizione e religione, in modo particolare i Gurkha, la cui nota bellicosità ed aggressività é stata adoperata per anni dall ‘esercito britannico. Recentemente é iniziato anche un certo movimento migratorio dal Bengala in vista di uno sfruttamento delle risorse naturali della regione aumentando i rischi per gli equilibri etnici e politici del Sikkim dei quali risentirebbe soprattutto l’identità culturale dei miti e pacifici Lepcha. La straordinaria disponibilità e il carattere di questo popoìo ha permesso una pacifica convivenza con i tibetani <em>Bhotia</em> per secoli, cementata dal <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo </a>lamaista fondato in Tibet dal leggendario Padma Sambhawa la cui dot­trina li accomuna come <em>Rnyin Ma Pa</em>, termine generico che significa “gli antichi”.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop lepcha5.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="sikkim pop lepcha5" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop lepcha5.jpg" alt="sikkim pop lepcha5" /></a> Le complesse pratiche religiose dei seguaci del Sambhawa sono basate essenzialmente sul culto di una grande varietà di divinità protettrici invocate attraverso formule esoteriche la cui origine é nota solo ai Lama che ne trasmet tono il significato gradualmente ai novizi nei monasteri. La base di tutta la liturgia é costituita dagli antichi testi attribuiti a Padma Sambhawa e ai suoi discepoli, la cui lettura cantilenata avviene nel corso di lunghe cerimonie nei monasteri al suono di strumenti a fiato e tamburi, che conferiscono una atmosfe ra suggestiva al buddismo himalayana. I monasteri più accessibili del Sikkim sono quelli prossimi alla capitale Gangtok, frequentati sia dai Bhotla che dai Lepcha che nella sona costituiscono una minoranza, ad Enchey, Tsuklakhan e Rumtak, quest’ultimo considerato il più importante e noto come <em>Pal Karmapa Denza Schedrup Cho Ling</em>. La costruzione é abbastanza recente e fu voluta dall’ultimo sovrano del Sikkim per acco­gliere il grande lama della setta karma <em>Kafyu</em>, esule dal <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a> dopo l’invasione cinese, riproducendolo l’architettura del suo monastero a Thurpu.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mon lama1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Sikkim mon lama1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mon lama1.jpg" alt="Sikkim mon lama1" /></a> Da allora il monastero di Rumtek rappresenta il più importante centro dei <em>Karma Kagyu</em>, la cui dottrina é perpetuata da oltre cento monaci e una grande quantità di giovanissimi novizi, alcuni dei quali provenienti dai villaggi Lepcha e Bhotia della regione che attendono la reincarnazione dell’ultimo <em>Karmapa</em> il quale “ha lasciato il corpo”, pochi anni da, come mi dice l’anziano lama che si occupa della grande biblioteca del monastero.Il vero e proprio territorio dei Lepcha si stende nella stupenda valle di Dzongu, difficilmente accessibile in questa stagione delle piogge, i cui problemi vanno ad aggiungersi a quelli della pesante burocrazia che regola questa “resctrict area”. Ottengo un ulteriore visto speciale limitato a pochi giorni, sufficienti per visitare la zona e le varie comunità Lepcha, ma non per evitare di sottrarsi alla loro tradizionale ospitalità per la quale si é tentati di fermarsi a lungo in ogni villaggio.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim pop mt.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikkim pop mt" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim pop mt.jpg" alt="Sikkim pop mt" /></a>Un’estrema gentilezza accompagnata da una comprensibile curiosità mi accoglie nei piccoli centri distribuiti sulle cime dei rilievi montuosi, in ogni villaggio vengo ospitato nelle <em>Li</em>, le semplici abitazioni di bambù dei Lepcha, per consumare assieme riso, the e quanto di meglio possono mettere a disposizione dell’ospite. In questo periodo i villaggi sono più popolati perché le piogge impediscono il lavoro nei campi di riso, mais e frumento disseminati tra le montagne e i Lepcha si dedicano ad altre attività, l’arrivo di uno straniero sembra catalizzare l’attenzione dell’intera comunità in ogni villaggio e ciò compensa in parte le difficoltà per raggiungere la zona. Tutti gli insediamenti, anche i più piccoli, possiedono un tempio buddista che costituisce il centro della vita spirituale e sociale dei Lepcha, basata su una originale forma di collettivismo le cui uniche regole sono ispirate ad una grande libertà e un profondo rispetto per il prossimo. Ogni comunità é suddivisa in vari <em>ptso</em>, specie di dan a discendenza patrilineare, che possono riunire più famiglie, la cui gestione é collettiva a causa di una vera e propria ripugnanza dei Lepcha nei confronti di ogni forma di autorità istituzionalizzata che non sia quella spirituale dei lama. Questo estremo senso di libertà é presente anche nell’ambito famigliare dove uomini e donne possiedono gli stessi dirittti e doveri, senza nessuna differenziazione di ruoli e compiti tra i sessi, forse uno dei pochi esempi in cui gli uomini possono dedicarsi anche alle attività domestiche che, generalmente sono femminili.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop Lepcha3.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim pop Lepcha3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop Lepcha3.jpg" alt="sikkim pop Lepcha3" /></a>Libertà individuale nella totale armonia collettiva rappresentano una caratte­ristica tradizionale che si é ulteriormente accentuata con l’introduzione del <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> ad opera dei Bhotia tibetani e la grande tolleranza rende i Lepcha estremamente disponibili nei confronti di tutti e tutto, salvo qualsiasi imposizione autoritaria o atteggiamento violento e solo in tali casi, peraltro rarissimi, essi si sentono in diritto di condannare un proprio simile allontanandolo dalla comunità.Qualche “cittadino” di Darjeeling e Gangtok mi ha parlato delle donne lepcha strizzando l’occhio o ridacchiando dicendomi che sono “facili”, naturalmente interpretando a modo loro quella che é invece una ulteriore manifestazione della grande libertà individuale di questo popoìo della qua le anche il sesso é una componente per l’euguaglianza tra i sessi con rapporti liberi anche prima del matrimonio, che possiede anch’esso caratteristiche del tutto originali.Generalmente una moglie può avere rapporti con i fratelli o i parenti più stretti del marito e, spesso, può contrarre una sorta di matrimonio poliandrico con essi attraverso cerimonie distanziare di un anno l’una dalla altra e vivendo assieme, ma i figli che vengono generati dalle varie unioni sono considerato del fratello maggiore e nipoti degli altri. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mon cerim1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikkim mon cerim1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mon cerim1.jpg" alt="Sikkim mon cerim1" /></a>Allo stesso tempo un uomo può avere più mogli, ma la donna possiede in ogni caso la sua completa libertà decisionale senza per questo compromettere il reciproco rispetto, se insorgono problemi, mentre di più facile tra i Lepcha che divorziare di comune accordo o unilateralmente . Conflitti matrimoniali e adulterini sono completamente assenti, così come quelli di proprietà, mentre attività quali furto, violenza o omicidio sono considerate inconcepibili sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo. Ma la società Lepcha non é così semplice come potrebbe superficialmente apparire, al contrario si presenta complessa e articolata, fondata dalla più antica tradizione arricchita ed integrata dal <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo </a>lamaista, una sintesi che si manifesta in modo particolare nelle cerimonie di nascita o di morte, considerate le più importanti nell‘esistenza individuale.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim  pop1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim  pop1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim  pop1.jpg" alt="sikkim  pop1" /></a>Ogni nascita viene sempre preceduta da alcune pratiche propiziatorie e subito dopo l’evento il neonato viene benedetto dal lama e posto al centro del le attenzioni dell’intera comunità attarverso doni e festeggiamenti mentre il lama consulta gli astri ed elabora l’oroscopo del bambino, infine si celebra la cerimonia dell’imposizione del nome”, generalmente ricavato dalla combinazione di un termine augurale con quello che indica il giorno della nascita.Da quel momento il bambino entra a far parte del <em>ptso</em> a cui appartiene la sua famiglia e riceve un educazione tesa soprattutto alla conoscenza del mondo spirituale e sociale facendogli acquisire le nozioni fondamentali della tolleranza, rispetto e solidarietà nei confronti dei parenti, gli appartenenti al villaggio e alla tribù, ma anche al prossimo nel suo insieme. Le pratiche religiose accompagnano l’esistenza dei Lepcha fino alla morte che la dottrina buddista considera come semplice distacco dello spirito dal corpo per poi reincarnarsi seguendo il suo <em>Dharma</em>, destino che può interrompersi solo quando lo spirito riesce a raggiungere la completa purificazione nel corso delle vite successive, fino alla suprema “Illuminazione” e il completo abbandono di ogni legame con il mondo materiale per entrare nel <em>Nirvana</em>. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/31sikkim pop lepch.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="31sikkim pop lepch" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/31sikkim pop lepch.jpg" alt="31sikkim pop lepch" /></a>Quando un individuo é prossimo alla fine della vita, il lama esegue il rito del <em>phowa</em> staccando un capello al moribondo dal cui foro deve uscire l’anima nel momento del trapasso, la quale vaga poi per almeno quarantanove giorni prima di reincarnarsi in una nuova vita materiale. Subito dopo il decesso vengono eseguite alcune pratiche magiche e consulti astrologici per favorire lo spirito verso la nuova vita predestinata, mentre vengono fatte offerte al corpo fino al momento della sua distruzione che, secondo l’uso tibetani, può avvenire in differenti modi, tra i quali lo smembramento del cadavere da dare in pasto ad avvoltoi e cani o quello più diffusi della cremazione. Dopo questo rito si continuano a fare offerte ad una immagine del defunto che viene bruciata e sostituita da una nuova tutti i giorni, fino a quando si é sicuri che lo spirito vagante abbia trovato una nuova reincarnazione.La vita quotidiana nei villaggi, la straordinaria disponiblità degli abitanti, cerimonie e leggende, tutto indurebbe ad una più lunga permanenza da quella permessa dal visto, ma non si può lasciare il Sikkim senza visitare l’altro grande monastero del paese in pieno territorio Lepcha dei quali ne costituisce il santuario più importante <em>Pemayangtse</em> o il “Loto Sublime.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/30Sikkim pop Lepcha1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="30Sikkim pop Lepcha1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/30Sikkim pop Lepcha1.jpg" alt="30Sikkim pop Lepcha1" /></a>La strada sferzata dalle piogge stagionali attraversa i magnifici paesaggi del vero <em>Nye Mae El</em> dei Lepcha per poi penetrare per un lungo tratto nelle suggestive gole del fiume Tiste e riuscirne nella zona del monastero, la cui costruzione é attribuita dalla tradizione al grande lama Latsun Champo, fonda tore della setta <em>Nyingmapa</em>.In un’immagine quasi irreale, avvolto dalla nebbia, Pemayangtse appare da lontano nella sua imponenza, entro inzuppato di piogga assieme ad un gruppo di Lepcha mentre monaci e novizi sono riuniti per ripetere le antiche formule tantriche e cantilenare i sacri testi tramandati dal lama sotto la guida del venerabile Samte Dorje, attuale reincarnazione del fondatore.La musica delle trombe e dei tamburi accompagnano la cantilena che si diffonde tra le sale del monastero scarsamente illuminate dalle quali appaiono gli affreschi delle pareti come visioni improvvise, un vecchio monaco mi indica una fantastica costruzione in legno dipinti vicino cui i Lepcha depositano delle offerte.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/37Buthan Monast1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="37Buthan Monast1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/37Buthan Monast1.jpg" alt="37Buthan Monast1" /></a> E’ lo <em>Zangdok Pal Ri</em>, che riproduce la dimora celeste di padma Sambhawa come fu descritta dalle visioni mistiche di Lhatsun Chempo, costruito pazientemente dal lama Dungzin Rimpoche e per il quale i Lepcha hanno una profonda venerazione. La musica e la cantilena continua incessante sandita dai tamburi e dai gong mentre la preghiera entra nella sua fase più intensa, ma alcuni piccoli novizi continuano ad osservarmi incuriositi sorridendo come farebbe qualsiasi bambino del mondo.</p>
<p>© <a href="../2010/05/09/2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>foto reportages:</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Sikkim pop Lepcha4" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim pop Lepcha4.jpg" alt="Sikkim pop Lepcha4" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="24Nepal monast2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/24Nepal monast2.jpg" alt="24Nepal monast2" /></a></p>
<p><strong><a href="../2008/05/20/buddismo/">Buddismo</a> <strong><a href="../2008/05/20/induismo/">Induismo</a> <a href="../2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">Vie Himalaya</a> <a href="../2010/04/23/2006/08/24/la-via-dellindia/">Via India</a></strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/09/india-pellegrini/">India pellegrini</a> <strong><a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-asia-est/" target="_self">geo asia est</a> <a href="http://www.travelgeo.it/geophoto/">geophoto</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/">i reportages</a></strong></strong><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">tg magazine</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeoweb.com/">travelgeoweb</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/travelgeo-services/">travelEditions</a></strong><strong> </strong></p>
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		<title>Venezuela Guayana</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 12:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle antiche carte del XVII0 secolo, a volte, il selvaggio ed inospitale territorio della Guayana venezuelana era contrassegnato con curiosi disegni di uornni senza te­sta ed il volto sul petto: una delle tante fantastiche rappresentazioni durante le prime esplorazioni del Nuovo Mondo. In quel caso il suggerimento ai fantasiosi cartografi fu dato dal celebre esploratore e avventuriero inglese Sir Walter Railegh nel suo “Scoperta del magnifico e ricco impero di Guayana “ che, nel 1596, così descriveva gli abitanti dell’interno,  gli indios Ewaiponomas.Il nobile avventuriero britannico esplorò questa regione inseguendo, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle antiche carte del XVII<sup>0 </sup>secolo, a volte, il selvaggio ed inospitale territorio della Guayana venezuelana era contrassegnato con curiosi disegni di uornni senza te­sta ed il volto sul petto: una delle tante fantastiche rappresentazioni durante le prime esplorazioni del Nuovo Mondo. In quel caso il suggerimento ai fantasiosi cartografi fu dato dal celebre esploratore e avventuriero inglese Sir Walter Railegh nel suo “Scoperta del magnifico e ricco impero di Guayana “ che, nel 1596, così descriveva gli abitanti dell’interno,  gli indios Ewaiponomas.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Gran Sabana1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela Gran Sabana1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Gran Sabana1.jpg" alt="Venezuela Gran Sabana1" /></a>Il nobile avventuriero britannico esplorò questa regione inseguendo, come tanti, il mito dell’Eldorado, sicuro che la fantastica città dell’oro si trovava nell’inacces­sibile territorio degli indios Omeguas, circondato da tribù di esseri selvaggi e mostruosi. Naturalmente non trovò l’Eldorado né tantomeno gli acefali Ewaiponomas, ma fu il primo a penetrare la regione lasciandone una descrizione entusiasta che, tra l’immaginazione e la realtà, sottolineava le caratteristiche di un ambiente grandioso e selvaggio di incomparabile bellezza. La descrizione che se ne potrebbe fare attualmente, a parte l’ immaginazione dell’ epoca, é sostanzialmente identica a quella di quasi quattro secoli or sono, perché nelle zo­ne più interne della Guayana ben poco sembra essere cambiato e, tutto sommato, anco­ra oggi penetrarne le zone più isolate rappresenta una affascinante avventura.La Guayana venezuelana si stende a circa 700 kn a sud est di Caracas su un’area vastissima compresa tra il rio Orinoco e la frontiera brasiliana, caratterizzata da una varietà ambientale ed etnica urica ed in parte ancora poco conosciuta.Vaste pianure alluvionali si alternano a foreste impenetrabili solcate di fiumi, massicci rocciosi a vere e proprie savane, ambienti naturali diversi tra loro popolati da un’incredibile varietà di specie botaniche ed animali. Tanto per dare un’idea della ricchezza faunistica di questa regione, basterà ricordare l’ opera protezionistica per salvare gli animali di una ristretta zona soggetta ad inondazione dopo la costruzione dello sbarramento di Guri sul rio Caroni e nel 1969, al termine dell’operazione, furono tratti in salvo e liberati in altre zone sicure, oltre 21 mila animali di varie specie alcune delle quali molto rare. La grande varietà e bellezza ambientale e il patrimonio naturalistico e faunisti co si accompagna alla presenza di numerose popolazioni indigene appartenenti al gruppo Caribe e Arawak, suddivise in vari sottogruppi e tribù, parte delle quali conservano costumi e tradizioni originali.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela. Orinoco indios.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela. Orinoco indios" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela. Orinoco indios.jpg" alt="Venezuela. Orinoco indios" /></a>Tutti elementi che fanno della Guayana venezuelana una terra estremamente affascinante ed interessante da tutti i punti di vista, compreso quello economico, dato che é anche terra di immense risorse naturali che ancora attendono di essere sfruttate per le difficoltà ambientali e, in parte, anche per la necessità di preservare questo ambiente unico al mondo da uno sfruttamento massiccio e irrazio ale come é avvenuto altrove.Immense ricchezze idriche, forestali e minerarie caratterizzano questa “nuova frontiera”, sudamericana, la presenza dell’oro e dei diamanti attirano avventurieri e una variegata umanità in cerca di fortuna: uno dei tanti “far west” di questo sorprendente e contraddittorio continente.</p>
<p><strong>Il Delta Amacuro</strong></p>
<p>Dopo la capitale Ciudad Bolivar, Puerto Ordaz é la seconda città della regione, raggiungibile facilmente in aereo o autobus da Caracas, un centro moderno e ben organizzato che si stende sulla riva del maestoso rio Orinoco alle soglie della jungla. Da qui si può discendere il fiume fino all’immenso delta che sbocca in una miriade di ramificazioni sull’ oecano Atlantico, é il primo affascinante itinerario in Guayana.Poco dopo che la piroga a motore lascia l’imbarcadero, si é subito al cospetto di uno dei tanti spettacoli naturali della regione: la confluenza del rio Caroni nell’ Orinoco, dove le acque di differente colore procedono parallelamente per chilometri prima di mescolarsi definitivamente. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela  g sab casc1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela  g sab casc1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela  g sab casc1.jpg" alt="Venezuela  g sab casc1" /></a>Sulla destra del fiume si stagliano da un’altura i profili massicci dei cosiddetti “castillos de Cuayana”, Fran­cesco de Asis e San Diego, imponenti fortezze spagnole coloniali costruite in posizione strategica per proteggere l’antica capitale Santo Tome dalle incursioni dei pirati che risalivano l’Orinoco nelle loro sanguinose scorrerie.Al centro di S.Rafael de Barrancas si sosta per l’approvvigionamento di carburante e di viveri, per poi lasciare il fiume ed entrare nell’Araguao, uno delle tante diramazioni del delta che qui chiamano “canon” . Si prosegue nel canon Araguaimujo lasciando alle spalle gli ultimi insediamenti moderni, per entrare nel territorio degli indios Waraos i cui villaggi su palafitte si susseguono lungo le rive paludose dei vari canon. Oltre ai piccoli villaggi Waraos,  gli unici insediamenti ai quali far riferimento sono alcune missioni sperdute e i missionari di Guinikina o Yaruare rappresentanto una preziosa fonte di sco informazione sulle caratteristiche ambientali ed etniche del delta che conoscono perfettamente.Procedendo, a volte le acque del canon  sembrano quasi ferme e la terra somiglia quasi ad un’immensa palude che fornisce l’habitat ideale per migliaia di  uccelli acquatici ed altre specie animali tipiche di questo ambiente, che solo un esperto naturalista saprebbe riconoscere.A volte spunta qualche capanna su palafitte nelle quali si é accolti molto amichevolmente dagli indios Waraos. un po’ sorpresi per la visita di stranieri in questa zona così poco frequentata, nei tratti del volto e nell’aspetto ancora conservano l’antica fierezza dei Caribi che si opposero tenacemente ai primi colonizzatori nel XVI<sup>0 </sup>secolo, ma le loro condizioni denotano ormai un avanzato livello di accettazione della loro condizione di emarginati nell’ambito di una società che li avrebbe con mente travolti se non si fossero isolati tra le paludi del delta.L’ultimo tratto di navigazione sui canon é magnifico, la vita  animale si intensifica e, improvvisamente, l’orizzonte si apre sull’Atlantico in cui le acque scure dell’Orinoco penetrano per un tratto contrastando con il blu delle ondee oceaniche.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz exped1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Amazz exped1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz exped1.jpg" alt="Amazz exped1" /></a> Le piccole imbarcazioni fluviali non sembrano molto sicure per affrontare i flutti dell’oceano, ma i Waraos lo fanno da sempre, quando il mare è calmo, costeggiando il delta in gran parte della sua estensione.E’ una magnifica possibilità per visitare le zone più isolate, come il villaggioindio di Saburojo i cui abitanti sono abituati da sempre a convivere con l’ ambiente fluviale e quello marino sfruttando tutte le risorse di entrambe. Superato il villaggio, dopo aver caricato sulla piroga un ragazzo che conosce perfettamente la zona, si naviga lungo un tratto del delta completamente disabitato e popolato da un’incredibile varietà di uccelli acquatici, fluviali e marini assieme, poi ci si perde tra la miriade di isolotti della Boca de Araguao e della Boca Laran, vero e proprio “paradiso” per gli ornitologi.</p>
<p><strong>La magia del “Churun-Meru”</strong></p>
<p>Il parco nazionale di Canaima é la zona più celebre della Guayana Venezuelana e, con i suoi 3Omila Kmq é consideràb uno dei sei parchi naturali più vasti del mondo. L’area é in gran parte coperta da foresta tropicale impenetrabile che racchiude un eccezionale ricchezza botanica e faunistica, completamente inesplorata fino a pochi decenni fà. Tuttavia in questo dominio assoluto della natura vivono circa cinquemila indios della famiglia Caribe, il gruppo più numeroso é quello dei Pemon, suddiviso nei sottogruppi dei Kamarakatos, Arekunas e Taurepares, l’altro é quello dei Maquiritares, gli scopritori sel segreto del curaro, secondo la leggenda.Il modo più rapido e semplice per raggiungere il piccolo centro di Canaima, nel cuore del parco omonimo, é per via aerea con i numerosi collegamenti assicurati da Caracas e Ciudad Bolivar, molto più impegnativa é la via fluviale, ma indubbiamente più affascinante.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Guyana casc1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela Guyana casc1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Guyana casc1.jpg" alt="Venezuela Guyana casc1" /></a> Da Puerto Ordaz si arriva con una strada all’ avamposto di La Paragua sul fiume omonimo, per imbarcarsi su una piroga a motore e immettersi dopo un breve tratto nel rio Caroni all’altezza di San Pedro de Las Bocas. Sulla riva opposta, nell’entroterra, vi e un avamposto di cercatori di diamanti la cui visita rappresenta un’immersione in un’atmosfera da “vecchia frontiera”, tra personaggi che sembrano usciti da un romanzo d’avventura, ma anche tra illusi diseredati che, presi nel meccanismo della ricerca, passano anni nella foresta senza riuscire a godere del frutto della loro ricchezza, spesso dissipando un intero anno di fatiche in una sola notte a Puerto Ordaz, Ciudad Bolivar o Caracas.Si risale il rio Caroni per un tratto, osservando una lussureggiante vegetazione tropicale sulle rive fino al piccolo centro di Canaima dove é stato creato un’insediamento turistico con piacevoli bungalow sulla riva destra del rio Carrao, affluen e del Caroni.Dopo una meritata notte di risposo, all’imbarcadero di Ucaima si prende una “curiara la tradizionale piroga della Guayana, per navigare sul rio Carrao fino alle rapide di Mayupa dove una impressionante susseguirsi di cascate tra la foresta conferiscono all’ ambiente caratteristiche uniche al mondo, procedendo per il primo campo nella savana di Mayupa, una vasta area erbosa solcata da ruscelli e limitata dalla jungla, ambiente tipico della Guayana.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela g sab jungl Tepuis.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela g sab jungl Tepuis" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela g sab jungl Tepuis.jpg" alt="Venezuela g sab jungl Tepuis" /></a>Si riprende la naviga­zione sul Carrao fino alla splendida “Isla Orquidea” che, in alcuni periodi dell’anno assume un magnifico aspetto multicolore per la grande presenza di orchidee di varia specie. lasciato il rio Carrao si entra nel rio Churun—Meru fino all’isola del Ratoncito dove si ripete il magnifico spettacolo di un susse­guirsi di cascate che scendono dall’Avantepuy, un massiccio noto anche come “montagna del diavolo”.Le leggende indios e le vecchie storie dei primi esploratori si intrecciano in questa zona: attorno al fuoco del campo, tra una sorsata di rum e l’ altra, la guida si abbandona a qualche racconto accompagnato dai ruomri della foresta, l’ indomani si potrà assistere ad uno degli spettacoli naturali più impressionan ti del sud America.Nel 1937, l’americano Jimmy Angel, sorvolò questa zona completamente inesplorata a bassa quota e, penso, non credette ai suoi occhi quando si trovò davanti una cascata che piombava da ben 1.050 metri sollevando spruzzi che quasi arri vavano al suo velivolo. Da quel momento questo prodigio della natura si chiamò “salto Angel”, ma per gli indios rimase il “Churun-Meru”, una forza della natura che deve necessa riamente essere sede di potenti spiriti.Dal campo, in due ore di marcia tra la vegetazione, si raggiungono i piedi della cascata che scende fragorosamente dalla meseta Auyantepuy: la magnificenza dello spettacolo é tale che si rimane a lungo incantati prima di decidersi a tuffarsi nelle acque del fiume per levarsi da dosso  la fatica della marcia.</p>
<p><strong>La Gran Sabana</strong><strong></strong></p>
<p>Con un’aereo carico di turisti si torna a Puerto Ordaz per un breve riposo e organizzare un altro eccezionale itinerario nella regione lungo la “ruta de la Gran Sabana”. In jeep si passa per i villaggi di Upata e Guasipati fino a El Callao, una pittoresca cittadina nel distretto di Roscio dove vi sono le più ricche miniere d’oro del paese e patria delle “fiestas” e del calipso della Guayana.La strada continua comoda e scorrevole per i centri de El Tumeremo ed El Dorado, quindi entra nella riserva forestale di Imataca procedendo tra una lussureggian te vegetazione incontrando i villaggi degli indios Arawaks di S.Miguel de Betania e Araimatepui.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/venezuela gran sabana pop ind2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="venezuela gran sabana pop ind2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/venezuela gran sabana pop ind2.jpg" alt="venezuela gran sabana pop ind2" /></a>Poco oltre vi e la comunità di Las Claritas dove gli indios Pemòn convivono con meticci e alcuni bianchi attratti dalla presenza dell’oro nella zona, un’altro avamposto dove la monotonia della vita é scandita dall’ arrivo periodico di qualche prostituta o di qualche mercante.L’ultima possibilità di rifornimento di carburante é rappresentata da una sperduta stazione di servizio al cosiddetto “Km 88” della Gran Sabana, poco distante si incontra la “Pietra de la Virgen”, un massiccio roccioso il cui profilo singolare ha ricordato a qualcuno con molta immaginazione quella della Madonna.Da qui la strada si trasforma in pista ed entra nel “Kavanayen”, il settore nord-est dell’immenso parco nazionale Canaima, la vegetazione lussureggiante in breve lascia lo spazio ad una vastissima savana da cui emerge uno sperduto e sin golare “monumento al Soldaro Pionero”Proseguendo si trova il “salto del Danto”, una delle tante magnifiche cascate che caratterizzano anche questa zona della Guayana, poi la zona assomiglia sempre più ad una savana africana ampia e deserta.L’unica forma di vita sembra essere quella dei numerosissimi uccelli che si alzano in volo e si posano in stormi continuamente, qualche grosso mammifero in lontananza che fugge spaventato dal rumore del motore e una grande quantità di insetti, che si spiaccicano sul parabrezza.Il lungo tratto deserto si interrompe momentaneamente a Luepa, dove vi é lo sperduto avamposto militare “General Mariano Montilla”, occorre farsi identificare e registrate per ottenere i  permessi di transito, poi si prosegue fino al villaggio di Iboribò abitato dagli indios Pemòn.Sono loro che assicuravano il servizio di traghetto sul rio Apanguao che permette di riprendere la pista per il centro di Chivatàn senza mancare però la visita della cascata Chinak-Merù, sede di spiriti secondo le antiche tradizioni indigene.Si entra poi nel Kamoiran, il settore più meridionale della parte orientale del parco, attraversato dal fiume omonimo, anch’esso caratterizzato da una successio ne di bellissime cascate, ben presto si raggiungono i villaggi indigeni di S. Rafael de Kaimoran e Oriwai, spesso frequentati dai contrabbandieri che fanno la spola con il vicino Brasile.Ancora una volta si osserva lo spettacolo delle cascate nella “Quebrada di Pacheco” prima di traghettare sul rio Yurani e riprendere la pista che conduce al villaggio degli indios Péman di Peray Tepuy, ai piedi del leggendario massiccio del Roirama, considerato una delle formazioni geologiche più antiche della terra.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Guyana falls1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela Guyana falls1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Guyana falls1.jpg" alt="Venezuela Guyana falls1" /></a>A Peray Tepuy é possibile rifocillarsi, organizzarsi e trovare le guide indigene per un’ascensione sul Roirama partendo all’ alba tra un suggestivo ambiente naturale, l’ascensione dura poco meno di cinque ore, una fatica ampiamente compensata dallo stupendo passaggio di cui si gode dalla sommità con lo sguardo che spazia sulla Gran Sabana e sulla foresta in lontananza che la limita, circondati da varie formazioni rocciose tra le quali cristalli di roccia al lo stato puro dai colori magnifici e cangianti che anche un profano riesce a distinguere perfettamente.Prestando attenzione si possono notare numerose formazioni rocciose che sembrano modellate artificialmente, tutte orientate verso la stessa direzione, forse testimonianze di antichissimi sacrari di una misteriosa popolazione dedita a ri ti magici ed esoterici in epoche remote.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/venezuela  orinoco tram1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="venezuela  orinoco tram1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/venezuela  orinoco tram1.jpg" alt="venezuela  orinoco tram1" /></a>E’ il mistero del Roirama che da decenni alcuni studiosi hanno cercato di deci­frare senza apprezzabili risultati, una spiegazione che forse é racchiusa in qualche antica leggenda che sopravvive presso gli indios della regione più anziani.La discesa dal Roirama non presenta particolari difficoltà, si riprende la pista verso Santa Elena de Uairen, ultimo centro venezuelano prima della frontiera con il Brasile, collegata con Boa Vista alle porte del bacino amazzonico brasiliano, un’altro territorio che mi accingo a penetrare e “scoprire” l’indomani.</p>
<p>© <a href="../2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p><strong><a href="../2006/09/29/america-amazzonia/">Amazzonia</a> <a href="../2006/08/29/le-vie-dellamazzonia/">vie Amazzonia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-america/ " target="_self">geo america</a> <a title="Visualizza tutti gli articoli in Etno America" href="http://www.travelgeo.it/category/etno/etno-america/">Etno America</a></strong></p>
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<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">TG magazine</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/">travelguide</a></strong><strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/contatti/">contatti</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Venezuela g sab casc2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela g sab casc2.jpg" alt="Venezuela g sab casc2" /></a><br />
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		<title>Indonesia Mentawaii</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Oct 2006 10:26:29 +0000</pubDate>
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La popolazione delle Mentawaii è una delle più arcaiche dell’ Indonesia, prima del contatto con i missionari, i Mentawaiani non conosce­vano metalli, agricoltura né forme di artigianato evoluto. Molti di loro continuano tuttora a ignorarli e l’economia si basa quasi esclusivamente su pesca,  caccia, baratto e coltivazioni rudimentali nella foresta di taro, banane e sago. Nella caccia adoperano con frecce di legno dalla punta avvelenata dall’ essenza vegetale “antiaris ms­sicaria”. I mentawaiani adoperano la piroga a due bilancieri e vela per la pesca, guerra e per spostarsi da un ...]]></description>
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<p class="TxBrp2" style="text-indent: 0cm; line-height: normal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">La popolazione delle Mentawaii è una delle più arcaiche dell’ Indonesia, prima del contatto con i missionari, i Mentawaiani non conosce­vano metalli, agricoltura né forme di artigianato evoluto. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/sum%20Mentawaii%20trib%20cacc5.jpg"><img title="sum Mentawaii trib cacc5" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/image/thumb/sum%20Mentawaii%20trib%20cacc5.jpg" alt="sum Mentawaii trib cacc5" align="left" /></a>Molti di loro continuano tuttora a ignorarli e l’economia si basa quasi esclusivamente su pesca,  caccia, baratto e coltivazioni rudimentali nella foresta di taro, banane e sago. Nella caccia adoperano con frecce di legno dalla punta avvelenata dall’ essenza vegetale “<em>antiaris ms­sicaria</em>”. I mentawaiani adoperano la piroga a due bilancieri e vela per la pesca, guerra e per spostarsi da un villaggio al l’ altro, circumnavigando le isole. I villaggi  “<em>muara</em>” si trovano in luoghi protetti o nascosti tra la vegetazione presso l’estuario dei fiumi con abitazioni comunitarie e claniche <em>urna</em>, grandi case di legno su pali, senza finestre e tetto a due spioventi di foglie di palma che  possono ospitare fino ad una decina di famiglie. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/sum%20Mentawaii%20trib%20cas%20int1.jpg"><img title="sum Mentawaii trib cas int1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/image/thumb/sum%20Mentawaii%20trib%20cas%20int1.jpg" alt="sum Mentawaii trib cas int1" align="right" /></a>Al soffitto è appeso un cestello sacrificale <em>baluan</em> con altre offerte propiziatorie. Possiedono anche altri due tipi di abitazioni:<em> lalep</em> o “case coniugali” e <em>rusuk</em>, provvisorie o per i giovani. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">La società è organizzata in clan patrilineari residenti nell’<em>urna</em>,al di sopra della comunità “<em>sippe</em>”, non esiste alcun organismo politico e nessun capo. I problemi comuni sono discussi tra tutti i componenti la comunità, compresi donne e bambini. Se qualcuno si trova in disaccordo con le decisioni prese dalla maggioranza, è libero di andar­sene e di costruire altrove la propria abitazione.Non esiste una specializzazione del lavoro e ogni uo­mo sa  fare di tutto, la società è priva di classi e le attività umane non hanno come scopo l’ arricchimento del singolo. Il <em>rimata</em>, maestro delle cerimonie del clan, gode di molto rispetto, ma non ha poteri, così come Anche il <em>kerei</em>, o “ l’illuminato “,veggente e guaritore che  scaccia i malefici. Il termine <em>moile</em> <em>moile</em> ,  “piano piano”  è la norma che ispira la quotidianità dei mentawaiani per.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/sum%20mentawaii%20trib%20bamb1.jpg"><img title="sum mentawaii trib bamb1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/image/thumb/sum%20mentawaii%20trib%20bamb1.jpg" alt="sum mentawaii trib bamb1" align="left" /></a>Il <em>rimata</em> e il <em>kerei</em> svolgono una importante funzione religiosa e sociale, eletti da un consiglio  assieme il suonatore del gong cerimoniale  <em>bobok-gong</em>, possono deliberare caso di guerra, di reato, di catastrofe o di epidemia. Il <em>rimata</em>, affiancato da uno o più <em>kere</em>i, celebra le cerimonie religiose e i periodi di tabù <em>puneri</em>, espiazioni collettive cui devono partecipare  i padri di famiglia <em>ukui</em>.Oltre ai <em>purlen</em>, osservati da tutto il clan, vengono indetti i tabù riservati ai membri di una famiglia. Molti eventi possono determi­nare l’esigenza di iniziare un <em>punen</em>, come  la costruzione di un’<em>urna</em>, l’elezione o il decesso di un sacerdote , il diboscamento per le coltivazioni, epidemie, l’uccisione di un animale sacro come scimmia, cervo, tartaruga e altri. Viene proclamato il <em>pantang</em> con riti, danze e sacrifici di animali che prevede l’ isolamento del villaggio dal mondo esterno, l’arresto di ogni attività produttiva, l’imposizione del silenzio, la segregazione nell’<em>urna</em> e l’estensione sessuale. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/sum%20Mentawai%20Trib1.jpg"><img title="sum Mentawai Trib1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/image/thumb/sum%20Mentawai%20Trib1.jpg" alt="sum Mentawai Trib1" align="right" /></a>La più importante cerimonia clanica è perù la festa di purificazione <em>pu­hiaidjat</em>, con sacrifici, danze, pantomime dei comporta­menti animali e azioni rituali con cui  il <em>kere</em>i  libera la comunità da influenze maligne e la protezione degli spiriti benigni. I Mentawaiani vedono nelle pratiche re­ligiose animistiche norme di comportamento, ma non considerano alcuna entità divina a sé stante. Le cose esistenti non hanno solo caratteristiche fisiche, ma anche psichiche e non si pongono in rapporto agli uomini come oggetti, ma come soggetti. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Le azioni umane non devono spezzare l’ equilibrio spirituale dato dall’ armonia tra tutti gli esseri esistenti. Quando l’equilibrio è spezzato, un animale sacro è ucciso, il tabù è infranto, l’ uomo si ammala e bisogna rimediare all’ incompatibilità “<em>ta rnuoba i</em>”  e all’errore, ricorrendo al <em>kerei</em> che allontani l’ effetto malefico dell ’oggetto offeso. Anime e spiriti sono immortali, alcuni assumono forme particolari e quella umana degli antenati. La sede corporea dell’anima è temporanea, essa vaga, incontra altre anime ed è imprevedibile. Torna nel corpo umano durante il sonno e dà origine ai sogni che richiedono una speciale capacità d’inter­pretazione o divinazione intuitiva. Anche quando l’uomo è sveglio, la sua anima vaga intorno e ciò spiega i cambiamenti di umore. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/sum%20Mentawaii%20Trib2.jpg"><img title="sum Mentawaii Trib2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia/image/thumb/sum%20Mentawaii%20Trib2.jpg" alt="sum Mentawaii Trib2" align="left" /></a>Le anime interagiscono tra loro e possiedono la forza vitale <em>bad­jou</em> che, attraverso invocazioni, comporta­menti e mediazioni, va adattata a quella degli altri esseri e controllata con varie precauzioni. Ne consegue il ri­spetto di ogni forma di vita, condizione necessaria per non danneggiare il <em>badjou</em> che si trova in tutte le parti del corpo, anche nelle più piccole, come le unghie e i capelli. Alla morte dell’uomo l’ anima torna agli antenati che abitano il villaggio dei morti della comunità “<em>laggai sabeu</em>”, situato in una località isolata e disabitata. Si trasforma in uno di loro; da quel momento, è possibile chiedergli aiuto.</span></p>
<p class="TxBrp2" style="text-indent: 0cm; line-height: normal">
<p class="TxBrp2" style="text-indent: 0cm; line-height: normal">
<p class="txbrp2"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">©Paolo Del Papa</a><br />
<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br />
<!--[endif]--></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">foto reportages:<br />
<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia"><span lang="EN-GB">Indonesia</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">reportages Sumatra<br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/19/indonesia-sumatra/">Indonesia Sumatra</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/17/indonesia-nias/">Indonesia Nias</a><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/category/asia-orientale/">Reportages Asia orientale</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/vie-dellindonesia/">Vie dell’Indonesia</a> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Asia orientale<br />
<a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">©Paolo Del Papa</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/asia-sud-est/">Reportages e bibliografie</a></span></p>

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		<title>Amazzonia</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Sep 2006 09:39:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“…vedemmo delle indiane armate di archi e frecce che accompa­gnavano gli uomini al combattimento e lottavano con più coraggio di loro e facevano pensare alle Amazzoni…”
 Un’impressione del missionario Gaspare Carijal in una delle primissime cronache di viaggio nel più grande bacino fluviale del mondo attorno al 1540: dal quel giorno il maestoso fiume che scorre dalle Ande all’Atlantico, tra la foresta vergine, fu il “Rio delle Amazzoni”. Tuttavia, la leggenda del ”fiume delle donne guerriere” é molto più antica, vi é infatti un mito degli indios brasiliani Tupi, filtrato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;">“…<em><span style="font-family: Verdana;">vedemmo delle indiane armate di archi e frecce che accompa­gnavano gli uomini al combattimento </span></em></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;"><em><span style="font-family: Verdana;">e lottavano con più coraggio di loro e facevano pensare alle Amazzoni…</span></em>”<br />
</span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1122" title="amazz-a-jungl1_5951" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/09/amazz-a-jungl1_5951-150x150.jpg" alt="amazz-a-jungl1_5951" width="150" height="150" /></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;"> </span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;">Un’impressione del missionario Gaspare Carijal in una delle primissime cronache di viaggio nel più grande bacino fluviale del mondo attorno al 1540: dal quel giorno il maestoso fiume che scorre dalle Ande all’Atlantico, tra la foresta vergine, fu il “Rio delle Amazzoni”. Tuttavia, la leggenda del ”fiume delle donne guerriere” é molto più antica, vi é infatti un mito degli indios brasiliani Tupi, filtrato dai secoli e dalle interpretazioni, che narra di un tempo in cui gli uomini della foresta erano completamente schiavi delle donne che si univano sessualmente con loro solo una volta all’anno, nella zona sacra della laguna Yaci Uarua. L’eroe mitico Jurupari apprese dagli spiriti della foresta i segreti magici e religiosi che dettero forza ai deboli uomini e permisero loro di ribellarsi alle donne sottomettendole. </span><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/index.php?album=amazzonia"><img class="ZenPress_thumb alignleft" title="Amazz Peru S.Madre dios tram" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/zp-core/i.php?a=amazzonia&amp;i=Amazz%20Peru%20S.Madre%20dios%20tram.jpg&amp;s=thumb" alt="Amazz Peru S.Madre dios tram" /></a><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;">Dopo la sua morte Jurupari diventò una delle più importanti divinità dei Tupi e i riti che insegnò al suo popolo si tramandarono per generazioni aumentando la loro potenza. Un giorno, però, un dio più potente mandò i suoi “demoni ad invadere il territorio degli antenati: i bianchi con le loro armi e la loro sete di ricchezza che, da quel momento sconvolsero l’ordine naturale ed umano della foresta attorno al grande fiume. L’Amazzonia entrò anche nella “leggenda” dei bianchi e attrasse progressivamente esploratori, conquistatori, missionari, coloni e avventurieri che ne intuirono subito le enormi possibilità di ricchezza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;"><strong>La terra dei primati</strong><br />
Al mondo vi sono ancora vaste aree che vengono comunemente associa te all’ idea di “selvaggio”, “ignoto” ed inesplorato, spesso i loro nomi sono entrati a far parte del linguaggio comune come sinonimi di mistero e inaccessibilità. Regioni come il Sahara, il Borneo, la  Nuova Guinea e l’Amazzonia, ma é forse quest’ultima che si differenzia dalle altre per complessità di caratteristiche ambientali ed umane.E’ la “terra dei primati” in assoluto: il bacino idrico più vasto del mondo, la foresta tropicale più estesa e le piante più gigantesche, gli animali più strani e le popolazioni più isolate.Alcune zone di questo ambiente grandioso si sono perfino aperte ad un certo tipo di “turismo”, altre rappresentano l’ideale per coloro che ricercano il gusto della vera “avventura”, altre ancora sono tuttora oggetto di spedizioni scientifiche ed esplorazioni. Tuttavia la vera realtà dell’Amazzonia é il suo immenso patrimonio di risorse naturali che aspettano di essere sfruttate fin da quando i primi esploratori europei cominciarono a penetrare la jungla.Gran parte dell’area amazzonica é compresa nel territorio brasiliano di cui ne occupa ben 3.579.991 Km.2 suddivisi tra gli stati di Roraima, Parà, Amazonas, Acre e Rondonia, oltre il 40% dell’intero Paese. pochissimo popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabili o lungo la pista “Transamazzonica”.Questa titanica opera di collegamento stradale, conferma l’ Amazzonia come “terra di primati”; venne iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà incredibili, una strada taglia in due la foresta da Recife, sull’Atlantico, al confine con il Perù.Negli ultimi tempi sono stati costruiti anche tronconi trasversali che collegano tra loro zone prima completamente isolate, destinate ad accogliere centri di colonizzazione e di sfruttamento della jungla.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana; color: black;"><strong>La conquista dell’Amazzonia</strong><br />
Le vicende della conquista dell’Amazzonia coincidono da quasi un secolo e mezzo con la storia di Manaus, la città sorta nel cuore della foresta più vasta del mondo. Nel 1669 Francisco Falco, un’intraprendente esploratore portoghese, raggiunse la confluenza del Rio Negro con il Rio Solimoes, dove le acque scure del primo corrono parallelamente con quelle giallastre del secondo, che gli spagnoli avevano battezzato Amazonas, per oltre ottanta chilometri senza mescolarsi tra loro. Rimase talmente impressionato da questo spettacolo, lo stesso che qualsiasi visitatore a Manaus può godere oggi, che decise di stabilirsi sul posto e fondò un avamposto che chiamò Forte Sào José nel quale vivacchiarono per anni pochi coloni che ne cambiarono il nome in Bara e poi in Manaus.Per circa due secoli la capitale dell’Amazonas fu Belem, il porto sull’immenso estuario del fiume, nel 1850 Manaus contava circa seimila abitanti completamente al di fuori della vita economica e commerciale del Brasile che si svolgeva tutta sulla costa a ben 1250 Km. di distanza.Verso la fine del XVIII0 secolo il naturalista francese La  Condomine, portò in Europa una sostanza densissima e lattiginosa ricavata dall’ Havea Brasilensis, un albero diffusissimo nella jungla amazzonica, le cui proprietà vennero studiate a lungo dagli scienziati europei prima di interessare la nascente industria moderna, era il cauccìu.Nel 1854 due importantissimi eventi determinarono l’inizio del boom industriale ed economico del caucciù: lo sviluppo della navigazione a vapore che rendeva trasporti fluviali e marittimi più rapidi e le idee di impiego del caucciù di due industriali. L’inglese Mac Kintosh pensò di utilizzare la gomma ricavata dal caucciù per farne impermeabili, l’americano Goodyear per fabbricare scarpe a buon mercato e resistenti. Tuttavia la gomma risultava troppo pesante, maleodorante e poco elastica, ma fu ancora Goodyear, il vero “padre” della gomma, che ebbe l’idea generale di mescolare il caucciù allo zolfo per far diventare la gomma più leggera ed elasticissima. Goodyear aveva inventato il procedimento di “vulcanizzazione” che segnò la nascita del grande impiego industriale del caucciù e dell’ ”era della gomma” che venne impiegata per la fabbricazione di una innumerevole serie di prodotti. Comonciò l’ ”età d’oro” di Manaus, vi fu una grande immigrazione di mano d’opera, la città crebbe a dismisura, giunsero imprendi tori da tutto il mondo e nacque la leggenda del “Nuovo Eldorado.</span></p>
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		<pubDate>Wed, 13 Sep 2006 14:32:22 +0000</pubDate>
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Non è la descrizione di qualche mondo fanta­stico, ma una delle annotazioni prese da Livingstone nel novembre del 1855 davanti lo spettacolo del Mosi-O-Tunya, il “Fumo che tuona”, meglio noto come cascate Vittoria. Il fiume Zambezi precipita fragorosamente tra immensi spruzzi d’ acqua che provocano una pioggia perenne in una vasta area circostante, rifrangendo la luce e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="TxBrp3" style="text-indent: 0cm; line-height: 14.15pt"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> “..Se guardo dal fondo dell’abisso dal lato della sponda destra, non si distingue che una nube fitta la cui massa bianca, nel  momento in cui la guardo, è circondata da brillanti arcobaleni..”</span></em></p>
<p class="TxBrp2" style="line-height: 14.15pt"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Non è la descrizione di qualche mondo fanta­stico, ma una delle annotazioni prese da Livingstone nel novembre del 1855 davanti lo spettacolo del <em>Mosi-O-Tunya</em>, il “Fumo che tuona”, meglio noto come cascate Vittoria.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-zimbabwe/Victoria%20falls.jpg"><img title="Victoria falls" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-zimbabwe/image/thumb/Victoria%20falls.jpg" alt="Victoria falls" align="left" /></a> Il fiume Zambezi precipita fragorosamente tra immensi spruzzi d’ acqua che provocano una pioggia perenne in una vasta area circostante, rifrangendo la luce e producendo quei fantastici arcobaleni che continuano ad incantare i visitatori fin dai tempi del celebre esplora­tore britannico. Poco è cambiato in questo luogo considerato uno dei più affascinanti dell’ intera Africa che ho scelto co­me punto di partenza per uno degli itinerari sulle vie dei primi esploratori che ho compiuto nel continente Nero.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/17SavanaTramCaval.jpg"><img title="17SavanaTramCaval" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/image/thumb/17SavanaTramCaval.jpg" alt="17SavanaTramCaval" align="right" /></a>Qui corre il confine tra Zambia e Zimbabwe e poco più a sud si stende quello che all‘ epoca di Livingstone era ancora il miste­rioso e selvaggio “territorio degli Tswana’‘ <em>Botswana</em>, con la sua savana, le paludi del nord e il deserto del Kalahari che lo stes­so grande esploratore non osò affrontare, aggirandolo, per raggiungere il lago Ngami.I 600.372 Kmq. di questo territorio rappresentano una delle zone meno popolate del continente, dominio di una Natura grandiosa e sel­vaggia, alla quale si sono adattate popolazioni che hanno vissuto isolate per secoli conservando culture originarie.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/12Botsw%20pop%20kavango%20vill2.jpg"><img title="12Botsw pop kavango vill2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/image/thumb/12Botsw%20pop%20kavango%20vill2.jpg" alt="12Botsw pop kavango vill2" align="left" /></a>La più numerosa è quella degli Tswana del gruppo linguistico Sotho e spinti qui dalle tribù <em>Ndebele</em> prima e dai coloni boeri e inglesi poi, tradizionalmente divisi in monarchie indipendenti che sopravvivono con i loro sistemi culturali e sociali dei gruppi <em>Ngwaketae, Bukgatla, Bakgafela, Newato e Bakwena</em>, i cui consigli tribali mantengono i rapporti con l’autorità statale.Dopo la frontiera con lo Zambia a Kazangula , in un villaggio si tiene un grande raduno di tutti i gruppi della regione che culmina in uno spettacolo per ricordare le antiche leggende tribali, le figure mitologiche e gli episodi del la memoria collettiva.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-zimbabwe/Zamb%20danz%20masch1.jpg"><img title="Zamb danz masch1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-zimbabwe/image/thumb/Zamb%20danz%20masch1.jpg" alt="Zamb danz masch1" align="right" /></a>Isolati dagli altri spettatori assistono i capi <em>Kgosi</em> e i discendenti degli antenati fondatori che costituiscono l ‘aristocrazia Tswana.Ogni clan possiede propri simboli totemici che rappresentano l’ animale che nell’ età mitica aiutò l’antenato a creare la sua stirpe: il coccodrillo per il clan dei <em>Kwena</em>, l’ antilope per i <em>Palong</em>, la gazzella per i <em>Nguato</em>, la scimmia per i <em>Kgathla</em> e l’ elefante per i potenti <em>Kalahari</em>.La vita spirituale è fondata su una radice linguistico­ concettuale, <em>Dia</em>, che indica l’ Energia Vitale presente in tutte le cose e per la quale <em>Mo­Dima</em> è l’ Essere Supremo, i <em>No-Dima</em> sono le entità soprannaturali e gli antenati mitici, <em>Mo-Dima</em> gli spiriti malvagi che minacciano la collettività e contro i quali occorre l’esercizio della magia esorcistica, infine vi sono gli spiriti benigni della Natura che hanno sede nelle piante della savana, oggetto di culto e offerte votive.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/24botsw%20pop%20kalahari1.jpg"><img title="24botsw pop kalahari1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/image/thumb/24botsw%20pop%20kalahari1.jpg" alt="24botsw pop kalahari1" align="left" /></a>Come nel resto dell’ Africa tradizionale l’ esistenza sociale e spirituale trae essenza dall‘ ambiente in un equilibrio che non deve essere mai turbato, salvaguardandolo con le immutabili leggi della tradizione in tutti i suoi componenti: le piante, gli animali, i fenomeni naturali come le cascate <em>Nosi-O-Tunya </em>e la selvaggia regione del Chobe.Un’ enorme savana popolata da una grande varie­tà di animali nella quale la presenza umana è sporadica, il Chobe è ancora un’ Africa arcaica dove si viaggia su piste impegnative accampandosi con i fuochi accesi per tenere lontano i predatori. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/3Botsw%20Okavango2.jpg"><img title="3Botsw Okavango2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana/image/thumb/3Botsw%20Okavango2.jpg" alt="3Botsw Okavango2" align="right" /></a>La stagione delle piogge appena terminata ha lasciato piccoli stagni che attirano elefanti, giraffe, bufali, gazzelle e antilopi, mentre il cielo è animato da centinaia di uccelli di specie diverse: la dimensione di  un’ Africa “senza tempo che cresce nei giorni di  traversata de parco fi­no ai margini del Kalahari.All’alba gli animali che si abbe­verano negli stagni provvisori a gruppi, quando il sole è alto e arroventa la terra la vita sembra sospe­sa e cerca riparo dal calore negli angoli più nascosti, per poi riprendere nel tardo pomeriggio in un continuo vaga­re alla ricerca di prede o di pascolo.</span></p>
<p class="TxBrp2" style="line-height: 14.15pt"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="TxBrp2" style="line-height: 14.15pt"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Foto:</span><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-botswana">Botswana</a></p>
<p class="TxBrp2" style="line-height: 14.15pt"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/africa/"></a></span></p>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2006 11:07:36 +0000</pubDate>
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Tra il Sahara e le savane africane si stende l&#8217;immenso territorio arido che va dalla Mauritania al Sudan,attraverso il Mali, Niger e Burkina Faso, quattro milioni di chilometri quadrati tra l&#8217; Africa &#8220;bianca&#8221; e quella &#8220;nera&#8221; che gli arabi hanno chiamato Sahel, &#8220;terra di confine&#8221;.La media delle precipitazioni difficilmente supera i trecento millimetri negli anni più piovosi e concentrate in brevi periodi durante i quali la preziosa umidità evapora per il novanta per cento nell&#8217;aria torrida che asciuga il terreno non in grado di trattenerla,scarsa fonte di vita ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Terra di confine</strong><br />
Tra il Sahara e le savane africane si stende l&#8217;immenso territorio arido che va dalla Mauritania al Sudan,attraverso il Mali, Niger e Burkina Faso, quattro milioni di chilometri quadrati tra l&#8217; Africa &#8220;bianca&#8221; e quella &#8220;nera&#8221; che gli arabi hanno chiamato Sahel, &#8220;terra di confine&#8221;.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/index.php?album=africa-senegal"><img class="ZenphotoPress_thumb alignleft" title="6ferlo area" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/zp-core/i.php?a=africa-senegal&amp;i=6ferlo area.jpg&amp;s=thumb" alt="6ferlo area" /></a>La media delle precipitazioni difficilmente supera i trecento millimetri negli anni più piovosi e concentrate in brevi periodi durante i quali la preziosa umidità evapora per il novanta per cento nell&#8217;aria torrida che asciuga il terreno non in grado di trattenerla,scarsa fonte di vita solo per la steppa e l&#8217;erba gialla markouba, mentre il deserto avanza inesorabilmente sui magri pascoli stagionali dei nomadi che si spingono verso le zone più meridionali.Essi sfruttano al massimo i pascoli periodici senza un ordine preciso e nella brevissima stagione umida le tribù con il bestiame si attestano vicino alle occasionali pozze pluviali fino al loro inaridimento per ricominciare la ricerca di altre zone verso le lontane paludi del Niger,per secoli i hanno cercato di adattare l&#8217;ambiente tracciando piste e scavando pozzi,ma dove riescono a produrre un pascolo occasionale lo sfruttano completamente,perchè il nomade non può che seguire il suo gregge che,a sua volta,cerca l&#8217;acqua e il foraggio,un ciclo arcaico reagolato da bisogni primari senza pianificazione e dettato solo dalle leggi naturali e da convenzioni secolari tra Tuareg, Tebu, Mauri, Pehul, Fulbe, Toucoleurs ed altri,nonchè con le popolazioni di agricoltori neri sedentari del sud. e nella savana,per l&#8217;arcaico scambio dei rispettivi prodotti e che ha permesso la nascita di importanti centri carovanieri.Tra tutti i nomadi i Tuareg riescono a mantenere il difficile e spesso drammatico rapporto con questo ambiente,saldamente legati ad una società regolata da tradizioni antichissime,essi penetrarono nel Sahel dal Sahara raggiungendo il Niger nel settimo secolo,depositari di una cultura originale particolarmente legata all&#8217;ambiente e a tradizioni ancestrali,condividendo con le altre tribù un&#8217; esistenza arcaica dalle regole immutabili,le transumanze,il traffico carovaniero e gli scambi con gli agricoltori, un equilibrio spesso turbato da periodi nefasti di siccità, carestie, violenti conflitti etnici e le razzie periodiche nei centri del sud.Quando i francesi iniziarono la conquista dell&#8217; immenso sud sahariano e il contiguo Sahel, le tribù nomadi cercarono di resistere, ma solo i Tuareg riuscirono a superare gli antichi contrasti tribali e riunire le loro confederazioni opponendosi fieramente agli europei per decenni fino alla capitolazione nel 1917.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/index.php?album=africa-mali"><img class="ZenphotoPress_thumb alignright" title="carov schiav" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/zp-core/i.php?a=africa-mali&amp;i=carov schiav.jpg&amp;s=thumb" alt="carov schiav" /></a>L&#8217;oleografica &#8220;epopea&#8221; della Legione Straniera continuò per anni sterminanando intere tribù e favorendo le popolazioni di agricoltori neri sedentari  nell&#8217;occupazione di vaste aree tradizionalmente occupate dai pascoli,spingendo i nomadi nelle zone più inospitali,i Tuareg furono i più colpiti,alcune confederazioni si sciolsero e molti clans si disgregarono,le famiglie più potenti persero di autorità e un ordine secolare venne completamente sconvolto.Anche tra gli altri nomadi la tradizionale propietà collettiva del bestiame si trasformò in propietà privata e l&#8217;antica coesione del tribale disgregata, riducendo coloro che non posseggono bestiame a servi, creando una grande differenziazione tra i vari gruppi per la quale solo un decimo di essi possiede allevamenti eccedenti alle esigenze e che può arrivare a seicento bovini e novanta cammelli, i tre decimi non oltre i cinquanta bovini e dieci cammelli, mentre il resto delle popolazioni saheliane possiede solo qualche capo assolutamente insufficiente alla sopravvivenza.Negli ultimi venti anni vi sono stati periodi di siccità che hanno sconvolto ripetutamente i pascoli del Sahel, provocando bibliche migrazioni verso i miserabili campi profughi in Mali e in Niger ad enormi distanze da percorrere a piedi:le tribù, i clan ,le famiglie si divisero in piccoli gruppi lottando con il tempo, la fame, la sete e le malattie ed ognuno pensò alla propria sopravvivenza.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">©Paolo Del Papa</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-mali">Foto reportage Mali </a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/Sahara">Foto reportage sahara</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/05/mali-popolazioni/"><br />
</a><a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/africa/mali/"></a></span></p>

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		<title>Il Triangolo d&#8217;Oro</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2006 12:36:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La regione incuneata tra le montagne dello Yunnan meridionale,la Thailandia del nord,la Birmania e il Laos è chiamata da sempre Triangolo d’Oro. Il suo tesoro non è il prezioso metallo o altre ricchezze minerarie,è una semplice pianta nota come papaver somniferum dalla quale di ricava l’oppio, secolare coltivazione delle tribù isolate che popolano la zona.Gli antenati di razza Thai fin dal mesolitico cominciarono a lasciare  il bacino dello Yangtze,spinti dai più evoluti e potenti cinesi Han che vi fondavano la loro millenaria civiltà,giungendo tra queste montagne dove sparsero i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">La regione incuneata tra le montagne dello Yunnan meridionale,la Thailandia del nord,la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/31/birmania/">Birmania</a> e il <a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/13/laos/">Laos</a> è chiamata da sempre <em>Triangolo d’Oro</em>. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/index.php?album=triangolo-d-oro"><img class="ZenphotoPress_thumb alignleft" title="triang oro trib3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/zp-core/i.php?a=triangolo-d-oro&amp;i=triang oro trib3.jpg&amp;s=thumb" alt="triang oro trib3" /></a>Il suo tesoro non è il prezioso metallo o altre ricchezze minerarie,è una semplice pianta nota come <em>papaver somniferum</em> dalla quale di ricava l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oppio">oppio</a>, secolare coltivazione delle tribù isolate che popolano la zona.Gli antenati di razza Thai fin dal mesolitico cominciarono a lasciare  il bacino dello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yangtze">Yangtze</a>,spinti dai più evoluti e potenti cinesi Han che vi fondavano la loro millenaria civiltà,giungendo tra queste montagne dove sparsero i loro villaggi tra le valli rimanendo isolati per secoli e dividendosi in vari gruppi. Dell’antica migrazione il milione e mezzo del popolo Karen è il più numeroso, le tribù sono divise in Rossi e Bianchi per le caratteristiche fisiche e per i colori dell’abbigliamento che hanno grande importanza simbolica, intrisa di magia e miti che si perdono nella storia dell’<a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/01/indocina/">Indocina</a>.I Karen Rossi sono più alti e scuri,dai lineamenti mongolici meno marcati dei loro parenti,gli uomini sfoggiano sul corpo vistosi tatuaggi dalle complicate simbologie magiche e le donne indossano e laborati copricapi e si decorano con gran quantità di monili che un tempo denotavano la dignità del clan.I Bianchi si dividono nelle due grandi tribù Sgaw e Pwa,concentrate in oltre quattrocento villaggi tra la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/31/popoli-birmani/">Birmania</a> e la Thailandia,sono più bassi,dalla pelle gialla e i volti che ricordano di più le antiche origini mongoliche e dai comuni discendono anche gli ultimi seicento <em>Uomini della Montagna</em> che sopravvivono isolati di caccia e agricoltura primitiva nell’impenetrabile jungla della regione di Mae Hongson.I Karen per secoli hanno resistito alle potenti popolazioni birmane Mon e Shan rifugiandosi nelle zone meno accessibili con i villaggi in posizione difensiva.Le grandi capanne di bambù accolgono ognuna decine di famiglie dello stesso clan,alloggiate in stanze separate che affacciano su un lungo corridoio interno e gli scapoli abitano separati nella casa comune blaw.Anticamente i villaggi venivano abbandonati dopo alcuni anni quando si esaurivano i terreni agricoli e le risaie, poi un qualche antenato guidato dagli spiriti apprese l’arte dell’irrigazione e la coltivazione a rotazione che non inaridivano mai le terre,imparando anche a coltivare quel papavero che produce l’oppio il cui consumo è entrato nella tradizione Karen e di tutte le altre popolazioni dallo Yunnan al Laos. La pacifica tradizione tribale si trasformò in ricchezza e maledizione per le tribù del Triangolo d’Oro quando i cinesi e poi i bianchi cominciarono ad apprezzare i sogni che producono i batuffoli di fumo aspirati dalle grandi pipe di bambù,la richiesta divenne enorme e i campi strappati alla foresta si riempirono di papaveri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">©Paolo Del Papa</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/triangolo-d-oro">Foto <span> </span>reportage Triangolo Oro</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indocina">Foto reportage Indocina</a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">

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		<title>Borneo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 10:22:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Massicci rilievi montuosi coperti da una jungla impenetrabile dove serpeggiano fiumi che improvvissamente scorrono in rapide violente, piante ed animali unici al mondo, tribù bellicose e temibili cacciatori di teste. Diviso tra il Kalimantan indonesiano a sud e le regioni malesi del Sarawak e Sabah a nord, tra le quali sorge il minuscolo sultanato del Brunei, lungo le coste settentrionali passava una delle rotte orientali della Via delle Spezie seguita da secoli dai navigatori e mercanti indiani, giavanesi, cinesi e arabi, nel tredicesimo vi fu creato il fiorente sultanato islamico ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Massicci rilievi montuosi coperti da una jungla impenetrabile dove serpeggiano fiumi che improvvissamente scorrono in rapide violente, piante ed animali unici al mondo, tribù bellicose e temibili cacciatori di teste. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/Sabah%20K.Kinabalu2.jpg"><img title="Sabah K.Kinabalu2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/Sabah%20K.Kinabalu2.jpg" alt="Sabah K.Kinabalu2" align="left" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/Kalimantan%20fium%20Mahakam1.jpg"><img title="Kalimantan fium Mahakam1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/Kalimantan%20fium%20Mahakam1.jpg" alt="Kalimantan fium Mahakam1" align="left" /></a>Diviso tra il Kalimantan <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/vie-dellindonesia/">indonesiano</a> a sud e le regioni malesi del Sarawak e Sabah a nord, tra le quali sorge il minuscolo sultanato del Brunei, lungo le coste settentrionali passava una delle rotte orientali della <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/26/la-via-delle-spezie/">Via delle Spezie</a> seguita da secoli dai navigatori e mercanti indiani, giavanesi, cinesi e arabi, nel tredicesimo vi fu creato il fiorente sultanato islamico del Brunei.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/16Sarawak%20Kayan%20pesc.jpg"><img title="16Sarawak Kayan pesc" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/16Sarawak%20Kayan%20pesc.jpg" alt="16Sarawak Kayan pesc" align="right" /></a>Trecento anni più tardi cominciò a ricevere i vascelli portoghesi ,seguiti poi da spagnoli, olandesi ed inglesi che si succedettero nel dominio delle antiche rotte commerciali e nella colonizzazione dell’Asia.Sbarcando lungo i fiumi e lontano dal fragore delle rapide,si “sente”la foresta con i canti degli uccelli delle specie più diverse che si confondono e si sovrappongono a quello, sordo e ritmato come una trombetta, del calao sacro ai dayak, le scimmie si muovono quasi invisibili tra i rami più alti e fittissimi, gibboni, macachi, “simango”, i cui calcoli biliari sono richiestissimi dai farmacisti cinesi ed oggetto di caccia spietata, l’ uomo della foresta orang outan, possente e dolce come un uomo coperto di lunghi peli.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/2Born%20Orang.jpg"><img title="2Born Orang" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/2Born%20Orang.jpg" alt="2Born Orang" align="left" /></a>Un’ immensa foresta che genera le forme più strane, naturale sede di spiriti ed entità sovrannaturali per le tribù  Dayak dell’interno, giunte in Borneo da Sumatra in epoche remote, una parte stabilendosi sulle coste settentrionali, gli sono penetrati nell’interno insediandosi lungo i fiumi del Sarawak e Kalimantan,ai quali appartengono gli Iban del Sarawak e tutto il Borneo centro settentrionale e i Murut, diffusi nel Kalimantan indonesiano.  <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/19%20Sarawak%20Punan2.jpg"><img title="19 Sarawak Punan2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/19%20Sarawak%20Punan2.jpg" alt="19 Sarawak Punan2" align="right" /></a>I più antichi abitanti del Borneo sono i “paleomalesi” Punan e Butikan, spinti nelle zone più interne dai più evoluti dayak e Iban, dove convivono con cacciatori nomadi Butik e Olo-Or, nel Sabah si trovano i Badjo e gli Illanum provenienti dalle Filippine.La costa orientale è abitata dalle tribù Suli, Manum e Budji, nell’interno della regione occidentale e del Sarawak si stende un immenso territorio occupato dai Kenyah, Mandang e Kayan, nell’area sud orientale indonesiana sono diffuse le tribù Seputan, Kutei e Pnohing, quella occidentale  è abitata dai Sekadau, Landok, Sanggau e Rupu, più all’interno i cacciatori Ulu-Ayer e Ot-Danum.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/24Sarawak%20Iban%20longhouse1.jpg"><img title="24Sarawak Iban longhouse1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/24Sarawak%20Iban%20longhouse1.jpg" alt="24Sarawak Iban longhouse1" align="left" /></a>Il villaggio è un’unica grande capanna su palafitte che può raggiungere la lunghezza di diverse centinaia di metri e divisa in varie stanze” bilek”, ognuna delle quali abitata da una famiglia,affacciate su un lunghissimo corridoio interno “ruai” dove si svolgono tutti gli eventi collettivi, le cerimonie e la vita in comune, all’esterno vi è una lunga terrazza parallela. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/Kalimantan%20Iban%20Longhouse1.jpg"><img title="Kalimantan Iban Longhouse1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/Kalimantan%20Iban%20Longhouse1.jpg" alt="Kalimantan Iban Longhouse1" align="right" /></a>I visitatori vengono accolti da danze accompagnate da grandi xilofoni, la più suggestiva  è la danza dei guerrieri il cui ritmo provoca una specie di trance fino a mimare lo scontro e il taglio della testa al culmine della cerimonia. Nel periodo della caccia alle teste il rito durava tutta la notte e i guerrieri si preparavano alla spedizione esaltandosi e ricevendo dagli spiriti la forza per il combattimento.Un tempo i dayak erano temibili guerrieri e prima di ogni spedizione gli sciamani eseguivano le pratiche magiche degli antenati per ingraziarsi gli spiriti interpretandone i misteriosi auspici, mentre la tribù eseguiva le cerimonie e i guerrieri si esaltavano nella danza, all’alba partivano sulle piroghe da guerra decorati con copricapi piumati, corpetti di pelle e scudi dai disegni geometrici raffiguranti gli spiriti,armati di lance e i lunghi coltelli decorati. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/Kalimantan%20Iban%20danz1.jpg"><img title="Kalimantan Iban danz1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/Kalimantan%20Iban%20danz1.jpg" alt="Kalimantan Iban danz1" align="left" /></a>Tra gli antichi riti che rimangono tra gran parte delle tribù del Borneo, il più importante è quello degli antenati e dei defunti che riunisce in periodi stabiliti tutti i capivillaggio di una tribù, preceduto dalla preparazione di cibi che vengono disposti in ciotole, poi il capo “Tuak Rumah” sacrifica delle galline facendone sgorgare il sangue per versarlo su pavimento in onore del potente dio della guerra. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/28Sarawak%20Dayak%20guerr1.jpg"><img title="28Sarawak Dayak guerr1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/28Sarawak%20Dayak%20guerr1.jpg" alt="28Sarawak Dayak guerr1" align="right" /></a>I capi  mangiano i cibi consacrati e ne distribuiscono piccole porzioni a tutti i presenti, procedono in processione nella casa lunga e depositano il cibo rimasto nelle ceste delle offerte situate accanto ai grappoli di teste tagliate, poi iniziano le danze dei guerrieri che ricordano le gesta degli antenati e dei defunti e onorano gli spiriti della guerra, attirando  “l’energia vitale” dei vivi e dei morti affinchè la comunità prosperi. Le  tribù del Sarawak e il Kalimantan dedicano molto tempo al tatuaggio che ha importanti funzioni magiche, protegge in battaglia, dalle insidie della jungla e dagli animali feroci, vengono fatti su tutto il corpo con disegni geometrici e figure stilizzate dal preciso significato, i guerrieri e i cacciatori più abili ne hanno sulla schiena, ma solo coloro che hanno tagliato teste possono averne sulle mani, ogni segno rappresenta una testa e tra i più anziani se ne contano a decine.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/21Sarawak%20Iban2.jpg"><img title="21Sarawak Iban2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo/image/thumb/21Sarawak%20Iban2.jpg" alt="21Sarawak Iban2" align="left" /></a>I vecchi guerrieri dai corpi tatuati e le mani piene di piccoli e sinistri disegni geometrici amano bere e fumare sulla ruai e, come tutti gli anziani, raccontare dei tempi andati, parlare di caccia, di cerimonie, di vecchie battaglie, di teste tagliate&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.travelgeo.it/category/asia-orientale/">Reportages Asia orientale</a></span><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/26/la-via-delle-spezie/">La via delle spezie</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">Foto reportages:</span></p>
<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626910534991/">Borneo </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626910565863/"> Brunei </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157627030362008/"> Malaysia</a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626905946631/"> Indonesia</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157627050311220/">Vie Spezie </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/collections/72157626959218204/">Asia Est</a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626781789349/">Asia Est b&amp;n</a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157627038614668/">Asia Tribale</a></strong></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">altre foto:</span><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo"> </a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/borneo">Borneo</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/indonesia">Indonesia</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/malaysia">Malaysia</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">© <a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/asia-sud-est/"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">reportages e bibliografia</span></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><em><br />
</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"> </span></p>

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		<title>Nuova Guinea</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 10:00:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un ambiente grandioso e selvaggio dalle alte catene montuose coperte di jungla che separano vallate inaccessibili dove precipitano fiumi tumultuosi, vaste pianure fluviali sommerse da impenetrabili foreste e paludi che si stendono fino alla costa corallina lontana dalle rotte marittime e immerse nell’ oblio per millenni.La Nuova Guinea rimane una delle terre meno conosciute al mondo e in parte ancora inesplorata, il primo popolamento è ancora controverso, probabilmente risale ad antiche migrazioni di tribù paleomalesi negroidi provenienti dall’ Asia sud orientale da una parte e gruppi di cacciatori nomadi provenienti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1124" title="papua-sepik-maprik1_595" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/08/papua-sepik-maprik1_595-150x150.jpg" alt="papua-sepik-maprik1_595" width="150" height="150" />Un ambiente grandioso e selvaggio dalle alte catene montuose coperte di jungla che separano vallate inaccessibili dove precipitano fiumi tumultuosi, vaste pianure fluviali sommerse da impenetrabili foreste e paludi che si stendono fino alla costa corallina lontana dalle rotte marittime e immerse nell’ oblio per millenni.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/jungla%20aer2.jpg"><img title="jungla aer2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/image/thumb/jungla%20aer2.jpg" alt="jungla aer2" align="right" /></a>La Nuova Guinea rimane una delle terre meno conosciute al mondo e in parte ancora inesplorata, il primo popolamento è ancora controverso, probabilmente risale ad antiche migrazioni di tribù paleomalesi negroidi provenienti dall’ Asia sud orientale da una parte e gruppi di cacciatori nomadi provenienti dalla vicina Australia attraverso una serie di terre emerse nello Stretto di T</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/NG.irian%20pop1.jpg"><img title="NG.irian pop1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/image/thumb/NG.irian%20pop1.jpg" alt="NG.irian pop1" align="left" /></a></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">orres poi scomparse.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/NG.Irian%20int%20mts1.jpg"><img title="NG.Irian int mts1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/image/thumb/NG.Irian%20int%20mts1.jpg" alt="NG.Irian int mts1" align="left" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20sepik%20Maprik1.jpg"><img title="Papua sepik Maprik1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20sepik%20Maprik1.jpg" alt="Papua sepik Maprik1" align="left" /></a>E’ comunque certo che queste prime popolazioni furono spinte nell’ interno più inaccessibile da altri gruppi melanesiani più evoluti che si stabilirono sulle coste e per millenni sono rimasti completamente isolati e da tali migrazioni discendono le due razze della Nuova Gunea, quella melanesiana che popola le regioni costiere e quella Papua dell’ interno, ciascuna delle quali si divide in una gran quantità di gruppi e sottogruppi e in un’ infinità di tribù, gran parte isolate in territori inaccessibili e dall’ organizzazione “neolitica”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/papua%20goroka%20mudmen3.jpg"><img title="papua goroka mudmen3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/papua%20goroka%20mudmen3.jpg" alt="papua goroka mudmen3" align="right" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20sepik%20trib1.jpg"><img title="Papua sepik trib1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20sepik%20trib1.jpg" alt="Papua sepik trib1" align="right" /></a>Ogni viaggio in Nuova Guinea è un’ escursione a ritroso nei millenni, un incredibile “viaggio nella preistoria”Fino a cinquanta anni fa i coloni delle coste non sospettavano l’ esistenza di tante tribù tra le inaccessibili montagne dell’ interno che, al contrario, sapevano che “qualcuno doveva arrivare” annunciato dai primi aerei che sorvolavano i loro territori, così i Papua non rimasero particolarmente sconvolti dai “miracoli” dei bianchi ed inserirono semplicemente tali “prodigi” nel loro arcaico universo.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20karawari%20hustamb1.jpg"><img title="Papua karawari hustamb1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20karawari%20hustamb1.jpg" alt="Papua karawari hustamb1" align="left" /></a> <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/papua%20higl%20trib%20guerr1.jpg"><img title="papua higl trib guerr1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/papua%20higl%20trib%20guerr1.jpg" alt="papua higl trib guerr1" align="left" /></a>Ogni villaggio possiede la sua “Casa degli Uomini” dove si svolgono le antiche ceimonie iniziatiche, i riti magici, la trasmissione della tradizione orale, le regole ancestrali che attirano l’ influenza benefica degli spiriti, le entità sovrannaturali e gli antenati, limitando qualla malefica delle oscure forze del male.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20higl%20trib%20enga1.jpg"><img title="Papua higl trib enga1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20higl%20trib%20enga1.jpg" alt="Papua higl trib enga1" align="right" /></a> <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20karawari%20Cerim5.jpg"><img title="Papua karawari Cerim5" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20karawari%20Cerim5.jpg" alt="Papua karawari Cerim5" align="right" /></a>I riti funebri sono tra i più importanti e coinvolgono l’ intero clan del defunto, i cui membri si cospargono il capo di cenere e fango, mentre la vedova deve amputarsi una falange per lutto, pima di porre la salma nel “luogo degli spiriti del clan” Pipku, pulito e affumicato per essere conservato in casa mummificato. Gli spiriti dei defunti emamanano influssi benefici attraverso il loro “fluido vitale” Dema che si libera completamente in tutta la sua energia quando l’ anima Minman abbandona il corpo. Il possesso di maiali, il valore guerriero, la conoscenza della tradizione clanica e le capacità legate alle tradizioni sono i requisiti per acquisire dignità di “Grande Uomo”, colui che può donare più maiali da sacrificare nelle feste rituali “moka” e avere prestigio nel clan, la vita tribale, le  cerimonie e la guerra.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/NG.Irian%20trib%20guerr2.jpg"><img title="NG.Irian trib guerr2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/image/thumb/NG.Irian%20trib%20guerr2.jpg" alt="NG.Irian trib guerr2" align="left" /></a> <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/NG.irian%20trib%20guerr10.jpg"><img title="NG.irian trib guerr10" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya/image/thumb/NG.irian%20trib%20guerr10.jpg" alt="NG.irian trib guerr10" align="left" /></a>Tra le tribù della Nuova Guinea la guerra, il conflitto, la faida e lo scontro fisico sono parte integrante della vita tradizionale, i villaggi in posizione difensiva, le vedette che vegliano sul territorio e gran parte delle cerimonie lo ricordano, il combattimento è come un rito che assegna dignità a chi lo affronta con coraggio ed onore e tra quelle zone selvagge ed isolate si scontrano  tribù, villaggi e spesso clan della stessa tribù.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/papua%20higl%20trib%20guerr13.jpg"><img title="papua higl trib guerr13" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/papua%20higl%20trib%20guerr13.jpg" alt="papua higl trib guerr13" align="right" /></a>Un tempo le guerre e le faide erano lunghe e sanguinose, tra molti gruppi i nemici uccisi venivano decapitati o divorati ritualmente per impossessarsi del loro “fluido vitale” Dema o Mana, come viene chiamato tra le tribù costiere, costuimi che sopravvivono nelle regioni più isolate, mentre le tribù Dani e Yali della Baliem Valley, come gli Asmat della costa occidentale, le faide sono meno cruente e non è poi così difficile assistere a tali scontri, senza peraltro che l’ estraneo alla faida ne venga minimamente coinvolto.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20karawari%20konmei%20cerim2.jpg"><img title="Papua karawari konmei cerim2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20karawari%20konmei%20cerim2.jpg" alt="Papua karawari konmei cerim2" align="left" /></a>Anche i territori che hanno visto il timido arrivo di stranieri e viaggiatori continuano ad essere governati dalle antiche leggi tribali e l’ esistenza di quelle tribù continua immutabile in quel mondo neolitico come un immenso museo vivente della preistoria dal fascino indescrivibile che non ha euguali al mondo. Solo da queste parti si possono incontrare gruppi di guerrieri dal corpo dipinto armati di archi, lance ed asce che appaiono come fa<br />
ntasmi cercando gli avversari e li incontrano affrontandosi e insultandosi, mentre i capi chiedono reciprocamente la resa dopo il tributo di sangue in un rito antico quanto l’ uomo.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/Papua%20higl%20decor%20singsing1.jpg"><img title="Papua higl decor singsing1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua/image/thumb/Papua%20higl%20decor%20singsing1.jpg" alt="Papua higl decor singsing1" align="right" /></a>Ma la tradizione guerriera e la bellicosità di queste tribù spesso contrasta con un’ arcaica cortesia e curiosità per i visitatori ed ovunque si è accolti con interesse, i villaggi si aprono in tutta la loro antica spontaneità in un’ esperienza indimenticabile tra un’ esistenza che affonda nella notte dei tempi, costumi, cerimonie di grande suggestione, danze.Una sensazione indescrivibile nello sfiorare l’ “infanzia” dell’ Uomo che coinvoge lo spirito e la mente in Nuova Guinea, dove ogni viaggio si spinge a ritroso nel tempo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.travelgeo.it/category/oceania/">Reportages Oceania</a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/la-rotte-del-pacifico/">Rotte del Pacifico</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">foto reportages:</p>
<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626785540974/">New Guinea Papua </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626785603790/">New Guinea Irian Jaya</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/collections/72157626640881101/">Oceania </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157625528985565/">Oceania b&amp;n</a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157627050506402/">Vie Pacifico </a> <a href="http://www.flickr.com/photos/travelgeo/sets/72157626914145441/">Oceania tribale</a></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">altre foto:</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-papua">N.Guinea Papua</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/n-guinea-irian-jaya">N.Guinea Irian Jaya</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">© <a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa </a><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/oceania/"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;">reportages e bibliografia</span></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana;"><br />
</span></p>

	Tags: <a href="http://www.travelgeo.it/tag/eco/" title="Eco" rel="tag">Eco</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/esplorazioni/" title="esplorazioni" rel="tag">esplorazioni</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/fotografia/" title="fotografia" rel="tag">fotografia</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/geo/" title="Geo" rel="tag">Geo</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/geo-oceania/" title="Geo Oceania" rel="tag">Geo Oceania</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/melanesia/" title="melanesia" rel="tag">melanesia</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/nuova-guinea/" title="nuova guinea" rel="tag">nuova guinea</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/paolo-del-papa/" title="paolo del papa" rel="tag">paolo del papa</a>, <a href="http://www.travelgeo.it/tag/popoli/" title="popoli" rel="tag">popoli</a><br />

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