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	<title>Travelgeo &#187; v.esplorazioni</title>
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		<title>La scoperta del Paradiso</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2007 13:33:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Gli antichi sostenevano che all&#8217;estremità dell&#8217;Asia si trovava il Paradiso Terrestre e quando Colombo arrivò nelle Antille ne ebbe conferma dai rilievi coperti di foresta tropicale fino a spiagge bianchissime sul mare di smeraldo, uccelli di tutti i colori sciamavano a centinaia tra gli alberi e animali ignoti che frusciavano rapidi nel sottobosco vellutato, piante dai frutti rigogliosi nell&#8217;aria profumata dalle essenze di una natura splendida e selvaggia.Con il suo secondo viaggio Colombo scoprì le Piccole Antille incrociando le Isole Vergini,  St.Croix, St.Kitts, Antigua, Guadalupa, Dominica e altre, nel terzo raggiunse le più merdionali Trinidad e Tobago e nell&#8217; ultimo navigò ancora nell&#8217;arco che va da Martinica a Portorico, perfezionando quella rotta seguita da tutti gli altri navigatori dopo di lui e che collegava la prima colonia di Hispaniola al continente.La rotta seguiva il ventaglio di isole scoperte da Colombo e dagli altri primi esploratori che offrivano rifornimenti e approdi sicuri, tutte ribattezzate dagli inglesi Leeward Islands o <em>Isole Sottovento</em> e Windward islands o <em>Isole del Vento</em>.Vette di montagne sommerse formate da antichi vulcani che si congiungono al continente nelle profondità marine e che emergono, una dopo l&#8217;altra, dai riflessi corallini del mar dei caraibi come lembi di paradiso.Le isole che si stendono come un grande arco nel mar dei Caraibi furono chiamate Antille, dalle misteriose terre di &#8220;Antilia&#8221; degli antichi geografi: le &#8220;grandi&#8221; Cuba, Hispaniola, Portorico e Giamaica e le &#8220;piccole&#8221;, una multitudine di isolette coperte di vegetazione e difese dai flutti dell&#8217;Atlantico dalle barriere coralline. Con il traffico degli schiavi neri sono diventate piccole scaglie d&#8217; Africa, negri e strane usanze dai riti antichi e origini perse nelle stive dei vascelli negrieri e nel sudore secolare delle piantagioni. A lungo coloni, avventurieri e pirati dominarono le Antille dopo la strage degli indigeni: fiorirono piantagioni e traffici, città e porti incrociati dai vascelli europei, poi le catene furono spezzate e gli schiavi divennero braccianti ai quali si aggiunsero immigrati meticci, europei, indiani e cinesi in una babele di razze, tradizioni, lingue e religioni unite nelle colonie spagnole, inglesi,francesi e olandesi.Dalla spagnola e meticcia Cuba alla britannica negritudine di Giamaica, dai bastioni castigliani di Portorico alla prima colonia di Colombo a Santo Domingo che si divide l&#8217; antica Hispaniola con la francofona Haiti creola.Poi è un susseguirsi di isolette, ognuna uno staterello dove i discendenti degli schiavi neri hanno assunto vizi e virtù dei vecchi padroni bianchi: olandesi a Curacao e St.Marteen, francesi a Guadalupa e Martinica, britannici a St.Lucia, Barbados, Antigua,Grenada, ormai confusi tra indiani e cinesi a Trinidad e Tobago.La scoperta dell’America rivoluzionò l’economia mondiale favorendo lo sviluppo delle grandi potenze europee e la loro spartizione,il flusso commerciale tra l’Europa e l’America divenne primario, provocando anche la decadenza delle tradizionali rotte con l’oriente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">La scoperta del Continente<br />
Dopo le scoperte di Colombo, i”conquistadores”che si spinsero nell’interno dell’America non trovarono solo gruppi tribali, ma grandi civiltà organizzate con vie di comunicazioni spesso superiori a quelle europee dell’epoca. Il vasto sistema stradale degli Incas permetteva i collegamenti tra tutti gli angoli dell’impero, dall’Ecuador al Cile con opere di elevata tecnologia per superare le varie barriere naturali delle Ande con le carovane di lama attraverso l’enorme territorio incaico. Alla ricerca del mitico “Eldorado” si aprì una via che attirò conquistadores, avventurieri, missionari e studiosi attraverso le foreste e le montagne dell’America centrale, i Caraibi e il Sud America, travolgendo in pochi anni civiltà e popolazioni.<em>&#8220;&#8230;.Furono più di cinquemila gli indios morti quel giorno, tra i quali tremilacinquecento per ferite da armi. Tra la folla c&#8217;erano poi vecchi inermi, donne e bambini; giacchè un&#8217;enorme quantità di gente di ogni età e sesso era venuta per ascoltare e festeggiare coloro che consideravano dei&#8230;</em>.&#8221;.Così Garcilaso de La Vega,nella sua <em>Historia general del Perù,</em> descrive il primo massacro compiuto dai conquistadores spagnoli in Perù con cui catturarono l&#8217; Inca Atahualpa, segnando la fine del Tahuantinsuyu, uno dei più vasti imperi della storia che si estendeva dalla Colombia al Cile, il desertico litorale pacifico, la cordigliera delle Ande e i margini occidentali della foresta amazzonica.Un territorio con milioni di abitanti organizzati in comunità socio-economiche, gli &#8220;ayllus&#8221;, ognuno dei quali comprendeva clan e famiglie con la propietà comunitaria della terra, il cui equilibrio fu spazzato via da un pugno di avventurieri .Ogni ayullu era diretto a un capo &#8220;mallcu&#8221; e da un consiglio degli anziani; diversi ayllu formavano un distretto, più distretti un territorio, più territori un &#8220;suyu&#8221;,uno dei quattro &#8220;Cantoni del Mondo&#8221;, governato dall&#8217;&#8221;Adu&#8221;, ma sopra tutti era l&#8217; Inca, rappresentante in terra del Dio Sole Inti che regnava dal centro dell&#8217;impero nell&#8217;  &#8220;Ombelico del Mondo&#8221; Qsqo.Era la capitale dal cui grande Tempio del Sole, il Korikancha, partivano le quattro vie orientate verso i &#8220;suyu&#8221;: Chinchasuyu, Contisuyu, Collasuyu e Antsuyu, con le quali gli Incas avevano creato uno dei più vasti sistemi di comunicazione della storia che dalla Colombia e l&#8217; Ecuador permetteva di raggiungere l&#8217;estensione meridionale delle Ande in Cile e in Argentina e che costituì la via della violenta conquista spagnola, dei conquistadores e gli avventurieri alla ricerca del leggendario &#8220;Eldorado&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana; color: black">Alla ricerca di Eldorado<br />
Durante il primo periodo dell&#8217; invasione spagnola, si diffuse una leggenda secondo la quale gli Incas avrebbero costruito delle città ricchissime nelle zone più inaccessibili della &#8220;selva alta&#8221; amazzonica e delle Ande, si scatenò la cupidigia dei conquistadores attraverso l&#8217; immenso territorio dell&#8217;impero incaico sulle antiche vie di comunicazione e aprendone di nuove per penetrare nelle zone più remote alla ricerca delle favolose città nascoste. Diverse  scoperte archeologiche, come la &#8220;Ciudad Perdida&#8221; dei Tairona in Colombia, Tingo Kuelap in Perù e alcune rovine di centri urbani in Ecuador, Bolivia e Argentina hanno ridato vita all&#8217;antica leggenda e al mito di &#8220;Paititi&#8221;, la misteriosa città costruita dagli Incas per sfuggire ai conquistadores dopo la rovinosa caduta del loro impero.Tra storia, leggenda e avventura il reportage percorre gli itinerari degli avventurieri che cercarono a lungo tesori nascosti, ma che aprirono le vie anche a studiosi, archeologi e viaggiatori sulle antiche strade imperiali e le nuove vie tra le Ande e l&#8217; Amazzonia, dalla Colombia alla Patagonia, tra ambienti grandiosi, rovine di città perdute, villaggi dimenticati e, soprattutto, la cultura delle comunità indios sopravvissute che hanno conservato tradizioni che affondano nel mito.“…<em>vedemmo delle indiane armate di archi e frecce che accompa­gnavano gli uomini al combattimento e lottavano con più coraggio di loro e facevano pensare alle Amazzoni…”</em>Un’impressione del missionario Gaspare Carijal in una delle primissime cronache di viaggio nel più grande bacino fluviale del mondo attorno al 1540: dal quel giorno il maestoso fiume che scorre dalle Ande all’Atlantico, tra la foresta vergine, fu il “Rio delle Amazzoni”. Tuttavia, la leggenda del ”fiume delle donne guerriere” é molto più antica, vi é infatti un mito degli indios brasiliani Tupiche narra di un tempo in cui gli uomini erano schiavi delle donne che si univano sessualmente con loro solo una volta all’anno.L’ eroe mitico Jurupari apprese dagli spiriti della foresta i segreti magici e religiosi che dettero forza agliuomini e permisero loro di ribellarsi alle donne sottomettendole. Un giorno, però, un dio più potente mandò i suoi “demoni ad invadere il territorio degli antenati: i bianchi con le loro armi e la loro sete di ricchezza che, da quel momento sconvolsero l’ordine naturale ed umano della foresta attorno al grande fiume. L’Amazzonia entrò anche nella “leggenda” dei bianchi e attrasse progressivamente esploratori, conquistatori, missionari, coloni e avventurieri che ne intuirono subito le enormi possibilità di ricchezza.E’ la “terra dei primati” in assoluto: il bacino idrico più vasto del mondo, la foresta tropicale più estesa e le piante più gigantesche, gli animali più strani e le popolazioni più isolate, un immenso patrimonio di risorse naturali che aspettano di essere sfruttate fin da quando i primi esploratori europei comin­ciarono a penetrare la jungla.La popolazione originaria dell’Amazzonia brasiliana é rappresentata da cinque grandi gruppi linguistici, ognuno dei quali costituito da varie tribù: i Pano, i Caribi, i Ges, i Tupi e gli Arawak, in buona parte sterminati dai colonizzatori bianchi. Poco popolata nell’interno, la maggiorparte degli abitanti si concentra nelle città come Belem, Brasilia, Boa Vista, Porto Velho, Manaus e nei centri di colonizzazione sui fiumi navigabi­li o lungo la pista “Transamazzonica”, iniziata solo nel 1970 e portata avanti nei tempi di record tra difficoltà incredibili, negli ultimi tempi sono stati costruiti anche tronconi trasversali che collegano tra loro zone prima completamente isolate, destinate ad accogliere centri di colonizzazione e di sfruttamento della jungla. La “perimetrale norte”, che unisce il Venezuela al Brasile, rende possibile un sogno preseguito per anni: passare per via terra dal grande bacino dell’Orinoco a quello dell’Amazonas fino a Manaus e, da qui, fino alla Bolivia e le Ande. Anche ciò ha avuto i suoi spaventosi costi di vite umane, il mostruoso sterminio degli indios della foresta, le vittime di un progetto tanto grandioso quanto spietato e violento.<br />
© <a href="http://www.travelgeo.it/contatti/paolo-del-papa/">Paolo Del Papa</a> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana; color: black"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/america/">reportages e bibliografia</a></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/le-rotte-dei-caraibi/">Le rotte dei Caraibi</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/le-vie-delleldorado/">Le vie dell&#8217;Eldorado</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/via-delle-ande/">Via delle Ande</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/le-vie-dellamazzonia/">Le vie dell&#8217;Amazzonia</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Archeo America" href="http://www.travelgeo.it/category/archeo/america/">Archeo America</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/09/29/peru-precolombiano/">Peru precolombiano</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/06/22/messico/">Messico precolombiano</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Etno America" href="http://www.travelgeo.it/category/etno/etno-america/">Etno America</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/10/20/america-indigena/">America indigena</a><br />
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<a title="Visualizza tutti gli articoli archiviati sotto Geo America" href="http://www.travelgeo.it/category/america/">Geo America</a><br />
<a title="America" href="http://www.travelgeo.it/geophoto/reportages/america/">Geophoto America</a><br />
<a title="America centro nord" href="http://www.travelgeo.it/travelguide/america-centro-nord/">Guide America c.nord</a><br />
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		<description><![CDATA[Dal mito alla storia
Nel 1291 i fratelli veneziani Vivaldi intuirono la necessità di trovare una nuova rotta che portasse alle Indie superando gli stati concorrenti. Tentarono la navigazione lungo le coste dell&#8217;Africa occidentale, ma le loro navi naufragarono. L&#8217;esito infelice della loro impresa scoraggiò per più di un secolo ogni ulteriore tentativo. I prodromi lontani delle esplorazioni alle regioni polari risalgono al &#8216;400, quando ripresero le grandi spedizioni commerciali europee. Le cause principali di questo nuovo sviluppo, risalenti ai secoli immediatamente precedenti, risiedono nella espansione dell&#8217;Islam, e quindi dell&#8217;impero turco, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Dal mito alla storia<br />
Nel 1291 i fratelli veneziani Vivaldi intuirono la necessità di trovare una nuova rotta che portasse alle Indie superando gli stati concorrenti. Tentarono la navigazione lungo le coste dell&#8217;Africa occidentale, ma le loro navi naufragarono. L&#8217;esito infelice della loro impresa scoraggiò per più di un secolo ogni ulteriore tentativo. I prodromi lontani delle esplorazioni alle regioni polari risalgono al &#8216;400, quando ripresero le grandi spedizioni commerciali europee. Le cause principali di questo nuovo sviluppo, risalenti ai secoli immediatamente precedenti, risiedono nella espansione dell&#8217;Islam, e quindi dell&#8217;impero turco, e nelle crociate. La potenza militare ottomana e la pressione sull&#8217;Europa modificarono l&#8217;equilibrio politico del Mediterraneo, disturbando il commercio con l&#8217;oriente, e le crociate resero impraticabili le rotte commerciali terrestri del vicino oriente.Nel &#8216;400 le repubbliche marinare italiane, impegnate in lotte intestine ed a combattere i Turchi, rimasero escluse dalla ricerca di nuove rotte commerciali. Invece i navigatori portoghesi ripresero le navigazioni verso la Cina e l&#8217;India, ritentarono la rotta dei Vivaldi, e doppiarono il capo di Buona Speranza. Attorno al 1460 Paolo dal Pozzo Toscanelli, matematico, astronomo e geografo fiorentino, ideò un piano innovativo ed affascinante. Facendo suo il vecchio concetto greco della sfericità della terra, Toscanelli annunciò la possibilità di raggiungere l&#8217;oriente navigando verso ponente. Il suo progetto non ebbe risonanza in Italia, bensì all&#8217;estero. Quando Alfonso V, re del Portogallo, venne a conoscenza del progetto, comprese che esso poteva rivelarsi utile all&#8217;attuazione del suo programma politico ed economico volto a superare la concorrenza commerciale degli altri stati europei. Toscanelli gli espose la sua idea, dimostrandone la fattibilità.  L&#8217;isola di Cipango, cioè il Giappone, distava, secondo Toscanelli, 60 gradi da Lisbona, e la città di Quinsai nel Catai, cioè nella Cina, 130 gradi&#8230; Invece il Giappone è a circa 200 gradi, e Quinsai a 220 gradi da Lisbona. Questo grandissimo errore nelle longitudini, non imputabile al Toscanelli ma ai geografi e agli astronomi orientali, delle cui osservazioni si era valso il geografo fiorentino, è la ragione che fece dire a questo che la via per andare da Lisbona al Paese delle Spezie era breve e facile&#8230; A questo fortunato e casuale errore del Toscanelli se n&#8217;aggiunse un altro del Colombo, &#8230; il quale credeva la terra un terzo più piccola del vero .Alfonso V non potè mettere in pratica il piano di Toscanelli a causa delle resistenze dei geografi di corte. Dopo pochi anni, nel 1480, Colombo ne venne a conoscenza e se ne entusiasmò subito. Il navigatore genovese tentò direttamente la via dell&#8217;ovest, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni che Toscanelli gli fece pervenire.  Ciò spiega perchè Colombo &#8211; e così pure il Vespucci &#8211; morissero colla convinzione che le nuove isole e terre da essi scoperte fossero isole o provincie del grande impero del Cutai . Evidentemente Uzielli riteneva che Colombo conoscesse Toscanelli, opinione condivisa anche da Errera, ma confutata da altri storici. La scoperta di Colombo spinse la Spagna e il Portogallo alla contesa dei nuovi mari e dei nuovi territori, tanto che il papa decretò che il campo d&#8217;azione dei due stati venisse diviso da un meridiano arbitrario, situato pressappoco a 370 miglia a ponente delle isole del Capo Verde. I due stati rispettarono tale linea di demarcazione fissata nel 1494 dal Trattato di Tordesillas. I portoghesi si dedicarono di conseguenza all&#8217;esplorazione dei mari e delle terre che si trovavano ad est del meridiano in questione, e gli spagnoli si volsero a ovest e a sud.Le prime navigazioni polari furono determinate tanto dalla ricerca di nuove vie commerciali quanto dal desiderio di conquista territoriale e coloniale. Infatti:  Più grave ancora apparve il danno prodotto dalla forma del Mondo Nuovo per chi avesse voluto, come volle Colombo, &#8216;raggiungere il Levante per il Ponente&#8217;, o, come diremmo noi, per chi avesse voluto arrivare alle Indie e alla China attraversando l&#8217;Atlantico e il Pacifico .Per raggiungere l&#8217;oriente sarebbe stato quindi necessario circumnavigare le Americhe o a sud o a nord, ed i maggiori esploratori europei pensarono di tentare direttamente la via del bacino polare artico. Sotto l&#8217;influsso della ricchezza che si sarebbe potuta facilmente ottenere nelle nuove terre colonizzate nascevano allora le compagnie commerciali. Le prime si costituirono in Olanda, in Inghilterra, in Norvegia, in Francia e in Spagna. Inizialmente furono esplorati i mari boreali, perché erano più vicini ai centri politici ed economici europei. Le compagnie commerciali oppure gli stati stessi inviavano ogni anno le loro flotte mercantili verso nord-ovest nei mari boreali a pesca di balene ed a caccia di foche. Iniziò così la ricerca, che continuò per tre secoli, della rotta per il Pacifico a nord dell&#8217;America settentrionale, nota come il  passaggio di nord-ovest . Vari autori italiani, fra cui Blaserna, Errera, Faustini, Schiarini, Bonacci e Zunino individuarono questo aspetto.L&#8217;esplorazione del Pacifico è stata una conseguenza necessaria della scoperta d&#8217;America. Quando i successori di Colombo si accorsero che il continente da essi scoperto non era niente affatto da identificarsi con le Indie e colla Cina, quando essi si avvidero che fra queste ultime e l&#8217;Europa s&#8217;interponeva un grande e lungo continente, quando essi trovarono che per arrivare dall&#8217;Europa nelle Indie occorreva fare il lungo giro intorno alla punta dell&#8217;America meridionale: sorse allora l&#8217;idea di trovare un passaggio nell&#8217;America settentrionale, più breve e più comodo, che conducesse nelle Indie e specialmente nel nebuloso e fantastico paese Kathay, che è la Cina moderna .Gli inglesi si dedicarono alle navigazioni polari principalmente in seguito alle intuizioni geografiche di Giovanni Caboto. Nel 1497 Enrico VII decise di seguire le sue indicazioni e lo inviò ad esplorare la rotta del nordovest. Caboto giunse alle coste di Terranova, ma la delusione di non aver raggiunto la Cina fu tanto forte che l&#8217;Inghilterra non comprese subito l&#8217;importanza della nuova scoperta.<br />
Nel 1528 l&#8217;Istriano Pietro Coppo riportò per la prima volta nel suo mappamondo De Toto Orbe l&#8217;indicazione mare congelatum nei mari polari. Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni, che aveva già servito la corte spagnola, si trasferì in Inghilterra e intraprese invece la ricerca della rotta per il Pacifico a nord della Russia e della Siberia, nota come il  passaggio di nord-est . Nel 1553 Edoardo VI lo nominò governatore a vita della Merchant Adventure&#8217;s Company for the Discoveries of Regions, Dominions, Islands and Places Unknown, fondata due anni prima su suggerimento di Caboto stesso. A lui spetta inoltre il merito di aver indotto i mercanti inglesi  &#8230; a sciogliersi dai legami imposti dalla Lega Anseatica, la cui politica era di impedire qualsiasi traffico diretto tra l&#8217;Europa e il Nord&#8230; questi legami e proibizioni causano la poca conoscenza riguardo alle scoperte geografiche scandinave .</span></p>
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<p><a href="http://www.travelgeo.it/category/viaggi-esplorazioni/oceani/" target="_self">Oceani</a> <a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/la-rotte-del-pacifico/" target="_self">Le Rotte del Pacifico</a> <a href="http://www.travelgeo.it/category/geo/geo-oceania/" target="_self">geo oceania</a></p>
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		<title>Continente Australis</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 18:50:23 +0000</pubDate>
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Dopo le imprese di Magellano e di Drake che circumnavigarono il globo, le esplorazioni del Pacifico iniziarono con la scoperta della Tasmania nel 1642 dell’ olandese A. J. Tasman, che aveva iniziato a navigare nel 1632 per conto della Compagnia olandese delle Indie Orientali esplorando per un decennio il Mare delle Molucche.Nel 1642 la Compagnia aveva allestito una spedizione al comando di Tasman, per definire l&#8217;estensione e la posizione della Nuova Guinea, che si supponeva fosse una propaggine della vastissima leggendaria Terra Australe, di cui la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">La ricerca del “Continente Australis”<br />
Dopo le imprese di Magellano e di Drake che circumnavigarono il globo, le esplorazioni del Pacifico iniziarono con la scoperta della Tasmania nel 1642 dell’ olandese A. J. Tasman, che aveva iniziato a navigare nel 1632 per conto della Compagnia olandese delle Indie Orientali esplorando per un decennio il Mare delle Molucche.Nel 1642 la Compagnia aveva allestito una spedizione al comando di Tasman, per definire l&#8217;estensione e la posizione della Nuova Guinea, che si supponeva fosse una propaggine della vastissima leggendaria Terra Australe, di cui la cartografia tolemaica rinascimentale aveva riproposto l&#8217;esistenza. La spedizione era partita da Giava nell&#8217;agosto di quell&#8217;anno e, navigando nell&#8217;Oceano Indiano verso Sud e poi a Est, aveva raggiunto una terra alla quale era stato dato il nome di A. Van Diemen, governatore della Compagnia. Procedendo a Nord, gli esploratori avevano costeggiato la Nuova  Zelanda ed erano giunti in vista delle Tonga da dove, volta la prora verso Nord-Ovest, erano passati a settentrione della Papuasia per fare ritorno a Giava nel giugno del 1643. Era stata un&#8217;impresa memorabile che, seppure non aveva definito la posizione della Papuasia e delle isole circostanti, aveva rivelato luoghi sin allora solo immaginati e aveva suggerito la distribuzione delle terre e dei mari nell&#8217;Oceano australe. La regione fu tuttavia dimenticata dagli Europei per oltre un secolo, fin quando non fu  riscoperta  da James Cook.Egli era partito una prima volta nel 1768 con la nave  Endeavour  e, non disponendo di un cronometro marino, aveva determinato le longitudini per mezzo delle distanze lunari. Fu tuttavia il primo esploratore a fare uso di effemeridi, ovvero il Nautical Almanac, pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1767.Rientrato in Patria nel luglio 1771, ne era ripartito esattamente un anno dopo con la  Resolution  e l&#8217;  Adventure  per farvi ritorno nel luglio 1775, avendo in tale secondo viaggio sperimentato il cronometro costruito da Kendall sul modello del prototipo di Harrison. Riscoperse  la Terra di van Diemen, ossia la Tasmania, che assunse questo nome solo intorno alla metà del XIX secolo, ed esplorò nel 1773 il gruppo di isole tra la  Tasmania e l&#8217;Australia che presero il nome da Tobias Fourneaux, compagno di viaggio di Cook e comandante della  Resolution .Nell&#8217;introduzione alla relazione del suo terzo viaggio si legge: His [Majesty's] ships, after bringing back victory and conquest from every quarter of the known world, were now employed in opening friendly communications with its hitherto unexplored recesses .Questo terzo viaggio iniziò nel luglio 1776 e fu descritto nella relazione in tre volumi, corredata di carte e vedute di costa, che J. Cook pubblicò a Londra nel 1785, intitolata A voyage to the Pacific Ocean undertaken by the command of His Majesty, for making Discoveries in the Northern Hemisphere. </span><span lang="EN-GB" style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Performed under the Direction of Captains Cook, Clerke, and Gore, in His Majesty&#8217;s Ships the Resolution and Discovery in the Years 1776,1777,1778 1779 and 1780, in three volumes. Vol. I and II written by Captain James Cook, vol. </span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">III by Captain James King.All&#8217;inizio del XVIII secolo l&#8217;Inghilterra e la Francia erano impegnate nella soluzione del problema della determinazione della longitudine: in Inghilterra con il Longitude Act del 1714 fu istituito un premio cospicuo per chi avesse trovato la soluzione, ma già alla fine del Cinquecento Filippo III di Spagna aveva previsto un analogo premio che non fu assegnato, ritenendosi il telescopio inventato da Galileo nel 1606 inidoneo all&#8217;uso di bordo.I naviganti si servivano pertanto delle distanze lunari, metodo elaborato alla fine del XV secolo, e sicuramente impiegato da Amerigo Vespucci nel 1497 e dai successivi esploratori fino a James Cook, nella seconda metà del Settecento.Era quindi evidente da tempo la necessità di un cronometro marino che, regolato sull&#8217;ora di un meridiano di riferimento, consentisse la determinazione della longitudine attraverso il confronto con il tempo locale ricavato da osservazioni astronomiche.Nel 1735 John Harrison presentò a Londra il suo primo cronometro, che fu perfezionato negli anni successivi, dopo alcune sperimentazioni in navigazione. In Francia analoghe ricerche venivano condotte da studiosi diversi, finché il francese Pierre Le Roy e lo svizzero Ferdinand Berthoud a loro volta presentarono due cronometri che furono sperimentati con successo nel 1767. Per consacrarne definitivamente l&#8217;impiego generale, l&#8217;anno successivo fu armata in Francia la fregata  Enjouée  al comando del capitano di vascello De Tronjoly, che raggiunse Terranova e poi l&#8217;Africa, la Spagna e il Portogallo, sulla quale imbarcarono lo stesso Le Roy &#8211; affinché regolasse i suoi cronometri &#8211; e l&#8217;astronomo Cesare Francesco Cassini, perché ne verificasse l&#8217;efficacia attraverso osservazioni astronomiche.Al ritorno pubblicò il resoconto, pieno di informazioni nautiche e geografiche, dal titolo Voyage fait par ordre du Roi en 1768, M.DCC.LXX. / Avec approbation et privilege du Roi.William Bligh, futuro comandante del  Bounty  , nato in Cornovaglia nel 1753 e morto a Londra nel 1817 , accompagnò James Cook nel terzo viaggio nel Pacifico, con le navi  Adventure  e  Resolution , come ufficiale di rotta di quest&#8217;ultima, sulla quale era imbarcato anche il giovanissimo George Vancouver. Bligh partecipò pertanto al rilevamento della Tasmania, di cui redasse diverse carte, e poi dello Stretto di Bering.Successivamente fu incaricato di importare l&#8217;albero del pane dalle isole del Pacifico alle Indie Occidentali con il  Bounty , le cui sorti sono state immortalate dalla letteratura, ma ritentò con successo di lì a poco con la  Providence . Lo accompagnava Matthew Flinders al suo primo imbarco che, all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, completò il rilevamento e l&#8217;esplorazione della Tasmania.Abbandonato in mare su una scialuppa dagli ammutinati del  Bounty , nel 1788 Bligh scoprì 14 minuscole isole disabitate, dalla superficie complessiva di 14 Kmq, in lat. 47°45&#8242; S e long.179° E, alle quali attribuì il nome della nave perduta. Dopo una navigazione di circa 4000  miglia in pieno Oceano, raggiunse Timor e fu poi portato in salvo con i compagni da una nave britannica.Nove degli ammutinati del  Bounty  che, il 28 aprile 1789, comandati da Christian Fletcher, avevano deposto il comandante William Bligh, trovarono rifugio nell&#8217; isola di Pitcairn, in prossimità del Tropico del Capricorno in lat. 25°03&#8242;47 S e long. 130°06&#8242;10 W. Gli altri ammutinati, invece, tornarono a Tahiti, dove qualche anno più tardi furono catturati, deportati in Patria e condannati a morte, salvo i nove che si erano resi autonomi nell&#8217;isoletta di Pitcairn, fondandovi una piccola colonia con le proprie compagne polinesiane. L&#8217;insediamento fu scoperto nel 1808, ma già allora era sopravvissuto solo John Adams, che il Comandante Beechey ritrovò, ormai ultrasessantenne, nel 1826. Egli fece infatti sosta a Pitcairn nel suo viaggio verso la Siberia, dove si sarebbe riunito con Franklin e Parry, se essi fossero riusciti a trovare il passaggio dall&#8217;Atlantico verso il Pacifico attraverso il Mare Artico.Il secolo XVIII si distingue per il numero di grandi spedizioni transoceaniche volte alla ricerca scientifica e all&#8217;esplorazione sistematica del territorio, cui si univano studiosi di discipline diverse e artisti provetti con il compito di raffigurare i luoghi visitati.Dopo la risonanza delle esplorazioni di Luis Antoine de Bougainville tra il 1767 e il 1769, di Cesare Francesco Cassini nel1768 e di James Cook in tre diverse occasioni tra il 1768 e il 1780, Jean François de Galaup de la Pérouse, ebbe da Luigi XVI l&#8217;incarico di completare l&#8217;esplorazione del Pacifico. Partì pertanto da Brest il 1° agosto 1785 con due navi &#8211;  La Boussole , comandata personalmente da La Pérouse, e  L&#8217;Astrolabe , al comando di Paul Fleuriot de Langue &#8211; e alcuni scienziati.La sua spedizione aveva anche lo scopo di trovare un passaggio tra il Pacifico e l&#8217;Atl<br />
antico, attraverso le sconosciute terre dell&#8217;America settentrionale. La spedizione doppiò pertanto Capo Horn, raggiunse e cartografò l&#8217;Isola di Pasqua, e poi toccò l&#8217;isola di Mowée nelle Sandwich. Risalito il Pacifico, nel giugno del 1786 la spedizione costeggiò l&#8217;America settentrionale e arrivò in Alaska, senza tuttavia trovare il passaggio. Dopo aver esplorato le coste della California, La  Pérouse attraversò l&#8217;Oceano e, all&#8217;inizio dell&#8217;anno successivo, raggiunse le Filippine e visitò Manila.Proseguì poi verso il Giappone e arrivò alla penisola di Kamchatka, da dove Jean de Lesseps rientrò in Patria via terra, portando con sé i resoconti del viaggio e materiale cartografico. Fu una fortunata decisione grazie alla quale furono salvati documenti preziosi che sarebbero altrimenti andati perduti. Infatti, dopo aver visitato le Samoa e le Tonga, la  Spedizione raggiunse l&#8217;Australia e poi non diede più notizie di sé: l&#8217;ultima traccia di La  Pérouse e dei suoi compagni è una lettera scritta all&#8217;inizio del febbraio 1788. Nel 1827 Jules-Sébastien Dumont D&#8217;Urville, nel corso della sua seconda spedizione scientifica nel continente australe a bordo della  Coquille , ritenne di aver trovato i resti del naufragio a Vanikoro, nelle isole di Santa Cruz, già segnalati da P. Dillon. Nel 1797 L. M. A. D. Millet-Mureau pubblicò la relazione del Voyage de la Pérouse atour du monde in 4 volumi e un atlante di 69 tra carte nautiche e vedute.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Fonti:<br />
<a target="WINDOW-1" href="http://www.marina.difesa.it/idro">Istituto Idrografico della Marina</a><br />
<a href="http://www.sullacrestadellonda.it/biblioteca/biblioindex.htm">Biblioteca iim  </a></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/oceania/">reportages e bibliografia</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in vie Oceani" href="http://www.travelgeo.it/category/storia/vie-oceani/">Vie Oceani</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/la-rotte-del-pacifico/">La rotte del Pacifico</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Geo Oceania" href="http://www.travelgeo.it/category/oceania/"><span lang="EN-GB">Geo Oceania</span></a></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Etno Oceania" href="http://www.travelgeo.it/category/etno/etno-oceania/"><span lang="EN-GB">Etno Oceania</span></a></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/category/oceania/"><span lang="EN-GB">Reportages Oceania</span></a></span><span lang="EN-GB" style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"></span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span lang="EN-GB" style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"> </span></p>

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		<title>Conquista del Pacifico</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 20:35:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gorge Vancouver
George Vancouver (1757-1798), aveva imparato l&#8217;arte del rilievo idrografico fin dal 1772 quando ancora adolescente, all&#8217;inizio della sua carriera nella Royal Navy, aveva accompagnato James Cook e William Bligh negli ultimi due viaggi di esplorazione nel Pacifico. Agli inizi degli anni Ottanta fu assegnato al servizio idrografico nelle Indie Occidentali e, nel 1791, effettuò il suo memorabile viaggio di circumnavigazione e di ricerca, lungo le coste americane nord-occidentali, del passaggio di Nord-Est.Nel 1791 si recò pertanto in America settentrionale a prendere possesso di Nootka, nell&#8217;odierna isola di Vancouver, concessa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Gorge Vancouver<br />
George Vancouver (1757-1798), aveva imparato l&#8217;arte del rilievo idrografico fin dal 1772 quando ancora adolescente, all&#8217;inizio della sua carriera nella Royal Navy, aveva accompagnato James Cook e William Bligh negli ultimi due viaggi di esplorazione nel Pacifico. Agli inizi degli anni Ottanta fu assegnato al servizio idrografico nelle Indie Occidentali e, nel 1791, effettuò il suo memorabile viaggio di circumnavigazione e di ricerca, lungo le coste americane nord-occidentali, del passaggio di Nord-Est.Nel 1791 si recò pertanto in America settentrionale a prendere possesso di Nootka, nell&#8217;odierna isola di Vancouver, concessa all&#8217;Inghilterra dagli Spagnoli, allo stesso tempo effettuando una ricognizione della costa, in cerca di un passaggio verso la Baia di Hudson. Lasciata pertanto l&#8217;Inghilterra il 1° aprile 1791, le navi  Chatman  e  Discovery  doppiarono il Capo di Buona Speranza e poi visitarono la  Nuova Zelanda e le Hawaii. Un anno dopo erano sulla costa nord-occidentale americana, che esplorarono accuratamente nella sua intricata morfologia, da circa 39°N fino a 52°N, e poi fecero sosta nello stretto di Nootka nel settembre 1792 per formalizzare le trattative di cessione da parte degli Spagnoli.Nel 1788, pertanto, egli si trovava in Jamaica, al comando della nave  Europe  di cui era Secondo Joshua Whidbey. In quell&#8217;occasione fu approntata una dettagliata carta di Kingston, disegnata da J. Baker. Vi compaiono numerose informazioni nautiche e fitti scandagli, minuziose vedute di costa, corredate di legenda in alto a destra, che di ciascuna descrive fortificazioni, difese costiere e altri punti cospicui. Nella legenda a sinistra compaiono invece annotazioni esplicative sulla natura dei rilievi perché &#8211; scrive l&#8217;Autore sulla carta &#8211;  When a survey of a Coast or Harbour is made it is necessary to mention on what principles that Survey is taken, that the Mariner may be a Judge, what Confidence he can repose in its Authority .Successivamente, in due diverse occasioni, Vancouver e i suoi compagni effettuarono anche una ricognizione delle Hawaii di cui sembra che ottenessero la sottomissione alla Corona inglese, da quest&#8217;ultima peraltro mai rivendicata. Rientrati a Nootka, nel 1793 completarono l&#8217;esplorazione dell&#8217;isola, che venne dedicata a George Vancouver quasi un secolo dopo: dopo la sua memorabile impresa, infatti quelle terre furono dimenticate dagli Europei fino alla metà dell&#8217;Ottocento, quando vennero date in concessione alla Hudson&#8217;s Bay Company, per essere poi integrate nella Columbia britannica nel 1866.Nel 1793, dunque, la  Spedizione esplorò e navigò i fitti stretti canali che frastagliano le coste dell&#8217;isola. Accertata l&#8217;inesistenza di una via d&#8217;acqua dal Pacifico alla Baia di Hudson, la Spedizione prese la rotta del ritorno, per Capo Horn e Sant&#8217;Elena, e fece rientro in patria alla fine del mese di ottobre 1794.Prima di completare il resoconto di quello che fu un viaggio di circumnavigazione tra i più arditi del tempo, Vancouver morì nel maggio 1798, e la pubblicazione fu portata a compimento dal fratello John con la collaborazione di Peter Puget &#8211; comandante della  Chatman  &#8211; nel 1798 a Londra, con il titolo di A voyage of discovery to the North Pacific Ocean…”<br />
Alessandro Malaspina di Mulazzo<br />
La grande spedizione con cui si concluse il Secolo dei Lumi fu quella di Alessandro Malaspina: nato a Mulazzo in Lunigiana nel 1754 e morto a Pontremoli nel 1810, egli seguì studi adeguati al suo rango a Palermo, e poi entrò nella Real Armada spagnola dove compì una rapida carriera.Dopo aver effettuato una circumnavigazione del globo a bordo della fregata  Astrea  nel 1786-88 per conto della Compagnia delle Filippine, convinse il Governo spagnolo ad allestire una spedizione scientifica intorno al mondo, alla stregua delle analoghe imprese francesi e inglesi.Partì da Cadice il 30 luglio 1789 con la  Descubierta  e la  Atrevida , appositamente costruite, e fece vela per le Canarie, Trinidad e l&#8217;Argentina, dove effettuò il rilievo delle principali città, dell&#8217;estuario della Plata e della Patagonia. Doppiato il Capo Horn, raggiunse il Cile e il Perù per costeggiare fino all&#8217;America centrale e al Messico, dovunque eseguendo osservazioni scientifiche e rilievi che si tradussero in ben 94 carte e disegni a vista. Dopo aver raggiunto ed esplorato l&#8217;Oceania tornò in Perù, e fece poi ritorno in Patria nel 1794, dopo cinque anni di navigazione, venendo di lì a poco imprigionato per ragioni di natura politica.Fu liberato nel 1802 per interessamento di Napoleone, ma i risultati scientifici della spedizione andarono in gran parte perduti, e furono parzialmente pubblicati solo nella seconda metà del 1800. Parimenti andarono disperse le carte con i relativi disegni, di cui un numero modesto fu riunito da M. Fernández de Navarrete a Madrid, negli archivi della Dirección de Hidrografía prima e, successivamente, nel Museo Naval.<br />
Il XIX secolo<br />
Avendo perduto le colonie americane, l&#8217;Inghilterra cercava nuove aree di conquista e, dopo i resoconti favorevoli di James Cook, nel 1788 inviò i primi coloni che, in questo caso, furono deportati d&#8217;ambo i sessi, ai quali si proponeva quell&#8217;avventura in alternativa alla prigionia in Patria. Nel 1795 Matthew Flinders fu designato a completare la ricognizione del New Galles, a bordo della  Reliance , e vi tornò nel 1801 con l&#8217; Investigator  &#8211; sulla quale era al suo primo imbarco John Franklin &#8211; portando a termine il rilevamento dell&#8217;isola ed effettuandone l&#8217;intera circumnavigazione. A Flinders si attribuisce il merito di avere scoperto il metodo per correggere la deviazione della bussola sulle navi in ferro, peraltro fenomeno già noto sin dal XVII secolo. Nel 1803 alle isole Mauritius fu imprigionato dai Francesi, in guerra con l&#8217;Inghilterra, e non fece ritorno in Patria che nel 1810, pubblicando il resoconto della sua navigazione “ A voyage to Terra Australis “ nel 1814.La Gran Bretagna aveva avviato un programma di esplorazione oceanica sistematica fin dal 1868, prima con la nave  Lightning  e poi con la  Porcupine  nel 1870, che avevano effettuato crociere brevi eppur tanto dense di preziose osservazioni scientifiche, da indurre il Governo britannico a varare un progetto di ricerca multidisciplinare molto più ambizioso.Fu pertanto allestita la celeberrima spedizione pluriennale della Corvetta  Challenger  di 2000 tonn., appositamente attrezzata con laboratori e strumentazione la più sofisticata. La nave fu posta sotto il comando del capitano di vascello George S. Nares mentre la direzione scientifica venne affidata al prof. Wyville Thomson, ed effettuò un viaggio intorno al mondo &#8211; iniziato a Sheerness il 15 novembre 1872 e concluso quattro anni più tardi &#8211; che attraversò gli oceani dalle isole atlantiche all&#8217;Africa, dalle Americhe all&#8217;Asia, dall&#8217;Oceania fino all&#8217;Antartide, ovunque effettuando scandagliamenti, campionature, osservazioni oceanografiche, climatologiche e naturalistiche.Tra le numerose avventure narrate, ricordiamo un episodio che ci riporta alle letture giovanili; Cumberland Bay, nella solitaria isola di Juan Fernandez del Cile, venne raggiunta nel novembre 1875. Selkirk fu sbarcato sull&#8217;isola dalla nave su cui serviva come pilota. Quattro anni dopo fu raccolto dal  Topaze , che per caso incrociava in quelle acque; al ritorno in Inghilterra, raccontò le proprie peripezie al celebre romanziere Daniel Defoe, che da esse trasse spunto per scrivere il romanzo Robinson Crusoe.Tra i numerosi resoconti della Spedizione Challenger (consultabili presso la Biblioteca dell&#8217; Istituto Idrografico della Marina), avvincente nell&#8217; incalzante descrizione di storia, costume e caratteristiche ambientali è la narrazione di W. J. J. Spry, ufficiale della Royal Navy, intitolata Cruise of Her Majesty&#8217;s Ship  Challenger . Voyages over many seas, scenes in many lands, pubblicato a Londra nel 1877.Le navi della M.M. venivano in passato sistematicamente inviate &#8211; nell&#8217;ambito della loro attività di addestramento &#8211; a mostrare la bandiera in luoghi remoti a tutela delle comunità italiane, soprattutto dove non esistevano rappresentanze diplomatiche nazionali, e ad aprire la strada a successive iniziative di ordine politico-coloniale e commerciale.La spedizione della  Governolo  alla quale partecipò anche Giacomo Bove, fu tra le prime rivolte a questi fini nell&#8217;Estremo Oriente; è ampiamente documentata nel 1° volume della Storia della campagne oceaniche della Marina Militare, edita in 4 volumi dall&#8217; Ufficio Storico della Marina tra il 1936 e il 1960, e ristampata nel 1992. Il prof. Puddinu, dell&#8217;Università di Sassari, ha recentemente rinvenuto e pubblicato il diario scritto di pugno da Giacomo Bove, che racconta le vicende della  Governolo  nell&#8217;Estremo Oriente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Fonti:<br />
<a href="http://www.marina.difesa.it/idro" target="WINDOW-1">Istituto Idrografico della Marina</a><br />
<a href="http://www.sullacrestadellonda.it/biblioteca/biblioindex.htm">Biblioteca iim </a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><a href="http://www.sullacrestadellonda.it/biblioteca/biblioindex.htm"></a></span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><span style="color: black"><a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/30/oceania/">reportages e bibliografia</a></span><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in vie Oceani" href="http://www.travelgeo.it/category/storia/vie-oceani/">Vie Oceani</a><br />
<a href="http://www.travelgeo.it/2006/08/29/la-rotte-del-pacifico/">La rotte del Pacifico</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Geo Oceania" href="http://www.travelgeo.it/category/oceania/">Geo Oceania</a><br />
<a title="Visualizza tutti gli articoli in Etno Oceania" href="http://www.travelgeo.it/category/etno/etno-oceania/">Etno Oceania</a><br />
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 18:29:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;">l nome Antarktikòs fu coniato dai filosofi greci nel VI secolo a.C. e, a partire da Erodoto, fu imposto all&#8217;emisfero australe. L&#8217;aggettivo Arktikòs ,dal greco arktos, che significa orso, veniva usato per indicare l&#8217;emisfero boreale della Terra, dominato dalla Stella Polare, appartenente appunto alla costellazione dell&#8217;Orsa Minore, individuata da Talete di Mileto. Per opposizione l&#8217;emisfero opposto era chiamato Antarktikòs:  la terra opposta a quella che si trova sotto la stella dell&#8217;Orsa . Ai filosofi greci spetta il merito di avere diviso il cielo in cinque fasce o zone; una torrida presso l&#8217;equatore, due zone temperate poste rispettivamente sul tropico estivo ed invernale, e due zone polari, inabitabili per il freddo: quella artica era sempre visibile, mentre quella antartica invisibile. Questo concetto di corrispondenza simmetrica nei due emisferi, tra zone geografiche e caratteristiche climatiche presupponeva la sfericità della Terra.La sfericità della terra fu sostenuta fin dall’ antichità da Pitagora ed Eudosso tentò di misurarne il diametro, immaginando per l&#8217;emisfero australe, condizioni climatiche simili a quello boreale, non escludendo l&#8217;esistenza di terre all&#8217;estremo sud del mondo. In epoca alessandrina Eratostene calcolò con buona approssimazione la lunghezza del meridiano.Nel Medio Evo questa visione del globo terrestre fu dimenticata a lungo, fino a quando Cristoforo Colombo, influenzato dalle teorie del Toscanelli e i successivi viaggi oceanici la fecero tornare prepotentemente di attualità. Riavvicinandosi al pensiero greco, l&#8217;esistenza di una Terra Australis Incognita si supponeva per amor di simmetria e come naturale contrappeso meccanico al continente euroasiatico, come suggerito da Aristotele.La divisione del cielo in cinque zone si fissò definitivamente con lo stoicismo: concetto fondamentale di questa scuola era l&#8217;omologhia, che si rispecchiava perfettamente nella simmetria delle fasce climatiche, concetto che era a sua volta il risultato della precedente teoria sull&#8217;equilibrio tra mari e terre nei due emisferi. Questa prevedeva l&#8217;esistenza di un continente australe per equilibrare le masse continentali esistenti nell&#8217;emisfero boreale: non ci sarebbe stata stabilità dei movimenti della sfera terrestre negli spazi se le terre emerse dell&#8217;emisfero settentrionale non avessero avuto un adeguato contrappeso nell&#8217;emisfero opposto, e viceversa.I filosofi romani ripresero le teorie classiche della Grecia senza modificarle sensibilmente: Cicerone sviluppò il concetto di regioni polari fredde e inabitabili; Gemino sottolineò che se le affermazioni sugli antipodi erano teoriche, perchè non esistevano informazioni dirette, erano però dimostrabili su basi geometriche: la sfericità della Terra provava che il Sole riscaldava meno le regioni polari, e che la loro abitabilità non era necessariamente compromessa. Teopompo predilisse la dimensione fantastica, descrivendo un continente australe dove gli uomini e gli animali erano grandi il doppio, e vivevano in perfetta armonia.Il concetto di sfericità della Terra, che era stato seppellito durante il medioevo assieme alle conoscenze dei filosofi greci, riapparve nel &#8216;300 e successivamente diede il via alle grandi esplorazioni. Per tutti quei secoli l&#8217;Antartide era rimasta indicata sulle carte geografiche come Terra Australis Incognita. Più tardi le regioni immaginarie che la componevano erano denominate con i nomi più strani, che derivavano dalle relazioni di grandi esploratori quali Marco Polo, Magellano, Varthema, o da caratteristiche peculiari delle nuove terre scoperte.Il continente australe esisteva quindi sulle carte geografiche già prima di essere scoperto.  Così è avvenuto che l&#8217;Antartide, inventata prima che trovata dalla pulsione precorritrice che spinge gli uomini all&#8217;esplorazione, avesse già ricevuto anteriormente alla sua scoperta l&#8217;attributo che ne simboleggia la nascita alla cultura umana: il nome . Anche dopo che la regione polare fu raggiunta, l&#8217;apposizione di nomi, azione essenzialmente simbolica, continuò ad essere più importante dell&#8217;esplorazione effettiva e dello stesso possesso. Questa era anzitutto una azione opportunistica, poichè i primi esploratori difficilmente riuscivano a sbarcare sulle terre e sulle isole avvistate e quindi si limitavano alla proclamazione di possesso semplicemente imponendo un nome, compiendo un gesto simbolico di forte valenza politica. Imporre un nome alle zone geografiche è un modo per appropriarsi dei luoghi, l&#8217;esorcizzazione del vuoto e dell&#8217;ignoto, e l&#8217;occasione per lasciare memoria di sè ai posteri.Nel &#8216;500 il termine Antartide non designava propriamente il continente antartico, bensì tutte le terre dell&#8217;emisfero meridionale in generale. Sembra che la parola Antartide sia apparsa per la prima volta su un documento scritto nel 1505. Si tratta di una lettera di Amerigo Vespucci indirizzata a Lorenzo de&#8217; Medici. La lettera si riferisce al viaggio di Vespucci da Lisbona alle coste orientali dell&#8217;America meridionale e nell&#8217;Atlantico meridionale. Il frontespizio della lettera riporta la seguente scritta in latino:  De ora antarctica per regem Portugallie pridem inventa . </span><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;" lang="EN-GB">Beltramino osserva come  &#8230; curiously then, by one of these strange coincidences of history, the name of Vespucci seems related not only to the name of America but to the name of Antarctica as well .</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;">Le esplorazioni antartiche<br />
Con la scoperta dell&#8217;America e l&#8217;inizio dell&#8217;era moderna l&#8217;esistenza dell&#8217;Antartide divenne una questione geografica concreta, che cercava di svincolarsi il più possibile dalle speculazioni filosofiche. Le esplorazioni australi si fanno cominciare nel 1501, anno in cui Vespucci accettò il comando della spedizione portoghese che doveva esplorare i possedimenti della corona nell&#8217;America del sud. La spedizione si diresse verso il Brasile, ma una burrasca la spinse molto più a sud, tanto che nel 1502 Vespucci presumibilmente avvistava la Nuova  Georgia Australe. Di questo avviso sono Hugues e Faustini.Nel 1520 Magellano, alla ricerca di un passaggio tra l&#8217;Atlantico e il Pacifico, scoprì in Sud-America lo stretto che prende il suo nome, e credette di vedere nella costa meridionale dello stretto, su cui brillavano fuochi di accampamenti indigeni e che perciò chiamò Terra del Fuoco, le estreme propaggini di un nuovo continente. Ma con la scoperta di Capo Horn ad opera di F.Drake, nel 1578, e il suo successivo doppiaggio ad opera di Le Maire e Schouten, nel 1616, l&#8217;esistenza del continente australe tornò a venir ritenuta improbabile per molto tempo.Sir Francis Drake, inglese, capitano a 22 anni, combattè una lunga guerra corsara contro le colonie spagnole d&#8217;America, per conto della regina Elisabetta. Nel 1577 partì per un lungo viaggio di tre anni, che lo porterà a compiere la prima circumnavigazione del globo dopo la spedizione di Magellano Partito con cinque navi, depredando tutte le imbarcazioni spagnole che incontrava, Drake identificò nel 1578 Capo Horn, sull&#8217;isola omonima. Il vasto braccio di mare che separa il Sudamerica dall&#8217;Antartide prenderà così il suo nome. Bisognerà però attendere il 1616 perchè Capo Horn venga doppiato da due olandesi, J. Le Maire e W.C.Schouten, nato nei Paesi Bassi a Hoorn, da qui il nome della propaggine sudamericana.Le più alte latitudini australi furono raggiunte dagli olandesi e dagli inglesi che, per evitare l&#8217;incontro dei portoghesi e degli spagnoli, padroni delle vie commerciali con le Indie, erano costretti a rotte più meridionali. Infatti nel 1642  l&#8217;olandese Abel Tasman navigò a sud della Tasmania e della Nuova Olanda, l&#8217;attuale Australia, stabilendo che queste terre non appartenevano al mitico continente. Praticamente tutti i nostri autori descrivono o almeno riassumono le numerose spedizioni effettuate nei mari australi dal &#8216;500 alla fine del &#8216;700. Questi tre secoli d&#8217;esplorazione dimostrarono da un lato l&#8217;enorme difficoltà di percorrere i mari polari, ma dall&#8217;altro scoprirono le risorse che quei mari offrivano per la grande ricchezza di fauna, risorse che avrebbero dato vita ad importanti attività di caccia che avrebbero continuato a fiorire per quasi due secoli. Le rotte commerciali per l&#8217;oriente che avessero attraversato le regioni polari australi sarebbero risultate troppo lunghe e quindi poco economiche. Nonostante ciò i governi non rinunciarono all&#8217;esplorazione, all&#8217;occupazione concreta, allo sfruttamento ed al controllo delle terre australi appena scoperte. Ma una volta sperimentate le condizioni climatiche proibitive delle alte latitudini, i viaggi delle compagnie commerciali diminuirono.<br />
Nel &#8216;700 l&#8217;esplorazione della regione australe progredì anche grazie alle spedizioni dei cacciatori di foche e dei balenieri. Gli inglesi e gli olandesi si contendevano continuamente il diritto di sfruttamento dei vari settori marittimi e il diritto di navigazione dei mari australi, fondando le proprie rivendicazioni sulla priorità delle scoperte. Il progresso della scienza fu trascurato di fronte all&#8217;interesse commerciale. Il ruolo dei cacciatori di foche e dei balenieri non deve essere sottovalutato. Le loro navigazioni furono importanti per l&#8217;esplorazione della regione polare antartica, ma è evidente che la conoscenza geografica non fu mai il loro interesse prioritario. Considerazioni strettamente commerciali influirono sulla precisione dei resoconti dei loro viaggi; infatti l&#8217;esigenza di ottenere forti guadagni spinse questi navigatori a mantenere riservate le informazioni e le scoperte che avrebbero potuto avvantaggiare i concorrenti, e quindi i dati di queste fonti sono scarsi e spesso volutamente imprecisi.Nel tardo &#8216;700 gli stessi imperi europei offrirono una nuova ipotesi commerciale per finanziare le esplorazioni australi.  E&#8217; vero che per suscitare le voglie dei mercanti fu detto e ripetuto dover essere in quel mare il semenzaio o, se vuolsi, il brefotrofio delle balene, le quali tennero finora nascosti agli occhi de&#8217;cacciatori i loro talami e le loro culle . La geografia veniva di nuovo usata per scopi politici, in quanto la ricerca delle rotte aveva chiare finalità di controllo strategico dei mari. Numerose navi baleniere partirono da Buenos Aires, da Valparaiso e da altri porti dell&#8217;Atlantico e del Pacifico posti ancora più a sud, dirette alle Shetland australi alla ricerca di balene e di foche da pelliccia.James Cook compì tra il 1772 ed il 1775 le prime circumnavigazioni dell&#8217;Antartide. Egli superò due volte il circolo polare ma, pur essendo penetrato oltre il 71° parallelo, ed avendo navigato nelle alte latitudini, non si imbattè nel continente australe. L&#8217;approdo più meridionale di Cook fu la Georgia australe; i ghiacci marini gli impedirono di spingersi più a sud. L&#8217;ampiezza e la durata della navigazione dell&#8217;esploratore britannico gli fecero dubitare che la supposta Terra Australis esistesse, e comunque annullarono per sempre la possibilitˆ che l&#8217;eventuale continente fosse enorme come lo si era immaginato fino ad allora. Le sue dimensioni dovevano essere fortemente ridotte, e la sua superficie doveva essere ricoperta dai ghiacci e priva di vita. Inoltre, le notizie sui rigori del clima e sull&#8217;inabilitˆ di quelle regioni scoraggiarono l&#8217;interesse per la terra australe; l&#8217;attenzione passò nuovamente alla regione boreale.I rapporti dei viaggi di Cook riportavano però notizie positive sulla popolazione delle foche nei mari australi, e quindi spinsero subito molto più a sud l&#8217;assalto dei cacciatori di foche e di balene. Ma questa fase fu presto interrotta:  Le guerre napoleoniche interruppero questo slancio di investigazione. Soltanto dopo il congresso di Parigi la questione del Passaggio del N.O. fu ripresa , e con essa le grandi spedizioni. esplorative.Dopo la scoperta di nuove isole ad opera dei francesi Bouvet de Lozier ,isola Bouvet, Kerguelen ,arcipelago Kerguelen e Dufresne ,isole Crozet e Prince Edward, tra il 1772 e il 1775 James Cook, agli ordini dell&#8217;Ammiragliato Britannico e su incarico della Royal Society, superò più di una volta il circolo polare antartico, durante la prima circumnavigazione australe. Cercando invano un collegamento tra il Sud-America e la Nuova Zelanda, portò la sua Resolution fino a 71° 10&#8242; S, arrivando senza saperlo a soli 240 Km dal continente, fermato dalla banchisa. Ma nonostante la scoperta delle Sandwich Australi, l&#8217;estremo sud appariva il regno incontrastato del gelo e dei ghiacci, e quindi di nessuna importanza per gli interessi nazionali. Cook potè così sostenere che il continente australe non esisteva, o aveva dimensioni molto minori di quanto fino ad allora sospettato. Le operazioni di avvicinamento proseguirono quindi, per i decenni successivi, quasi esclusivamente ad opera delle baleniere inglesi e americane, con scoperte casuali, non raramente mantenute segrete. Il comandante T.F.von Bellinshausen, ufficiale russo di origine tedesca, scoprì e battezzò, durante la sua circumnavigazione antartica compiuta tra il 1819 e il 1821, le isole Pietro I e Alessandro I, prime terre avvistate oltre il circolo polare.Nel 1820 il capitano N.Palmer, un cacciatore di foche, scorse la punta estrema della penisola antartica, senza poter dichiarare che si trattava di un nuovo continente.<br />
Tra il 1823 e il 1839 la  Compagnia mercantile londinese dei fratelli Enderby patrocinò numerose missioni esplorative, sull&#8217;onda di un rinnovato interesse politico per le aree dell&#8217;estremo sud. Per suo conto navigarono Weddel, che raggiunse i 74° 15&#8242; S nel mare omonimo, Biscoe che scoprì e battezzò l&#8217;isola Adelaide, in nome della regina d&#8217;Inghilterra, Kemp, Balleny.La Francia, nel 1836 con Dumont d&#8217;Urville, scoprì la costa rocciosa della Terra di Graham. Gli Stati Uniti, nel 1838 con C.Wilkes, avvistarono  una lunghissima linea costiera . Le spedizioni navali, con fini scientifici come lo studio del magnetismo, avevano anche lo scopo di giustificare future rivendicazioni territoriali. Tra il 1830 e il &#8216;40 ci si era ormai convinti che il continente esisteva. Nel 1839-1843 la spedizione J.K.Ross confermò il primato britannico, avvistando la Terra Victoria e, proseguendo, la grande insenatura che si spinge verso il polo e che da Ross prende il nome. Da qui osservò numerose montagne e addirittura due vulcani , l&#8217;Erebus e il Terror , chiamati come le due navi della spedizione, nonché il profilarsi della spettacolare barriera di ghiaccio. Raggiunti i 78° 9&#8242; S ,si spostò poi ad oriente oltre la penisola antartica, navigando nel mare di Weddell, la grande insenatura opposta a quella di Ross.Tuttavia solo nel 1895 vi fu il primo sbarco sul continente, ad opera del norvegese C.Borchgrevink, che tornerà anche a svernare sulla terraferma nel 1899, durante una spedizione anglo-norvegese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;">Le carte australi<br />
Prima dei viaggi di Cook erano state scoperte quasi tutte le isole australi, che apparivano ormai sulle nuove carte, ma ancora nessun navigatore aveva raggiunto il circolo polare. La geografia al di là del circolo antartico era del tutto ignota.  A riempire la lacuna avevano pensato però i teorici; e per un falso concetto di pretesi equilibrii morfologici, che era un retaggio dell&#8217;antichità, una Terra Australis incognita, con contorni fantastici, che l&#8217;uno copiava dall&#8217;altro, e con nomi tolti da&#8217; libri del Polo e del Vartema, si era disegnata nella maggior parte delle carte. Veramente essa non si trovava nelle antiche carte spagnuole .Le prime rappresentazioni cartografiche dell&#8217;era moderna, puramente immaginarie, del continente antartico risalgono al  globo  di Schoner del 1520, ed alle carte di Oronce Finè (o Finaeus). Nel 1515 Schoner descrisse il continente australe in un volumetto intitolato Luculentissima quaeam terrae totus descriptio. In tutte le rappresentazioni cartografiche a sud dell&#8217;America meridionale viene rappresentata una regione del continente antartico denominata Brasilie regio o Brasilia inferior.Nella rappresentazione di Finè del 1531, con proiezione cordiforme, l&#8217;Asia è unita completamente all&#8217;America settentrionale. La Terra Australis recenter inventa sed non plene cognita ha quasi la forma di un cuore, e la Regio Patalis, che si trova sotto la Terra del Fuoco, giunge fino al tropico. Nella carta del 1536 la Terra Australis naper inventa sed non plene examinata è di dimensioni leggermente ridotte: la Regio Patalis è collegata alla Terra del Fuoco, mentre ad est del Madagascar si trova la Brasilie regio.Gli atlanti e le carte successive sono numerosi. Uno degli atlanti più importanti di Ortelius, il Theatrum Orbis Terrarum del 1570, rappresenta un enorme continente australe, da lui definito Terra Australis Nondum Cognita, al quale il testo si riferisce con il nome di Magellanica.Anche nella carta di Mercator del 1587 la  Terra Australis o Magellanica ha dimensioni enormi, tanto da abbracciare gran parte degli oceani Pacifico e Indiano settentrionali; a sud di Giava il continente supera il tropico del Capricorno e giunge quasi fino all&#8217;equatore. Mercator aggiunge al continente alcune denominazioni geografiche tratte dalla relazione di Marco Polo, ad esempio Psittacorum regio (terra dei pappagalli), Terra de&#8217;piccinacoli (nani, pigmei), Maletur, Beoch e Locach. Nel 1571 l&#8217;italiano Bartoli disegnò una carta geografica dell&#8217;Antartide, sulla quale segnò perfino i nomi di alcuni luoghi immaginari situati sul continente,  &#8230; come se veramente l&#8217;autore fosse stato informato anche intorno alla legittimità di essi . L&#8217;italiano Piero Todeschi, bolognese, curò nel 1673 una splendida carta murale, stampata su iuta e acquarellata, dei quattro continenti. Entrambi i poli sono disegnati con cura. La Terra australis incognita è vastissima: partendo dalla Terra del Fuoco, che non è chiaramente separata dal continente australe, si estende verso est lungo il tropico del Capricorno. Il mare d&#8217;India non è considerato un oceano, ma secondo le cognizioni di allora è un mare isolato e separato dagli altri oceani, ed è chiuso a sud dalla Psittacorum regio; nell&#8217;oceano Pacifico invece si trova la costa denominata Magellanica. Nel Pacifico il continente non supera il tropico, se non con una penisola denominata Boach Provincia, che si trova appena sotto la Nuova Guinea. Attorno al continente si estende un grande mare-oceano australe, il Mar del Zur.Seguendo l&#8217;invenzione dei cartografi molti navigatori si proposero di cercare il presunto continente australe: nel &#8216;700 partirono tra gli altri i francesi Beauchesne, Bouvet, de Kerguèlen, Crozet, Dufresne. La geografia fantastica influenzava le esplorazioni.  Quest&#8217;errore, insomma, durò molto tempo, sebbene il De-Witt, ed in generale i cartografi olandesi posteriori al Tasman l&#8217;avessero tolto dalle loro carte, ed il Cluvier, il Frezier ed altri ne avessero messo in dubbio, o negato, l&#8217;esistenza . Per tre secoli l&#8217;ampiezza del territorio attribuito al continente antartico variò continuamente, sia in base alle conoscenze geografiche riportate dalle spedizioni, sia in base alle personali convinzioni dei cartografi, che spesso non avevano fondamento. L&#8217;idea, o piuttosto il mito di un territorio australe di dimensioni enormi venne definitivamente confutata dalle navigazioni di Cook. Pochi anni dopo, nel 1780, apparve a Genova una mappa del mondo di Raynal in diversi volumi, dalla quale il continente australe era del tutto sparito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana;">Fonti:<br />
<a href="http://www.marina.difesa.it/idro" target="WINDOW-1">Istituto Idrografico della Marina</a><br />
<a href="http://www.sullacrestadellonda.it/biblioteca/biblioindex.htm">Biblioteca iim </a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27Antartide">Storia dell&#8217;Antartide </a><br />
<a href="http://www.scienzaonline.com/scienze-naturali/antarctica.html"><span class="hometitle">Antarctica </span></a><br />
<a href="http://www.scienzaonline.com/scienze-naturali/scoperta-antartide-3.html">Alla scoperta dell&#8217;Antartide </a></span></p>
<p><a href="http://spazioinwind.libero.it/cavinimaurizio/Testi/Antartide.htm">Antartide Maurizio Cavini</a></p>

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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2007 18:24:30 +0000</pubDate>
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Nel 1820 un vasclello baleniere statunitense comandato da Nathaniel B. Pahller raggiunse l&#8217;isola Deception, nelle Shetland australi, e avvistò la Penisola  Antartica, denominata terra di Palmer negli Stati Uniti. Nel viaggio del 1830 era accompagnato da Jeremy N. Reynolds, che ricopriva il ruolo non meglio specificato di scienziato, sostenitore della teoria secondo la quale la terra fosse cava e quindi abitabile all&#8217;interno. Per anni Reynolds tenne conferenze negli Stati Uniti convertendo alla sua idea anche l&#8217;amico Edgar Allan Poe, e presentando una ventina di interrogazioni al Congresso ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">La conquista polare<br />
Nel 1820 un vasclello baleniere statunitense comandato da Nathaniel B. Pahller raggiunse l&#8217;isola Deception, nelle Shetland australi, e avvistò la Penisola  Antartica, denominata terra di Palmer negli Stati Uniti. Nel viaggio del 1830 era accompagnato da Jeremy N. Reynolds, che ricopriva il ruolo non meglio specificato di scienziato, sostenitore della teoria secondo la quale la terra fosse cava e quindi abitabile all&#8217;interno. Per anni Reynolds tenne conferenze negli Stati Uniti convertendo alla sua idea anche l&#8217;amico Edgar Allan Poe, e presentando una ventina di interrogazioni al Congresso affinchè si finanziasse una spedizione per verificare la sua teoria.In oltre un secolo dopo i viaggi di Cook solamente quattro spedizioni nazionali antartiche con scopi geografici e scientifici, ma anche strategici, furono patrocinate direttamente dai governi.La prima fu la spedizione russa di Thaddeus von Bellingshausen, che salpò nel 1819 e fece ritorno in patria nel 1821; durante due estati la spedizione circumnavigò il continente ed esplorò il settore della Penisola Antartica, dove si trovano gli arcipelaghi già battuti dai cacciatori di foche. Bellingshausen toccò quasi il continente: infatti scoprì l&#8217;isola di Pietro I ed avvistò alcune terre incerte fra cui la Terra di Alessandro I, che più tardi si rivelò anch&#8217;essa un&#8217;isola. La spedizione russa rappresentò quasi un&#8217;eccezione, poichè furono essenzialmente le navi dei balenieri e dei cacciatori di foche a navigare nei mari australi. Tra questi, William Smith scoprì nel 1819 le Shetland australi, e James Weddell avvistò nel 1823 le Orcadi australi e penetrò nel mare che prese il suo nome fino oltre il 74¡ parallelo, superando il limite raggiunto cinquant&#8217;anni prima da Cook.Il francese Jules Cèsar S. Dumont d&#8217;Urville, il celebre scopritore della Venere di Milo, esplorò l&#8217;oceano Australe dal 1835 al 1840. Suo principale compito scientifico era il tentativo di raggiungere il polo magnetico sud: allora si credeva che esistessero due distinti poli magnetici australi, ma d&#8217;Urville non condivideva questa opinione. Durante i primi due anni di navigazione esplorò gli arcipelaghi e i mari della Penisola, mentre tra il 1838 e il 1839 cercò di raggiungere il continente nel settore prospiciente all&#8217;Australia. Furono così scoperte la costa Clairie e le terre di Luigi Filippo e Adèlie, nella quale fu individuata la posizione approssimativa del polo magnetico. La spedizione dello statunitense Charles Wilkes, dal 1838 al 1840, raggiunse la banchisa a sud dell&#8217;Australia e la seguì verso ovest, giungendo ad una costa che chiamò Termination Land. Il capitano avvistò diversi tratti di terra, che indicò come coste del continente australe sulle carte che inviò a James Clark Ross, affinchè nel viaggio successivo ne verificasse l&#8217;esattezza. Ross però dichiarò di non aver individuato quei tratti di costa, così che Wilkes, al ritorno in patria, fu accusato di voler screditare le scoperte di d&#8217;Urville, e sue relazioni furono giudicate inattendibili dai suoi stessi ufficiali. Ma le esplorazioni successive dimostrarono l&#8217;esattezza dei suoi rilievi. Il britannico James C. Ross, figlio di John Ross, l&#8217;esploratore che raggiunse il polo magnetico nord, fu inviato ad esplorare il settore pacifico occidentale dell&#8217;oceano Australe a sud dell&#8217;Australia e della Nuova Zelanda. Con le carte di Wilkes, egli salpò nel 1839 sulle navi Erebus e Terror e fece ritorno due anni dopo. Navigando a sud della Nuova Zelanda, Ross si addentrò per primo nei ghiacci marini e nel 1840 riuscì a spingersi molto più a sud di ogni altro, perchè si era imbattuto nel grande golfo che oggi porta il suo nome. Si spinse a sud fino a toccare 78° di latitudine sud nell&#8217;isola di Ross, formata da due vulcani che chiamò Erebus e Terror. La costa orientale dell&#8217;Antartide intravista da Ross fu battezzata terra Vittoria e la catena montuosa che la percorreva prese il nome Catena dell&#8217;Ammiragliato. Navigò lungo la invalicabile Grande Barriera di ghiaccio, che oggi porta il suo nome e che egli seguì da ovest verso est per quasi seicento chilometri. L&#8217;anno successivo Ross esplorò il settore atlantico dell&#8217;oceano Australe a sud della Terra del Fuoco e una parte del mare di Weddell. A Ross era stato affidato anche il compito di svolgere osservazioni magnetiche simultanee a quelle che si sarebbero fatte in altri punti del globo; in base a queste egli potè confermare l&#8217;esistenza di un solo polo magnetico australe. Dopo queste navigazioni l&#8217;esplorazione geografico-strategica dei mari antartici fu interrotta. Faustini scrive che con la spedizione di Ross  &#8230; si chiude il periodo classico delle esplorazioni antartiche . Anche le spedizioni baleniere continuarono con minore frequenza. Le spedizioni commerciali dei cacciatori di foche e dei balenieri continuarono ancora nella seconda metà del &#8216;800 e nel &#8216;900, ma non rappresentavano più il movente principale delle spedizioni australi.La seconda metà del &#8216;800 costituisce per l&#8217;Antartide la cosiddetta  età dell&#8217;interesse distolto . L&#8217;eccezione a questo disinteresse fu la circumnavigazione australe del britannico George Nares, che tra 1872 e il 1876 svolse sulla Challenger una serie di crociere oceanografiche e naturalistiche. Nel 1873, durante il suo viaggio nell&#8217;occano Australe furono toccate alte latitudini e avvistate alcune delle terre riportate sulle mappe delle esplorazioni precedenti; questa ricognizione verso sud non era stata prevista nel progetto originale della spedizione. In base ai collegamenti che fu possibile stabilire fra i vari tratti di costa, fu dedotto che le terre scoperte nelle precedenti esplorazioni non potevano essere delle isole, bensì il margine di un continente. La spedizione riconobbe inestistente Termination Land, avvistata da Wilkes nel 1840.  L&#8217;esistenza di un continente australe era del resto difesa in Italia già a metà &#8216;800 da Marzolla, geografo napoletano che criticava gli atlanti dell&#8217;epoca perchè trascuravano i più antichi indizi del continente, che invece figuravano nelle carte del &#8216;700. Per Marzolla infatti l&#8217;esistenza del continente australe era divenuta  un fatto autentico  dopo le esplorazioni di d&#8217;Urville, Balleny e Ross.In realtà, in questi anni di mancata attività esplorativa, l&#8217;interesse scientifco per le regioni polari australi aumentava, come testimoniano i progetti per spedizioni polari che venivano presentati in tutti gli stati europei. Proprio in quegli anni l&#8217;interesse per i poli si sviluppò anche in Italia: furono pubblicati i primi studi e le prime carte geografiche polari; le prime riviste geografiche nazionali svilupparono ampiamente le tematiche polari; i geografi italiani presentarono vari progetti di esplorazione polare; l&#8217;interesse dei geografi e dell&#8217;opinione pubblica per la regione antartica divenne sistematico, continuativo ed attivo.Tuttavia fu proprio durante questo periodo che l&#8217;ufficiale della Regia Marina italiana Giacomo Bove, e Cristoforo Negri, importante personaggio politico della seconda metà del &#8216;800, progettarono una spedizione denominata Spedizione Antartica Italiana, che venne presentata alle istituzioni politiche, geografiche, scientifiche, e all&#8217;opinione pubblica nel 1880. In base al progetto, la nave avrebbe attraversato il continente dalla Penisola Antartica alla terra Vittoria. La spedizione avrebbe svernato tra il 1881 e il 1882 lungo la barriera di Ross, e tra il 1882 e il 1883 tra la terra Sabrina e Termination Land.All&#8217;inizio del XX secolo l&#8217;interesse per l&#8217;Antartide coinvolse molte nazioni. Francesi e svedesi allestirono spedizioni. Nel 1901 la Germania inviò Drigalsky, ma è soprattutto la Gran  Bretagna, con Scott, che riportò i successi più prestigiosi. Nel 1907 l&#8217;irlandese Shackleton, che sei anni prima aveva aiutato Scott con le slitte nei primi tentativi di penetrazione del continente, tornò con obbiettivo il Polo Sud. Risalendo il ghiacciaio Beardmore, conquistando così l&#8217;accesso all&#8217;altipiano centrale, si avvicinò molto, ma dovette desistere, nel gennaio 1909, dopo aver superato gli 88° S. E.David raggiunse invece, con un&#8217;altra spedizione, il Polo Sud Magnetico. Si noti ch<br />
e i poli geomagnetici, cioè i poli magnetici terrestri, non solo non sono coincidenti con i poli geografici, e neppure esattamente agli antipodi l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma sono anche interessati da una continua migrazione. Dopo esser stato raggiunto da T.David nel 1909 all&#8217;interno di Terra Victoria, ad una successiva misurazione nel 1962, si era spostato di 800 km, sulla costa di Terra Adelie. Oggi il polo sud geomagnetico si trova al largo, a circa 2500 km dal polo geografico. Anche il valore del campo magnetico varia col tempo, e può succedere perfino che i poli si invertano, come pare sia capitato di  recente , poche centinaia di migliaia di anni fa.Il 6 Aprile dello stesso anno, all&#8217;altro capo del mondo, Robert Peary, statunitense, conquistò il Polo Nord. Primato che gli sarà contestato a lungo, senza risultato, da F.A.Cook.Alla fine del 1911,  in piena estate antartica, si compì anche la conquista del Polo Sud, con una gara tragica e gloriosa insieme. Protagoniste furono due spedizioni, una inglese, comandata da R.F.Scott, che a lungo si era preparato, l&#8217;altra norvegese, guidata dall&#8217;esperto R.Amundsen, scopritore del  passaggio a Nord-Ovest , che si era organizzato in segreto dopo aver dovuto rinunciare al Polo Nord. Appena partito, inviò un messaggio al  rivale  inglese ancora in Nuova Zelanda:  Dirigo a sud. Amundsen . Il Polo fu espugnato dal norvegese; utilizzando cani da slitta fu raggiunto rapidamente il 14 dicembre 1911, apparentemente quasi con facilità. La spedizione di Scott, in ritardo, incontrò invece tempo avverso; raggiunse anch&#8217;egli il polo, il 18 gennaio 1912, ma in condizioni preoccupanti, e demoralizzato dal veder sventolare la bandiera norvegese alla meta di tutta una vita. Oltre che sui cavallini siberiani per la partenza (che peraltro si rivelarono una scelta infelice), Scott contò per gran parte del viaggio sulla forza e la volontà dell&#8217;uomo. Il gruppo del polo, composto da cinque uomini, nel viaggio di ritorno andò incontro alla morte, implacabilmente stretto nell&#8217;inverno antartico in arrivo. Le loro sofferenze sono documentate nel diario di viaggio di Scott, rinvenuto otto mesi più tardiRoald Engelbreth Amundsen, uno dei più importanti esploratori polari, fu in Antartide già nel 1897 con una spedizione belga, ma si dedicò anche a lungo all&#8217;esplorazione del profondo Nord. Per primo riuscì a trovare un passaggio a nord del Canada, che lo portasse dall&#8217;Atlantico settentrionale allo Stretto di Bering. Dopo aver nel 1911 raggiunto il Polo Sud, fu anche il primo uomo ad aver toccato entrambi i poli. Infatti, dopo un tentativo fallito in idrovolante, raggiunse il Polo Nord a bordo di un dirigibile, nel 1926. Morì nel 1928 in Artide, durante le operazioni di soccorso al dirigibile  Italia .<br />
Oggi la base americana al Polo Sud, intitolata a lui e al suo sfortunato e coraggioso antagonista, risponde al nome di  Stazione Amundsen-Scott .La volontà inglese era però incrollabile e nel 1914 Shackleton fu di nuovo in acque antartiche col proposito di attraversare il continente dal Mare di Weddel al Mare di Ross, senza fortuna. Morirà durante un&#8217;altra spedizione, nel 1922  in Georgia Australe.Nell&#8217;estate 1928-29 gli americani si presentarono in forze con Wilkins. Intanto Byrd compì il primo sorvolo aereo del Polo Sud e introdusse metodi esplorativi integrali. Fu in Antartide nel 1933-35 e nel periodo 1939-41. E poi ancora dopo la guerra nel 1946-47 e nel 1956 con la  Operation Deepfreeze , un anno prima della sua morte.Finita la II Guerra Mondiale, si aprì per l&#8217;Antartide una fase nuova. I progressi tecnologici offrirono a molte nazioni gli strumenti per impiantare stazioni metereologiche e basi scientifiche permanenti, gruppi iniziarono a svernare regolarmente sul continente, e si susseguirono le esplorazioni. Si sviluppò un crescente interesse, generato da motivi scientifici ed economici, ma anche strategici e militari. Tutto ciò pose a più riprese il problema delle rivendicazioni territoriali. Con il nuovo assetto politico mondiale l&#8217;Antartide rischiava seriamente di trasformarsi in terreno di conquista, per assicurarsi basi strategiche e future imprecisate ricchezze naturali. Il Trattato Antartico disinnescò certamente pericolosi confronti.Il continente oggi è ancora largamente inesplorato. Pur non potendo vantare popolazioni stabili, esistono però varie basi scientifiche, disseminate lungo le coste e più raramente nell&#8217;interno, alcune abitate in modo continuativo durante tutto l&#8217;anno; i programmi di ricerca proseguono ininterrottamente nella raccolta dei dati, indagando sull&#8217;attività vulcanica, sismica e sul magnetismo. Lo studio delle  tempeste solari  accresce le nostre conoscenze sui fenomeni collegati, come le spettacolari  aurore  e i disturbi provocati nelle radiotrasmissioni. Le perforazioni in profondità nel ghiaccio antico, rappresentano per gli studiosi un autentico viaggio nel passato, da cui riaffiorano meteoriti, fossili, polveri di antiche eruzioni vulcaniche, particelle imprigionate da decine e centinaia di migliaia di anni. Luogo ideale per le osservazioni astronomiche, in Antartide sono venuti alla luce anche moltissimi meteoriti, 10.000 negli ultimi 17 anni. Le presenze dei ricercatori, durante l&#8217;anno, variano da mille a cinquemila persone, aumentando ovviamente nel periodo estivo. Ma pare che l&#8217;Antartide possa contare anche su 10.000  turisti  annuali.</span></p>
<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27Antartide">Storia dell&#8217;Antartide </a><br />
<a href="http://www.scienzaonline.com/scienze-naturali/antarctica.html"><span class="hometitle">Antarctica </span></a><br />
<a href="http://www.scienzaonline.com/scienze-naturali/scoperta-antartide-3.html">Alla scoperta dell&#8217;Antartide </a><span style="color: blue"></span><br />
<a target="WINDOW-1" href="http://www.marina.difesa.it/idro">Istituto Idrografico della Marina</a><br />
<a href="http://www.sullacrestadellonda.it/biblioteca/biblioindex.htm">Biblioteca iim  </a></span></p>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">l mondo musulmano, nel corso dei primi secoli della sua storia, aveva dato un forte impulso agli studi e ai viaggi. Raggiunta la piena maturità già nel x secolo, era l’unico in grado di avere una visione se non proprio completa, certo la più vasta possibile di tutto il Vecchio Mondo. Da una parte aveva beneficiato dell’eredità classica e orientale, attingendo dall’Egitto, dalla Mesopotamia, dall’Iran come pure dalla Grecia. Avendo raccolto quel sapere che altrove andava perduto, esso era in grado di fare da intermediario tra l’antichità e i tempi moderni. Inoltre conosceva, anche se in maniera disuguale, le due regioni estreme dell’Eurasia, il che, ancora una volta, gli avrebbe permesso di fare da intermediario, questa volta tra l’Estremo Oriente e l’Estremo Occidente, e aveva rapporti con una parte dell’Africa nera.<br />
Una civiltà dalla grande vocazione di viaggiatori, simboleggiata da Sindbad il Marinaio nelle Mille e una notte, gli arabi si spostavano per vari motivi, essenzialmente per il mercantilismo che sviluppava un’economia fiorente, sostenuti dalla potenza politica e militare, sempre pronta a rispondere al precetto della guerra santa, la gihad. Così si spingevano fino ai confini della terra per cercare tesori e per portarvi la legge di Maometto. Il pellegrinaggio alla Mecca, lo bagg, obbligatorio per ogni credente adulto, agiato e in buona salute, manteneva viva questa vocazione al vagabondaggio, e ogni musulmano diventava un itinerante. L’universalismo, per definizione non razzista, li faceva penetrare dappertutto, poneva, al di sopra dei principati, un’istanza di ecumenicità. In epoca omayyade furono probabilmente ridotti i contatti politici e commerciali con l’estero: tutto era volto alle conquiste, benché gli annali cinesi citino non meno di diciannove ambascerie arabe tra il 716 e il 759. Sotto gli Abbasidi e dopo la fondazione di Baghdàd, e poi di Samarra, nel IX secolo, i viaggi ricevettero un notevole impulso. Gli arabi dell’Oman, regione favorita dalla posizione geografica e dalla regolare alternanza dei monsoni, ebbero il privilegio di essere tra i primi marinai del mondo islamico a navigare verso l’India e verso l’Estremo Oriente. Nella prima metà del n secolo dell’Egira, un abitante dell’Oman acquistò una certa notorietà come il commerciante che «partì per la  Cina e poi ne fece ritorno». Alcuni decenni più tardi, uno dei suoi compatrioti, abitante a Bassora, diventerà celebre per lo stesso motivo, ma noi sappiamo bene che solo il caso dette fama a quei due uomini e che come loro ce ne furono molti altri. E per quei navigatori, infatti, che nell’85 i fu scritta da un anonimo la più antica relazione che ci sia mai pervenuta sull’India e sulla Cina, Akhbar as-Sind wa’l Hind, una piccola raccolta di note senza pretese, ma molto precise, che sarà completata nel 915 da Abù Sa’id di Siraf. Si può avere un’idea della sua qualità dal semplice fatto che in essa si cita il tè, conosciuto in Cina almeno fin dal in secolo e diventato monopolio di stato verso l’830: annotazione che non sarà fatta, incredibilmente, da nessun autore musulmano posteriore, a eccezione di al-Biruni, nè da nessun esploratore del medioevo.Nel X secolo, mentre Abù Sa’Td completava il racconto dell’851, altri due Akhbar venivano scritti con i rispettivi titoli di Meraviglie dell’india e Meraviglie del mare. Da quel momento, i musulmani so-no presenti dappertutto. Disseminano empori lungo le coste dell’Africa orientale, passando ben oltre l’equatore senza tuttavia allontanarsi dalla fascia costiera. È dal nord, dalla valle del Nilo e dalle piste transahariane che penetrano nel Paese dei negri, Bilaad as-Sudan.. Nel 785 sono così numerosi a Canton, da provocare sommosse e due anni dopo migliaia di mercanti musulmani vengono uccisi durante una guerra nel Kiangsu Molto più tardi, quando Ibn Battutah visiterà il quartiere musulmano di Canton vi troverà moschee e bazar, e una popolazione soggetta all’autorità di un cheikh al-Islam e di un cadi. Gli scali, ben noti attraverso i testi degli .Akhbar del X secolo e le fonti successive, vedono anche un inizio spesso promettente di colonizzazione. Fin dal Ix secolo, a Zanzibar, nelle Comore, a Madagascar sorgono colonie di cittadini dell’Oman e di trafficanti venuti dal golfo Persico. Nell’Annam sono state rinvenute due iscrizioni arabe del 1039 che attestano la presenza di una piccola comunità di immigrati dal Vicino Oriente, probabilmente mercanti. Intorno all’anno mille, sorgono agglomerati arabi sulle coste di Giava e di Sumatra, preludio dei futuri sultanati che affermeranno il loro dominio su quasi tutte le isole della Sonda.Lo splendore delle corti dei califfi faceva sì che si moltiplicassero le ambascerie, e i rappresentanti dei successori del Profeta univano la loro esperienza a quella dei mercanti, dei guerrieri e dei missionari. ‘Abd al-Ralìmàn di Cordova (912-61) aveva delegati in Germania, in Lombardia, in Sicilia. Ibn Fadlan veniva inviato intorno al 920 dal califfo di Baghdàd presso i bulgari turcofoni che si erano appena convertiti all’Islam, nonostante la distanza che li separava dalle terre dell’umm~h. Si trattava dell’alto Volga, alla confluenza con il Kama, alle soglie del Paese delle Tenebre, delle grandi foreste settentrionali. Egli ne riportò un’eccellente relazione di viaggio, una delle rare fonti sui turchi occidentali e settentrionali del x secolo. I rapporti tra Hàrùn al-Rashid e Carlo Magno, probabilmente non molto stretti, furono sorprendenti; tra i tesori dei re di Francia figura infatti una scacchiera, dono del celebre califfo di Baghdad al restauratore dell’impero d’Occidente.Se i musulmani di Spagna e del Maghreb mantenevano relazioni diplomatiche con la cristianità, quelli d’Oriente vi prestavano atten zione solo raramente. I paesi latini non erano tenuti in grande stima e non sembravano in grado di dare un qualche apporto all’Islam. Nel x secolo, al-Muqaddasi afferma che non vi è niente di interessante da dire sulle terre degli infedeli. Neanche fonti meno sprezzanti mostrano una grande curiosità. Il Hudud al-’Alam, trattato persiano di geografia del 982, cita sette od orto volte la Francia (Frandja), ma vi dedica solo una riga. Sembra sapere che la (Gran) Bretagna (Baritinzjya) è «l’ultima delle terre di Rùm» (del «paese romano») e ricorda che Roma fu un tempo sede dei re di tutti i paesi europei. I grandi maestri sono evidentemente più eruditi e le loro descrizioni non mancano di competenza. Al-Mas’ùcli vede la Francia come un paese dal clima freddo, dal suolo di valore disuguale benché molto produttivo. I suoi abitanti, dice, sono sporchi, perché si lavano solo una o due volte l’anno. Sono bravi guerrieri. Il loro re è abile e potente. Possiede centocinquanta città. Sono molto rari coloro che dicono di più, un al-Idrisi e alcuni viaggiatori come al-Harawi (xu-xIII secolo), il quale lascia una descrizione fantastica di Costantinopoli che appartiene al filone delle Mirabilia, già ampiamente diffuse, siano esse latine, bizantine, ebraiche e, lo si è visto dal titolo degli Akhbar, anche musulmane.<br />
Tuttavia, gli scambi con l’Occidente non erano così ridotti come si vuol fare credere. Ritrovamenti di daràhim d’argento tracciano un cammino commerciale che segue il corso dei fiumi dell’Europa orientale, raggiunge il Baltico, l’Europa centrale, la Francia e la Spagna. In breve, se un franco poteva ignorare che vi fosse la Cina, e un cinese non sapeva che vi fosse la Francia, un arabo, a metà strada tra i due paesi, poteva dissertare dell’uno e dell’altro.L’ Islam era un organismo sociale, politico, culturale ben strutturato e disponeva di un alto livello intellettuale e tecnico. Quello che un arabo apprendeva, veniva annotato, divulgato, studiato e serviva agli altri. Accanto agli uomini di mare incolti, non mancavano viaggiatori eruditi, capaci di discernere tra il vero e il falso.Ad essi si devono alcune informazioni, che spesso vanno analizzate con spirito critico, ma che sono in gran parte esatte. Abù Sa’id di Siraf, nel X secolo, poteva già scrivere: «Mi sono astenuto dal riportare le storie menzognere che raccontano i marinai e alle quali essi stessi non credono. E preferibile limitarsi alle informazioni autentiche, anche se esse sono poco numerose». Così facevano anche gli iguoti autori degli Akhbar. E così faranno spesso coloro che scriveranno le Rilah, o racconto di pellegrinaggio, un genere letterario specifico molto apprezzato, ma decisamente occidentale, in quanto l’Occidente musulmano vedeva nell’Oriente musulmano non solo la terra dei luoghi santi, ma anche la culla del sapere. Prima di Ibn Battùtah, il più celebre dei viaggiatori cronisti, è Ibn Giubair di Valencia, partito da Granada il 10 febbraio 1183 passò dall’Egitto, dove risalì il Nilo fino a Qus, vicino a Luxor, attraversò il mar Rosso, soggiornò otto mesi alla Mecca, seguì la carovana diretta a Baghdad, visitò le città dell’Iraq e della Siria, approdò a Messina dove rimase più di cento giorni dopo una lunga e difficile navigazione conclusasi con un naufragio; giunse poi a Cartagine e, infine, fece ritorno a Granada il 25 aprile 1185. La sua celebre Rilah, che riporta tutto ciò che egli ha visto e udito, «meraviglie dei paesi, bellezza rara dei monumenti commemorativi, splendore degli edifici pubblici» è, per le intenzioni e i risultati, un prototipo delle relazioni di viaggio che verranno scritte in seguito.Accanto ai viaggiatori, alcuni eruditi compilatori, accusati di essere viaggiatori «da camera», e talvolta lo furono veramente, fecero opera scientifica: Ibn Khurd, Ibn al-Faqih, Ibn Rusta e alcuni altri. Nel X secolo, lo scrittore al Mas’ùdi e lo scienziato, al-Biruni, ripresero ciò che era stato scritto prima di loro. Se al-Biruni conosceva assai bene le Indie, egli deve probabilmente le sue informazioni sulla Cina ai suoi predecessori. Quanto ad al-Mas’fidi, egli ha fama di aver visitato l’Egitto, l’India, Ceylon, la Malesia, la Cina, di aver navigato sull’oceano Indiano, toccato il Madagascar, l’Africa orientale, l’Oman, e di essere approdato in Asia centrale passando dal mar Caspio. In seguito al declino del commercio internazionale, corrispose intensa attività dei cronisti i. A metà del XII secolo, un arabo di Sicilia, alIdrisi, scrisse per il re normanno Ruggero un «divertimento per chi desidera visitare le diverse parti del mondo», un vero e proprio trattato di geografia, illustrato da un planisfero e da sessantotto carte a colori, in cui, secondo il costume islamico, il sud si trova nella parte alta della pagina. Se ha ancora molto della compilazione, quest’opera offre informazioni dirette sui paesi mediterranei e sull’Europa: egli aveva attraversato la Francia e l’Inghilterra e si era per lo meno informato sulla Scandinavia.Nel XI secolo, i marinai di Amalfi, di Genova, di Venezia e di Maiorca avevano appreso dagli arabi, a loro volta dai cinesi, che l’ago calamitato si orienta verso il nord: si trova la prima menzione della bussola in una poesia risalente al 1190. Già nel 1145, Roberto di Chester aveva fatto una traduzione dell’algebra di al-Khuwarìzmì del IX secolo e Leonardo Pisano, detto Fibonacci, aveva introdotto le cifre arabe, di origine indiana, con la nozione fondamentale dello zero.Se la civiltà cinese esercitò una grande attrattiva sulla civiltà musulmana, il suo pensiero le restò precluso, al contrario di quello indiano, le cui scienze ebbero una grande influenza, dall’ India che la letteratura araba trasse le Favole di Bidpai magnificamente illustrate dai pittori, la Storia dei sette visir e, quanto meno, l’ambientazione delle Mille e una notte. In seguito la filosofia musulmana trasse concezioni da quella indiana, probabilmente anche la mistica del sufismo fu influenzata dalla Bagavat Gita e degli yogi.In Africa i grandi imperi subsahariani, quello del Ghana sorto nel VIII secolo, quello successivo del Kanem nel VIII secolo e del Mali nel XII secolo, alle frontiere del Ciad e del Niger, avevano intensi scambi commerciali con i Maghreb. Il Mali controllava il corso dei fiumi Senegal, Gambia e Niger fino alle frontiere dell’attuale Nigeria nel XIV secolo e il suo sovrano, Kango Mussa, andava alla Mecca per spendervi una tonnellata e mezza d’oro, facendo crollare il corso del metallo giallo nel Vicino Oriente nel 1324.Fallito nell’ VIII secolo il tentativo da parte degli Omayyadi di impadronirsi di quegli stati, accadde però che i paesi a nord e a sud del grande deserto fossero uniti sotto una stessa corona, al tempo degli Almohadi e degli Almoravidi. Non vi sono relazioni di viaggio anteriore a quella di Ibn Battfìtah, e le note dei geografi arabi sono spesso di difficile decifrazione. Sappiamo poco anche sulle piste che portavano in quei paesi, e sull’Africa nera stessa. Riusciamo a identificare soltanto qualche oasi, ma in compenso sappiamo quali erano i principali punti di partenza e d’arrivo dei carovanieri. A oriente vi era Gadames, porta della Tunisia, che allora si chiamava Ifriqiya, in relazioni privilegiate con il regno di Kanem. A occidente c’era Tlemcen, il principale punto d’arrivo delle vie commerciali sudanesi che il Marocco cercavano di far deviare a se fondando Sidjilmasa. Ma da questa città, per raggiungere Fez, bisognava valicare l’Alto Atlante e, inoltre, la capitale marocchina era relativamente distante dal mare, cosa che non valeva per Tlemcen, servita dal porto di Orano. Da Tlemcen o da Sidjilmasa, si imboccavano le piste del sud che finivano a Oualata , a nord degli imperi del Ghana e del Mali, dove alle carovane sahariane davano il cambio quelle dei neri, più tardi a Timbuctù, sua antica rivale. Tutto il traffico era in mano ai musulmani sia nel Magbreb che nel Mali, o anche sulle piste rranssahariane controllate dai berberi, in particolare dai tuareg.Gli scambi commerciali del Ghana e del Mali diventarono fondamentali per il commercio mondiale, tali regni vendevano schiavi, avorio e sale, ma soprattutto l’ oro estratto dai bacini dell’alto Niger e dell’alto Senegal, e più tardi anche quello proveniente dai territori bagnati dal golfo di Guinea. Acquistavano in cambio tessuti, armi, metalli, prodotti d’uso quotidiano e generi di lusso, a volte venuti da molto lontano, persino dalle Maldive, si dice. L’oro arrivava in lingotti, poi attraversava il mare per raggiungere l’Italia o la Catalogna.  Là, veniva introdotto in un altro circuito che andava alle Indie, in Cina, per comperare le spezie e la seta. In breve, il «Sudan» era la fonte principale dell’oro che scorreva in tutto il sistema venoso dell’Eurasia. Si è arrivati a paragonare la ricchezza e il prestigio dei grandi mercanti italiani dello stesso periodo a quelli di certe grandi famiglie africane di commercianti che avevano empori a Tlemcen, a Sidjilmasa e a Oualata e mantenevano in efficienza la via del deserto, pagavano le guide, tenevano puliti i punti d’acqua.<br />
</span></p>
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		<title>I Vikinghi</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Alla fine del primo millennio, su navi strette, lunghe e sottili raggiunsero l&#8217;Irlanda, toccarono le coste settentrionali della Russia, attraversarono il Baltico e, navigando lungo il Dnjepr e il Don, si spinsero fino alle coste del Mar Nero e del Caspio. Infine raggiunsero il Mediterraneo, il litorale africano, siciliano e asiatico. I vichinghi furono certamente dei grandi navigatori. Favoriti da una fase climatica calda, e utilizzando rotte settentrionali, altrimenti rese estremamente difficili e pericolose dai ghiacci, raggiunsero l&#8217;Islanda e superarono il Circolo polare artico. Poi, alla fine del X secolo, un pugno di uomini guidati da Erik il Rosso toccò una terra sconosciuta, incisa da fiordi profondi. All&#8217;interno era coperta da ghiacco ma lungo il litorale appariva accogliente e ricca di vegetazione. La chiamarono  Terra Verde , Groenlandia, e vi insediarono una colonia. Pochi anni dopo, muovendo da quella base, raggiunsero nuovi litorali, probabilmente il Labrador e Terranova, la parte più settentrionale del continente americano. Le colonie stabilite nelle nuove terre probabilmente non riuscirono a mantenere i contatti con i nuclei originari e finirono per estinguersi.I primi uomini bianchi che raggiunsero il continente, che poi fu detto America, furono i Normanni audaci navigatori abitanti al nord dell&#8217;Europa nell&#8217;attuale Scandinavia, detti anche Vichinghi o Goti dal nome del territorio chiamato Gotland.L&#8217;uso degli sci é il più antico mezzo di locomozione inventato dall&#8217;uomo, prima ancora della ruota. Un&#8217;incisione rupestre all&#8217;isola di Rodoy in Norvegia databile nel 3000  a.C. raffigura uomini che hanno ai piedi degli sci. A confermare questa scoperta, in una torbiera di Hoting in Svezia, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di conservazione databili nel 2500 a.C.L&#8217;invenzione dello sci e insieme della slitta, affonda nella preistoria e sembra proprio che la colonizzazione dell&#8217;America sia avvenuta proprio con gli sci ai piedi.Alcuni grandi esploratori e storici come Luther e Nansen, studiando le origini degli sci, fanno risalire questa invenzione nella zona della Siberia e della Mongolia. Precisamente nella zona degli Altai. Fu qui che si formarono &#8211; prima della fine dell&#8217;ultima era glaciale &#8211; due correnti migratorie: una verso la Manciuria e proseguendo attraverso lo stretto di Bering ghiacciato entrarono nell&#8217;Alaska poi in Canadà colonizzando il continente; mentre l&#8217;altra dirigendosi a ovest attraverso la Siberia sarebbe pervenuta nei paesi scandinavi sul Baltico.Non dimentichiamo che si possono percorrere con gli sci dai 300 ai 400  chilometri al giorno. Il record é del finlandese Rantenen con 401,28 km. e lo stesso Nansen (direttore del museo di Bergen &#8211; che volle dare una dimostrazione personale alla sua tesi) nel 1888 in 39 giorni raggiunse la Groenlandia, la attraversò interamente e raggiunse la baia di Baffin in America da Umivick a Godthahro.Inoltre la teoria di Luther e di Nansen è avvalorata dal rinvenimento di questi attrezzi (sci e racchette) nelle tribù Athabasca del Canadà che hanno una straordinaria somiglianza a quelle in uso nelle popolazioni arcaiche in Islanda, in Finlandia, in Lapponia ed infine dopo aver fatto il giro del mondo rinvenute proprio nel nord-est asiatico in Manciuria e nella punta estrema della Siberia.Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa da un popolo di sciatori venuti dal nord-est. Mentre una cronaca della Cina Manciù, nella regione di Mukden nello Shen-Yang nel 1000 a.C. narra l&#8217;incontro di un gruppo di cacciatori con delle assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei lacciuoli, che scivolavano velocissimi sulla neve aiutandosi con due bastoncini. Luther ha pure scoperto nell&#8217;arcaico alfabeto cinese un ideogramma che significa e indica un preciso attrezzo: la  tavoletta per scivolare . Essi fin dal X secolo si spingevano con le loro scorrerie nelle terre più inospitali e più remote; nell&#8217;Islanda, nella Groenlandia e infine nel Labrador, ma a quanto pare anche nel Massachustes e forse anche in Florida.</span></p>
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		<title>Gli europei</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Nell&#8217; XI secolo, l&#8217; impero Arabo cominciò a cedere sotto la pressione delle popolazioni turche provenienti dall&#8217;Asia che si erano insediate in Anatolia. I viaggi dei mercanti che trafficavano con l&#8217;oriente si fecero via via sempre più difficili. I sovrani europei reagirono alla nuova situazione che si era creata nel Medio Oriente con una serie di spedizioni armate contro gli  infedeli : le crociate. Furono soprattutto le navi delle repubbliche marinare italiane Venezia,Genova,Pisa e Amalfi a condurre i crociati in terra santa. E furono soprattutto naviganti italiani a perfezionare le rotte marittime e a disegnare le prime carte nautiche. Sulla scia delle spedizioni militari, i mercanti riprendevano i contatti con l&#8217;oriente vicino e lontano e creavano empori commerciali. All&#8217;inizio nel Duecento, sotto la guida di un capo di notevoli qualità militari e politiche, Gengis Khan, i mongoli (o tartari), nel giro di pochi anni crearono un immenso impero, esteso dalla Russia meridionale alla Cina, con capitale prima a Caracorum (città ora scomparsa, situata nei pressi dell&#8217;odierna Ulan-Bator, in Mongolia), poi a Khanbalic (Pechino). I mongoli sembravamo più disponibili a un buon rapporto con gli europei di quanto fossero i popoli islamici. Su incarico del pontefice Innocenzo IV e del re di Francia Luigi IX, partirono per l&#8217;Asia, rispettivamente nel 1245 e nel 1252, i francescani Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruck. Per vie in parte diverse, i due frati raggiunsero Caracorum. Le due spedizioni non ebbero risultati pratici sul piano politico e religioso, ma i due frati lasciarono attente descrizioni dei loro viaggi, dei luoghi raggiunti, dei popoli che li abitavano. Sulle loro orme si mossero immediatamente i mercanti: l&#8217;Europa aveva bisogno dell&#8217;Oriente, perché dalle estreme regioni dell&#8217;India, dall&#8217;Indonesia e dal Catai (la Cina) giungevano sete, gemme, spezie. Tuttavia, per i trafficanti occidentali, le comunicazioni con l&#8217;Asia via terra, erano troppo lunghe e difficili. D&#8217;altra parte, le rotte dell&#8217;Oceano Indiano erano saldamente nelle mani dei mercanti arabi. Marco Polo era un ragazzo diciassettenne nel 1271. Quell&#8217;anno il padre e lo zio, Niccolò e Matteo, mercanti veneziani, da poco rientrati da un lungo giro in Asia, partirono di nuovo per raggiungere una seconda volta la corte imperiale mongola, Marco decise di unirsi a loro. La prima spedizione di Niccolò e Matteo Polo aveva seguito l&#8217;itinerario settentrionale verso la Cina, quello più battuto dai viaggiatori, dalla Crimea, dove aveva sede un&#8217;agenzia della loro azienda commerciale, all&#8217; Uzbekistan, nell&#8217;Asia centrale, e alla corte del Gran Khan. Nel 1271, invece, i due mercanti e Marco scelsero un percorso in gran parte sconosciuto: l&#8217;Armenia, il Caucaso, tutta la Persia, la via delle carovane che, attraverso i passi fra le immani catene montuose dell&#8217;Hindukush e del Pamir e lungo il bordo dell&#8217;immenso deserto di Gobi, penetrava nel cuore dell&#8217; Asia centrale. Infine, dopo un viaggio di tre anni e mezzo giunsero a Khanbalic, la  città del Khan , Pechino, dove i tre furono accolti con grandi onori dal Gran Khan Kubilay. Nel corso della lunga permanenza a corte, Marco Polo imparò le lingue dell&#8217; impero, entrò a far parte del consiglio privato del Khan, svolse per conto dell&#8217;imperatore numerose missioni, ricoprì cariche importanti. Ebbe così modo di visitare regioni dove nessun europeo aveva mai messo piede, spingendosi fino al Tibet e alla penisola indocinese. Il viaggio di ritorno iniziò nel 1292, durò quasi tre anni e fu, in buona parte, via mare. I Polo costeggiarono la Cina e l&#8217;Indocina, attraversarono lo stretto di Malacca e raggiunsero l&#8217;imboccatura del Golfo Persico. Quindi via terra, attraversarono la Persia e l&#8217;Armenia, rientrando a Venezia nel 1295. Catturato dai genovesi nel corso di una battaglia, Marco Polo dettò a un compagno di prigionia i ricordi dei suoi viaggi e della sua permanenza in Asia. Ne nacque un libro che ebbe rapida diffusione in tutta Europa che, dal soprannome con cui era chiamato l&#8217;autore a Venezia, divenne noto come il Milione. L&#8217;opera riferiva racconti inverosimili, ma registrava anche tutte le notizie raccolte in Cina e nelle altre regioni visitate, ne descriveva con precisione, e per la prima volta, la geografia, forniva una mole notevole di informazioni, permettendo finalmente di aggiornare le carte tolemaiche. Tra l&#8217;altro, dava notizia dell&#8217;esistenza del Giappone (Gipangu). Dopo il ritorno e il racconto di Marco Polo, la ricerca di strade sempre più sicure per l&#8217;India e il Catai si intensificò. Le ricchezze descritte nel Milione erano un&#8217;attrazione irresistibile per mercanti e avventurieri. Le spedizioni si moltiplicarono. Alla metà del XV secolo il frate camaldolese Mauro da Murano disegnò una grande carta geografica del mondo, tenendo conto delle nuove conoscenze acquisite in tanti viaggi. Ormai l&#8217;orizzonte geografico era ben più vasto di quello delle carte tolemaiche: andava dalle Azzorre al Giappone, dalla Scandinavia all&#8217;Africa, riconosciuta come un continente circondato dall&#8217; Oceano e quindi circumnavigabile.</span></p>
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		<description><![CDATA[Alla scoperta dell’ Ignoto
Annone
Nel V secolo avanti Cristo Erodoto parlò per primo degli ignoti territori oltre il deserto del Sahara e raccontò che cento anni prima il faraone Neco II inviò una spedizioni di navi fenice dal Mar Rosso che fece rotta lungo le coste del continente e in tre anni vi girò attorno fino alle Colonne d&#8217;Ercole tornando nel Mediterraneo.Mentre Erodoto raccontava le sue storie e inaugurava la geografia dell&#8217;Africa,l&#8217;ammiraglio cartaginese Annone partì con sessanta navi e trentamila uomini lungo la costa mediterranea del continente per rinvigorirne le colonie ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Alla scoperta dell’ Ignoto<br />
Annone<br />
Nel V secolo avanti Cristo Erodoto parlò per primo degli ignoti territori oltre il deserto del Sahara e raccontò che cento anni prima il faraone Neco II inviò una spedizioni di navi fenice dal Mar Rosso che fece rotta lungo le coste del continente e in tre anni vi girò attorno fino alle Colonne d&#8217;Ercole tornando nel Mediterraneo.Mentre Erodoto raccontava le sue storie e inaugurava la geografia dell&#8217;Africa,l&#8217;ammiraglio cartaginese Annone partì con sessanta navi e trentamila uomini lungo la costa mediterranea del continente per rinvigorirne le colonie fondate da oltre un secolo,poi fece rotta oltre le Colonne d&#8217;Ercole e navigò lungo il Marocco dove fondò la prima colonia sulla foce del fiume Sebu,lasciate navi e uomini proseguì per il Capo Cantin e vi eresse un tempio consacrato al dio del mare Poseidon per propiziare la sua spedizione verso le ignote coste del continente.Poco oltre i cartaginesi trovarono la palude del Tensift popolata da animali selvatici ed elefanti e la spedizione proseguì fondando le colonie di Karikon Teichos,Gytte,Akra,Melitta e Arambys lasciandovi uominie navi,scoprì la foce dello ouadi Draa che chiamò Lisso,prese alcuni indigeni berberi e continuò oltre il capo Bojador,osservando la costa trasformata nel deserto che affacciva nell&#8217;oceano.Vi scoprì una baia con una piccola isola che chiamò Cerne e vi fondò l&#8217;ultima e più meridionale colonia sul desertico litorale di quello che poi fu il Rio de Oro.Lasciati altri uomini e navi,decise di proseguire più a sud con due vascelli e scoprì la foce del Senegal popolato da coccodrilli ed ippopotami che chiamò Crene e lo risalì incontrando popolazioni ostili che impedivano lo sbarco,ma forse raggiunse i giacimenti auriferi del Bambuk e,normalmente prodigo di notizie,Annone descrive vagamente ciò che scoprì nella risalita del fiume per tenere segreta la scoperta.Riprese il mare superando Capo Verde e in due settimane i cartaginesi arrivarono alla foce del fiume Gambia proveniente dalla foresta popolata da villaggi che nella notte accendevano grandi fuochi intimorendo i marinai,trovarono la foce del fiume Geba davanti alla quale scoprirono le isole Bijiagos.Le isole e la costa erano anch&#8217;esse abitate da popolazioni che nella notte accendevano grandi fuochi e suonavano tamburi impressionando i cartaginesi che ripresero subito il mare nel timore di essere attaccati,continuando il costeggiamento della Guinea Annone annotò lo spettacolo delll&#8217;eruzione del vulcano Kakulima che chiamò il Carro degli Dei,poi raggiunse la baia di Sherboro che descrisse come il Corno del Sud abitata da selvaggi interamente coperti di lunghi peli chiamati gorilla,ma essi erano forti e aggressivi e riuscirono ad ucciderne tre per riportarne indietro le pelli e mostrare quali strane creature popolavano quei territori ignoti.La spedizione era giunta sul Golfo di Guinea e per mancanza di scorte tornò indietro,consegnando alla storia la descrizione della prima grande esplorazione della costa occidentale africana nel Periplo di Annone. Cartagine difese le colonie fondate da Annone e i territori che aveva esplorato sbarranndo le Colonne d&#8217;Ercole con le sue navi da guerra e per oltre un secolo nessuno vi si avventurò,poi il greco Eutiminio riuscì a navigare lungo quelle coste fino al fiume Senegal lasciando pochi frammenti di notizie e per altri cento anni lo stretto non fu superato.Lo fece lo storico Polibio, che descrisse luoghi e popolazioni lungo la costa esplorata da Annone fino alla foce del Gambia infestata da coccodrilli chiamati bambo dalle tribù del luogo e il fiume divenne Bambotus nelle sue note.Si dice che poi l&#8217;altro greco Eudosio di Cizico ripetè la leggendaria impresa della spedizione inviata dal faraone Necao II partendo dall&#8217;Arabia Sabea per seguire le coste orientali dell&#8217;Africa fino alla punta estrema del continente che superò per entrare nell&#8217;Atlantico e costeggiare Angola,Congo e Guinea,continuando a largo del litorale occidentale per le Colonne d&#8217;Ercole ed entrare nel Mediterraneo.</span></p>
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<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 9pt; font-family: Verdana">Tra storia e leggenda<br />
Il testo di Paraibo<br />
”Io mi volsi a man destra, e puosi mente/ all&#8217;altro polo, e vidi quattro stelle/non viste mai fuor ch&#8217;alla prima gente./Goder pareva il ciel di loro fiammelle:/ho settentrional vedovo sito/poichè privato se&#8217; di mirar quelle!.. Com&#8217;io dal loro sguardo fui partito,/ Un poco me volgendo all&#8217;altro polo,/Là onde il Carro già era sparito,/ Vidi presso di me un veglio solo&#8230;”I versi dal significato incomprensibile di Dante nel Primo canto del Purgatorio, molti secoli dopo hanno fatto pensare ad una sua conoscenza di una qualche storia, dalle origini antiche e misteriose, tramandata fino al medioevo che narrava di un viaggio attraverso l’ Atlantico verso ovest.Si è a lungo discussa l’ ipotesi che fossero stati i Fenici a compiere nell’ antichità un’ impresa del genere e, aldilà delle prove storiche, essa rimane un affascinante racconto di viaggi ed avventure di questo straordinario popolo di navigatori.La Fenicia si stendeva sulla costa libanese, un passaggio tra Africa e Asia, sul Mediterraneo sorgevano Byblos, Sidone e Tiro. Circa nel 2.600 a.C. il territorio subì una grande emigrazione di popoli semiti provenienti dalla Siria e nel secondo millennio Byblos era città vassalla dell&#8217;Egitto. A questo periodo risale un testo che recita:« Noi siamo figli di Canaan, veniamo da Sidone, la città del re. Il commercio ci ha gettati su questo lido remoto, in una terra di montagne. Abbiamo sacrificato un giovane agli dei e alle dee, nel diciannovesimo anno di Hiram, nostro potente sovrano. Partiti da Ezion-geber nel Mar Rosso, abbiamo viaggiato con dieci navi. Siamo rimasti assieme per due anni attorno alla terra di Cam , ma la tempesta ci ha separato dai nostri compagni. Così siamo arrivati qui, dodici uomini e tre donne, su una spiaggia che io, capitano, governo. Che gli dei e le dee possano benevolmente soccorrerci ». Da tale testo alcuni studiosi hanno dedotto l’ ipotesi che i Fenici giunsero per primi in America, ma molti ne hanno negata l&#8217;autenticità considerando il documento, contenuto in un incisione, un falso.Nel 1872 nel Nord Est del Brasile fu rinvenuta una pietra incisa da una scrittura incomprensibile che fu portata al Museo Nazionale di Rio de Janeiro, dove venne catalogata come « testo di Paraibo ». Anni dopo l’ archeologo americano Cyrus H. Gordon studò attentamente il documento afermandone l’ autenticità, sia linguistica che storica, data la sua concordanza con quanto riferisce Erodoto circa la spedizione voluta dal faraone Necho nel VI secolo a.C. con una flotta fenicia, che partì da di Ezion-geber, sul Mar Rosso, riuscendo a circumnavigare l’ Africa in tre anni.Al ritorno i fenici raccontarono che a lungo avevano navigato con il sole a destra, che proverebbe un rotta sull’ Atlantico verso ovest, così come fecero probabilmente i Vikinghi molti secoli dopo e quindi Colombo.Storicamente è noto che il primo a navigare nell’ Atlantico oltre i 20 gradi a sud fu il portoghese Diego Cao nel 1488, poi Bartolomeo Diaz e quindi Vasco de Gama che riuscì a circumnavigare l’ Africa, ma l’ accenno evidente alla Croce del Sud che troviamo nei versi di Dante e, in parte, nei documenti fenici, risulta particolarmente interessante, dato che essa è visibile solo a partire dai 30 gradi sud, con la costellazione dell&#8217;Orsa maggiore che scende sull&#8217;orizzonte procedendo a meridione.Da qui l’ ipotesi di Gordon, e altri studiosi poi, che la flotta fenicia inviata dal faraone Necho fosse stata spinta molto a ovest dalle correnti, fino alla regione del nord-est brasiliano che si protende nell’ Atlantico verso oriente. Il grande archeologo italiano Sabatino Moscati negò categoricamente l’ autenticità del « testo di Paraibo » per la sua eccessiva perfezione linguistica, assolutamente impossibile a un marinaio fenicio dell’ epoca .</span></p>
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