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	<title>Travelgeo &#187; Geo</title>
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	<description>Avventure, Popoli, Viaggi, Esplorazioni</description>
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		<title>Antico Sahara</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 12:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeo Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Geo Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[Le origini della più antica rotta carovaniera del Sahara furono scoperte dall&#8217; archeologo francese Heri Lhote mentre cercava di interpretare lo straordinario archivio rupestre lasciato dagli antichi abitatori del deserto con i loro fantastici graffiti e dipinti che per secoli ne hanno raccontato l&#8217;ambiente, la vita, le leggende e le tradizioni fin dal neolitico.Tra le rocce di Adjefou in Algeria Lothe scoprì una grande parete dipinta con strane figure in ocra rossa, semplici e stilizzate simili alle tante altre sparse nel Sahara, ma rappresentavano l&#8217; arrivo di popolazioni straniere diverse ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le origini della più antica rotta carovaniera del <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/sahara/">Sahara </a>furono scoperte dall&#8217; archeologo francese Heri Lhote mentre cercava di interpretare lo straordinario archivio rupestre lasciato dagli antichi abitatori del deserto con i loro fantastici graffiti e dipinti che per secoli ne hanno raccontato l&#8217;ambiente, la vita, le leggende e le tradizioni fin dal neolitico.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaTassiliPitt2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2470" title="SaharaTassiliPitt2" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaTassiliPitt2-150x150.jpg" alt="" width="74" height="74" /></a>Tra le rocce di <em>Adjefou</em> in <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/africa-nord-ovest/algeria/">Algeria</a> Lothe scoprì una grande parete dipinta con strane figure in ocra rossa, semplici e stilizzate simili alle tante altre sparse nel <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/africa-le-vie-del-sahara/">Sahara</a>, ma rappresentavano l&#8217; arrivo di popolazioni straniere diverse e, con la scoperta di dipinti che raffiguravano carri e cavalli stilizzati anche nei siti di <em>Ala-n-Edoument,Tiror,Tin Abou Teka</em> e<em> I-n-Itinen</em>, ricordarono un antico scritto di <a href="http://www.travelgeo.it/2007/02/01/erodoto/">Erodoto</a> che citava il popolo dei <em>Garamanti.</em>Essi usavano carri tirati da cavalli per le incursioni dalla <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/africa-nord-ovest/libia/">Libia</a> nel paese dei<em> Trogloditi</em> che vivevano tra le rocce di montagne più a sud, le vicende raccontate dallo storico greco gli erano contemporanee e risalivano al V secolo a.C., ma lo stile di quei cavalli ricordava quello dei dipinti micenei di Creta di ben sette secoli precedenti.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaGergDun3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2467" title="SaharaGergDun3" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaGergDun3-150x150.jpg" alt="" width="86" height="86" /></a>I cretesi attaccarono le colonie egiziane in Africa settentrionale assieme a quei <em>Popoli del Mare</em> descritti dai geroglifici egizi di quel periodo e si allearono con gli antenati dei <em>Garamanti </em>libici penetrando nel Sahara, poi Lhote scoprì un graffito vicino ai pozzi di <em>Arli </em>tra l&#8217; <em>Hoggar</em> e <em>Es Souck, </em>l&#8217; antico centro berbero di <em>Tademekka</em> nel Sahara meridionale, che faceva credere ad una <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/africa-le-vie-del-sahara/">traversata del Sahar</a>a di quelle antiche popolazioni con i loro carri, confermata da un ritrovamento vicino ai pozzi di <em>Ti-m-Missao </em>sull&#8217; antica pista tra l&#8217;<em>Hoggar</em> e l&#8217;<em>Adrar des Iforhas</em> in <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/africa-nord-ovest/mali/">Mali</a>. Le ricerche di Lhote continuarono per molti anni dal 1935 al 1950, quando scoprì nell&#8217;Hoggar altre raffigurazioni di carri e confermò definitivamente la scoperta della più antica rotta carovaniera del Sahara che lo attraversava completamente dalla costa libica della Sirte fino al Niger nel primo millennio avanti Cristo, parecchi secoli precedente ai primi insediamenti dei berberi Libici conosciuti. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaTassiliPitt1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2469" title="SaharaTassiliPitt1" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaTassiliPitt1-150x150.jpg" alt="" width="78" height="78" /></a>Questa antica via doveva essere nota alle gurnigioni romane insediate a<em> Ghadames</em> in Libia che conquistarono il centro berbero di <em>Rapsa </em>dove sorse <em>Ghat </em>a soli ottanta chilometri a nord di Djanet, sicuramente lo fu dalla spedizione di Cornelio Balbo nel 19 a.C. che si spinse a sud dell&#8217;oasi di <em>Biskra</em> nel Sahara meridionale e le successive di Settimio Flacco nel 70 d.C. e di Giulio Materno sedici anni più tardi, che penetrarono nelle profondità del deserto, ma senza far capire dove arrivarono. Le ricerche di Lhote scoprirono che essi seguirono l&#8217; antica pista carovaniera attraverso il Sahara fino al Niger, anche Plinio elencando i luoghi della spedizione di Balbo cita <em>Alasi</em>, l&#8217; antica <em>Abalessa </em>dell&#8217; Hoggar dove sono stati rinvenuti stampi di monete raffiguranti Costantino in una fortificazione. Cita anche <em>Balsa</em>, trascrizione del nome in lingua <em>tamachek</em> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/29/tuareg/">tuareg</a> di <em>Ilezy</em>, i rinvenimenti romani a Abalessa sono molto posteriori all&#8217;epoca di Balbo, ma le rovine sono simili ad una fortificazione romana precedente.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaGergDun7.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2468" title="SaharaGergDun7" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/06/SaharaGergDun7-150x150.jpg" alt="" width="77" height="77" /></a> Plinio racconta che Balbo superò molti fiumi,tra i quali uno più grande chiamato <em>Dasibari</em> e l&#8217;unico resto fossile di un grande fiume è quello di <em>Tilemsi </em>nell&#8217;<em>Adrar des Iforha</em>s al termine della pista del <em>Tanezeruft</em>. I <em>Songhai </em>del Mali chiamavano <em>Isabari </em>&#8220;Grande Fiume&#8221; il Niger e, secondo antiche leggende i padroni ne erano i <em>Da</em>, <em>Da Isa Bari </em>&#8220;Padroni del Grande Fiume&#8221;, la spedizione di Cornelio Balbo nel 19 a.C. aveva raggiunto il Niger attraversando l&#8217;intero Sahara sull&#8217; antica pista carovaniera aperta mille anni prima. Essa partiva dal Golfo della Sirte nella Libia mediterranea, passava per l&#8217; oasi di Ghadames ed entrava nel Sahara centrale fino all&#8217; oasi di Ilezy, proseguiva attraverso l&#8217; Hoggar per il centro di Abalessa da dove attraversava il Tanezeruft verso l&#8217; Adrar des Iforhas ai margini del quale vi era il centro carovaniero di Tabemekka e infine giungeva sul Niger a Gao. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/09/Sah-pop-nig-rifug-camp.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1761" title="Sah pop nig rifug camp" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/09/Sah-pop-nig-rifug-camp-150x150.jpg" alt="" width="70" height="70" /></a>Da questa rotta tracciata nel primo millennio avanti Cristo nella leggendaria avanzata dei Popoli del Mare con i loro alleati Cretesi e Libici e i loro carri, si sono aperte durante i secoli tutte le altre piste carovaniere nel Sahara che hanno collegato il mondo Mediterraneo all&#8217; <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/africa/">Africa Nera</a> e che continuano ad essere le vie di un affascinante viaggio nel deserto, nella storia e la leggenda.</p>
<p>© <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/20/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>foto reportages:</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/Sahara"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Sahara Ksar1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/Sahara/image/thumb/Sahara Ksar1.jpg" alt="Sahara Ksar1" /></a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/28/sahara/"><strong> Sahara</strong></a> <strong><a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-africa/" target="_self">geo africa</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/etno/etno-africa/">etno africa</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/28/africa-le-vie-del-sahara/">Vie Sahara</a> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/2008/10/08/2006/10/24/mostra-africa/">mostra Africa</a> <a href="http://www.travelgeoweb.com/">travelgeoweb</a> <a href="http://www.travelgeo.it/travelgeo-services/">Editions</a></strong></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/"><strong> travelguide</strong></a><strong> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">TG magazine</a> <a href="http://www.travelgeo.it/contatti/">contatti</a></strong></p>
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		<title>Spagna Moresca</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 11:55:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al-Andalus
“…Dale limosina mujer que no hay en la vida nada como la pena de ser ciego en Granada..”
I versi del poeta arabo andaluso incisi all’ entrata dell’ Alhambra di Granada mi hanno sempre accompagnato fin dalla prima visita di questa culla di civiltà e saggezza e poi in ogni angolo del mondo per tutta la vita, laddove l’emozione che coglie lo sguardo arriva prima di ogni cosa, si cerca di fermarne quell’ attimo magico per poi raccontarlo.I primi califfi Umayyadi trasformarono definitivamente la società islamica che fa­voriva l’inserimento dei nuovi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al-Andalus</p>
<p>“…<em>Dale limosina mujer que no hay en la vida nada como la pena de ser ciego en Granada</em>..”</p>
<p>I versi del poeta arabo andaluso incisi all’ entrata dell’ Alhambra di Granada mi hanno sempre accompagnato fin dalla prima visita di questa culla di civiltà e saggezza e poi in ogni angolo del mondo per tutta la vita, laddove l’emozione che coglie lo sguardo arriva prima di ogni cosa, si cerca di fermarne quell’ attimo magico per poi raccontarlo.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambraEntr.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2452 alignleft" title="SpGranadaAlhambraEntr" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambraEntr-150x150.jpg" alt="" width="77" height="77" /></a>I primi califfi Umayyadi trasformarono definitivamente la società islamica che fa­voriva l’inserimento dei nuovi territori conquistati nell’organizzazione del califfato mantenendone le specificità locali, un pò come era accaduto in parte con l’impero romano, mentre il progetto amministrativo si ispirava in un certo modo alla struttura dell’antico impero Achmenide, con la suddivisione in vaste province affidate a governatori dipendenti dall’autorità centrale. Ciò fu perfettamente funzionale alle dimensioni territoriali acquisite dal califfato, i cui domini andavano dalla costa atlantica fino quasi alle frontiere cinesi già allo inizio del VIlI<sup>0 </sup>secolo, grazie alla grande espansione Umayyade. In Oriente nel 651 fu completata la conquista dell’intera <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/26/la-via-della-persia/">Persia</a> e l’Afghanistan, da dove l’avanzata proseguì nella Transoxiana e il Turkestan nel 674 e nel 711 penetrò in profondità nel Sind e il Punjab indiano e, per la prima volta dai tempi di Alessandro, una potenza venuta dall’ovest poté entrare a contatto diretto con i confini dei regni indiani e dell’impero Cinese. In occidente, dopo l’Egitto, fu conquistato l’intero <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/africa-nord-ovest/">nord Africa</a> piegando definitivamente la resistenza delle tribù berbere nel 697, dal <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/03/marocco-storia/">Marocco</a> il condottiero Giabal-Tariq Bin Zyad invase la Spagna e da qui gli Arabi avanzarono poi verso l’Europa cristiana, arrestati dai Merovingi nel 732 con l’epica battaglia dì Potiers. La spagna dell&#8217; epoca attraversava una grande crisi economica, frammentazione del potere e conflitti religiosi, non fu in grado di contrastare l&#8217; avanzata di Tariq Bin Zyad che sbaragliò subito le truppe iberiche conquistando quei territori che gli arabi chiamarono<strong> </strong><em>Al-Andalus,</em> inaugurando la fiorente epoca della <em>Civiltà Moresca, </em>mentre il resto d&#8217; Europa era dilaniato da conflitti tra i regni sorti sulle rovine dell&#8217; Impero Romano, lotte religiose, incursioni dalla Scandinavia, le steppe dell&#8217; <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/asia-centrale/">Asia Centrale</a> e poi il dilagare dei Mongoli. Fino alla reconquista definitiva da parte di Isabella di Castiglia e Ferdinando d&#8217; Aragona nel 1492, fu faro di civiltà nell&#8217; organizzazione statale e nel fiorire di scienze ed arti, di tolleranza culturale e religiosa accogliendo comunità cristiane ed ebraiche che contribuirono a quella Civiltà Moresca della quale  rimangono le splendide testimonianze che rendono l&#8217; Andalusia un mondo a parte nel panorama storico e culturale europeo. <strong> </strong>La legge era bene comune e inviolabile e saggi studiosi di diritto <em>Qadi</em> ne regolavano i flussi benefici per la popolazione, scienziati, letterati e artisti di ogni fede studiavano, insegnavano e creavano liberamente, mentre altrove in Europa gemeva dei supplizi chi osava trasgredire cupe dottrine e ardevano i roghi. A Cordoba arrivavano le merci pregiate da ovest e da est, dall’ oro e avorio di <em>Bilad As Sudan</em> attraverso le <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/28/africa-le-vie-del-sahara/"><em>vie del Sahara</em></a> all’ incenso, mirra ed  essenze d’ Arabia dalla <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/la-via-dell-incenso/"><em>Via dell’ Incenso</em></a> seta, tessuti  e pietre preziose sulla <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/10/vie-della-seta/"><em>Via della Seta</em></a> alle spezie ed aromi dalla <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/26/la-via-delle-spezie/"><em>Via delle Spezie</em></a><strong>. </strong>Un fiorire di commerci, cultura, scienza ed arte che, solo a descriverlo per sommi capi ci si perde nel tempo e nello spazio, basti pensare alla creatività nell&#8217;architettura e decorazione, particolarmente lo stile <em>mudejar</em>, ma anche l’ architettura militare edificando poderosi e raffinati castelli su ispirazione delle fortezze bizantine a pianta quadrangolare e torri tonde del medio oriente perfezionate nei castelli islamici in <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/29/antica-giordania/">Giordania</a>. Nei centri urbani venne ripreso il tipico modello arabo perfezionato con edifici eleganti che racchiudevano i cortili patios con vasche decorative che allo stesso tempo rinfrescavano i locali dell’ abitazione che vi si affacciavano. Di grande bellezza le moschee che riprendevano lo stile Omayyade di Bagdad e Damasco, il cui esempio più alto è a  Cordoba, di tale splendore che dopo la reconquista cristiana fu riconvertita in cattedrale mutandone in parte l’aspetto, così come accadde altrove e la straordinaria cittadella dell’ Alhambra a Granada dove Carlo V non permise più alcuna modifica e vi edificò il suo palazzo circolare che rimane ad arricchire uno dei più affascinanti complessi monumentali del mondo.<strong> </strong></p>
<p>Siviglia</p>
<p>Gli arabi stabilirono la capitale di <em>Al-Andalus</em> a Siviglia, poi sostituita da Cordoba e tornata ad esserlo nel 1031, essenzialmente per la fertilità della sua regione ricca di oliveti e orti coltivati intensamente, oltre che alla qualità della produzione artigianale con notevole produzione metallurgica, lavorazione di tessuti e seta provenienti dal lontano oriente sulla leggendaria <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/10/vie-della-seta/"><em>Via della Seta</em></a>, all’ epoca controllata in gran parte dai califfati islamici. Dove sorse poi la cattedrale cristiana era la <em>Puerta del Perdon</em> edificata in epoca Almohade, da essa si accedeva ad una magnifica moschea della quale rimane il grande patio con il giardino dove gli aranci brillavano al sole andaluso, ma dello splendore islamico resta la Giralda che fu uno tra i più suggestivi minareti  al mondo che svetta come la <em>Kutubiyya</em> di Marrakesh. La realizzazione del  progetto dell’ architetto Ahmad ibn Baso iniziò nel 1184 con le fondamenta quadrangolari in pietra, innalzandosi poi in una perfetta simmetria di mattoni per quattordici anni fino al suo completamento ad opera di &#8216;Ali da Gomara. Un’ armonia di proporzioni  priva di scale sostituite da morbidi cammini e fuori ciascun lato si divide in tre facciate sovrastanti decorate con bassorilievi geometrici, arcate chiuse che racchiudono le finestre equlibrate da sottili colonne. Lo splendido <em>Alcazar</em> venne eretto nel IX secolo dal califfo Abd al-Rahman II, successivamente fu completato con il portale e la  <em>Puerta Leon</em> dalla quale si accede al grande portico Monteria e alle arcate con decorazioni calligrafe, quindi il <em>Patio de las  Damas</em> dal quale si entra nel <em>Salon de los Reys Moros</em> finemente decorato  in stile <em>mudejar</em>, quindi  il<em> Patio de las muñecas</em>, delle cui bambole che danno il nome non vi è traccia, la <em>Puerta de los Pavos Reales</em> che immette nel fastoso Salone, finemente decorato dai maestri stuccatori di Toledo, accesso al decoratissimo <em> Salón de Embajadores</em> sormontato da una cupola che rappresenta  la volta celeste con i giochi di luce dei  muqarnas. Successivamente i reggenti Banu Abad Taifa, fecero edificare lo splendido Patio del Yeso,  perfezionato poi dal successore  almohade Yusuf ibn Tashfin in cinque anni dal  1171. Oltre le sue arcate decorate si aprono i giardini con la grande piscina, più in la i bagni hammam dalla volta in stile gotico di pietra.</p>
<p>Granada</p>
<p>&#8220;<em>La Sabika è una corona sulla fronte di Granada, nella quale gli astri vorrebbero incastonarsi. E l’Alhambra, Dio vegli su di lei, è un rubino al sommo di questa corona..”</em><a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambra1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2451" title="SpGranadaAlhambra1" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambra1-150x150.jpg" alt="" width="98" height="98" /></a> recitava il poeta Ibn Zamrak un centinaio di anni prima che la splendida città andalusa tornasse alla Spagna cristiana.<strong> </strong>Forse si deve alla presa di Granada nel 1492 da parte di Ferdinando il Cattolico ed Isabella di Castiglia il finanziamento dell’ impresa di <a href="http://www.travelgeo.it/2007/02/08/la-scoperta-del-paradiso/">Cristoforo Colombo</a> che di lì a poco affronto il<em> Mare Oceano Tenebroso</em>, fatto certo che l’ euforia per la caduta dell’ ultimo baluardo islamico in Europa indusse Isabella a concedergli fiducia inaugurando l’ era del Nuovo Mondo. Dopo otto anni e tre assedi l’ ultimo lembo di <em>Al-Andalus</em> tornò alla Spagna cristiana dalla quale era stato separato da otto splendidi secoli. Alla caduta dell’ impero romano era sorta sull’ antica Elvira, poi gli arabi di Tariq Bin Zyad ne iniziarono il cesello per farne la splendida città che fiorì nell&#8217;XI secolo con l’ emirato Zawi, importante centro commerciale tra l’ islamico <em>Maghreb</em> e i regni cristiani di occidente, fucina di scienze, culture ed arti che, nella cosmopolita tolleranza andalusa, accoglieva musulmani, cristiani, ebrei e cultori del sapere da ogni parte del mondo conosciuto. Ricordo e simbolo su tutti l’ <em>Alhambra</em> “la rossa”, straordinario   complesso di edifici sul monte che domina Granada articolato nelle tre aree <em>Alcazaba</em> <em>al-Qa</em><em>ṣ</em><em>aba</em> o &#8220;residenza fortificata&#8221;,  <em>Alcazar</em> <em>al-Qa</em><em>ṣ</em><em>r</em> &#8220;il Palazzo&#8221; con i maglifici giardini e l’ Alhambra alta o “Quartiere degli Artigiani”, estesa per oltre 10 chilometri quadrati. La fortezza originariamente possedeva trecento torri, delle quali quattro costituiscono attualmente i portali d&#8217;ingresso, delle due vie che attraversavano la cittadella ne è rimasta una. Gli spazi interni sono finemente decorati con motivi  geometrici ed  arabeschi,  particolarmente il <em>Mexuar</em> o palazzo pubblico e il <em>Diwan</em> o Serraglio, altri sano sono stati trasformati dopo la <em>reconquista</em> cristiana. Si alternano suggestivi cortili <em>patios</em>, tra i quali quello al centro dell&#8217;harem, detto il <em>patio dei leoni</em> con la splendida  vasca  sorretta da dodici leoni e il <em>patio dei mirti</em>, per le piante di mirto che delimitano l&#8217;interno e la vasca. Altri edifici ospitano i bagni <em>hamman</em> con varie sale e una susseguirsi armonico di cortili, giardini, fontane e canali di varie dimensioni, un insieme suggestivo che ne fa una delle meraviglie architettoniche del mondo, patrimonio dell’ Umanità.  La poderosa torre di Yusuf I contiene un ampio  arco a ferro dove è scritto il nome del sovrano e dove Isabella collocò una statua della Madonna dopo la presa della città, salendo si trova la fortezza Alcazaba terminata nel XII secolo con le varie torri. Alla grandiosità del complesso non corrisponde la modestia dell’ ingresso con il suo <em>mihrab</em>, quasi a voler far scoprire gradualmente le meraviglie che si susseguono a cominciare dal  Patio de los Arrayanes dalle due fontane tra i mirti e la vasca che rinfresca i saloni che vi si affacciano con raffinate decorazioni calligrafiche, azulejos e  stelle di ceramica di grande suggestione cromatica dal nero al bianco passando dal verde, violaceo  e marrone. Si prosegue per il Salón del Trono, ai lati stanze e nicchie le cui finestre illuminano le decorazioni vegetali, geometriche e calligrafiche di brani poetici e versi del Corano. Da qui il <em>Salòn de los Mozarabes</em> che affaccia sul <em>Patio de los Leones</em>, uno dei simboli della Spagna Moresca al centro di quattro canali che convergono nella vasca poligonale sorretta da statue marmoree di leoni. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambraLeon1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2453" title="SpGranadaAlhambraLeon1" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SpGranadaAlhambraLeon1-150x150.jpg" alt="" width="94" height="94" /></a>Poi la <em>Sala de Dos Hermanas</em> a probabile ricordo di due nobili sorelle, sormontata da una cupola che raffigura una stella cadente e le volte a nicchia  muqarnas come preziose formazioni cristalline. Tutto qui conferma i versi del poeta andaluso posti all’ ingresso che invitano una donna a dare la sua elemosina ad un povero cieco “…<em>Dale limosina mujer que no hay en la vida nada como la pena de ser ciego en Granada</em>..”</p>
<p>Cordoba</p>
<p><em>Cordoba lontana e sola</em>, cantava Federico Garcia Lorca tessendone la tristezza e il rimpianto di antichi splendori che si accompagnarono in secoli di cultura e tolleranza. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/spagnaVill.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2457" title="spagnaVill" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/spagnaVill-150x150.jpg" alt="" width="98" height="98" /></a>L’ armatadi Tariq Bin Zyad vi giunse  <strong> </strong>nel 711 e i cristiani, ossessionati da tremende prediche su sanguinari seguaci di <em>Malcometto</em> tuonati dai pulpiti di tutta Europa paventarono un sicuro massacro, ben presto si accorsero che qui nasceva la civiltà Al-Andalus. <strong><em> </em></strong>Nessuno fu espropriato nè di beni nè di fede, tantomeno della vita le comunità <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/cristianesimo/">cristiane</a> ed <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/ebraismo/">ebraiche </a>continuarono ad avere le loro chiese e sinagoghe dove preti e rabbini potevano raccontare ai fedeli la loro versione di Dio, per l&#8217; <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/islam/">Islam</a> tutti figli di Abramo e creati da un Unico Dio. Si doveva solo pagare una tassa e non fu riservato medesimo trattamento dopo la <em>reconquista</em> cristiana con la cacciata dei musulmani e l’ imposizione agli <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/ebraismo/">ebrei</a> di convertirsi o andarsene dalla Spagna. La città fiorì di agricoltura, artigianato, commerci, scienze ed arti, divenendo capitale con il califfato di Cordoba, un faro di cultura del medioevo. Il califfo Abd al Rahman fece edificare la splendida <em>Mezquita</em>, la moschea che divenne uno dei grandi luoghi santi dell’ islam dell’ ovest <em>maghreb</em>, ma anche una delle più suggestive testimonianze dell’ architettura ed arte islamica. Ben ottocentocinquanta colonne su ordini sovrapposti risolvevano arditamente il problema di sorreggere un immenso soffitto alto tredici metri creando un complesso armonico unico e di straordinaria suggestione, solo la rozzezza iconoclasta della <em>reconquista</em> cristiana poteva infrangerlo definitivamente abbattendone la metà per dare spazio all’ altare e varie modifiche nella sua riconversione in cattedrale. Sebbene di molto ridotta la straordinaria armonia rimane affascinante nelle proporzioni e il gioco insinuante delle eleganti colonne con giochi della poca luce filtrante tra i cromatismi azzurro, argento ed oro delle vetrate e l’ocra, nero e bianco degli archi alternati a cuspide sulle colonne  che balenano dagli spazio oscuri assieme a tenui angoli illuminati da lampade votive e candele. Attorno alla grande <em>Mezquita</em> sorse un vasto quartiere con palazzi e case che racchiudevano <em>patios</em> e giardini, fonti, moschee e scuole <em>mederse</em>, <em>suq </em>e botteghe artigiane, strade sicure e ampi viali illuminati di notte, mentre il resto d’ Europa soffriva e temeva il calar delle tenebre. Oltre 400mila libri catalogati costituivano la biblioteca del califfato e, ad orrore del resto d’ Europa, qui i centosettanta <em>emanuensi</em> che copiavano i testi erano donne, a dispetto di ciò che produsse secoli dopo un Islam rozzo ed ignorante, all’ epoca la donna era rispettata e protagonista anche culturale, tra le tante la poetessa Safiyya di Siviglia. Nel periodo della dinastia Omayyade il califfato di Cordoba fu una delle più splendidi corti del mondo da ogni parte giungevano astronomi, matematici, scienziati, filosofi, letterati ed artisti che potevano esprimersi liberamente regolati dalla sola legge del sapere e della conoscenza. Nella suggestiva austerità della grande <em>Mezquita</em> dallo splendido contrasto decorativo del <em>mihrab</em> saggi imam guidavano la preghiera  e recitavano i loro sermoni nel tollerante <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/islam/">Islam</a> di <em>Al-Andalus</em>. <strong><em> </em></strong></p>
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<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/28/africa-le-vie-del-sahara/">Vie Sahara</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/la-via-dell-incenso/">Via Incenso</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/10/vie-della-seta/">Vie Seta</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/26/la-via-delle-spezie/">Via Spezie</a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/">i reportages</a> <a href="http://www.travelgeo.it/le-vie-della-fede/">mostre</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/event/" target="_self">eventi</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">TG magazine</a></p>
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		<title>Brasile Transamazzonia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 20:24:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gran parte dell’area amazzonica é compresa nel territorio brasiliano di cui ne occupa ben 3.579.991 Km.2 suddivisi tra gli stati di Roraima, Parà, Amazonas, Acre e Rondonia, oltre il 40% dell’intero Paese..pochissimo popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabi­li o lungo la pista “Transamazzonica”. Questa titanica opera di collegamento stradale, conferma L’ Amazzonia come “terra di primati”; venne iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran parte dell’area amazzonica é compresa nel territorio brasiliano di cui ne occupa ben 3.579.991 Km.2 suddivisi tra gli stati di Roraima, Parà, Amazonas, Acre e Rondonia, oltre il 40% dell’intero Paese..pochissimo popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabi­li o lungo la pista “Transamazzonica”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Branco Cablocos.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz Rio Branco Cablocos" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Branco Cablocos.jpg" alt="Brasile amazz Rio Branco Cablocos" /></a>Questa titanica opera di collegamento stradale, conferma L’ Amazzonia come “terra di primati”; venne iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà incredibili, una strada taglia in due la foresta da Recife, sull’Atlantico, al confine con il Perù.Negli ultimi tempi sono stati costruiti anche tronconi trasversali che collegano tra loro zone prima completamente isolate, destinate ad accogliere centri di colonizzazione e di sfruttamento della jungla La “perimetrale norte”, che unisce il Venezuela al Brasile, rende possibile un sogno preseguito per anni: passare per via terra dal grande bacino dell’Orinoco a quello dell’Amazonas fino a Manaus e, da qui, con il troncone meridionale, fino alla Bolivia e le Ande. Un itinerario del genere presenta ancora aspetti da “grande tra­versata”, possiede quel fascino dell’”avventura”,  piena di difficoltà ed incognite, che molti vanno cercando nelle zone più “difficili” del mondo,  ma soprattutto dà un’idea globale su cosa rappresenti la colonizzazione dell’ Amazzonia, di questa ultima “frontiera” dove si sta ripetendo un’epopea paragonabile a quella del­la “conquista del west”, forse superiore date le maggiori difficoltà.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz pop vill1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Brasile amazz pop vill1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz pop vill1.jpg" alt="Brasile amazz pop vill1" /></a>Gli elementi ci sono tutti: piccoli centri frequentati da mercan­ti, avventurieri, immigrati, meticci, esploratori, una natura ancora selvaggia ed ostile, indios che cercano disperatamente di difen­dersi dall’ avanzata drammatica e violenta della cosiddetta “civiltà”. Sono stato tra i primi dei pochi che hanno  percorso intera­mente le piste “Transamazzoniche”, da nord a sud, da est ad ovest, e non posso che confermare questa idea di una nuova “grande epopea”. Tuttavia posso anche confermare che tale vasto progetto ha avuto i suoi spaventosi costi di vite umane, il mostruoso sterminio degli indios della foresta, le vittime di un progetto tanto grandioso quanto spietato e violento. La popolazione originaria dell’Amazzonia brasiliana é rappresentata da cinque grandi gruppi linguistici, ognuno dei quali costituito da varie tribù: i Pano, i Caribi, i Ges, i Tupi e gli Arawak, in buona parte sterminati dai colonizzatori bianchi.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile solimoes navig1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Amazz Brasile solimoes navig1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile solimoes navig1.jpg" alt="Amazz Brasile solimoes navig1" /></a>Fin dalle prime esplorazioni e per tutto il periodo di colonizzazione ancora in atto, gli indios hanno imparato a temere la ferocia dei bianchi, molti sono stati sterminati o rinchiusi in “riserve”, altri si sono assoggettati, altri ancora si sono rifugiati nelle zone più inaccessibili ed é molto più pericoloso oggi che un tempo attraversare alcune di queste zone, i sopravvissuti hanno il terrore degli stranieri e si difendono come possono. Nel 1669 Francisco Falco, un’intraprendente esploratore portoghese, raggiunse la confluenza del Rio Negro con il Rio Solimoes, dove le acque scure del primo corrono parallelamente con quelle giallastre del secondo, che gli spagnoli avevano battezzato Amazonas, per oltre ottanta chilometri senza mescolarsi tra loro. Rimase talmente impressionato da questo spettacolo, lo stesso che qualsiasi visitatore a Manaus può godere oggi, che decise di stabilirsi sul posto e fondò un avamposto che chiamò Forte Sào José nel quale vivacchiarono per anni pochi coloni che ne cambiarono il nome in Bara e poi in Manaus.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile Manaus port.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Amazz Brasile Manaus port" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile Manaus port.jpg" alt="Amazz Brasile Manaus port" /></a>Per circa due secoli la capitale dell’Amazonas fu Belem, il porto sull’immenso estuario del fiume, nel 1850 Manaus contava circa seimila abitanti completamente al di fuori della vita economica e commerciale del Brasile che si svolgeva tutta sulla costa a ben 1250 Km. di distanza.Verso la fine del XVIII<sup>0 </sup>secolo il naturalista francese La Condomine, portò in Europa una sostanza densissima e lattiginosa ricavata dall’ Havea Brasilensis, un albero diffusissimo nella jungla amaz­zonica, le cui proprietà vennero studiate a lungo dagli scienzia­ti europei prima di interessare la nascente industria moderna, era il cauccìu.Nel 1854 due importantissimi eventi determinarono l’inizio del boom industriale ed economico del caucciù: lo sviluppo della navigazione a vapore che rendeva trasporti fluviali e marittimi più rapidi e le idee di impiego del caucciù di due industriali.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz pop vill2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz pop vill2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz pop vill2.jpg" alt="Brasile amazz pop vill2" /></a> L’inglese Mac Kintosh pensò di utilizzare la gomma ricavata dal caucciù per far ne impermeabili, l’americano Goodyear per fabbricare scarpe a buon mercato e resistenti. Tuttavia la gomma risultava troppo pesante, maleodorante e poco elastica, ma fu ancora Goodyear, il vero “padre” della gomma, che ebbe l’idea generale di mescolare il caucciù allo zolfo per far diventare la gomma più leggera ed elasticissima. Goodyear aveva inventato il procedimento di “vulcanizzazione” che segnò la nascita del grande impiego in­dustriale del caucciù e dell’ ”era della gomma” che venne impiegata per la fabbricazione di una innumerevole serie di prodotti. Comonciò l’ ”età d’oro” di Manaus, vi fu una grande immigrazione di mano d’opera, la città crebbe a dismisura, giunsero imprendi tori da tutto il mondo e nacque la leggenda del “Nuovo Eldorado. Gli imprenditori accumularono in pochissimo tempo fortune colossali sui loro “imperi del caucciù” e, in piena jungla, vollero edificare una città monumento alla ricchezza e opulenza.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz Brasile rio negro cablocos2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Amazz Brasile rio negro cablocos2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile rio negro cablocos2.jpg" alt="Amazz Brasile rio negro cablocos2" /></a>Fecero lastricare le strade, costruirono fognature e serbatoi di acqua potabile, dotarono la città di illuminazione a gas e una rete tranviaria, ingrandirono il porto, costruirono chiese e palazzi principeschi, un teatro con ben 1400 posti, tutto costruito in Europa con i materiali più costosi, “smontato” e’ “rimontato” a Manaus. I più esigenti arrivarono a spendere cifre incredibi per inviare la loro biancheria nelle migliori lavanderie di Londra con un apposito piroscafo dal “servizio celere”! Le bizzarrie dei ricchissimi magnati di Manaus entrarono ben presto nella leggenda, ma il loro sogno fu quello di avere Sara Berhard e Caruso ad esibirsi nel loro teatro, offrirono cifre favolose, ma non furono mai esauditi.Nel frattempo gli inglesi tentavano di strappare all’ Amazzonia primato del caucciù e, dopo alcuni tentativi falliti, un certo Wichkham esportò 70 mila semi di halvea che piantò in Malesia, Indonesia e Ceylon: fu l’inizio della fine. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasilia1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasilia1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasilia1.jpg" alt="Brasilia1" /></a>Le piantagioni in Estremo Oriente si moltiplicarono con costi produttivi molto inferiori, Wichkham fu fatto lord e Manaus, dopo l’apogeo del periodo tra il 1900 e il 1911, vide calare vertiginosamente la domanda e la produzione di caucciù. Il declino continuò rapido e progressivo fino a che Manaus non diventò quasi una “città fantasma”, abbandonata dalla fortuna. Vi fu un bre­ve periodo di risollevamento durante l’occupazione giapponese dei possedimenti britanici orientali, ma dopo la seconda guerra mondiale Manaus e i centri di Boa Vista, Porto Velho ed altri sorti lungo le rotte del Rio Branco e Rio Negro, ripiombarono nella crisi. Chi soffrì maggiormente delle vicende del caucciù amazzonico furono i poveri “seringueros” i raccoglitori emigrati nella foresta nella speranza di un avveni­re, i cui discendenti ancora vivono in misere capanne sul Rio Negro, Solimoes e affluenti. Minati dal clima; dalle malattie e, spesso, dall’ostilità degli indios che essi stessi contribuirono a stermi­nare, sono le ultime testimonianze viventi dell’”epopea del caucciù”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Branco1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb    alignleft" title="Brasile amazz Rio Branco1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Branco1.jpg" alt="Brasile amazz Rio Branco1" /></a>Nel 1970 il progetto della “transamazzonica” diventò realtà e Manaus ancora una volta, risorse per tornare ad essere il centro commercia­le più importante dell’Amazzonia, collegata dalla nuova strada con tutti gli altri centri della foresta e con la costa, tuttavia tra i nuovi imprenditori non si parla più di caucciù ma di petrolio, minerali, pietre preziose, uranio, commercio.La creazione della “zona franca” nel centro cittadino nel 1967 ha richiamato affaristi e acquirenti da tutto il mondo,  oltre duemila nuovi grandi magazzini che vendono di tutto all’ingrosso e al minuto senza imposte, creazione di nuove fabbri­che, sviluppo del porto fluviale e introduzione sempre maggiore di capitali ed investimenti. Le grandi navi da carico provenienti dall ‘Atlantico sono ricomparse nel porto, ma le merci e i prodotti ora arrivano anche via terra con i grossi camions che percorrono la transamazzonica della frontiera con il Venezuela e Boa Vista a sud per Porto Velho e i confini con la Bolivia che ho percorso per oltre un mese.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros.jpg" alt="Brasile amazz Rio Negro pop Siringueros" /></a> Anche il turismo sta acquistando importanza, sono sorte agenzie di viaggi, ristrutturati i vecchi alberghie creati di nuovi “ per tutte le borse”, sono nati bar, ristoranti, , teatri, cinema, locali notturni con  entraineuses e spettacoli di strip. Tuttavia sono i quartieri popolari, con le loro “favelas”, che offro no gli aspetti più pittoreschi di questa città: non bisogna perde­re assolutamente la visita del quartiere Cachoeririirinha quando gioca la nazionale di calcio, durante il carnevale o qualche festa cittadina, tutte occasioni per “scatenarsi” in festa e danze.Si dice che sulla Transamazzonica tra Boa Vista e Porto Velho vi siano quattro donne per ogni uomo, elemento che con la disnvoltura e libertà fem­minile brasiliane, disorienta piacevolmente gli stranieri, non é infatti raro essere fermati per la strada da bellissime ragazze creole che invitano a ballare o fissano un appuntamento. Molto più che a Rio e altre città brasiliane, ormai troppo turistizzate ed “europeizzate”, a Boa Vista, Manaus, Porto Velho e gli altri centri cresciuti sulla “Transamazzonica”. si riscopre la “vera anima” dei brasialiani, per i quali ritmo, disponibilità e umanità pro rompente, sono una risposta “culturale”, oltre che esistenziale, ad una società problematica e contradditoria. “Risposta” difficile da decifrare e sulla quale si é equivocato troppo spesso</p>
<p>© <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>Foto reportages</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Brasile amazz Manaus port1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/brasile/image/thumb/Brasile amazz Manaus port1.jpg" alt="Brasile amazz Manaus port1" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Amazz Brasile solimoes cablocos1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz Brasile solimoes cablocos1.jpg" alt="Amazz Brasile solimoes cablocos1" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2006/09/29/america-amazzonia/">Amazzonia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/04/2006/08/29/le-vie-dellamazzonia/">vie Amazzonia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-america/">geo america </a> </strong></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/"><strong>i reportages</strong></a><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeoweb.com/">travelgeoweb</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/travelgeo-services/">travelEditions</a></strong><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">TG magazine</a></strong><strong> </strong><strong><a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/">travelguide</a> </strong></p>
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		<title>Vie della Seta</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 13:29:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fin dall’antichità l’unica via commerciale terrestre tra l’Asia centrale e l’India è stata quella diramazione della Via della Seta che partiva dal regno di Bactriana in Afghanistan proseguendo per Taxila e la valle dell’Indo dove era nata una delle prime “culle”della civiltà, la stessa percorsa da Alessandro il Grande. Uno degli accessi passava attraverso il Baluchistan pakistano, l’altro costeggiava il Laghman tra le montagne del Kafristan provenendo dall’  Afghanistan e scendeva verso la pianura del Punjab per procedere nell’India settentrionale, diramandosi ad ovest verso l’antico porto di Barygaza vicino a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dall’antichità l’unica via commerciale terrestre tra l’<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/asia-centrale/">Asia centrale</a> e l’<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dellindia/">India</a> è stata quella diramazione della Via della Seta che partiva dal regno di Bactriana in <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/afghanistan/">Afghanistan</a> proseguendo per Taxila e la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/27/civilta-dell-indo/">valle dell’Indo</a> dove era nata una delle prime “culle”della civiltà, la stessa percorsa da Alessandro il Grande.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/asia-centrale/30Afghanistan  carov3.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="30Afghanistan  carov3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/asia-centrale/image/thumb/30Afghanistan  carov3.jpg" alt="30Afghanistan  carov3" /></a> Uno degli accessi passava attraverso il Baluchistan <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/pakistan/">pakistano</a>, l’altro costeggiava il Laghman tra le montagne del Kafristan provenendo dall’  Afghanistan e scendeva verso la pianura del Punjab per procedere nell’India settentrionale, diramandosi ad ovest verso l’antico porto di Barygaza vicino a Bombay dove giungeva la rotta marina della <a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/23/le-vie-della-fede/vie-della-storia-2/via-delle-spezie/">Via delle Spezie</a>, ad est verso il Bengala. Dopo la decadenza dell’antica <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/27/civilta-dell-indo/">civiltà dell’Indo</a>, in Pakistan rimasero solo piccoli centri carovanieri, in seguito migrarono i turco tartarici e iraniani, seguiti dalle tribù di Pathani e gruppi indo ariani e dravidici e il territorio divenne un crogiuolo di razze e culture amalgamate solo con la penetrazione dell’ Islam.La diramazione principale  della <em>Via della Seta</em> passava per il Baluchistan, l’altra lungo i contrafforti dell’Hindo Kush e Karakorum entrando nelle valli del Kunar e Kafristan procedendo per quella dello Swat, una regione ancora popolata da tribù ariane indipendenti come i Dardi e i Guagir e divisa in distretti “tehsil” diretti da capi tribù “tehsildar”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/pakistan/Pakistan pop Kalash vill2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Pakistan pop Kalash vill2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/pakistan/image/thumb/Pakistan pop Kalash vill2.jpg" alt="Pakistan pop Kalash vill2" /></a>Più a nord si stende il territorio montuoso di Chitral e degli “infedeli” Kafir, in una splendida regione selvaggia di vallate, foreste, torrenti e laghi, dove sono vissuti completamente isolati e mai islamizzati, sarebbero i discendenti dei militi greci al seguito di  Alessandro il Grande, più probilmente da  tribù russe caucasoidi, perfettamente integrate al magnifico ambiente naturale, che ha fatto identificare le valli con la mitica “Shangri-La” delle antiche leggente diffuse tra la <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina/">Cina</a> e la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/03/iran/">Persia</a>. La via del nord procedeva nella valle dello Swat che fiorì con il<a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/"> buddismo</a> indiano le cui iscrizioni sulle pietre lungo l’ Indo raccontano in sanscrito le storie dell’”Illuminato” e dell’ imperatore Ashoka. Taxila, santuario occidentale del buddismo e della straordinaria arte Gahandara, crocevia della Via della Seta per la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/27/civilta-dell-indo/">Valle dell’Indo</a> a sud e per il Turkestan cinese a nord attraverso il passo di Kunjeerab. Da qui la via entrava  in Turkestan lungo il massiccio del Mutzaga arrivando a Kashgar che collegava l e  piste dell’<a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/23/le-vie-dell-asia/">Asia centrale</a> ai confini occidentali del Celeste Impero. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/7Xinjang Khazak3.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="7Xinjang Khazak3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/image/thumb/7Xinjang Khazak3.jpg" alt="7Xinjang Khazak3" /></a>La catena del Tianshan divide la regione del Xinjiang nel bacino del Tarim, i deserti Takla Makan e a  Zungaria, la popolazione di origine turca è divisa in undici grandi gruppi tra i quali domina quello Uygur. Da Kashgar una rotta si collegava al sistema carovaniero del <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/vie-himalaya/">Karakorum-Himalay</a>a che univa le “alte valli” tra Kashmir, Ladakh, <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/nepal/">Nepal</a>,<a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a> e <a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/10/sikkim/">Sikkim</a>, l’altra proseguiva lungo il Takla Makan occidentale verso i monti Tianshan e il <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/kazakistan/">Kazakistan </a>e a Urumqi si ricongiungeva con la diramazione proveniente dall’<a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/uzbekistan/">Uzbekistan </a>e la maggioranza Uygur convive con gli Uzbeki, i discendenti del Khan “Ozbeg” che introdusse l’<a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/islam/">Islam</a> nel Turkestan conTamerlano.  Qui la via si collegava alla rotta di Samarkanda attraverso le “Montagne Celesti” Tieashan tra magnifici boschi e praterie verso il lago Tianchi con gli accampamenti estivi dei nomadi Kazhaki, divisi tra nobili “Ak-Sujek” o “ossa bianche” e dai sudditi “Kara-Sujek” o “ossa nere”. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/1Xinjang lag Tianchi.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="1Xinjang lag Tianchi" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/image/thumb/1Xinjang lag Tianchi.jpg" alt="1Xinjang lag Tianchi" /></a> Scendendo dai Tienshan verso il Takla Makan si incrocia la “Peilu Passava”che giungeva ai monti Kunlun dove passava la  rotta “Nulu” per Kothan e  Kashgar procedendo per i passi del Pamir, la Bactriana e l’ <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/uzbekistan/">Uzbekistan</a> verso l’ <a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/03/iran/">Iran</a>.  Nella Zungaria si trovano i Kirghisi, discendenti dalle tribù “Qara Qirgiz” che invasero l’antico regno Uygur nel IX secolo provenendo dalle steppe del nord, subirono la conquista dei mongoli, e poi tra i primi a convertirsi all’islamismo nel Turkestan, ma  conservando le antiche tradizioni degli antenati siberiani e gli sciamani “baski” hanno più autorità dei “mullah”musulmani, le tribù sono divise in ala sinistra “Sol” e ala destra “On” secondo come erano inquadrate nell’esercito di Gengiz Khan, con clan diretti dai consigli  “manop”.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/28Xinjiang desert trasp1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="28Xinjiang desert trasp1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/image/thumb/28Xinjiang desert trasp1.jpg" alt="28Xinjiang desert trasp1" /></a> Attraverso il Takla Makhan la carovaniera giungeva nell’infuocata depressione di Turpan con l’ oasi che fu centro della civiltà Tokhariana e nel deserto sono disseminate le rovine delle antiche culture della regione, nella pianura di Qarachar vi sono centinaia di tombe e poco distante le rovine di Goacheng centro di un regno sino-indoeuropeo descritto dalle cronache T’ang del IX secolo.  Procedendo a est la via giungeva a Liuyan e Dunhuang, nota come Shazhou nellle cronache dinastiche Han del II secolo a.C., la “porta occidentale dell’impero” con i passi fortificati di  Yumen e Yangguan vicino ai resti più occidentale della Grande Muraglia edificata dagli Han per proteggere l’impero dai barbari del nord e dell’ovest. Le vicine grotte di Mogaku reppresentano mirabilmente tutto il pantheon buddista capolavoro della pittura rupestre cinese e contenente cinquantamila documenti e testi redatti in sanscrito, cinese, uygur, tibetano e lingue locali per sette dinastie.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/37Xinjang Gansu jujuquan1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="37Xinjang Gansu jujuquan1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/image/thumb/37Xinjang Gansu jujuquan1.jpg" alt="37Xinjang Gansu jujuquan1" /></a> La rotta continua entrando nel “corridoio del Gansu” che collega i deserti dell’ovest al fertile bacino dello Huang Ho e il Fiume Giallo, dominato da una fortezza che chiudeva il passo di Jayaguan dove terminavano gli oltre seimila chilometri della Grande Muraglia, procedendo fino a Lanzhou sullo Yang-tse-Kiang e la capitale X’ ian.In <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/pakistan/">Pakistan</a> dallo Swat l’antica pista scende ad ovest per riconguingersi  con quella principale del Baluchistan e l’altra aperta successivamente proveniente dall’ <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/afghanistan/">Afghanistan</a> attraverso il leggendario Khyber  Pass e sulla quale sorse Peshwar nel territorio delle tribù guerriere  Pashtu.Da Peshwar l’antica <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dellindia/">Via dell’India</a> proseguiva a sud, vi sono sorte Rawalpindi e la moderna capitale Islamabad, poi inizia l’India a Lahore con la sua splendida città vecchia Moghul che ostenta le magnifica “Moschea d’oro” e la Badshani Masjid , la favolosa residenza dei sultani Maharaja Ranjit Singh Samahada, il fantastico “Palazzo degli Specchi” Schi sh’ Mahal e la poderosa cittadella in arenaria rossa che proteggeva il centro Moghul del leggendario imperatore Jahangir il cui mausoleo ne veglia i resti. L’altro Gran Moghul Shan-Jahan arricchì la “Porta dell’India” .</p>
<p><em>©<a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/"> Paolo Del Papa</a></em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"><a href="../contatti/paolo-del-papa/"></a></span></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/vie-della-storia/">Vie Storia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/23/le-vie-dell-asia/">Le vie dell’ Asia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/23/2006/08/26/la-via-della-persia/">via Persia</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/la-via-dellindia/">via India</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/vie-himalaya/">Vie Himalaya</a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/2010/04/23/2006/10/15/le-vie-della-fede/">Vie della Fede</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/islam/">islam</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/induismo/">induismo</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/tao-e-confucio/">Cina</a></p>
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<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/asia-centrale"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="32Afgh Balucistan carov1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/asia-centrale/image/thumb/32Afgh Balucistan carov1.jpg" alt="32Afgh Balucistan carov1" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/iran"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="58Iran est Ban sananid2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/iran/image/thumb/58Iran est Ban sananid2.jpg" alt="58Iran est Ban sananid2" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/afghanistan"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Afgh  Bamyan" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/afghanistan/image/thumb/Afgh  Bamyan.jpg" alt="Afgh  Bamyan" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/pakistan"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Pak-Xinjang  Pamir carov1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/pakistan/image/thumb/Pak-Xinjang  Pamir carov1.jpg" alt="Pak-Xinjang  Pamir carov1" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="37Xinjang Gansu jujuquan1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/cina-xinjang/image/thumb/37Xinjang Gansu jujuquan1.jpg" alt="37Xinjang Gansu jujuquan1" /></a></p>

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		<title>Sikkim</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 12:00:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una strada tortuosa che si arrampica tra le montagne coperte di vegetazione rappresenta l’unico collegamento tra il Bengala settentrionale e la regione di Darjeeling da cui si può accedere all’antico regno himalayano del Sikkim, entrato a far parte dell’Unione Indiana nel 1975, dopo secoli di indipendenza ed isolamento. E’ la stagione dei monsoni e le piogge rendono difficile il transito provocando continue frane ed interruzioni, a tratti la nebbia si dirada e scopre scorci di risaie, vallate, fiumi e villaggi sparsi tra la fittissima vegetazione, un paesaggio magnifico e completamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Una strada tortuosa che si arrampica tra le montagne coperte di vegetazione rappresenta l’unico collegamento tra il Bengala settentrionale e la regione di Darjeeling da cui si può accedere all’antico regno <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">himalayano</a> del Sikkim, entrato a far parte dell’Unione Indiana nel 1975, dopo secoli di indipendenza ed isolamento. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mts vill1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb    alignleft" title="Sikkim mts vill1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mts vill1.jpg" alt="Sikkim mts vill1" /></a>E’ la stagione dei monsoni e le piogge rendono difficile il transito provocando continue frane ed interruzioni, a tratti la nebbia si dirada e scopre scorci di risaie, vallate, fiumi e villaggi sparsi tra la fittissima vegetazione, un paesaggio magnifico e completamente diverso da quello del Bengala che ho la­sciato solo con un paio d’ore di auto. Una fila di automezzi rivela una ennesima frana con enormi massi che ostruisco no completamente la strada, qualcuno torna indietro a Bagdoyra rassegnato, altri si adoperano invano per rimuovere i macigni, ma solo i militari di un vicino presidio risolvono drasticamente la situazione e un violento boato provocato da una carica di plastico si propaga tra le valli facendo fuggire spaventati migliaia di uccelli, si é aperto un piccolo varco dove possono passare faticosamente solo le jeep e riesco a raggiungere Darjeeling a sera inoltrata.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim  bus.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="sikkim  bus" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim  bus.jpg" alt="sikkim  bus" /></a>Durante il periodo coloniale gli ufficiali britannici avevano eletto la cittadina a centro di riposo durante le licenze per sfuggire al caldo opprimente di Calcutta e del Bengala e all’epoca l’amministrazione pensò bene di costruire una curiosa ferrovia a scartamento ridotto che per alcuni tratti corre parallelamente alla più recente camionabile. Nel frattempo la regione di Darjeeling era diventata produttrice del migliore the dell’impero ed occorreva una via per assicurare il trasporto del prodotto necessario all’irrinunciabile bevanda dei pomeriggi britannici, fu più o meno così che nacque la celebre ferrovia e il centro urbani di Darjeeling.Nella stagione migliore i vecchi <em>tourist lodges</em> coloniali accolgono il tu­rismo interno indiano attratto dal clima mite e dagli stupendi paesaggi della regione dominati dagli “ottomilacinquecento” del Kanchenjunga o, più suggestivamente, la <em>Dimora dei Cinque Tesori</em> per le popolazioni locali, la cui inconfondibile sagoma é visibile da ogni angolo dei 7298 Kmq del vicino Sikkim.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikk Kanchejunga2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Sikk Kanchejunga2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikk Kanchejunga2.jpg" alt="Sikk Kanchejunga2" /></a>L’ ex regno himalayano é attualmente considerato “restrict area”, dalle autorità indiane per la sua funzione di “cuscinetto” tra il Bengala e la <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina/">Cina</a> un’ importanza strategica che sottopone il visitatore straniero a tutta una serie di permessi, visti, speciali, pratiche burocratiche e controlli lungo la strada disseminata da presidi militari,contrastando con la secolare pace dell’ambiente naturale, dei villaggi e dei monasteri <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddisti </a>della regione.Secondo le antiche leggende dei Lepcha, il <em>Nye Mae El</em> o “Paradiso”, come chiamano il loro territorio, in tempi remoti era abitato dalle tre gran di tribù dei <em>Naong</em>, <em>Mon</em> e <em>Chang</em> quando vi giunsero i loro antenati da un non precisato paese dell’est, probabilmente la <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/31/birmania/">Birmania</a> o l’Assam settentrio nale. Una volta assimilata le tre mitiche tribù, gli altrettanto misteriosi antenati dei Lepcha rimasero per molti secoli gli unici abitanti della regione e vissero completamente isolati, fino alla grande migrazione delle tribù tibetane all’inizio del XVII<sup>0 </sup>secolo, tra le quali la più numerosa era quel la dei <em>Bhota</em> che si stabilì nella valle di Chimbi. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikk Kanchejunga1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikk Kanchejunga1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikk Kanchejunga1.jpg" alt="Sikk Kanchejunga1" /></a>La tradizione orale vuole che il capo di tutte le tribù <em>Lepcha</em> Thekongtek si accordò con il sovrano Khye Bumida della dinastia tibetana dei <em>Namgyal</em> con un patto che sancì l’eterna amicizia e convivenza pacifica tra i due popoli, segnando la nascita di quello che fu poi il più florido dei <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">regni himalayani</a>. Il grande lama Tibetano Lhatsun Chendo e i suoi discepoli introdussero tra i Lepcha il <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> nella forma delle setta <em>Nyingmapa</em>, alla quale appartiene la maggiorparte degli attuali monostari della regione, la popolazione convertita tuttavia non abbandonò le antiche pratiche magico-religiose intengrandole nella nuova dot­trina, favorita anche dal fatto che il lamaismo ammette alcune forme di magia e astrologia che si adattarono perfettamente alle tradizioni Lepcha. Il regno era governato da un <em>Chogyal</em>, sovrano e capo spirituale allo stesso tempo, la cui dinastia si é perpetuata ininterrottamente fino al 1975, quando l’ultimo <em>Chogyal</em>, Palden Thondut, completò l’assimilazione del regno all’Unione Indiana dopo alcuni anni di tensioni e contrasti interni seguiti all’invasione cinese del <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a> e alla massiccia migrazione dei nepalesi <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/induismo/">hindu</a>, ormai l’antica armonia era irreversibilmente compromessa e con essa l’equili ìbrio dello stato indipendente.In pochi anni i nepalesi si sono insediati in gran parte del territorio del Sikkim e costituiscono attualmente la stragrande maggioranza della popolazione con circa 200mila individui, sopratutto <em>Gurka</em>, di fede hindu, seguono circa 6Omila <em>Bhotia</em> e poco più di 3Omila <em>Lepcha</em> che, da unici abitanti della regione, ne costituiscono una minoranza.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop bhota2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim pop bhota2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop bhota2.jpg" alt="sikkim pop bhota2" /></a>Mentre Bhotia e Lepcha possiedono una secolare tradizione di convivenza, saldata dalla religione comune, i nuovi arrivati nepalesi sono completamente estranei a tutto ciò per cultura, tradizione e religione, in modo particolare i Gurkha, la cui nota bellicosità ed aggressività é stata adoperata per anni dall ‘esercito britannico. Recentemente é iniziato anche un certo movimento migratorio dal Bengala in vista di uno sfruttamento delle risorse naturali della regione aumentando i rischi per gli equilibri etnici e politici del Sikkim dei quali risentirebbe soprattutto l’identità culturale dei miti e pacifici Lepcha. La straordinaria disponibilità e il carattere di questo popoìo ha permesso una pacifica convivenza con i tibetani <em>Bhotia</em> per secoli, cementata dal <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo </a>lamaista fondato in Tibet dal leggendario Padma Sambhawa la cui dot­trina li accomuna come <em>Rnyin Ma Pa</em>, termine generico che significa “gli antichi”.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop lepcha5.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="sikkim pop lepcha5" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop lepcha5.jpg" alt="sikkim pop lepcha5" /></a> Le complesse pratiche religiose dei seguaci del Sambhawa sono basate essenzialmente sul culto di una grande varietà di divinità protettrici invocate attraverso formule esoteriche la cui origine é nota solo ai Lama che ne trasmet tono il significato gradualmente ai novizi nei monasteri. La base di tutta la liturgia é costituita dagli antichi testi attribuiti a Padma Sambhawa e ai suoi discepoli, la cui lettura cantilenata avviene nel corso di lunghe cerimonie nei monasteri al suono di strumenti a fiato e tamburi, che conferiscono una atmosfe ra suggestiva al buddismo himalayana. I monasteri più accessibili del Sikkim sono quelli prossimi alla capitale Gangtok, frequentati sia dai Bhotla che dai Lepcha che nella sona costituiscono una minoranza, ad Enchey, Tsuklakhan e Rumtak, quest’ultimo considerato il più importante e noto come <em>Pal Karmapa Denza Schedrup Cho Ling</em>. La costruzione é abbastanza recente e fu voluta dall’ultimo sovrano del Sikkim per acco­gliere il grande lama della setta karma <em>Kafyu</em>, esule dal <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a> dopo l’invasione cinese, riproducendolo l’architettura del suo monastero a Thurpu.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mon lama1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Sikkim mon lama1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mon lama1.jpg" alt="Sikkim mon lama1" /></a> Da allora il monastero di Rumtek rappresenta il più importante centro dei <em>Karma Kagyu</em>, la cui dottrina é perpetuata da oltre cento monaci e una grande quantità di giovanissimi novizi, alcuni dei quali provenienti dai villaggi Lepcha e Bhotia della regione che attendono la reincarnazione dell’ultimo <em>Karmapa</em> il quale “ha lasciato il corpo”, pochi anni da, come mi dice l’anziano lama che si occupa della grande biblioteca del monastero.Il vero e proprio territorio dei Lepcha si stende nella stupenda valle di Dzongu, difficilmente accessibile in questa stagione delle piogge, i cui problemi vanno ad aggiungersi a quelli della pesante burocrazia che regola questa “resctrict area”. Ottengo un ulteriore visto speciale limitato a pochi giorni, sufficienti per visitare la zona e le varie comunità Lepcha, ma non per evitare di sottrarsi alla loro tradizionale ospitalità per la quale si é tentati di fermarsi a lungo in ogni villaggio.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim pop mt.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikkim pop mt" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim pop mt.jpg" alt="Sikkim pop mt" /></a>Un’estrema gentilezza accompagnata da una comprensibile curiosità mi accoglie nei piccoli centri distribuiti sulle cime dei rilievi montuosi, in ogni villaggio vengo ospitato nelle <em>Li</em>, le semplici abitazioni di bambù dei Lepcha, per consumare assieme riso, the e quanto di meglio possono mettere a disposizione dell’ospite. In questo periodo i villaggi sono più popolati perché le piogge impediscono il lavoro nei campi di riso, mais e frumento disseminati tra le montagne e i Lepcha si dedicano ad altre attività, l’arrivo di uno straniero sembra catalizzare l’attenzione dell’intera comunità in ogni villaggio e ciò compensa in parte le difficoltà per raggiungere la zona. Tutti gli insediamenti, anche i più piccoli, possiedono un tempio buddista che costituisce il centro della vita spirituale e sociale dei Lepcha, basata su una originale forma di collettivismo le cui uniche regole sono ispirate ad una grande libertà e un profondo rispetto per il prossimo. Ogni comunità é suddivisa in vari <em>ptso</em>, specie di dan a discendenza patrilineare, che possono riunire più famiglie, la cui gestione é collettiva a causa di una vera e propria ripugnanza dei Lepcha nei confronti di ogni forma di autorità istituzionalizzata che non sia quella spirituale dei lama. Questo estremo senso di libertà é presente anche nell’ambito famigliare dove uomini e donne possiedono gli stessi dirittti e doveri, senza nessuna differenziazione di ruoli e compiti tra i sessi, forse uno dei pochi esempi in cui gli uomini possono dedicarsi anche alle attività domestiche che, generalmente sono femminili.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim pop Lepcha3.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim pop Lepcha3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim pop Lepcha3.jpg" alt="sikkim pop Lepcha3" /></a>Libertà individuale nella totale armonia collettiva rappresentano una caratte­ristica tradizionale che si é ulteriormente accentuata con l’introduzione del <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> ad opera dei Bhotia tibetani e la grande tolleranza rende i Lepcha estremamente disponibili nei confronti di tutti e tutto, salvo qualsiasi imposizione autoritaria o atteggiamento violento e solo in tali casi, peraltro rarissimi, essi si sentono in diritto di condannare un proprio simile allontanandolo dalla comunità.Qualche “cittadino” di Darjeeling e Gangtok mi ha parlato delle donne lepcha strizzando l’occhio o ridacchiando dicendomi che sono “facili”, naturalmente interpretando a modo loro quella che é invece una ulteriore manifestazione della grande libertà individuale di questo popoìo della qua le anche il sesso é una componente per l’euguaglianza tra i sessi con rapporti liberi anche prima del matrimonio, che possiede anch’esso caratteristiche del tutto originali.Generalmente una moglie può avere rapporti con i fratelli o i parenti più stretti del marito e, spesso, può contrarre una sorta di matrimonio poliandrico con essi attraverso cerimonie distanziare di un anno l’una dalla altra e vivendo assieme, ma i figli che vengono generati dalle varie unioni sono considerato del fratello maggiore e nipoti degli altri. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/Sikkim mon cerim1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Sikkim mon cerim1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim mon cerim1.jpg" alt="Sikkim mon cerim1" /></a>Allo stesso tempo un uomo può avere più mogli, ma la donna possiede in ogni caso la sua completa libertà decisionale senza per questo compromettere il reciproco rispetto, se insorgono problemi, mentre di più facile tra i Lepcha che divorziare di comune accordo o unilateralmente . Conflitti matrimoniali e adulterini sono completamente assenti, così come quelli di proprietà, mentre attività quali furto, violenza o omicidio sono considerate inconcepibili sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo. Ma la società Lepcha non é così semplice come potrebbe superficialmente apparire, al contrario si presenta complessa e articolata, fondata dalla più antica tradizione arricchita ed integrata dal <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo </a>lamaista, una sintesi che si manifesta in modo particolare nelle cerimonie di nascita o di morte, considerate le più importanti nell‘esistenza individuale.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/sikkim  pop1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="sikkim  pop1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/sikkim  pop1.jpg" alt="sikkim  pop1" /></a>Ogni nascita viene sempre preceduta da alcune pratiche propiziatorie e subito dopo l’evento il neonato viene benedetto dal lama e posto al centro del le attenzioni dell’intera comunità attarverso doni e festeggiamenti mentre il lama consulta gli astri ed elabora l’oroscopo del bambino, infine si celebra la cerimonia dell’imposizione del nome”, generalmente ricavato dalla combinazione di un termine augurale con quello che indica il giorno della nascita.Da quel momento il bambino entra a far parte del <em>ptso</em> a cui appartiene la sua famiglia e riceve un educazione tesa soprattutto alla conoscenza del mondo spirituale e sociale facendogli acquisire le nozioni fondamentali della tolleranza, rispetto e solidarietà nei confronti dei parenti, gli appartenenti al villaggio e alla tribù, ma anche al prossimo nel suo insieme. Le pratiche religiose accompagnano l’esistenza dei Lepcha fino alla morte che la dottrina buddista considera come semplice distacco dello spirito dal corpo per poi reincarnarsi seguendo il suo <em>Dharma</em>, destino che può interrompersi solo quando lo spirito riesce a raggiungere la completa purificazione nel corso delle vite successive, fino alla suprema “Illuminazione” e il completo abbandono di ogni legame con il mondo materiale per entrare nel <em>Nirvana</em>. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/31sikkim pop lepch.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="31sikkim pop lepch" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/31sikkim pop lepch.jpg" alt="31sikkim pop lepch" /></a>Quando un individuo é prossimo alla fine della vita, il lama esegue il rito del <em>phowa</em> staccando un capello al moribondo dal cui foro deve uscire l’anima nel momento del trapasso, la quale vaga poi per almeno quarantanove giorni prima di reincarnarsi in una nuova vita materiale. Subito dopo il decesso vengono eseguite alcune pratiche magiche e consulti astrologici per favorire lo spirito verso la nuova vita predestinata, mentre vengono fatte offerte al corpo fino al momento della sua distruzione che, secondo l’uso tibetani, può avvenire in differenti modi, tra i quali lo smembramento del cadavere da dare in pasto ad avvoltoi e cani o quello più diffusi della cremazione. Dopo questo rito si continuano a fare offerte ad una immagine del defunto che viene bruciata e sostituita da una nuova tutti i giorni, fino a quando si é sicuri che lo spirito vagante abbia trovato una nuova reincarnazione.La vita quotidiana nei villaggi, la straordinaria disponiblità degli abitanti, cerimonie e leggende, tutto indurebbe ad una più lunga permanenza da quella permessa dal visto, ma non si può lasciare il Sikkim senza visitare l’altro grande monastero del paese in pieno territorio Lepcha dei quali ne costituisce il santuario più importante <em>Pemayangtse</em> o il “Loto Sublime.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/30Sikkim pop Lepcha1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="30Sikkim pop Lepcha1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/30Sikkim pop Lepcha1.jpg" alt="30Sikkim pop Lepcha1" /></a>La strada sferzata dalle piogge stagionali attraversa i magnifici paesaggi del vero <em>Nye Mae El</em> dei Lepcha per poi penetrare per un lungo tratto nelle suggestive gole del fiume Tiste e riuscirne nella zona del monastero, la cui costruzione é attribuita dalla tradizione al grande lama Latsun Champo, fonda tore della setta <em>Nyingmapa</em>.In un’immagine quasi irreale, avvolto dalla nebbia, Pemayangtse appare da lontano nella sua imponenza, entro inzuppato di piogga assieme ad un gruppo di Lepcha mentre monaci e novizi sono riuniti per ripetere le antiche formule tantriche e cantilenare i sacri testi tramandati dal lama sotto la guida del venerabile Samte Dorje, attuale reincarnazione del fondatore.La musica delle trombe e dei tamburi accompagnano la cantilena che si diffonde tra le sale del monastero scarsamente illuminate dalle quali appaiono gli affreschi delle pareti come visioni improvvise, un vecchio monaco mi indica una fantastica costruzione in legno dipinti vicino cui i Lepcha depositano delle offerte.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/37Buthan Monast1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="37Buthan Monast1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/37Buthan Monast1.jpg" alt="37Buthan Monast1" /></a> E’ lo <em>Zangdok Pal Ri</em>, che riproduce la dimora celeste di padma Sambhawa come fu descritta dalle visioni mistiche di Lhatsun Chempo, costruito pazientemente dal lama Dungzin Rimpoche e per il quale i Lepcha hanno una profonda venerazione. La musica e la cantilena continua incessante sandita dai tamburi e dai gong mentre la preghiera entra nella sua fase più intensa, ma alcuni piccoli novizi continuano ad osservarmi incuriositi sorridendo come farebbe qualsiasi bambino del mondo.</p>
<p>© <a href="../2010/05/09/2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>foto reportages:</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="Sikkim pop Lepcha4" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/sikkim/image/thumb/Sikkim pop Lepcha4.jpg" alt="Sikkim pop Lepcha4" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="24Nepal monast2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/24Nepal monast2.jpg" alt="24Nepal monast2" /></a></p>
<p><strong><a href="../2008/05/20/buddismo/">Buddismo</a> <strong><a href="../2008/05/20/induismo/">Induismo</a> <a href="../2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">Vie Himalaya</a> <a href="../2010/04/23/2006/08/24/la-via-dellindia/">Via India</a></strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2010/05/09/india-pellegrini/">India pellegrini</a> <strong><a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-asia-est/" target="_self">geo asia est</a> <a href="http://www.travelgeo.it/geophoto/">geophoto</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/">i reportages</a></strong></strong><strong> </strong></p>
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		<title>Trinidad&amp;Tobago</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 12:06:52 +0000</pubDate>
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Trinidad possiede la più varia popolazione dei Caraibi e forse dell’ intera America, scoperta da Colombo e colonizzata dagli Spagnoli ai quali succedettero  i francesi e poi gli inglesi. I britannici vi importarono mano d’ opera dalle varie parti del loro impero, indiani, cinesi, europei, americani che si aggiunsero alle comunità di neri portati dall’ Africa nella triste epoca dello schiavismo.Le chiesette cattoliche si affiancano a quelle protestanti e anglicane, moschee, piccoli templi hindu e qualche pagoda cinese, una sorprendente varietà religiosa che si mescola con quella ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le isole del calipso</p>
<p>Trinidad possiede la più varia popolazione dei Caraibi e forse dell’ intera America, scoperta da Colombo e colonizzata dagli Spagnoli ai quali succedettero  i francesi e poi gli inglesi.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/caraibi isol1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="caraibi isol1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/caraibi isol1.jpg" alt="caraibi isol1" /></a> I britannici vi importarono mano d’ opera dalle varie parti del loro impero, indiani, cinesi, europei, americani che si aggiunsero alle comunità di neri portati dall’ Africa nella triste epoca dello schiavismo.Le chiesette cattoliche si affiancano a quelle protestanti e anglicane, moschee, piccoli templi hindu e qualche pagoda cinese, una sorprendente varietà religiosa che si mescola con quella culturale delle diverse comunità, i luoghi di ritrovo, i ristoranti, i locali e i mercati,  dove convivono pacificamente europei, indiani, cinesi, arabi, neri, ma tutti sembrano avere almeno una cosa in comune nell’ Isola del Calipso.Nessun genere musicale è così particolare come il calipso, il ritmo originale suona africano, il canto genericamente europeo, qualche melodia alla francese, la lingua inglese e il tono danzante ispano americano, ma la sua essenza è il contenuto, sempre abilmente improvvisato gioca con versi inventati sul momento descrivendo persone, fatti giornalieri o eventi più o meno importanti.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/antigua pop2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="antigua pop2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/antigua pop2.jpg" alt="antigua pop2" /></a>Al suonatore di calipso basta uno sguardo per improvvisare una canzone sull’ aspetto e il carattere di una persona, spesso ritmando divertenti caricature musicali, ma basta anche una notizia per comunicare qualche fatto del giorno o ridicolizzare decisioni politiche o sociali impopolari, diventa canto di protesta quando sembra che politici e governanti hanno esagerato.Storia e vita quotidiana, persone e fatti, cultura e politica, tutto è scandito dal ritmo in queste Isole del Calipso.La parte settentrionale di Trinidad e della piccola Tobago presentano gli aspetti naturali più attraenti delle due isole: paesaggi montuosi, vegetazione lussureggiante, spiagge tropicali tra le più belle delle Antille, al cui ambiente le due isole possono accomunarsi, anche se la flora e la fauna, specie nel Sud di Trinidad, già richiamano il vicino continente sudamericano. Altra attrattiva è rappresentata dalla folla eterogenea, che conserva le sue proprie fisionomie anche sotto la comune esteriore impronta britannica.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/Caraibi pop cost1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Caraibi pop cost1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/Caraibi pop cost1.jpg" alt="Caraibi pop cost1" /></a>Nonostante la vicinanza, non esiste un servizio di traghetto col Venezuela, ma solo collegamenti aerei fra Port of Spain e Caracas e, naturalmente, con tutte le isole delle Antille, molto frequenti con Barbados, Grenada e con Georgetown in Guyana. Voli plurigiornalieri uniscono Trinidad con Miami e con New York.Il miglior periodo per il viaggio è quello asciutto da dicembre a maggio; ma la piovosità e la temperatura mitigata non sono tali da rendere il viaggio sgradevole negli altri mesi. Facile è il noleggio di auto con o senza autista sia a Trinidad sia a Tobago, dotate di una buona rete stradale.Port of Spain è una piacevole cittadina con vecchi quartieri ed edifici coloniali e un interessante giardino botanico, circondato da belle colline, oltre le quali si può effettuare un affascinante itinerario alla scoperta di Trinidad, cominciando dalla zona montuosa settentrionale.Una regione affascinante e suggestiva di rilievi coperti di foresta che scendono su splendide baie e spiagge affacciate sullo spledido mare caraibico e che si succedono sulla costa con i loro nomi esotici di Saint-Pierre, Chaguaramas, Maqueripe Bay, Blue Bassin, Morne Coco, quindi le indimenticabili Maracas Bay e Las Cuevas Bay.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/dominica pop3.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="dominica pop3" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/dominica pop3.jpg" alt="dominica pop3" /></a>Procedendo tra monti, foreste, piantagioni e spiagge sempre più suggestive sulla costa settentrionale  si raggiunge  Blanchieseuse e Toco e la sconfinata spiaggia di Manzanilia Bay , continuando  a sud per  Mayaro Bay:Trinidad possiede anche una delle più ricche riserve naturalistiche dei Caraibi che si stende lungo il fiume Caroni in un suggestivo ambiente di foreste e acquitrini habitat di un gran numero di specie animali tipiche delle Guayane, soprattutto uccelli di ogni tipo, tra i quali il raro Ibis rosso.Un affascinante percorso in barca nel grandioso ambiente naturale del fiume per osservare questo dominio incontaminato della natura fino al lago Pitch  dove al tramonto si riuniscono gli uccelli a migliaia in uno spettacolo indescrivibile mentre il sole caraibico scende e tinge d’ oro e di rosso il cielo.Con poco più di venti minuti in aereo o qualche ora in traghetto, da Trinidad si raggiunge l’ isola sorella di Tobago, che sia apre da sempre ai visitatori come un prezioso scrigno naturale nelle splendide acque caraibiche.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/St.Lucia Plantation Bay.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="St.Lucia Plantation Bay" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/St.Lucia Plantation Bay.jpg" alt="St.Lucia Plantation Bay" /></a>Qui la leggenda vuole che visse il vero Robinson Crusoe naufragato in quei mari che poi ispirò il celebre romanzo, la grotta dove si dice passò i suoi anni di naufrago in solitudine non è molto distante dalla deliziosa capitale coloniale Scarborough dopo il massiccio  forte King George che doveva difendere l’ isola dalle incursioni dei pirati.Dopo la grotta la strada che corre lungo la costa meridionale è magnifica tra scogliere,  baie e spiagge bianche che contrastano con il verde della foresta e i meravigliosi riflessi cobalto e smeraldo del mar caraibico. A Speyside i discendenti dagli schiavi strappati all’’ Africa tre secoli fa, da sempre affondano le loro reti nel pescosissimo mare di Tobago e da quando ci sono i turisti si dedicano anche al trasporto in barca nella suggestiva  isola degli uccelli del paradiso, e all’ incantevole Charlotteville, ricche di varie specie di uccelli marini che planano sul mare cristallino sotto cui splendono i banchi di corallo multicolori animati da un ricchissima  fauna sottomarina tropicale.Una delle zone più affascinanti di tutte le  Antille si trova proprio in questa splendida isola a Pidgeon Point, dove le alte palme si ergono sulla vegetazione tropicale e lambiscono un spiaggia bianchissima che scivola nell’ acqua dagli incredibili riflessi di intenso smeraldo che racchiudono i tesori della barriera corallina. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/Antigua Reef.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Antigua Reef" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/Antigua Reef.jpg" alt="Antigua Reef" /></a>Il turismo ha scoperto da tempo questo piccolo paradiso caraibico e si è attrezzato di conseguenza, ma fortunatamente qui non sono sorti i giganteschi complessi turistici che hanno rovinato l’ atmosfera di altre isole caraibiche, a Tobago è tutto più semplice e tranquillo, come la vita dei suoi abitanti  scandita dal ritmo del calipso. L’ anima degli abitanti di Tobago e la sorella Trinidad esplode nel fantastico Carnevale che invade città e villaggi con cortei in maschera dove la fantasia si scatena al suono delle steel band  e del caplipso, annaffiate da buon rhum e gioia di vivere</p>
<p>©<a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>foto reportage:</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="St.Lucia Plantation Bay" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/caraibi/image/thumb/St.Lucia Plantation Bay.jpg" alt="St.Lucia Plantation Bay" /></a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/le-rotte-dei-caraibi/">Le rotte dei Caraibi</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2007/02/08/la-scoperta-del-paradiso/">La scoperta del Paradiso</a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-america/" target="_self">geo america</a> <a href="http://www.travelgeo.it/geophoto/">geophoto</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/ ">i reportages</a></p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">tg magazine</a> <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/">travelguide</a></p>
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		<title>India pellegrini</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 11:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vie Asia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le vie dei pellegrini
Nel medioevo gran parte delle aree hindu himalayane subirono una profonda trasformazione sociale e culturale con il buddismo e l&#8217;islamismo, tuttavia gli antichi centri di pellegrinaggio induisti sopravvissero anche in queste zone costituendo vere e proprie l&#8217;isole&#8221; di cultura hindu. Attorno a questi centrí, tutt&#8217;ora frequentatissimi da pellegrini provenientì da ogni parte del subcontinente indiano, sorsero piccoli agglomerati per accogliere i fedeli, recinti per il bestiame e mercati provvisori, importanti punti di riferimento che per secoli hanno assicurato i collegamenti tra le varie zone della vastissima regione, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vie dei pellegrini</p>
<p>Nel medioevo gran parte delle aree <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/induismo/">hindu</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/24/vie-himalaya/">himalayane</a> subirono una profonda trasformazione sociale e culturale con il <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a> e l&#8217;<a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/islam/">islamismo</a>, tuttavia gli antichi centri di pellegrinaggio induisti sopravvissero anche in queste zone costituendo vere e proprie l&#8217;isole&#8221; di cultura hindu.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india/India gange pell sadu1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="India gange pell sadu1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india/image/thumb/India gange pell sadu1.jpg" alt="India gange pell sadu1" /></a> Attorno a questi centrí, tutt&#8217;ora frequentatissimi da pellegrini provenientì da ogni parte del subcontinente indiano, sorsero piccoli agglomerati per accogliere i fedeli, recinti per il bestiame e mercati provvisori, importanti punti di riferimento che per secoli hanno assicurato i collegamenti tra le varie zone della vastissima regione, l&#8217;<a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/la-via-dellindia/">India</a> e il <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/">Tibet</a>. Súi sentieri di queste &#8220;Vie dei pellegrini&#8221; assieme ai fedeli viaggiavano anche merci e notizie, contrìbuendo al mantenimento dei contatti e gli scambi tra le l&#8217;alte valli&#8221; himalayane e l&#8217;India anche in zone culturalmente e politicamente molto diverse tra loro, in gran parte delle quali l&#8217;induismo era definitivamente decàduto. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/2Kashmir lago dal.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="2Kashmir lago dal" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/2Kashmir lago dal.jpg" alt="2Kashmir lago dal" /></a>Nel Kashmir mussulmano da secoli pellegrini di ogni ceto ed età provenienti da ogni parte del subcontinente indiano affrontano i ripidi sentieri tra le montagne verso il campo di <em>Panchtarni</em> dove si accampano davanti alla grotta di Amarnath a tremilaottocento metri di altitudine: uomini e donne, giovani e anziani, assíeme a santoni <em>Sadhu</em>, <em>Guru</em> e maestri di Yoga, si concentrano a migliaia nel plenilunio di agosto per celebrare il culto shivaista del <em>Lingam di Ghiaccio</em>. All&#8217;interno della grotta la grande formazione fallica di ghiaccio ricorda che, secondo la tradizione, in questo luogo Shiva rivelò il &#8220;Segreto della Salvazione” alla Consorte Parvati, mentre i loro due servi si trasformarono in colombe che ancora sorvolano la grotta durante le cerimonie come vuole la leggenda.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/6Kashimir mts pop2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="6Kashimir mts pop2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/6Kashimir mts pop2.jpg" alt="6Kashimir mts pop2" /></a>Attraverso le montagne del Kashmiri la <em>via di Amarnath</em> permetteva l&#8217;incontro tra gli Hindu indiani e i mussulmani Kashmiri e prima di Baltal, da dove inizia il &#8220;Sentiero Sacro&#8221; lungo di essa sorgevano mercati e píccoli empori che assicuravano il commercio &#8220;minuto&#8221; e scambi culturali tra le differenti popolazioni, per loro altrettanto importanti di quelli ufficiali. Nell’ alta valle del Gange ai piedi dei &#8220;colossi&#8221; himalayani sorsero importanti centri di pellegrinaggio a Badrinát, Kedarnát, Gangetri e Jamnotri dove gli hindu delle pianure indiane si incontravano con quelli della vasta zona montuosa e del Nepal accomunati dalla fede, ma delle vie da essí aperte approfittarono anche mercanti e artigiani sopratutto nei periodi in cui le condizioni politiche delle varie regioni subhimalayane rendevano difficile l uso delle normali vie commerciali. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india/India rishkesh1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="India rishkesh1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india/image/thumb/India rishkesh1.jpg" alt="India rishkesh1" /></a>Nella zona immediatamente più a sud vennero creati agglomerati che ospita vano templi, scuole di sancrito e centri dí &#8220;mediazioni&#8221; a Devaprayág,  Rishkesh e Hardawar, questi ultimi vere e proprie cittadine con mercati e bazaar che ancora oggi possiedono un rilevante ruolo economico oltre che religioso. Ancora più importanti, anche dal punto di vista commerciale e politico, furono i centri induisti nepalesi sorti attorno ai templi di Kathamndu e al complesso sacro di Pasupatináh che, assieme a Benares e Rishkesh, uno dei luoghi più importanti per le cerimonie funebri hindù e meta dipellegrini provenienti da ogni parte.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/nepal/Nepal  kathmandu pop1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Nepal  kathmandu pop1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/nepal/image/thumb/Nepal  kathmandu pop1.jpg" alt="Nepal  kathmandu pop1" /></a>In <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/nepal/">Nepal</a> le vie di collegamento adoperate dai pellegrini furono anche rotte mercantili del commercio ufficiale, oltre che per quello consueto popolare, si diramavano tutte dall&#8217;asse principale che collegava la città santa di Banares al grande mercato di Patna per poi proseguire verso i confini nepalesi a Lumbíni, che dette i natali al Budda, fino alla valle di Kathmandu.Altro importantissimo centro di pellegrinaggio, infine, è costituito dal Monte Kailas e dal vicino lago Manasarovar tra le montagne del<a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina-tibet/"> Tibet</a> occidentale, uno dei luoghi più sacri anche per il buddismo e per l&#8217;antica religione TIbetana del <em>Bon-Po</em>.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/tibet/Tibet mon  Xigatze.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb   alignright" title="Tibet mon  Xigatze" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/tibet/image/thumb/Tibet mon  Xigatze.jpg" alt="Tibet mon  Xigatze" /></a>Per gli hindu la montagna sacra costituisce il &#8220;Trono di Siva&#8221;, una delle divinità della sacra <em>Trimurti</em>, la cosmogomia buddista la identifica con il mitico Monte Sumeru e il sacro lago Manasaraw rappresentatla &#8220;Coscienza Trascendente&#8221; del <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a>, per la tradizione Bon il Kailas assicura protezione e prosperità al popolo tibetano. La circundeambulazione della montagna sacra costituisce la più importante manifestazione di devozione rituale per i fedeli delle tre religioni e da secoli quotidianamente i pellegrini affrontano l&#8217;impegnativo giro attorno al Kailas ad un&#8217;altitudine di oltre cinquemila metri nelle rigide condizioni climatiche della ragione, spesso a piedi nudi e coperti da pochi indumenti, sostenuti da un eccezionale misticismo e volontà che forse non ha egualì al mondo.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/3Kashmir Amarnath.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="3Kashmir Amarnath" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/3Kashmir Amarnath.jpg" alt="3Kashmir Amarnath" /></a>Prima della diffusione del <a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/buddismo/">buddismo</a>, la regione del Kailas era già un importante centro di pellegrinaggio tibetano Bon-Po e indiano-hindu, collegato sia al Tibet orientale e al Nepal con una pista lungo il fiume Tsangpo o Bhramaputra, sia al Kashmir e l&#8217;India nord occidentale con un&#8217;altra pista lungo l&#8217;alto <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/27/civilta-dell-indo/">Indo</a>, che costituirono la struttura originaria del sistema carovaniero himalajano .Sotto il regno indiano di Ashoka il Grande nel III sec. d.C., il buddismo cominciò a diffondersi ad ovest fino all&#8217;attuale <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/afghanistan/">Afghánistan</a> e nei territori attraversati dalle più importanti vie carovaniere tra Asia centrale <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-orientale/cina/">Cina</a> e India sorsèro centri religiosi e monasteri. Seguendo la <em>Via</em><em> della seta</em> e le sue diramazioni dall&#8217;<a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/23/le-vie-dell-asia/">Asia centrale</a>, il buddismo penetrò nel Turkestan e da qui nell’ ímpero cinese, mentre la traduzione dei testi originariamente redatti in sascrito favorivano una amalgamazione della base culturale indiana del buddismo con quelle centroasiatiche e cinese.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/5Kashmir Amarnath pell1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="5Kashmir Amarnath pell1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/5Kashmir Amarnath pell1.jpg" alt="5Kashmir Amarnath pell1" /></a>Le nuove esigenze religiose e commerciali di questa l&#8217;internazionalizzazione del buddismo portarono, tra l&#8217;altro, al collegamento dell&#8217;antica <em>Via dei pellegrini</em> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">himalayana</a> con le principali rotte commerciali dell&#8217;epoca e già nel VII sec. la pista occidentale del Kailas lungo l&#8217;alto Indo si congiungeva alle carovaniere che attraversavano il Ladakh per il Turkestan e il Baltistan, nell&#8217;attuale <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/pakistan/">Pakistan</a> settentrionale, e verso l&#8217;<a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/travelguide/asia-occidentale/afghanistan/">Afghanistan</a>, entrambe diramazioni della <em>Via della Seta</em>.La pista orientale lungo il Bhramaputra per Tibet occidentale, a Lhasa si collegava con una nuova rotta carovaniera che attraversava le aspece montagne del Qinghai provenendo da Lanzhou, importante centro commerciale del Gánsu nel tratto iniziale della via della seta, un&#8217;altra via arrivava da est nella capitale del regno tibetano proveniente dal Sighuan e il bacino dello Yang-Tze. altra regione chiave del commercio cinese.</p>
<p>© <a href="../2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
<p>foto reportages:</p>
<p><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="India pop baba sadhu1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/india/image/thumb/India pop baba sadhu1.jpg" alt="India pop baba sadhu1" /></a><a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya"><img class="ZenphotoPress_thumb " title="12Ladhak pell" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/himalaya/image/thumb/12Ladhak pell.jpg" alt="12Ladhak pell" /></a></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/2008/05/20/induismo/">Induismo</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/la-via-dellindia/">Via India</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/23/2006/08/24/vie-himalaya/">Vie Himalaya</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-asia-est/" target="_self">geo asia est</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeo.it/geophoto/">geophoto</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/15/i-reportages/ ">i reportages</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2010/04/13/tg-mese/">tg magazine</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2008/10/08/mostre-2/">mostre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.travelgeoweb.com/">travelgeoweb</a> <a href="http://www.travelgeo.it/travelgeo-services/">travelEditions</a> <a href="http://www.travelgeo.it/travelguide/">travelguide</a></strong></p>
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		<title>Venezuela Guayana</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 12:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle antiche carte del XVII0 secolo, a volte, il selvaggio ed inospitale territorio della Guayana venezuelana era contrassegnato con curiosi disegni di uornni senza te­sta ed il volto sul petto: una delle tante fantastiche rappresentazioni durante le prime esplorazioni del Nuovo Mondo. In quel caso il suggerimento ai fantasiosi cartografi fu dato dal celebre esploratore e avventuriero inglese Sir Walter Railegh nel suo “Scoperta del magnifico e ricco impero di Guayana “ che, nel 1596, così descriveva gli abitanti dell’interno,  gli indios Ewaiponomas.Il nobile avventuriero britannico esplorò questa regione inseguendo, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle antiche carte del XVII<sup>0 </sup>secolo, a volte, il selvaggio ed inospitale territorio della Guayana venezuelana era contrassegnato con curiosi disegni di uornni senza te­sta ed il volto sul petto: una delle tante fantastiche rappresentazioni durante le prime esplorazioni del Nuovo Mondo. In quel caso il suggerimento ai fantasiosi cartografi fu dato dal celebre esploratore e avventuriero inglese Sir Walter Railegh nel suo “Scoperta del magnifico e ricco impero di Guayana “ che, nel 1596, così descriveva gli abitanti dell’interno,  gli indios Ewaiponomas.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Gran Sabana1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela Gran Sabana1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Gran Sabana1.jpg" alt="Venezuela Gran Sabana1" /></a>Il nobile avventuriero britannico esplorò questa regione inseguendo, come tanti, il mito dell’Eldorado, sicuro che la fantastica città dell’oro si trovava nell’inacces­sibile territorio degli indios Omeguas, circondato da tribù di esseri selvaggi e mostruosi. Naturalmente non trovò l’Eldorado né tantomeno gli acefali Ewaiponomas, ma fu il primo a penetrare la regione lasciandone una descrizione entusiasta che, tra l’immaginazione e la realtà, sottolineava le caratteristiche di un ambiente grandioso e selvaggio di incomparabile bellezza. La descrizione che se ne potrebbe fare attualmente, a parte l’ immaginazione dell’ epoca, é sostanzialmente identica a quella di quasi quattro secoli or sono, perché nelle zo­ne più interne della Guayana ben poco sembra essere cambiato e, tutto sommato, anco­ra oggi penetrarne le zone più isolate rappresenta una affascinante avventura.La Guayana venezuelana si stende a circa 700 kn a sud est di Caracas su un’area vastissima compresa tra il rio Orinoco e la frontiera brasiliana, caratterizzata da una varietà ambientale ed etnica urica ed in parte ancora poco conosciuta.Vaste pianure alluvionali si alternano a foreste impenetrabili solcate di fiumi, massicci rocciosi a vere e proprie savane, ambienti naturali diversi tra loro popolati da un’incredibile varietà di specie botaniche ed animali. Tanto per dare un’idea della ricchezza faunistica di questa regione, basterà ricordare l’ opera protezionistica per salvare gli animali di una ristretta zona soggetta ad inondazione dopo la costruzione dello sbarramento di Guri sul rio Caroni e nel 1969, al termine dell’operazione, furono tratti in salvo e liberati in altre zone sicure, oltre 21 mila animali di varie specie alcune delle quali molto rare. La grande varietà e bellezza ambientale e il patrimonio naturalistico e faunisti co si accompagna alla presenza di numerose popolazioni indigene appartenenti al gruppo Caribe e Arawak, suddivise in vari sottogruppi e tribù, parte delle quali conservano costumi e tradizioni originali.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela. Orinoco indios.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela. Orinoco indios" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela. Orinoco indios.jpg" alt="Venezuela. Orinoco indios" /></a>Tutti elementi che fanno della Guayana venezuelana una terra estremamente affascinante ed interessante da tutti i punti di vista, compreso quello economico, dato che é anche terra di immense risorse naturali che ancora attendono di essere sfruttate per le difficoltà ambientali e, in parte, anche per la necessità di preservare questo ambiente unico al mondo da uno sfruttamento massiccio e irrazio ale come é avvenuto altrove.Immense ricchezze idriche, forestali e minerarie caratterizzano questa “nuova frontiera”, sudamericana, la presenza dell’oro e dei diamanti attirano avventurieri e una variegata umanità in cerca di fortuna: uno dei tanti “far west” di questo sorprendente e contraddittorio continente.</p>
<p><strong>Il Delta Amacuro</strong></p>
<p>Dopo la capitale Ciudad Bolivar, Puerto Ordaz é la seconda città della regione, raggiungibile facilmente in aereo o autobus da Caracas, un centro moderno e ben organizzato che si stende sulla riva del maestoso rio Orinoco alle soglie della jungla. Da qui si può discendere il fiume fino all’immenso delta che sbocca in una miriade di ramificazioni sull’ oecano Atlantico, é il primo affascinante itinerario in Guayana.Poco dopo che la piroga a motore lascia l’imbarcadero, si é subito al cospetto di uno dei tanti spettacoli naturali della regione: la confluenza del rio Caroni nell’ Orinoco, dove le acque di differente colore procedono parallelamente per chilometri prima di mescolarsi definitivamente. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela  g sab casc1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela  g sab casc1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela  g sab casc1.jpg" alt="Venezuela  g sab casc1" /></a>Sulla destra del fiume si stagliano da un’altura i profili massicci dei cosiddetti “castillos de Cuayana”, Fran­cesco de Asis e San Diego, imponenti fortezze spagnole coloniali costruite in posizione strategica per proteggere l’antica capitale Santo Tome dalle incursioni dei pirati che risalivano l’Orinoco nelle loro sanguinose scorrerie.Al centro di S.Rafael de Barrancas si sosta per l’approvvigionamento di carburante e di viveri, per poi lasciare il fiume ed entrare nell’Araguao, uno delle tante diramazioni del delta che qui chiamano “canon” . Si prosegue nel canon Araguaimujo lasciando alle spalle gli ultimi insediamenti moderni, per entrare nel territorio degli indios Waraos i cui villaggi su palafitte si susseguono lungo le rive paludose dei vari canon. Oltre ai piccoli villaggi Waraos,  gli unici insediamenti ai quali far riferimento sono alcune missioni sperdute e i missionari di Guinikina o Yaruare rappresentanto una preziosa fonte di sco informazione sulle caratteristiche ambientali ed etniche del delta che conoscono perfettamente.Procedendo, a volte le acque del canon  sembrano quasi ferme e la terra somiglia quasi ad un’immensa palude che fornisce l’habitat ideale per migliaia di  uccelli acquatici ed altre specie animali tipiche di questo ambiente, che solo un esperto naturalista saprebbe riconoscere.A volte spunta qualche capanna su palafitte nelle quali si é accolti molto amichevolmente dagli indios Waraos. un po’ sorpresi per la visita di stranieri in questa zona così poco frequentata, nei tratti del volto e nell’aspetto ancora conservano l’antica fierezza dei Caribi che si opposero tenacemente ai primi colonizzatori nel XVI<sup>0 </sup>secolo, ma le loro condizioni denotano ormai un avanzato livello di accettazione della loro condizione di emarginati nell’ambito di una società che li avrebbe con mente travolti se non si fossero isolati tra le paludi del delta.L’ultimo tratto di navigazione sui canon é magnifico, la vita  animale si intensifica e, improvvisamente, l’orizzonte si apre sull’Atlantico in cui le acque scure dell’Orinoco penetrano per un tratto contrastando con il blu delle ondee oceaniche.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/Amazz exped1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Amazz exped1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/amazzonia/image/thumb/Amazz exped1.jpg" alt="Amazz exped1" /></a> Le piccole imbarcazioni fluviali non sembrano molto sicure per affrontare i flutti dell’oceano, ma i Waraos lo fanno da sempre, quando il mare è calmo, costeggiando il delta in gran parte della sua estensione.E’ una magnifica possibilità per visitare le zone più isolate, come il villaggioindio di Saburojo i cui abitanti sono abituati da sempre a convivere con l’ ambiente fluviale e quello marino sfruttando tutte le risorse di entrambe. Superato il villaggio, dopo aver caricato sulla piroga un ragazzo che conosce perfettamente la zona, si naviga lungo un tratto del delta completamente disabitato e popolato da un’incredibile varietà di uccelli acquatici, fluviali e marini assieme, poi ci si perde tra la miriade di isolotti della Boca de Araguao e della Boca Laran, vero e proprio “paradiso” per gli ornitologi.</p>
<p><strong>La magia del “Churun-Meru”</strong></p>
<p>Il parco nazionale di Canaima é la zona più celebre della Guayana Venezuelana e, con i suoi 3Omila Kmq é consideràb uno dei sei parchi naturali più vasti del mondo. L’area é in gran parte coperta da foresta tropicale impenetrabile che racchiude un eccezionale ricchezza botanica e faunistica, completamente inesplorata fino a pochi decenni fà. Tuttavia in questo dominio assoluto della natura vivono circa cinquemila indios della famiglia Caribe, il gruppo più numeroso é quello dei Pemon, suddiviso nei sottogruppi dei Kamarakatos, Arekunas e Taurepares, l’altro é quello dei Maquiritares, gli scopritori sel segreto del curaro, secondo la leggenda.Il modo più rapido e semplice per raggiungere il piccolo centro di Canaima, nel cuore del parco omonimo, é per via aerea con i numerosi collegamenti assicurati da Caracas e Ciudad Bolivar, molto più impegnativa é la via fluviale, ma indubbiamente più affascinante.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Guyana casc1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Venezuela Guyana casc1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Guyana casc1.jpg" alt="Venezuela Guyana casc1" /></a> Da Puerto Ordaz si arriva con una strada all’ avamposto di La Paragua sul fiume omonimo, per imbarcarsi su una piroga a motore e immettersi dopo un breve tratto nel rio Caroni all’altezza di San Pedro de Las Bocas. Sulla riva opposta, nell’entroterra, vi e un avamposto di cercatori di diamanti la cui visita rappresenta un’immersione in un’atmosfera da “vecchia frontiera”, tra personaggi che sembrano usciti da un romanzo d’avventura, ma anche tra illusi diseredati che, presi nel meccanismo della ricerca, passano anni nella foresta senza riuscire a godere del frutto della loro ricchezza, spesso dissipando un intero anno di fatiche in una sola notte a Puerto Ordaz, Ciudad Bolivar o Caracas.Si risale il rio Caroni per un tratto, osservando una lussureggiante vegetazione tropicale sulle rive fino al piccolo centro di Canaima dove é stato creato un’insediamento turistico con piacevoli bungalow sulla riva destra del rio Carrao, affluen e del Caroni.Dopo una meritata notte di risposo, all’imbarcadero di Ucaima si prende una “curiara la tradizionale piroga della Guayana, per navigare sul rio Carrao fino alle rapide di Mayupa dove una impressionante susseguirsi di cascate tra la foresta conferiscono all’ ambiente caratteristiche uniche al mondo, procedendo per il primo campo nella savana di Mayupa, una vasta area erbosa solcata da ruscelli e limitata dalla jungla, ambiente tipico della Guayana.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela g sab jungl Tepuis.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela g sab jungl Tepuis" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela g sab jungl Tepuis.jpg" alt="Venezuela g sab jungl Tepuis" /></a>Si riprende la naviga­zione sul Carrao fino alla splendida “Isla Orquidea” che, in alcuni periodi dell’anno assume un magnifico aspetto multicolore per la grande presenza di orchidee di varia specie. lasciato il rio Carrao si entra nel rio Churun—Meru fino all’isola del Ratoncito dove si ripete il magnifico spettacolo di un susse­guirsi di cascate che scendono dall’Avantepuy, un massiccio noto anche come “montagna del diavolo”.Le leggende indios e le vecchie storie dei primi esploratori si intrecciano in questa zona: attorno al fuoco del campo, tra una sorsata di rum e l’ altra, la guida si abbandona a qualche racconto accompagnato dai ruomri della foresta, l’ indomani si potrà assistere ad uno degli spettacoli naturali più impressionan ti del sud America.Nel 1937, l’americano Jimmy Angel, sorvolò questa zona completamente inesplorata a bassa quota e, penso, non credette ai suoi occhi quando si trovò davanti una cascata che piombava da ben 1.050 metri sollevando spruzzi che quasi arri vavano al suo velivolo. Da quel momento questo prodigio della natura si chiamò “salto Angel”, ma per gli indios rimase il “Churun-Meru”, una forza della natura che deve necessa riamente essere sede di potenti spiriti.Dal campo, in due ore di marcia tra la vegetazione, si raggiungono i piedi della cascata che scende fragorosamente dalla meseta Auyantepuy: la magnificenza dello spettacolo é tale che si rimane a lungo incantati prima di decidersi a tuffarsi nelle acque del fiume per levarsi da dosso  la fatica della marcia.</p>
<p><strong>La Gran Sabana</strong><strong></strong></p>
<p>Con un’aereo carico di turisti si torna a Puerto Ordaz per un breve riposo e organizzare un altro eccezionale itinerario nella regione lungo la “ruta de la Gran Sabana”. In jeep si passa per i villaggi di Upata e Guasipati fino a El Callao, una pittoresca cittadina nel distretto di Roscio dove vi sono le più ricche miniere d’oro del paese e patria delle “fiestas” e del calipso della Guayana.La strada continua comoda e scorrevole per i centri de El Tumeremo ed El Dorado, quindi entra nella riserva forestale di Imataca procedendo tra una lussureggian te vegetazione incontrando i villaggi degli indios Arawaks di S.Miguel de Betania e Araimatepui.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/venezuela gran sabana pop ind2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="venezuela gran sabana pop ind2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/venezuela gran sabana pop ind2.jpg" alt="venezuela gran sabana pop ind2" /></a>Poco oltre vi e la comunità di Las Claritas dove gli indios Pemòn convivono con meticci e alcuni bianchi attratti dalla presenza dell’oro nella zona, un’altro avamposto dove la monotonia della vita é scandita dall’ arrivo periodico di qualche prostituta o di qualche mercante.L’ultima possibilità di rifornimento di carburante é rappresentata da una sperduta stazione di servizio al cosiddetto “Km 88” della Gran Sabana, poco distante si incontra la “Pietra de la Virgen”, un massiccio roccioso il cui profilo singolare ha ricordato a qualcuno con molta immaginazione quella della Madonna.Da qui la strada si trasforma in pista ed entra nel “Kavanayen”, il settore nord-est dell’immenso parco nazionale Canaima, la vegetazione lussureggiante in breve lascia lo spazio ad una vastissima savana da cui emerge uno sperduto e sin golare “monumento al Soldaro Pionero”Proseguendo si trova il “salto del Danto”, una delle tante magnifiche cascate che caratterizzano anche questa zona della Guayana, poi la zona assomiglia sempre più ad una savana africana ampia e deserta.L’unica forma di vita sembra essere quella dei numerosissimi uccelli che si alzano in volo e si posano in stormi continuamente, qualche grosso mammifero in lontananza che fugge spaventato dal rumore del motore e una grande quantità di insetti, che si spiaccicano sul parabrezza.Il lungo tratto deserto si interrompe momentaneamente a Luepa, dove vi é lo sperduto avamposto militare “General Mariano Montilla”, occorre farsi identificare e registrate per ottenere i  permessi di transito, poi si prosegue fino al villaggio di Iboribò abitato dagli indios Pemòn.Sono loro che assicuravano il servizio di traghetto sul rio Apanguao che permette di riprendere la pista per il centro di Chivatàn senza mancare però la visita della cascata Chinak-Merù, sede di spiriti secondo le antiche tradizioni indigene.Si entra poi nel Kamoiran, il settore più meridionale della parte orientale del parco, attraversato dal fiume omonimo, anch’esso caratterizzato da una successio ne di bellissime cascate, ben presto si raggiungono i villaggi indigeni di S. Rafael de Kaimoran e Oriwai, spesso frequentati dai contrabbandieri che fanno la spola con il vicino Brasile.Ancora una volta si osserva lo spettacolo delle cascate nella “Quebrada di Pacheco” prima di traghettare sul rio Yurani e riprendere la pista che conduce al villaggio degli indios Péman di Peray Tepuy, ai piedi del leggendario massiccio del Roirama, considerato una delle formazioni geologiche più antiche della terra.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/Venezuela Guyana falls1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Venezuela Guyana falls1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/Venezuela Guyana falls1.jpg" alt="Venezuela Guyana falls1" /></a>A Peray Tepuy é possibile rifocillarsi, organizzarsi e trovare le guide indigene per un’ascensione sul Roirama partendo all’ alba tra un suggestivo ambiente naturale, l’ascensione dura poco meno di cinque ore, una fatica ampiamente compensata dallo stupendo passaggio di cui si gode dalla sommità con lo sguardo che spazia sulla Gran Sabana e sulla foresta in lontananza che la limita, circondati da varie formazioni rocciose tra le quali cristalli di roccia al lo stato puro dai colori magnifici e cangianti che anche un profano riesce a distinguere perfettamente.Prestando attenzione si possono notare numerose formazioni rocciose che sembrano modellate artificialmente, tutte orientate verso la stessa direzione, forse testimonianze di antichissimi sacrari di una misteriosa popolazione dedita a ri ti magici ed esoterici in epoche remote.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/venezuela  orinoco tram1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="venezuela  orinoco tram1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/venezuela/image/thumb/venezuela  orinoco tram1.jpg" alt="venezuela  orinoco tram1" /></a>E’ il mistero del Roirama che da decenni alcuni studiosi hanno cercato di deci­frare senza apprezzabili risultati, una spiegazione che forse é racchiusa in qualche antica leggenda che sopravvive presso gli indios della regione più anziani.La discesa dal Roirama non presenta particolari difficoltà, si riprende la pista verso Santa Elena de Uairen, ultimo centro venezuelano prima della frontiera con il Brasile, collegata con Boa Vista alle porte del bacino amazzonico brasiliano, un’altro territorio che mi accingo a penetrare e “scoprire” l’indomani.</p>
<p>© <a href="../2008/10/08/2008/10/08/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a></p>
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		<title>Etruschi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 11:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeo Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Geo Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fonti storiche sulla civiltà etrusca sono basate su testi greci e romani, che  rimasero  per secoli, fino alle ricerche archeologiche moderne che ne hanno ristretto l’ attendibilità, pervasa di miti e leggende. Le interpretazioni classiche raccontano di un popolo arrivato in Italia dalla regione turca della Lidia fuggendo da una terribile carestia ,  guidata dal grande condottiero Tirreno, fatta coincidere con la sconfitta di Troia. Fu la tesi elaborata e diffusa da Erodoto, mentre Dionigi Alicarnasso  affermava invece che gli Etruschi erano un popolo italico e Livio ne individuò ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le fonti storiche sulla civiltà etrusca sono basate su testi greci e romani, che  rimasero  per secoli, fino alle ricerche archeologiche moderne che ne hanno ristretto l’ attendibilità, pervasa di miti e leggende. Le interpretazioni classiche raccontano di un popolo arrivato in Italia dalla regione turca della Lidia fuggendo da una terribile carestia ,  guidata dal grande condottiero <em>Tirreno</em>, fatta coincidere con la sconfitta di Troia. Fu la tesi elaborata e diffusa da <a href="http://www.travelgeo.it/2007/02/01/erodoto/">Erodoto</a>, mentre Dionigi Alicarnasso  affermava invece che gli Etruschi erano un popolo italico e Livio ne individuò le origini nordiche, testimoniate dai Reti e altre popolazioni delle Alpi che discendevano dalla prima migrazione. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruschiDipTomb1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2164" title="EtruschiDipTomb1" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruschiDipTomb1-150x150.jpg" alt="EtruschiDipTomb1" width="125" height="125" /></a>Gli studi moderni hanno datato all’ VII secolo a.C.il consolidamento in primo nucleo di civiltà italica di questa popolazione venuta dall’ Asia Minore, che si era sovrapposta alla cultura autocna  detta &#8220;<em>Villanoviana</em>&#8221; dai numerosi resti rinvenuti nel territorio di Villanova vicino a Bologna. Del resto nel Libro X, cap. XXXIII Livio affermò la fondazione etrusca  di Bologna o  Felsinea  e altre città tra Emilia e Lombardia come Modena, Piacenza, Ravenna, Spina e Mantova. La ricerca archeologica e storiografica moderna ha rivelato poi che invece  tali centri erano preesistenti e fiorivano già nel I millennio a.C. , formando un vasto bacino culturale basato su commercio, metallurgia, artigianato evoluto , scambi con le popolazioni vicine e rapporti con altre settentrionali oltre le Alpi e  mediterranee con i centri costieri adriatici di Spina e Adria. Tale bacino di civiltà fu più verosimilmente sviluppato dagli insediamenti delle popolazioni che vivevano in grandi villaggi su palafitte nella regione costiera e palustre del Veneto fin dal XIII secolo a.C. Solo novecento anni più tardi i celtici  Galli Boi, affermarono di aver fondato la già antica città di Bologna che ribattezzarono Bonomia, da cui deriva il nome attuale, così fecero i Romani addirittura oltre un millennio più tardi della fondazione villanoviana, mentre non vi avevano che stabilito una colonia  nel 189 a. C. Di particolare interesse divulgativo appare la precisazione storica, in tempi di rozze pretese di una “Padania Celtica”Circa la più verosimile origina degli Etruschi si può affermare che entrambe le e versioni orientale e italica, dal punto di vista culturale se non antropologico, possono accordarsi con il fatto che tale civiltà sia stata un’ evoluzione della Villanoviana con elementi dal vicino oriente giunti dai contatti esistenti nei secoli precedenti, ma il dibattito è ancora aperto.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruschiDipTomb2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2165 alignright" title="EtruschiDipTomb2" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruschiDipTomb2-150x150.jpg" alt="EtruschiDipTomb2" width="116" height="116" /></a>E’ stato invece a lungo un mistero la rapida affermazione nella regione alpina e nella Padania  della popolazione palafitticole tra il XVII e il XV secolo a.C. e la repentina scomparsa attorono al XIII secolo a.C. Era ritenuta erroneamente  originaria dell’ Europa Centrale, mentre lo era invece della regione danubiana tra Jugoslavia e Bulgaria, probabilmente la arrivata precedentemente dall’ Asia Minore attraverso la Tracia almeno due millenni prima del sorgere della civiltà etrusca. Era la cosiddetta popolazione dei &#8220;Campi di urne&#8221;, per i propri usi cerimoniali e funebri, che giunse nella regione delle Alpi insediandosi nelle valli e poi nella pianura padana, da dove continuò la discesa in Italia Centrale insediandosi anche in Toscana, Umbria e Lazio tra l’ XI e il X secolo a.C. Proprio nella zona del Palatino a Roma sono stati ritrovati resti di sepolture di corpi inceneriti e elementi di pratiche funebri tipiche di quel popolo e ignote agli italici Latini della regione, databili tra l’ XI e il XV secolo a.C., queste ultime sposterebbe addirittura di cinquecento anni addietro l’ arrivo della cultura dei “Campi di Urne” nel Lazio. Gli Etruschi sarebbero dunque il risultato di popoli migrati dal vicino oriente  con popolazioni italiche, confermato anche da molti elementi delle culture Tracia e  Micenea che a est si erano sviluppati in quella Pre Ellenica fiorita tra il X e l’ VIII sec.a.C.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/10/Tusciacquedottorom.JPG"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1983" title="Tusciacquedottorom" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2006/10/Tusciacquedottorom-150x150.jpg" alt="Tusciacquedottorom" width="115" height="115" /></a> Gli Etruschi dunque erano quei Tirreni originari della regione mediterranea dell’ Egeo , come testimonierebbe anche un’ iscrizione in lingua pre ellenica di ceppo  Fenicio arcaico, molto simile alla lingua etrusca,  rinvenuta a Lemno, isola della regione greca Tracia. Qui si era sviluppata una delle più antiche civiltà della storia, precedente alla Sumerica , testimoniato anche dal recente rinvenimento di tavolette iscritte, sigilli di varia origine Egizia, Babilonese e Sumera, e probabilmente la scrittura sumera ebbe origine proprio in questa regione. Continuando con le ipotesi da qui poi i Fenici trassero l’ invenzione dell’ alfabeto quale evoluzione della scrittura tracia-sumera, esempio ne sarebbe la lettera N tracia, uguale in tutte le scritture dell’ antichità: sumera, egiziana, greca, etrusca e latina. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtrRoselle1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2162" title="EtrRoselle1" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtrRoselle1-150x150.jpg" alt="EtrRoselle1" width="123" height="123" /></a>Il ritrovamento di queste tavolette iscritte rivoluzionerebbe la teoria dell’ origine esclusivamente sumera della scrittura. Dunque la Tracia greca sarebbe la vera culla della civiltà mediterranea e antecedente alla sumera, la sua popolazione fondò la civiltà cretese che fiorì un millennio prima di quella greca micenea, fondò Troia e tutto ciò che precede la civiltà greca. Il culto del toro e i riti della tauromachia cretesi avevano origine tracia, così come le divinità elleniche a cominciare da Zeus che in lingua tracia significa Dio, Dioniso Nysos significa Giovane, Apollo, la dea della fertilità Cibele, rappresentata due millenni prima che in grecia dalle statuette tracce dai seni enormi. Poi il culto di Orfeo, l’ Olimpo residenza divina, gran parte della religione e mitologia greca aveva origine nell’ antica civiltà della Tracia. Omero, racconta del leggendario sovrano di Tracia Reso dal prezioso cocchio e la splendida armatura d’ oro che montava il “cavallo più bello del mondo”, memoria poetica di quell’ antica civiltà ancora presente nella tradizione e miti greci ai tempi di Omero. L’ <em>Età dell’ Oro</em> tracia cantata da Omero del resto è testimoniata dai ritrovamenti a Varna di numerosi oggetti in oro massiccio, compresi monili e maschere funebri simili a quelle rinvenute a Micene e Troia, ma risalenti a un millennio prima di quelli. Anche in epoca romana l’ oro della Tracia era leggendario e ancora si scavava nelle sue ormai millenarie miniere. Nonostante l’ oblio greco, Erodoto nel 470  a.C. tentò di ricostruire quell’ antica civiltà scomparsa parlando di un’ elevata organizzazione sociale, stato florido, grandi villaggi con belle case abitate da un ricco popolo che chiama <em>Antichi Peoni</em>, abitante la regione del lago Prasia, l’ attuale Takiros, in Tracia.Dei grandi villaggi traci raccontati da <a href="http://www.travelgeo.it/2007/02/01/erodoto/">Erodoto</a> ne sono stati scoperti trecento cinquanta, tutti risalenti al IV millennio a.C. e identici ai villaggi palafitticoli delle valli alpine, il Veneto e la Padania, la cultura Villanoviana originata da quella dei Campi delle Urne che, a sua volta, discendeva dall’ antichissima civiltà Tracia.<a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SarcofagoLouvre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2168" title="SarcofagoLouvre" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/SarcofagoLouvre-150x150.jpg" alt="SarcofagoLouvre" width="117" height="117" /></a>Dalle popolazioni villanoviane discendono le basi della civiltà etrusca, superiore a tutte le altre culture italiche che ad esse si impose agevolmente sia militarmente che culturalmente dal VII al II secolo a.C., con la massima fioritura nel VI secolo anche attraverso un patto di alleanza con la potentissima Cartagine che assicurò agli Etruschi il dominio del Tirreno. Estesero il dominio anche su Roma con la dinastia dei Tarquini, dominando l’ intero territorio dei Latini in italia centrale e più a sud fino a Capua, a nord in tutta la valle padana fondando città e centri commerciali. Il dominio di Roma era fondamentale, infatti con la cacciata dei Tarquini nel 509  a.C. cominciò la decadenza provocata anche dall’ antagonismo con la crescente potenza di Roma repubblicana .Anche la supremazia marittima nel Tirreno subì un irreversibile colpo con la sconfita e la distruzione della flotta etrusca ad opera di quella di Siracusa nel 474 a.C. Trenta anni più tardi il centro etrusco più meridionale di Capua venne conquistato dai Sanniti e da quel  423 a.C, la decadenza fu sempre più rapida e definitiva con l’ invasione dei Galli dai quali li etruschi non furono in gradi di difendere i territori settentrionali con la mancanza di un vero potere centrale e di un esercito organizzato, dovuto anche alla tradizionale società chiusa e decentrata.Il colpo decisivo giunse da Roma che ricacciò l’ invasione dei Galli e approfittò dalla decadenza etrusca conquistandone i territori con la guerra iniziata nel 358 e terminata vittoriosamente  nel 351, continuando l’ incontenibile conquista Roma sbaragliò le armate etrusche ad Arezzo, Cortona e Perugina nel 310. Trenta anni più tardi i romani si allearono con le città etrusche di Volsini, Arezzo, Perugia, Vulci, Rusellae, Vetulonia e Populonia e segnò la fine dell’ Etruria che fu interamente conquistata da Roma. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruriaSarcTarquinia.JPG"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2167" title="EtruriaSarcTarquinia" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtruriaSarcTarquinia-150x150.jpg" alt="EtruriaSarcTarquinia" width="120" height="120" /></a>Tuttavia la sua cultura superiore sopravvisse e influenzò notevolmente i conquistatori, ma una società pragmatica come quella romana prendeva ciò che gli era più utile dalle culture degli sconfitti, in questo caso la lingua non lo era e se ne perse rapidamente l’ uso, il significato, le origini. Era una lingua diversa da tutte le altre dell’ epoca, ancor più dal greco e il latino, pertanto se ne persero anche riferimenti traducibili, assieme alla mancanza di testi letterari, epici o anche solo amministrativi, divenne e rimase misteriosa. Non vi è stata una Tavola di Rosetta, come per l’ egiziano che, attraverso la traduzione greca permise di decifrare i geroglifici o come per altre lingue delle quali si sono trovati i riferimenti traducibili da altri idiomi noti. Della lingua etrusca rimangono circa diecimila testi in gran parte brevi ed epigrafici, troppo semplici per tentare di ricostruirne significati attraverso riferimenti correnti, il vocabolario che se ne ricava è appena di duecento parole dalle quali è impossibile dedurre le basi sintattiche e grammaticali. Solo qualcosa di simile alla tavola di Rosetta per l’ egiziano, con un testo in lingua nota e uno in etrusco uguale potrebbe permettere di svelare il mistero di qusta lingua. Gli Etruschi si ostinarono sempre ad usare l’ antico alfabeto Fenicio 1 arcaico di origine tracia portato dalla Lidia Egea conosciuto solo da loro, ma anche da quelle parti era stato definitivamente sostituito dal Fenicio 2, rivelatosi infinitamente più adatto alla letteratura e quanto la scrittura poteva esprimere e d evoluto  nel greco poi giunto in Italia con le colonie della Magna Grecia. Dal 280 a.C. poi, con la definitiva dominazione romana l’ etrusco cominciò ad essere dimenticato dagli stessi etruschi per il latino e Rona stessa ne decretò definitivamente la fine impedendo anche ogni traduzione in latino. Come per la lingua, la pur splendida e affascinate civiltà etrusca, si rivelò poco pratica anche con il calendario, continuando ad adoperare quello ormai arcaico e dimenticato lunare di origine mesopotamica, usato nell’ originaria Lidia ormai un millennio prima. <a href="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtrRoselle2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2163" title="EtrRoselle2" src="http://www.travelgeo.it/wp-content/uploads/2010/05/EtrRoselle2-150x150.jpg" alt="EtrRoselle2" width="117" height="117" /></a>Ovviamente in Italia centrale la durata del giorno, i cicli e le stagioni erano diverse da quelli della Mesopotamia e ciò creava una gran confusione soprattutto nell’ agricoltura, oltre che nella vita quotidiana. Parte dei grossolani errori dovuti all’ uso del calendario mesopotamico furono ripresi anche da quello romano antico di Numa e solo sette secoli dopo nel 49 a.C. Giulio Cesare, nella summa della praticità romana, introdusse il calendario solare sostuendo definivamente quello lunare. Due secoli dopo arrivò il calcolo dell&#8217; Anno Giuliano, perfezionato poi nel 1582 da Papa Gregorio.</p>
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		<title>Marocco Storia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 17:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Geo Africa]]></category>

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		<description><![CDATA[La preistoria spunta in Marocco dai ritrovamenti vicino Rabat, poco si sa di quei primi abitanti del Maghreb raccontati dalle incisioni rupestri, dai resti megalitici cromlech e dol­mien e dalle altre tracce lasciate da quella gente che lavorava la pietra, cacciava e si riuniva in gruppi tra il deserto e i monti dell’ Atlante. I discendenti furono le tribù berbere che popolarono il nord Africa dal neolitico e tradussero le conoscenze in quella cultura che appare a volte nelle iscrizioni egizie ancor prima che i Fenici stendessero il loro dominio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La preistoria spunta in Marocco dai ritrovamenti vicino Rabat, poco si sa di quei primi abitanti del Maghreb raccontati dalle incisioni rupestri, dai resti megalitici <em>cromlech </em>e<em> dol­mien </em>e dalle altre tracce lasciate da quella gente che lavorava la pietra, cacciava e si riuniva in gruppi tra il deserto e i monti dell’ Atlante. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/Maroc arch Volubilis2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Maroc arch Volubilis2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/Maroc arch Volubilis2.jpg" alt="Maroc arch Volubilis2" /></a>I discendenti furono le tribù berbere che popolarono il nord Africa dal neolitico e tradussero le conoscenze in quella cultura che appare a volte nelle iscrizioni egizie ancor prima che i Fenici stendessero il loro dominio sulla costa mediterranea.  Erano quelle tribù che mediavano i commerci dei Fenici con l’ Africa a sud dell’ immenso deserto da dove giungeva oro, avorio e altre merci che alimentarono la ricchezza dei centri costieri dai quali sorse la grandezza di Cartagine.Il genio marinaro di Annone nel V secolo a.C. cercò la rotta oltre le Colonne d’ Ercole per incrociare la costa atlantica e raggiungere direttamente i popoli neri che producevano tante ricchezze scavalcano il deserto e le tribù berbere, ma la pur leggendaria impresa non riuscì nell’ intento e le civiltà mediterranee ancora per molti secoli dovevano servirsi di esse.I cartaginesi moltiplicarono i loro centri tra la Tunisia e il Marocco e l’ entroterra divenne una delle fasce più fertili del mediterraneo producendo grano, vite, olivo e frutteti, l’ abbondanza agricola e la ricchezza dei commerci  fece ancor più potente la civiltà punica che però di confrontò con Roma. Annientata Cartagine la potenza di Roma fu incontenibile e nel 146  a.C. le legioni dell’ esercito Litico avanzarono in tutto il nord Africa dominandolo dalle coste del Mar Rosso a quelle dell’ Atlantico, fino a farne una immensa provincia un secolo dopo.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/Maroc vlle Draa mosq.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="Maroc vlle Draa mosq" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/Maroc vlle Draa mosq.jpg" alt="Maroc vlle Draa mosq" /></a> La regione più occidentale era la  Mauretania Tingitana, dove sorse il centro di Tingis che le dava il nome e che poi divenne Tangeri, a sud le tribù locali erano contenute da mercenari, a nord sorse Volubilis che divenne capitale dell’ intera regione. Tra storia e leggenda anche i romani cercarono le vie per l’ Africa più misteriosa oltre il grande deserto e le cronache raccontano di spedizioni che raggiunsero il Paese dei Neri e il fiume Niger sull’ antica “Via dei Carri” tracciata dal popolo dei Garamanti. Come fu per il fenicio Annone, anche l’ impresa di Cornelio Balbo non riuscì a stabilire il contatto e fu dimenticata, poi il Maghreb venne travolto dall’ invasione dei Vandali mentre Roma imperiale si frantumava dagli attacchi dei barbari. Da oriente arrivarono i Bizantini che scacciarono gli altri conquistatori del nord Africa e stesero il dominio fino a Tingis, poi l’ Islam trionfò incontenibile e dilagò dall’ Egitto verso il Maghreb nel 684 con il condottiero Sidi Okba che giunse al “confine del mondo” affacciato sull’ immenso e misterioso oceano Atlantico. Alla fine di quel secolo anche il Marocco divenne provincia del grande impero Ommiade con la definitiva conquista di Moussa ben No­savr e gli arabi completarono il loro popolamento dell’ Africa settentrionale, spingendo le antiche tribù berbere nelle zone montuose e nel deserto.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/Maroc berb danz nott1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Maroc berb danz nott1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/Maroc berb danz nott1.jpg" alt="Maroc berb danz nott1" /></a> La fierezza berbera ostacolò l’ avanzata araba, ma la conversione all’ Islam fu totale ed era berbero il grande condottiero Tariq che passò lo stretto di Gibilterra e avanzò in Spagna per dilagare nel resto dell’ Europa se non fosse stato fermato dai Franchi di  Carlo Martello nel 732 a Poitiers. Il IX secolo fu l’ apogeo dell’ Impero arabo che si stendeva dall’ Asia centrale al Marocco, illuminato dal grande califfo Arun’ Al Rashid, ma la fierezza berbera nella provincia più occidentale tornò ad imporsi con una serie di rivolte che segnarono a lungo il turbolento Maghreb.Poi venne l’ epopea del condottiero di Baghdad Moulay Idriss, proclamatosi discendente di Maometto che riportò nell’ antica Volubilis la capitale e invò il figlio alla conquista di Fès e il resto del Marocco ponendo termine alle sollevazioni berbere e fondando la dinastia Idrisside.Moulay Idriss, oltre a creare il regno autonomo del Marocco, per la popolazione era un “Inviato di Allah” Rasul e divenne un santo Marabut e fu da allora venerato come tale fino ad oggi. Nel frattempo in Egitto era sorta la dinastia dei Fatmidi che attaccarono il Marocco conquistando Fès, contemporaneamente le armate degli ommiadi di Cordoba passarono lo stretto e invasero il nord, ponendo fine al regno Idrisside.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/1Maroc mekn mura.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="1Maroc mekn mura" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/1Maroc mekn mura.jpg" alt="1Maroc mekn mura" /></a>L’ epoca della Riconquista cristiana della penisola Iberica iniziò alla fine del XI secolo, continuando con le gesta del Cid Campeador in Spagna e di altri condottieri in Portogallo, limitando il califfato di Cordoba alla Spagna meridionale. Privato dell’ appoggio del califfato spagnolo, impegnato a contenere la riconquista cristiana, il Marocco perse la sua unità con vari stati in conflitto tra loro fino all’ avvento di Youssef ben Tachflne che riunificò il regno e fondò la dinastia Almoravide. Conquistò anche la regione meridionale sempre dominata dai berberi e fondò Marrakesh nel 1062, dove pose la capitale, poi estese il regno nell’ Algeria occidentale e attaccò la Spagna cristiana di Alfonso VI, interrompendo la riconquista. Forte dell’ appoggio dei nomadi sahariani giunse alle frontiere mai valicate del sud raggiungendo il fiume Niger per estendere il suo regno dalla Spagna al Mali.Il secolo successivo vide la nascita della dinastia degli Almohadi fondata da Abd-el-Moumen che abbattè gli Almoravidi ed estese il regno a nord e a ovest, lo divise in province, rafforzò l’ esercito con una poderosa  cavalleria e iniziò grandi opere pubbliche creando centri, vie stradali, commerci e tutto ciò che rese il Marocco forte e fiorente.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/Maroc Berb1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="Maroc Berb1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/Maroc Berb1.jpg" alt="Maroc Berb1" /></a>Con gli Almohadi nacque la vera civiltà definita Moresca, caratterizzata dall’ incontro culturale tra mondo islamico, cristiano ed ebraico, che vide il fiorire della scienza, arte, poesia e filosofia, ad essa su deve il recupero degli antichi testi greci e la loro rielaborazione nel pensiero medioevale.Anche l’ architettura raggiunse i massimi livelli in Marocco, ma soprattutto nella Spagna araba con le splendide creazioni a Cordoba, Siviglia e il capolavoro dell’ Alhambra di Granata.Un secolo di splendore interrotto dal nuovo attacco cristiano in Spagna e dalle incursioni dei nomadi Qalate e Ben-Me­nin che conquistarono Marrakech e Fès nel 1248, poi l’ astro Almohade lasciò il potere alla dinastia meninide che ricominciò lo scontro con i cristiani in Spagna e armò un poderosa flotta dandosi all pirateria nel Mediterraneo.Iniziò l’ epoca delle terribili incursioni barbaresche sulle coste spagnole, francesi ed italiane e il dominio sul mare degli arabi, contrastato dalle Repubbliche Marinare. Anche questa dinastia vide il suo rapido declino e il regno tornò ad essere sconvolto da rivolte berbere, mentre i regni cristiani minacciavano seriamente il califfato spagnolo e lo stesso Marocco.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/1Maroc Mulay idirss1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignright" title="1Maroc Mulay idirss1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/1Maroc Mulay idirss1.jpg" alt="1Maroc Mulay idirss1" /></a>La minaccia culminò con la presa di Ceuta nel 1415  e la conquista di Tangeri nel 1472 da parte del Portogallo, intanto la dinastia merinide era stata sostituita da quella Beni-Wattas che non era in grado di scontrarsi ancora con il potente Portogallo e cercò una pace, disattesa dai Lusitani con la presa delle città di Azemmour, Mazagan e Sali.Nel 1492 la riconquista cristiana si completò con la conquista di Granada e con la definitiva capitolazione del califfato spagnolo e ormai il Marocco da “predatore” divenne “preda” della Spagna divenuta la maggiore potenza del mondo con la scoperta del Nuovo Mondo è lo straordinario flusso di ricchezze provenienti dall’ America.Soprattutto il ruolo della Spagna era ormai dominante suoi commerci e l’ economia mondiale, in gran parte trasferiti sulle rotte marittime del Nuovo Mondo, mentre quelle per l’ Asia dominate dai portoghesi divennero secondarie e quelle terrestri per l’ Africa che fecero la ricchezza del Maghreb ormai poco utili e convenienti. Il regno dei Beni-Wattas fu travolto dalle rivolte delle tribù meridionali che imposero il dominio dei Chorfas Saaditi  con la conquista di Fès, Marrakech e l’ intero sud marocchino, poi scatenarono la guerra contro i portoghesi scacciandoli dai loro insediamenti in Marocco, lasciando la sola imprendibile Ma­zagan.Intanto il XVI secolo vedeva l’ espansione della potenza turca che si volse in Nord Africa ottenendo l’ alleanza dei sultani Saaditi che crearono un forte esercito composto da mercenari, arabi fuggiti dalla Spagna riconquistata, rinnegati cristiani convertiti all’ Islam, disertori turchi e appartenenti a varie tribù arabe. <a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/1Maroc preghiera.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="1Maroc preghiera" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/1Maroc preghiera.jpg" alt="1Maroc preghiera" /></a>Con il nuovo esercito il Marocco effettuò incursioni oltre il Sahara attaccando il regno del Mali per rifornirsi di schiavi, avorio ed oro, mentre più pacificamente creava grandi piantagioni di canna da zucchero nella regione meridionale dell’ Haouz creando una notevole esportazione in Europa. Giungendo al XVII secolo, la potenza spagnola era appannata da quelle britannica e francese, nel 1629 i francesi tentarono la presa di Mogador e poi stipularono un accordo con il Marocco contro la Spagna, una trentina di anni dopo si impose la dinastia alauita che ancora regna con il sovrano Hassan. Avvolta nella leggenda la figura del sovrano alauita Moulay Ismail che regnò per cinquanta anni deliziato da cinquecento tra mogli e concubine del suo  harem, affermò la sua potenza con la creazione della temibile Guardia Nera composta da liberti neri e feroci pirati graziati, con la quale sbaragliò le tribù del sud e dell’ Atlante. Parte delle fortezze che si ergono lungo la via dei villaggi Casbah furono  edificate sotto il suo regno per controllarne e difenderne ogni regione, così come alcuni quartieri di Tangeri che conquistò dopo un lungo dominio dei portoghesi, spagnoli e infine inglesi.Nella seconda metà del XVIII secolo il suo successore Moham­med ben Abdallah riconquistò l’ ultimo dominio portoghese in Marocco di Mazagan e il regno sopravvisse,anche se dopo la conquista dell’ Algeria da parte della Francia nel 1830, lo ridusse a un dominio economico delle potenze europee.Nel 1906 con il trattato di Algesi­ras Francia e Spagna vantarono i loro diritti sul Marocco con la benevolenza inetta del sultano Abd el Aziz, contro cui vi fu una grande rivolta popolare, mentre occupava militarmente Casablanca e la  Spagna le montagne del Rif , sei anni dopo con il trattato di Fès fu assicurato il protettorato francese dal sultano  Moulay Hafld.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/MarCasbVill2.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb   alignright" title="MarCasbVill2" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/MarCasbVill2.jpg" alt="MarCasbVill2" /></a>Come per tutta la storia precedente del Marocco, furono le tribù berbere dell’ Atlante a rivoltarsi scatenando un violento conflitto con le truppe francesi che non riuscirono domarle per i successivi ventidue anni.Il protettorato francese favorì lo sviluppo e la modernizzazione dei centri urbani che più interessavano alla sua politica coloniale, mentre le campagne rimanevano arretrate e sempre più povere e masse di contadini emigrarono nelle zone industriali e portuali, soprattutto Casablanca.I movimenti indipendentisti furono repressi duramente dalla Francia e solo dopo il secondo conflitto mondiale si costituì il Partito per l’ Indipendenza Istiqlal che i francesi sospettarono essere ben visto dal sovrano, tentarono di sostituirlo con il  sultano Ben Arafa, boicottato in tutti i modi dalla popolazione.<a href="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/MarPeoNight1.jpg"><img class="ZenphotoPress_thumb  alignleft" title="MarPeoNight1" src="http://www.travelgeo.it/zenphoto/africa-marocco/image/thumb/MarPeoNight1.jpg" alt="MarPeoNight1" /></a> L’ Istiqlal e gli altri movimenti riuscirono ad ottenere il ripristino del reggente legittimo Mohammed ben Youssef nel 1955 e il due marzo dell’ anno successivo il Marocco tornò ad essere pienamente indipendente con il sultano acclamato re Mohammed V.Gli succedette il figlio Moulay Hassan, Hassan II nel 1961 che regnò fino alla sua morte dopo la quale è salito al trono il giovane e moderno sovrano.</p>
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